Il libro “Segreto di Stato e informazioni classificate. L’analisi comparatistica strutturata nel counter-lawfare” (scritto da Alessandro Arcobasso, pubblicato da Aracne), offre interessanti spunti di riflessione in materia di intelligence, con uno specifico focus di indagine dedicato ad approfondire il possibile impatto dei sistemi di intelligenza artificiale sui fattori di vulnerabilità per la sicurezza nazionale a fronte di minacce “ibride” sempre più insidiose nel panorama globale.
Sul piano strutturale, il testo si articola in 4 capitoli che esaminano, come peculiare tema di ricerca, l’utilizzo strategico dei processi giuridici e legislativi in contesti di conflitto alternativi ai tradizionali attacchi militari che caratterizzano le tipiche modalità offensive di ricorso alla guerra, nell’ambito del fenomeno del cosiddetto “Lawfare”, al fine di perseguire obiettivi geopolitici.
Indice degli argomenti
Segreto di Stato e informazioni classificate nel counter-lawfare
Partendo dalle classiche implicazioni della “Teoria dei formanti” – elaborata dal giurista Rodolfo Sacco per descrivere, in una prospettiva di diritto comparato, il funzionamento di un ordinamento giuridico secondo la peculiare commistione tra fonti giurisprudenziali, legislative e dottrinali – Arcobasso propone un’innovativa lettura della materia di intelligence mediante un modello sperimentale di “Analisi Comparatistica Strutturata” (ACS);
si tratta – secondo le osservazioni dell’autore – di “un approccio metodologico ibrido”, basato sull’adozione di reti neurali di intelligenza artificiale (LLM), astrattamente riconducibili alla categoria concettuale di inediti “crittotipi”, come meccanismi invisibili in grado di influenzare la formazione del diritto nella concreta attività di interpretazione e applicazione delle regole, anche sfruttando “potenziali vulnerabilità sistemiche” (cfr. Introduzione, “Segreto di Stato e informazioni classificate. L’analisi comparatistica strutturata nel counter-lawfare”, p. 14).
Dagli arcana imperii alla ragion di Stato
In particolare, entrando nel merito dei contenuti sviluppati nel testo, il capitolo 1 (denominato “Segretezza ed esercizio del potere”) ricostruisce la genesi storico-filosofica della nozione moderna di segretezza, risalente alla formula arcaica degli “arcana imperii”, elaborata nell’ordinamento romano, da cui trae origine l’evoluzione definitoria dell’attuale concetto di “ragion di Stato”, che giustifica la previsione di limiti alla conoscibilità pubblica di informazioni prodotte dagli apparati governativi del settore pubblico.
All’interno del menzionato capitolo 1, l’autore esamina il quadro normativo di riferimento che disciplina il modello di classificazione NATO-UE, recante regole e procedure poste a presidio delle informazioni classificate, contrassegnate da specifici livelli di contenuti sensibili, la cui divulgazione non autorizzata è suscettibile di cagionare danni a livello nazionale e internazionale.
La disciplina del segreto di Stato tra Italia e Spagna
Nel capitolo 2 (denominato “Segreto di Stato e informazioni classificate”) l’autore analizza, in modo dettagliato, la normativa vigente in materia di segreto di stato e informazioni classificate, nell’ambito di un’interessante analisi comparativa tra la disciplina italiana e quella spagnola.
La legge n. 124/2007 e le classifiche di segretezza
Al riguardo, con specifico riferimento al panorama italiano, dopo aver ricercato il fondamento costituzionale della nozione di sicurezza nazionale, il principale riferimento regolatorio, tra le fonti primarie, viene individuato nella legge 3 agosto 2007, n. 124, recante il “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto”, integrata dal DPCM 6 novembre 2015, n. 5, recante “Disposizioni per la tutela amministrativa del segreto di Stato e delle informazioni classificate e a diffusione esclusiva”.
