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il decreto

Mele: “Golden Power 5G passo avanti insufficiente, ecco perché”

L’estensione del perimetro del Golden Power al 5G non può essere sufficiente a tranquillizzare i Paesi alleati, primo tra tutti gli Stati Uniti, perché manca di concretezza risolutiva

12 Lug 2019

Stefano Mele

presidente commissione cibernetica comitato atlantico italiano, avvocato


Seppure l’estensione del perimetro del Golden Power al 5G ottenuta con il decreto di ieri rappresenta senz’altro un passo importante, questa misura da sola non può essere sufficiente a tranquillizzare i Paesi alleati, primo tra tutti gli Stati Uniti.

Infatti, declinata in quest’ottica, a poco può servire la scelta del governo italiano di estendere questo potere alla stipula di contratti o accordi per l’acquisto di beni o servizi relativi alla progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione delle nuove reti di infrastrutture tecnologiche, in quanto essa rappresenta una valutazione inevitabilmente discrezionale da parte del governo stesso.

Pertanto, eventuali accordi politici bilaterali difficilmente verrebbero compromessi anche sotto la vigenza di questa nuova versione del Decreto-legge 21 del 2012. Appare evidente, quindi, la mancanza di concretezza risolutiva di questa misura.

Di fatto, allora, soprattutto sul tema del 5G e delle altre tecnologie strategiche, occorre continuare ad ascoltare i moniti sul tema della sicurezza che provengono dal governo americano, in quanto il rapporto di amicizia e di fiducia reciproca tra Italia e Stati Uniti è tutt’oggi un elemento imprescindibile, duraturo e soprattutto prioritario, perché basato anzitutto su un’identità comune e su valori ormai profondamente radicati nel corso del tempo.

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