Nato Industry Forum

Innovazione dell’industria militare nella Nato: tutte le tecnologie per il futuro della Difesa

Modeling, simulazione, realtà virtuale e aumentata, tecniche di digital twin insieme alle EDT orizzontali (Emerging Disruptive Tecnologies) come il quantum, l’AI, il 5/6G, il cosiddetto Combat Cloud e le IoBT (internet of BattleThings). Una panoramica sulle tecnologie che faranno l’innovazione nelle industrie militari

07 Dic 2021
Marco Braccioli

Co Direttore Cybersec Initiatives Fondazione ICSA e Vice President Defense & Cybersecurity Gruppo Digitalplatforms

L’innovazione nelle industrie militari e nelle organizzazioni difesa è pervasiva. È una necessità per le industrie per rimanere competitive e per la Nato per mantenere una predominanza tecnologica sui blocchi avversari. Per questo ci sono nuove opportunità di incrocio industriale tra le tradizionali industrie difesa e le industrie dual use o dual track che vengono dal mondo della sicurezza e dei servizi commerciali.

In particolare, l’adozione della Strategia della Nato (ottobre 2021) sull’intelligenza artificiale conferma l’importanza strategica di questo settore e di questa tecnologia, alla luce anche del coinvolgimento di attori non normalmente interpellati per le questioni militari (dual use manufacturer) e anche di start up AI innovative.

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Lo scopo della Nato è di accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale (gli USA a tal proposito hanno già da tempo un comando AI, il JAIC (Joint Artificial Intelligence Command) mantenendo anche in questo caso l’etica e i valori costituenti del mondo occidentale contro attori di Stato e non di Stato, anche se questi ultimi spesso sponsorizzati da stati avversari.

Ma il campo dell’innovazione industriale non si ferma certo all’AI.

Innovazione industriale militare: le cinque aree strategiche Nato

“Dobbiamo fronteggiare numerose e complesse minacce, provenienti da forze avversarie e autoritarie, il nostro obiettivo è difendere da tutte le minacce emergenti verso i nostri stati e verso il miliardo di cittadini dei paesi Nato”, questo è stato il mantra dell’ultimo Nato Industry Forum a Roma.

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È chiaro che una delle debolezze strutturali dei blocchi che si fronteggiano, Occidente da una parte e Cina, Russia dall’ altra portano a considerazioni sui modelli di gestione del potere di reazione alla innovazione.

Nei paesi avversari della Nato la reazione è rapida e autoritaria mentre l’Occidente soffre di un atavico “Geo Retard” nell’applicazione dell’innovazione industriale militare dovendo passare per decisioni più frammentate e spesso discordi tra i vari paesi.

Gli intrecci, specie durante la pandemia, tra le aumentate vulnerabilità delle reti dovute allo smart working e gli approvvigionamenti delle supply chain, materie prime, terre rare, microprocessori e non ultimi i vaccini hanno fatto crescere la consapevolezza dei rischi nei paesi Nato.

Questa consapevolezza sta accelerando la scelta, l’adozione e il dispiegamento di nuove tecnologie oltre all’utilizzo innovativo di quelle esistenti, sta ridefinendo soluzioni e modi di cooperare e allineando processi e procedure. L’obiettivo è focalizzarsi sull’interoperabilità, sulla formazione e sullo sviluppo delle STEM come variabili critiche delle capacita umane usando modeling, simulazione, realtà virtuale e aumentata e tecniche di digital twin insieme alle EDT orizzontali (Emerging Disruptive Tecnologies) come il quantum, l’AI, il 5/6G, il cosiddetto Combat Cloud e le IoBT (internet of BattleThings).

Non meno strategica delle 5 aree tecnologiche per la Nato è la STEM B (Scienza, Tecnologia, Engineering, Matematica e Business), cioè la ricerca e lo sviluppo delle risorse umane che possano sviluppare le aree di interesse strategico.

Le aree di priorità in ambito EDT

A proposito di EDT la Nato definisce chiaramente le aree di focalizzazione attraverso l’EDT Nato Advisory Group: al primo posto tra le tecnologie d’interesse, gli advisor pongono il Machine Learning e l’Intelligenza Artificiale. Su questo tema suggeriscono di sviluppare tale AI come tecnologia abilitante e per lo sviluppo di applicazioni in vari settori, il computing neuromorfico, lo sviluppo di reti neurali per la difesa ed una migliore efficacia per l’analisi dei big data real time e non real time.