In particolare, l’autore esamina, tra l’altro, il Capo IV della legge n. 124/2007 (rubricato “Disciplina del segreto”), richiamando l’art. 39, comma 1, a tenore del quale “sono coperti dal segreto di Stato gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, all’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato”.
La citata norma va letta in combinato disposto con il comma 3 che, mediante una formula elastica di qualificazione omnicomprensiva, riconduce nella fattispecie del segreto di Stato in generale “le informazioni, i documenti, gli atti, le attività, le cose o i luoghi la cui conoscenza, al di fuori degli ambiti e delle sedi autorizzate, sia tale da ledere gravemente le finalità di cui al comma 1”.
In attuazione di quanto stabilito dall’art. 39, comma 2 della legge n. 124/2007 (secondo cui “le informazioni, i documenti, gli atti, le attività, le cose e i luoghi coperti da segreto di Stato sono posti a conoscenza esclusivamente dei soggetti e delle autorità chiamati a svolgere rispetto ad essi funzioni essenziali, nei limiti e nelle parti indispensabili per l’assolvimento dei rispettivi compiti e il raggiungimento dei fini rispettivamente fissati. Tutti gli atti riguardanti il segreto di Stato devono essere conservati con accorgimenti atti ad impedirne la manipolazione, la sottrazione o la distruzione”), il successivo art. 42 (“Classifiche di segretezza”) positivizza le prescrizioni operative del modello di classificazione NATO-UE, ulteriormente specificate nell’ambito della regolamentazione, in tal senso, delineata dal DPCM 6 novembre 2015, n. 5.
Informazioni classificate e analisi comparatistica con l’IA
Rispetto al focus approfondito dal capitolo 3 in tema di “Analisi Comparatistica Tradizionale” – dedicata a raffrontare il panorama giuridico-regolatorio esistente in Italia e Spagna – nel successivo capitolo 4 (intitolato “Analisi Comparatistica strutturata e IA”), l’autore illustra un modello di sperimentazione metodologica automatizzato per effettuare l’attività di comparazione delle fonti aperte consultabili in materia, mediante l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, con l’intento di validare performanti tecniche di analisi in grado di superare gli attuali limiti scaturenti dai risultati ottenuti tramite gli studi empirici tradizionali.
Il modello ACS e la supervisione umana
In tale prospettiva, Arcobasso elabora la cd. “Analisi Comparatistica Strutturata” (ACS) utilizzabile per individuare “potenziali vulnerabilità sistemiche” in materia di sicurezza nazionale, tenuto conto delle differenti discipline esaminate rispetto al modello NATO-UE, nell’ambito delle peculiari implicazioni configurabili secondo il fenomeno del cd. “Lawfare”.
Il menzionato modello di analisi, espressamente qualificato dall’autore alla stregua di un “approccio metodologico ibrido” (cfr. Capitolo 4, “Segreto di Stato e informazioni classificate. L’analisi comparatistica strutturata nel counter-lawfare”, p. 103), ha previsto la pianificazione di specifiche fasi operative integralmente attuate sotto la supervisione umana.
In particolare, nell’utilizzo del modello sperimentale proposto l’analista ha svolto autonomamente il compito di esplicitare le finalità, selezionare gli istituti da prendere in considerazione, le relative fonti e gli indicatori qualitativi applicabili, attribuendo, invece, ai sistemi di intelligenza artificiale le funzioni di valutazione del contesto giuridico e storico-politico di riferimento, nonché di identificazione dei profili di convergenza/divergenza degli istituti selezionati; mentre in condizioni di sinergico connubio di collaborazione ibrida uomo-IA si è realizzata l’attività di rappresentazione e la valutazione dei risultati (cfr. Capitolo 4, “Segreto di Stato e informazioni classificate. L’analisi comparatistica strutturata nel counter-lawfare”, p. 105).
