Fase2, ecco le app per il distanziamento sociale: come funzionano e gli impatti privacy | Agenda Digitale

l'analisi

Fase2, ecco le app per il distanziamento sociale: come funzionano e gli impatti privacy

Non solo contact tracing: in aiuto di aziende e cittadini in queste prime prove di ripartenza, arrivano anche app che consentono di mantenere e controllare il distanziamento sociale. Vediamo di cosa si tratta e come saranno un prezioso ausilio soprattutto sui luoghi di lavoro. Con un occhio di riguardo però per la privacy

18 Mag 2020
Chiara Ponti

Avvocato, Privacy Specialist & Legal Compliance e nuove tecnologie

Photo by Gabe Pierce on Unsplash

Dopo la fine della fase di lock down e con l’inevitabile tendenza umana (o necessità, se parliamo del luogo di lavoro o di mezzi di trasporto pubblici) a ridurre le distanze, ancora una volta la tecnologia può rappresentare un prezioso aiuto per le aziende che vogliono riaprire in sicurezza e per i cittadini che vogliono provare a riprendere la loro vita in tranquillità in questa fase di ripartenza.

La tecnologia in ausilio del distanziamento sociale

Tante dunque sono le idee, in questo campo, con l’obiettivo virtuoso che assicuri, il più possibile, il distanziamento sociale nell’ambiente di lavoro, in vacanza, nei trasporti e quindi al ristorante. Insomma in tutti quei luoghi, possibili incubatori di probabili assembramenti.

Alla base di tutto, occorre strutturare tecnologie semplici, ma ben strutturate grazie soprattutto a procedure cosiddette “by design” che progettino, fin dall’inizio, forse in modo ambizioso, un distanziamento sociale fatto non solo di barriere od ostacoli, ma anche di sistemi più innovativi che siano incentivati e non vissuti come dispositivi obbligatori.

Tutti gli strumenti dovranno essere sempre e solo su base volontaria.

In pratica una soft-tech per una fase due, tutta da vivere, in estrema sicurezza affinché non si perda di nuovo il controllo, regredendo alla Fase 1 con chiusura immediata.

Le soluzioni basate sulla IoT per misurare le distanze, sulla radiofrequenza, come un braccialetto che suona se ci si avvicina oltre la misura consentita, determinano, in pratica, un meccanismo di controllo sulla persona, immagazzinando dati per la funzionalità dello strumento propedeutico al rispetto del distanziamento.

Le applicazioni tecnologiche per il distanziamento sociale, in azienda

Al momento della riapertura, l’obbligo è quello di evitare ogni «contatto stretto» tra dipendenti usando il «criterio di distanza droplet», cioè almeno un metro di separazione.

A tal fine, alcune startup stanno ideando dispositivi cosiddetti wearable che garantiscano il rispetto delle regole, in maniera sicura ed automatica.

Le aziende infatti hanno dovuto riallestire spazi ed uffici per garantire la dovuta distanza, nell’ottica di evitare assembramenti.

L’uso di strumenti tecnologici se da un lato offre un concreto aiuto alle aziende, dall’altro potrebbe esporle a tracciamenti e controlli, di norma, non concessi.

Si tratta del braccialetto digitale, un applicativo fornito di un cosiddetto allarme di prossimità, che permetterebbe di governare il distanziamento sul luogo di lavoro garantendo la protezione del personale grazie all’uso di un sensore in grado di segnalare ai lavoratori la distanza che intercorre fra loro, in modo semplice e preciso.

Tuttavia, affinché un simile apparato riesca a raggiungere il suo scopo contenitivo occorre che sia indossato da tutti i dipendenti cosicché ciascun sensore interagisca con l’altro e, qualora la distanza di sicurezza non sia rispettata, i due sensori attivandosi segnalerebbero, in tempo reale la criticità/prossimità, azionando (contemporaneamente) sia un led che un cicalio.

E questo non è il solo tipo di dispositivo elettronico per il distanziamento sociale: esistono anche un orologio e un’app, nonché un dispositivo embedded da indossare.

