Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

la scelta

Garante privacy, il Partito Pirata a supporto di Marco Calamari

Il Partito Pirata chiede ai parlamentari di fare una scelta libera per salvare lo Stato e gli italiani dai poteri forti

26 Lug 2019

Rocco Giuseppe Martino

Emmanuele Somma

Comitato dei Requisiti del Voto in Democrazia


Annunciata e più volte rimandata la scelta del Garante Privacy è ancora una partita ancora molto aperta. A dispetto delle anticipazioni che si sono viste sulla stampa, questa scelta appare tutt’altro che semplice e condivisa in mezzo alle partite politiche che attraggono di più i riflettori della stampa.

Un po’ tutti i nomi circolati, di alto profilo e di gran qualificazione, soffrono per un verso o per l’altro per le loro pregresse attività o affiliazioni: c’è chi si troverebbe ad essere titolare di studi in conflitto d’interessi, chi ha in precedenza preso posizioni troppo a favore dei soggetti che andrebbe a controllare e chi appare troppo vicino ad alcune forze politiche piuttosto che ad altre. È possibile che questa situazione non renda la vita semplice per l’indicazione da parte dei gruppi parlamentari dei candidati di bandiera di ciascun partito.

In questo dibattito si inserisce la recente iniziativa del Partito Pirata di indicare ai parlamentari un candidato “per salvare lo Stato e gli italiani dai poteri forti”. Alle recenti elezioni europee ha ottenuto solo poco più di 60.000 voti ma a dispetto di questa esigua forza politica nazionale il Partito Pirata sente di aver titolo a fare questo suggerimento. Questi sessantamila elettori hanno scelto di rifiutare tutte le possibili sirene che incitavano alla polarizzazione pro- o anti-sovranista e non si sono lasciati convincere dalla retorica del voto utile proprio per scegliere un programma di una evidente limpidezza a favore dei diritti digitali e per la rivendicazione del diritto d’accesso alla conoscenza.

Chiunque lavori in questo campo sa che questi temi sono sempre rimasti confinati in un dibattito limitato ad una sparuta élite che raramente è riuscita a renderli popolare. Il Partito Pirata aspira a riuscire in questo difficile compito e sono un segnale interessante gli oltre 60.000 elettori, un numero veramente molto alto a considerare la consistenza di altri movimenti che in Italia si sono occupati dell’argomento (talvolta anche con sostanziosi finanziamenti e supporti della politica).

La lettera spedita dall’Assemblea Permanente del Partito Pirata contiene alcuni dei temi che sono stato il leitmotiv anche durante la campagna elettorale, come il richiamo all’art. 67 della Costituzione, l’attenzione alle scelte intelligenti di ogni parlamentare nel suo ruolo di rappresentante di tutta la Nazione e non necessariamente solo di parte, e la grande attenzione ai temi dei big data, privacy e profilazione.

Questo il testo della lettera spedita:

Onorevole,

lo smartphone che Lei sicuramente usa, i social network su cui pubblica le Sue parole, le immagini e le info sul Suo lavoro, le sue chat private, le email e gli SMS, le sue carte e l’home banking su internet o via app, sono potenti e comodi mezzi di comunicazione e sono anche contestualmente una rete di vincoli da cui il Suo profilo e ormai la Sua stessa persona difficilmente potrà sfuggire. Una rete i cui nodi capitali sono in mano a poche grandi aziende internazionali che sfuggono ai Parlamenti, ai dibattiti ed agli inquadramenti delle legislazioni degli Stati nazionali.

In Italia ogni parlamentare ha il potere di esprimere il proprio pensiero, nel quadro delle prerogative costituzionali, attraverso la nobile azione del voto personale, anche per l’elezione dei componenti del Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP).

Il GPDP è una delle autorità amministrativa indipendente, istituita dalla legge n. 675 del 31 dicembre 1996; disciplinata dal d.lg 196 del 30 giugno 2003 e modificato dal d.lg. 101 del 10 agosto 2018 che conferma anche il Regolamento generale sulla protezione dei dai personali UE 2016/679, art. 51. Il GPDP è un organo collegiale, composto da quattro membri eletti dal Parlamento, i quali rimangono in carica per un mandato di sette anni, non rinnovabile. L´attuale Collegio è stato eletto dal il 6 giugno 2012 e si è insediato 19 giugno 2012.

Onorevole,

come Lei sa l’articolo 67 della nostra Costituzione permette ad ogni parlamentare di essere indipendente nella parola e nel pensiero (isegorìa e parresìa), affinché rappresenti la Nazione, e cioè i propri elettori e, soprattutto, quelli degli altri “partiti”: la Nazione intera, non una “parte” di essa. Ecco perché codesto articolo 67 è il più difficile ed è generativo di pensiero intelligente (fare l’interesse di una parte facendo quello di ogni altra è così nobilitando la propria).