Bias, distorsioni e limiti delle tecnologie proprietarie
Le evidenze raccolte dall’autore in via sperimentale hanno riscontrato una serie di criticità applicative derivanti dall’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nelle predette attività, non solo per i limiti di analisi che tali modelli possono determinare nella riproduzione obsoleta di pregressi contenuti codificati con conseguente incompletezza conoscitiva delle fonti e false correlazioni a causa di bias e distorsioni algoritmiche, ma altresì, in ragione delle difficoltà pratiche di implementare tecnologie proprietarie, di cui non risultano dotati tutti gli apparati pubblici esistenti negli ordinamenti statali.
Segreto di Stato e rischi dell’intelligenza artificiale
Alla luce dei temi trattati, il volume “Segreto di Stato e informazioni classificate. L’analisi comparatistica strutturata nel counter-lawfare” fornisce interessanti spunti di riflessione sulle implicazioni che l’intelligenza artificiale può determinare nello svolgimento di analisi in materia di intelligence.
Il merito del lavoro di ricerca di Arcobasso è indubbiamente quello di inquadrare lo studio della comparazione giuridica in una prospettiva metodologica innovativa, ove diritto, intelligence e intelligenza artificiale convergono progressivamente.
In questo senso, ben oltre la configurazione degli ordinari fattori di vulnerabilità per la sicurezza nazionale connessi alla tradizionale categorizzazione delle informazioni classificate positivizzate dal legislatore, si pone l’esigenza di edificare un efficiente e innovativo ecosistema di intelligence che sia in grado di contenere gli effetti pregiudizievoli prodotti dai sistemi di intelligenza artificiale.
LLM, fonti aperte e infrastrutture critiche
Con lo sviluppo delle tecnologie emergenti, infatti, i modelli linguistici di grandi dimensioni potrebbero costituire un serio pericolo per la salvaguardia della sicurezza nazionale, anche rispetto alla capacità di processare, partendo dalla consultazione di fonti aperte, informazioni aggregate e correlate per elaborare dati sensibili utilizzabili come insidiosi rischi interferenziali suscettibili di compromettere le infrastrutture critiche nazionali.
Informazioni classificate, prompt e tecno-interferenze
Un ulteriore profilo problematico potrebbe essere costituito dalla generazione di prompt configurabili come contenuti informativi classificati “sui generis”, ove idonei a rilevare priorità e vulnerabilità di ricerca, metodologie, correlazioni tra informazioni disaggregate e criteri di valutazione dei dati.
Ciò potrebbe rendere persino necessario delineare un regime di classificazione “ad hoc” dei prompt, qualora tali input testuali incorporino o consentano indirettamente di desumere informazioni sensibili?
In altri termini, sembra delinearsi una nuova governance delle tecno-interferenze, avuto riguardo agli inediti possibili utilizzi dell’intelligenza artificiale in contesti di sicurezza nazionale, mediante la combinazione di informazioni pubbliche che, pur non essendo segrete se singolarmente considerate, potrebbero rappresentare contenuti strategici di rilevante natura sensibile in virtù della loro combinazione ottenibile tramite interferenze algoritmiche.
Nel nuovo attuale contesto digitale emerge, pertanto, un pervasivo volto del “Lawfare”, integrato dallo sviluppo algoritmico dei sistemi di intelligenza artificiale in grado di processare elevate quantità di dati normativi, anche nell’ottica di fornire un’accurata analisi predittiva e automatizzare i relativi esiti valutativi, sfruttando lacune legislative e interpretazioni distorte per finalità ostili nell’ambito di una “guerra ibrida”, alimentata dalla crescente proliferazione di disinformazione massiva, che potrebbe compromettere la tutela delle infrastrutture strategiche nazionali.
Le opinioni espresse nel presente articolo hanno carattere personale e non sono, direttamente o indirettamente collegate, in alcun modo, alle attività e funzioni lavorative svolte dall’Autore, senza, quindi, impegnare, in alcun modo, l’Amministrazione di appartenenza del medesimo.





















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