Tutti hanno lo stesso obbiettivo di ausilio al mantenimento/controllo della soglia a garanzia del distanziamento sociale, imposto dalla ormai copiosa normativa Covid.

Come cambia la pausa caffè in azienda ai tempi del Covid

Alcune aziende hanno pensato a come rivoluzionare e migliorare la pausa caffè alle macchinette ai tempi del Covid, sempre nel rispetto del distanziamento sociale.

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In pratica, grazie a un’app si potrebbe prenotare il caffè attraverso l’uso di un calendario per coordinare le pause caffè affinché non si formino assembramenti davanti ai distributori automatici presenti in Azienda.

In pratica, attraverso l’uso dell’App – se sarà presente/installata – «è possibile prenotare la propria pausa grazie a un sistema di gestione dei turni. Un’agenda sull’app ci informerà quando la macchinetta è libera, o quante persone hanno intenzione di andarci a una data ora. Così da poter decidere il momento migliore per prenotarsi. Per farlo, basta entrare nel calendario personalizzato e selezionare l’area di ristoro dove si vuole svolgere il proprio break. Poi indicare il giorno e l’orario. Il sistema è in grado anche di bloccare la macchina qualora ci fossero troppi dipendenti assembrati nelle vicinanze.»

Naturalmente, non pochi sono i problemi di privacy, dovendosi accertare che l’impianto sia stato correttamente eseguito in termini di protezione dati, assicurandosi che nessun dato particolare venga effettivamente raccolto e conservato nella piattaforma, salvando unicamente gli identificativi univoci del sensore e le relazioni temporali tra loro, in forma rigorosamente anonima.

Oltre alle eventuali implicazioni di altra natura juslavoristica dal momento che un sistema automatizzato di questo genere, di fatto gestirebbe e controllerebbe anche le pause di non lavoro.

L’Azienda, dunque, che si voglia attrezzare in questi termini, dovrà tenere in estrema considerazione questi aspetti, agendo nel pieno rispetto della by design.

Si faccia un esempio, di cui alla tabella che segue.

Un solo dispositivo per la Safety dei lavoratori

A prova di privacy?

Alert DistanziamentoCon emissione di suoni e vibrazioni in caso di mancanza del distanziamento sociale.I dati di avvenuto contatto vengono inviati al cloud per essere poi analizzati dal responsabile della sicurezza.
Alert AssembramentoIl responsabile della sicurezza, può verificare se in determinati momenti della giornata si creano assembramenti.É stato autorizzato
Controllo Accessicontrollo accesso dei dipendenti in determinati punti dell’aziendaPurché nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati, in combinato disposto con lo Statuto dei Lavoratori
Rilevamento GpsSistema GPS, in quale punto dell’azienda si verifica il maggior assembramento, o in quale punto è avvenuto il possibile contagioGeolocalizzazione
Verifica di utilizzoSistema di verifica di data e ora in cui l’App e il dispositivo sono stati accesi e spentiMonitoraggio

Le app per il distanziamento sociale, in vacanza, nei trasporti, ed al ristorante

Molte sono le soluzioni al vaglio per far rispettare il distanziamento sociale.

Vediamole, per settori.

In vacanza, al mare

la tecnologia corre in ausilio degli stabilimenti balneari per consentire il rispetto del distanziamento sociale.

Grazie all’uso di un’app, per tale finalità vacanziera predisposta, i vantaggi potrebbero essere:

  • Lato bagnanti – la possibilità di scegliere lo stabilimento o il parco acquatico preferito, già da casa, prenotando online lettini, sdraio, ombrelloni, ecc.
  • Lato gestori – la possibilità di organizzare il flusso di persone in modo da eliminare le code in fila all’ingresso, alla cassa, al bar o al ristorante, digitalizzando una serie di processi aziendali, compiendo non di meno azioni, ben mirate, di marketing.

Gli svantaggi potrebbero essere quelli di essere sorvegliati, tracciati senza sapere bene che fine faranno i dati conferiti, perdendo completamente il controllo nonché il patrimonio che appartiene all’individuo.