Nel lontano dicembre 1996 un’autorità quale il Garante per la Protezione dei Dati Personali aveva compiti “casalinghi”: difendere i cittadini dagli abusi, dalle distorsioni e dalle omissioni delle burocrazie nostrane.

Oggi l’enorme massa di dati (Big Data), che si producono e circolano attraverso le reti tecnologiche ed informatiche (byte, numeri, parole, immagini, emoticon…) è osservata dai grandi proprietari di piattaforme, di satelliti per telecomunicazioni, di gestori e produttori di algoritmi palesi (social) ed occulti (trojan, righe di programmi che come cavalli di troia si insediano in ogni dispositivo elettronico, e worm, frammenti di programmi che come vermi si autoreplicano in ogni dispositivo), li osservano e se ne appropriano. Oggi finanche piccoli gruppi di “hacker da sottoscala” (corsari informatici pagati da governi e potenze occulte) sono in grado di intercettare ed appropriarsi di qualsiasi dato personale, sensibile e non, per usarlo a fini leciti (statistiche e di sicurezza) ed illeciti (profilazioni e fakenews, manipolazioni e falsificazioni); a volte giungono voci e lampi di algoritmi creati e immessi nelle reti dai pirati informatici (“hacker buoni”, che scovano i punti deboli per allertare ed informare cittadini ed istituzioni).

Solo in Italia il flusso dei dati, nel 2016, sfiorava il valore di 4,7 miliardi di euro e secondo altri entro i prossimi anni supererà quota 6,3 miliardi. Un valore, questo italiano, che è dietro a Inghilterra (17,7 miliardi) e Germania (16 miliardi) (fonte: Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2018, “Big Data e algoritmi: l’economia digitale vale già 4,7 miliardi”).

Le tecnologie invadono la vita dei cittadini ovunque e i grandi operatori internazionali non si pongono limiti nei confronti del potere pubblico e sono, ipso facto, una grande prevaricazione contro gli Stati, le Istituzioni ed i principi basilari della convivenza civile.

Ci appelliamo alla Sua personale indipendenza di rappresentante della Nazione e non solo delle “Parti” (art. 67 e 68 della nostra Costituzione) e, nel quadro del d.lg. 101/2018 che permette, per la prima volta, di scegliere almeno un tecnologo competente per quest’incarico, Le chiediamo di guardare all’ingegnere nucleare Marco Calamari, persona autorevole, di prestigio e di indipendente virtù aletica.

L’ing. Marco Calamari, che ha presentato la candidatura a membro del Garante, sia alla Camera che al Senato, è da oltre 30 anni un riferimento storico nella comunità della eprivacy italiana. Oltre ad avere le qualifiche necessarie e avendo mostrato nell’arco di tutta la sua carriera indipendenza e autonomia, ha avuto la lungimiranza e la competenza di creare questa comunità fin da quando il tema della Protezione dei Diritti alla Riservatezza non era neppure rintracciabile nel panorama italiano e mondiale. Ha fondato il Progetto Winston Smith (richiamando il personaggio principale del profetico romanzo antitotalitario di George Orwell “1984”, scritto nel 1948). Ha realizzato il Convegno E-Privacy, il primo e più longevo convegno indipendente, senza fine di lucro e senza schieramenti politici, dove si parla e si pegnsa per pre[ce|ve]dere i futuri orizzonti dei diritti digitali; in Italia già 26 edizioni in quasi 18 anni.

Onorevole,

ci siamo permessi di scriverLe perché l’ufficio del Garante Privacy ha bisogno di persone di prestigio sempre più lungimiranti e perché abbiamo conosciuto, visto ed ascoltato l’ing. Marco Calamari in occasione delle recenti campagne elettorali per il Parlamento europeo proprio sul tema dei diritti umani digitali, della privacy e della conoscenza come diritto umano universale.

Diritti digitali ed aletici per i quali vi sono ben quattro specifici ed esclusivi europarlamentari ed uno dei quali addirittura vicepresidente del Parlamento europeo stesso.

Nel ringraziarLa dell’attenzione, Le inviamo saluti ed illuminazioni e Le chiediamo di fare una buona libera scelta per ogni cittadino (elettori e non, perché, in democrazia, i cittadini sono pleiones, non polloi, così come avevano ben compreso gli antichi greci, scopritori della democrazia stessa).

Riceve codesta lettera dall’Assemblea Permanente del Partito Pirata

Approvata con Mozione urgente n. 3138/i6646 il giorno 6/7/2019

Il Curriculum di Marco Calamari è qui

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4