l'analisi

Guerra, perché non c’è stato ancora nessun vero attacco informatico

Finora solo disinformazione, ddos e qualche malware dall’effetto limitato. La cyberwar si fa attendere. Vari esperti internazionali si interrogano a riguardo. Diversi i motivi. E la guerra tra Russia e Ucraina ci permette così anche di capire meglio il ruolo di una cyber war in un conflitto

04 Mar 2022
Fabrizio Baiardi

Professore Ordinario di Informatica, Responsabile gruppo ICT risk assessment and management, Università di Pisa

L’invasione russa dell’Ucraina ha sfruttato moltissime armi basate su sofisticate tecnologie dai droni ai missili di crociera ad armi anticarro ed anti elicotteri. A questi scontri fisici si sono accoppiate battaglie sui social media per la diffusione di informazioni che sono arrivate fino ad utilizzare i referaggi dei ristoranti per diffondere notizie sull’invasione e violare cosi la censura russa e i classici ddos a siti di banche e istituzione per seminare caos.

Ma chi, come il sottoscritto, immaginava che gli attacchi fisici fossero accompagnati da attacchi informatici, una delle caratteristiche distintive di un conflitto del 21° secolo, è stato fino ad ora smentito.

I pochi attacchi informatici in Ucraina

Gli “attacchi informatici” diretti ai sistemi informatici ucraini sembrano non aver avuto un ruolo nemmeno minimo.  Gli unici eventi degni di nota sono stati alcuni attacchi DDOS a banche ed uffici pubblici e la diffusione di alcuni wiper, HermeticWiper ed HermeticWizard, per la distruzione delle informazioni in un sistema.

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Gli impatti di questi attacchi sono stati però estremamente limitati: sono rimasti nel dominio delle reti e del digitale, senza tracimare inq uello delle infrastrutture fisiche.

Ad esempio, i wiper sono stati individuati su un centinaio di sistemi in Ucraina, diffusione decisamente limitata per creare danni significativi. Alcuni attacchi sono stati portati anche verso la Russia ed i suoi alleati. Un gruppo di hacker bielorussi contrari alla guerra ha dichiarato di aver bloccato le reti informatiche di controllo delle ferrovie bielorusse.

Dopo l’inizio dell’invasione, Anonymous ha affermato di aver fatto irruzione nel ministero della Difesa russo e di aver rubato file che poi hanno distribuito. Alcuni hacker hanno risposto all’appello dell’Ucraina ed implementato attacchi di tipo DOS per impedire accesso a siti web russi di banche e per la distribuzione di informazioni. Nulla di particolarmente critico o innovativo dal punto di vista tecnologico.

Questo è sorprendente se ricordiamo il ruolo di palestra che l’Ucraina ha spesso avuto per gruppi di attaccanti russi, come il ben celebre Sandworm. 

Gli attacchi eseguiti da questi  gruppi hanno tolto la corrente a molte zone dell’Ucraina e lanciato wiper che come NotPetya hanno bloccato aeroporti, ferrovie, banche e società di logistica con impatti ben più drammatici che un DOS.

Perché la cyber non gioca un ruolo nella guerra

Come afferma Ciaran Martin, ex capo del National Cyber-Security Center britannico ed incaricato della difesa dai grandi attacchi informatici, potevamo aspettarci grandi attacchi ma questi non sono avvenuti o sono stati tentati ma non hanno avuto successo.

Aiuto degli alleati

Così come le forze armate ucraine hanno dimostrato una grande capacità di resistenza, anche le infrastrutture informatiche hanno probabilmente resistito agli attacchi perché la palestra ha insegnato agli ucraini come ridurre il rischio cyber anche prima di essere attaccati.

Evidentemente il supporto degli USA e delle società tecnologiche occidentali attivo da anni e favorito, secondo il New York Times, dalla Casa Bianca ha permesso all’Ucraina l’accesso a competenze e conoscenze eccellenti. Inoltre, nell’ambito della stessa collaborazione, erano state eliminate molte delle vulnerabilità scoperte nelle infrastrutture ucraina. In altre parole, forse l’Ucraina non aveva aspettato di essere sotto attacco per invitare ad aumentare il livello di attenzione e di monitoraggio delle infrastrutture informatiche.

Per riprendere un altro punto estremamente interessante che lo stesso Ciaran Martin solleva in un altro suo lavoro, quello ucraino è un ottimo esempio di come convenga investire per aumentare la robustezza delle infrastrutture informatiche di un paese piuttosto che creare plotoni di attaccanti in grado di attaccare le infrastrutture degli altri. In altri termini, forse l’invasione dell’Ucraina permette di evidenziare una volta per tutte come la creazioni di attaccanti sofisticati impressiona la stampa e la pubblica opinione ma non migliora la difesa di infrastrutture da cui dipende un paese. Aumentare queste difese si sta dimostrando un investimento molto più efficace perché elimina proprio le vulnerabilità che permettono gli attacchi. La rimozione delle vulnerabilità disarma gli attaccanti stessi e rende inutili gli investimenti nella cosiddetta sicurezza offensiva che sono efficaci solo nella misura in cui le strutture da attaccare sono vulnerabili.