Ad esempio, in Liguria, si vorrebbe introdurre il braccialetto elettronico regolato da emissioni di suoni e vibrazioni in caso di avvicinamento eccessivo all’altro bagnante.

Questo dispositivo — secondo quanto si intuisce da chi lo ha pensato — dovrebbe essere capace di avvisare i cittadini quando non rispettano la distanza di sicurezza di un metro da altri utenti o di ricostruire i contatti di un utente qualora l’utilizzatore dovesse risultare positivo al coronavirus bloccando sul nascere possibili focolai.

In pratica, un mix di app e contact tracing.

Tale dispositivo potrebbe essere fornito anche dalle strutture ricettive come alberghi, residence, villaggi vacanza, che dovrebbero preoccuparsi di fornire insieme al dispositivo le tutele in punto privacy.

Al momento di abbandonare la struttura, lo strumento deve essere restituito quindi si presume anche una forma di noleggio.

Restando sempre aperta la solita domanda: che fine faranno i dati degli ospiti? Dove saranno raccolti, quando saranno effettivamente cancellati, e via seguitando.

Nei mezzi pubblici

Non sono più consentiti autobus strapieni e metropolitane affollate all’ora di punta, e non solo. Stesso discorso per le vetture dei treni che saranno a numero chiuso e ad ingresso contingentato, donde controllare che non si superi la massima capienza imposta dal rispetto delle distanze di sicurezza.

Anche nei trasporti, si ipotizzano sistemi conta-persone.
Di nuovo, in soccorso viene pertanto la tecnologia la quale si occuperà di “evitare assembramenti” all’interno degli anzidetti mezzi di trasporto.

Per quanto il controllo sia propedeutico alla conoscenza, in termini di certezza circa quante persone sono presenti ogni giorno, in uno spazio pubblico, in modo da poter alleggerire il traffico e rendere più agevole l’organizzazione dell’area.

Al bar ed al ristorante

Anche al ristorante, come al bar, dovrà essere garantito il distanziamento sociale tra un tavolo e l’altro, oltre alla garanzia di pulizia ed igiene ambientale con frequenza periodica e ripetuta più volte al giorno pensando alla creazione di app volte ad evitare le code. Questo potrebbe essere il futuro delle mense (aziendali, scolastiche con l’ulteriore problematica del trattamento di dati di minori).

Cosa accade, nel mondo, sul distanziamento sociale

A Singapore, il cane robot spot è stato investito di un nuovo ruolo più attivo in strada quale strumento per far rispettare il distanziamento sociale.

Il robottino, in base al programma pilota, si occupa di pattugliare un parco trasmettendo un messaggio pre-registrato che rammenti ai passanti di mantenere la distanza di sicurezza l’uno dall’altro.

In pratica, sulla falsa riga dei “droni poliziotto” cinesi.

Spot parrebbe funzionare con un sistema di videocamere che gli offrono una visione a 360° al fine di effettuare una “scansione dell’ambiente” e stimare il numero di persone radunate nei parchi.

Spot che in un Paese come il nostro verrebbe da associare immediatamente ad un lancio pubblicitario, parrebbe essere a prova di privacy, in quanto i flussi video (quindi dati) non saranno usati per il riconoscimento ovvero il tracciamento di singoli individui senza effettuare alcun tipo di trattamento di dati personali (raccolta, visione, conservazione, ecc.).

Conclusioni

Secondo uno studio di Harvard dovremo stare distanziati per molto tempo ancora, finanche fino al 2022.

Analizzando le modalità di diffusione del Covid, gli studiosi hanno costruito infatti un modello matematico tale per il quale è possibile avanzare delle previsioni sulla diffusione del virus, tenendo sì conto di alcune variabili e direzioni che potrebbe prendere o riprendere la curva di contagio. Tra queste, l’applicazione di norme di distanziamento sociale continuativo o intermittente è fondamentale, senza tuttavia dimenticare che l’attuale conoscenza del Covid è ancora limitata. Molte delle sue caratteristiche sono già state individuate dai ricercatori, ma altri aspetti restano ancora tutti da chiarire.

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