Al secondo posto lo sfruttamento della scala quantistica dal quantum computing al monitoraggio quantistico dei big data al post quantum, la crittografia quantistica fino allo studio e sviluppo dei materiali innovativi.

Data Security al terzo posto, lo sviluppo di algoritmi e sistemi di difesa e di attacco, applicazioni avanzate di data storage e data transactions, la crittografia quantistica, le blockchain e tutte le attività di cyber security e di protezione delle supply chains militari/industriali.

Al quarto posto un perimetro di varie tecnologie come quelle orientate alla miniaturizzazione, all’energia (batterie etc), quelle orientate alla difesa delle infrastrutture critiche, le IoT (internet of things) e la Robotica. Molte di queste tecnologie devono ancora raggiungere una piena maturazione ma la Nato intende mantenere un focus tecnologico su di esse.

Chiudono la lista delle priorità i materiali biologici sintetici con la relativa progettazione, sintesi e manipolazione dei materiali al livello atomico e molecolare per innovazione a livello mesoscopico e macrosopico. Questa sezione riguarda i settori della bioingegneria, dell’ingegneria chimica, la genetica, i nuovi metodi di produzione e progettazione.

Sviluppo tecnologico e procurement

Il tasso di sviluppo tecnologico è anch’esso una sfida potenziale per la Nato, poiché impatta sulla governance del procurement che non è ottimizzato per gestire rapidamente le nuove tecnologie e fornire prodotti e servizi innovativi alle velocità ottimali. Questo potrebbe essere un ostacolo per quelle aziende che operano nel compound difesa e sicurezza che normalmente hanno velocita di trasformazione molto importanti e potrebbero essere non perfettamente leggibili dal procurement Nato. Questa, quindi, deve introdurre l’innovazione in tutti gli stadi del ciclo di acquisto del Procurement, operations e manutenzione, update e upgrades, introduzione rapida di nuove tecnologie e smantellamento e/o riciclo rapido laddove utile, delle vecchie.

L’adozione del combat cloud

Un esempio per tutti potrebbe essere l’adozione del combat cloud, dove l’agilità diviene fondamentale per indirizzare sia tempo per il decision making sia per ottimizzare gli effetti di queste decisioni sul terreno o sul campo di battaglia. Il Combat Cloud è la visione su come i sistemi di prossima generazione (sensori, comando e controllo e sistemi d’arma) connetteranno, raccoglieranno e scambieranno dati gli uno con gli altri, migliorando di fatto la capacità di combattere in un ambiente ostile. L’ambizione dichiarata di Nato è di poter far operare questi sistemi con la facilità dell’uso di uno smartphone.

Ovviamente anche il combat cloud non sarà come il commercial cloud, i grandi hyper scalers stanno collaborando per fornire tecnologie e servizi adeguati alla necessità militare.

Conclusioni

Data analytics, decision making veloce e automazione sono i processi chiave del futuro modo di combattere, così come l’obiettivo dell’Alleanza è “informed as one and act as one” attutendo ogni ipotetico Geo Retard soprattutto europeo. Soluzioni create dai singoli paesi o da singole aziende, staccate dal contesto Nato saranno considerate troppo proprietarie, la linea è definita da connettività, interoperabilità, integrazione e sicurezza, quest’ultima inserita già dalla progettazione per garantire la sicurezza by design secondo lo standard Common Criteria. Il futuro deve essere cooperativo e condiviso. Ultimo ma non ultimo tema in chiave Nato è il tema AI. Lo scenario per l’alleanza presenta rischi e opportunità. I rischi sono costituiti dal potenziale vantaggio nel mondo Ibrido (Hybrid Warfare) di avversari che non hanno né etica né valori paragonabili a quelli dell’occidente (vedasi Dottrina Gerasimov), per cui obiettivo cyber civile o militare sono un unicum. Al contrario lo sviluppo di queste tecnologie è importante per mantenere la predominanza militare nel quinto dominio, il dominio cyber.

In definitiva la Nato ha bisogno delle industrie occidentali e le industrie hanno bisogno della Nato per sviluppare i progetti tecnologicamente più ardui, abbiamo tutti bisogno di innovazione per difendere il nostro mondo ed è un’opzione non più rinviabile.

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