Non c’è bisogno di attacchi cyber quando la guerra è scoppiata

Un’altra ragione della mancanza di attacchi informatici devastanti e su larga scala è quasi ovvia. Uno dei grandi vantaggi degli attacchi informatici è la difficolta di attribuire l’attacco stesso. Questa caratteristica può essere fondamentale in una guerra a lungo termine e a bassa intensità ma, i grandi attacchi informatici richiedono una lunga ed accurata preparazione per raccogliere informazioni, programmare gli exploit ed i wiper.

I tempi in gioco sono spesso di mesi e l’esito spesso non è certo. Attacchi fisici sono più brutali, veloci ed hanno un esito più facilmente prevedibile.

Quindi, una volta iniziata una invasione in cui si sono utilizzate bombe e missili cruise, gli attacchi informatici diventano meno appetibili perché missili e bombe possono distruggere centrali elettriche, ferrovie e altre infrastrutture in modo più rapido e duraturo di quanto non facciano i codici informatici. Citando ancora una volta Ciaran Martin possiamo dire che nel contesto attuale la migliore opportunità che gli strumenti informatici offrono è quella di diffondere fake news per oscurar la situazione.

Evitare una escalation

Comunque forse la ragione principale della mancanza di attacchi informatici può essere dedotta a partire da NotPetya. Molti pensano che NotPetya abbia causato molti più danni di quelli previsti per una cattiva realizzazione del meccanismo di diffusione. In altre parole, era stato programmato per diffondersi ma non esistevano meccanismi per controllare la diffusione e limitarla a particolare aree geografiche o linguistiche. Molti malware avevano meccanismi di limitazione basati sulle preferenze linguiste o sul settaggio della tastiera.

Altri addirittura erano inoffensivi se il sistema target non soddisfaceva a certi requisiti. Quindi, i danni di NotPetya erano dovuti sostanzialmente ad errori di programmazione o di progetto del codice utilizzato.

Un attacco informatico devastante ma mal programmato potrebbe diffondersi oltre la frontiera ucraina e danneggiare, ad esempio, un paese della NATO. Nella situazione attuale l’attribuzione dell’attacco non sarebbe molto problematica. In realtà non è mai stato problematico attribuire attacchi con un certo grado di sofisticazione e che sfruttino informazioni non facilmente accessibili. Inoltre, negli anni scorsi gli USA hanno dimostrato una capacità di essere presenti nelle infrastrutture di attacco dei vari gruppi dell’esercito e dei servizi russi.

Questa capacità ha permesso di raccogliere informazioni che hanno portato all’incriminazione di ufficiali dell’esercito e dei servizi indicati con nomi, cognomi, patronimici e quant’altro. Sono stati prodotti e fatti circolare manifesti con taglie simili a quelli dei western. Di conseguenza, sarebbe estremamente semplice attribuire alla Russia ogni attacco sofisticato e che provochi un danno grave.

L’attribuzione permetterebbe ed uno o più paesi di chiedere l’intervento degli alleati della NATO. Da tempo un attacco informatico con pesanti impatti ricade tra quelli per cui si può chiedere l’intervento degli alleati e questo porterebbe ad una drammatica escalation della tensione e degli scontri. Non vale correre la pena di un escalation quando si può facilmente sostituire un malware con un missile. Considerazioni e rischi simili sarebbero generati da un attacco dagli USA ad infrastrutture russe. Inoltre, questi attacchi possono essere anche bloccati da considerazioni etiche sui possibili danni alla popolazione civile. Pensiamo, ad esempio, ad attacchi che blocchino ospedali o l’intero sistema sanitario come quello portato dal gruppo criminale Conti, uno dei supporter di Putin, e che ha bloccato per giorni il sistema sanitario irlandese. Ripetere o rendere ancora più devastante un attacco simile sarebbe una violazione drammatica dei principi etici delle democrazie occidentali.

Vi possono essere altre cause per il mancato utilizzo di cyber attacchi. Ad esempio qualcuno pensa che la Russia volesse utilizzare le infrastrutture ucraine per diffondere le immagini della sua grande e veloce vittoria. Un recente articolo sulla stampa americana ne cita addirittura undici ma solo i prossimi giorni ci diranno se e quali di queste cause sono vere.

Ma ancora non è detta l’ultima parola: la cyber war in arrivo

Una nota di prudenza è però obbligatoria perché, visto il breve intervallo dall’inizio dell’invasione russa, è forse ancora troppo presto per essere sicuri che non avverranno attacchi informatici. In un mondo in cui tutti gli attacchi vengono filmati e diffusi su vari media, la natura naturalmente stealth dell’attacco informatico, spesso rivelato unicamente dal fatto che un sistema si è bloccato, potrebbe essere essere sfruttata in alcuni momenti di tregua o di trattative.

Ad esempio, pochi giorni fa un fornitore della Toyota è stato attaccato e questo ha portato un blocco della produzione. L’attacco è avvenuto poco dopo che il Giappone ha annunciato la decisione di aderire alle sanzioni verso la Russia e ciò ha generato una ridda di ipotesi e speculazioni sull’attacco come rappresaglia alle sanzioni.  Visto che come rappresaglia sarebbe davvero debole, è molto più probabile che si tratti di un attacco criminale che si è casualmente sovrapposto alle sanzioni.

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