Instamom: come diventare una "mamma social" senza mettere a rischio i bambini | Agenda Digitale

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Instamom: come diventare una “mamma social” senza mettere a rischio i bambini

Non più (solo) celebrity moms che raccontavano la quotidianità e normalità della loro vita attraverso post e video: ora è il turno delle mamme 2.0 di guadagnare attraverso la pubblicazione di contenuti social. Un ritratto delle Instamom e qualche consiglio per evitare e difendere la privacy dei bambini

14 Ago 2020
Gianluigi Bonanomi

Formatore sulla comunicazione digitale


I social network si stanno rivelando alleati sempre più preziosi per le giovani mamme, non solo per scattare selfie su Instagram e condividere consigli utili o aneddoti divertenti, ma per guadagnare attraverso la pubblicazione di contenuti. Cifre che poi variano in base ai follower e all’interesse generato e per certi post/campagne alcune mamme riescono ad arrivare a compensi fuori dall’ordinario (anche a sei cifre!).

Promuovere un marchio, diventare ambasciatrice di una particolare azienda o lanciare una propria linea di prodotti è diventato un lavoro 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per le mamme 2.0 che sfruttano questi canali di condivisione per parlare delle loro esperienze di vita quotidiana, dei problemi nel conciliare la famiglia e la carriera e altro ancora.

Instagram sembra essere la piattaforma preferita dalle mamme e i numeri sono sorprendenti: l’hashtag #instamom ha oltre 5 milioni di post pubblici.

#Instamom

Nei Paesi anglosassoni hanno coniato un soprannome per queste mamme sempre connesse a Instagram: le “Instamom”. Per un’azienda avere una di queste Instamom rappresenta un indiscusso vantaggio commerciale, considerando che le madri gestiscono l’85% degli acquisti delle famiglie e trascorrono più di tre ore connesse online. In quest’era dominata da contenuti sponsorizzati e da influencer, poter contare su un’ambasciatrice con migliaia o milioni di fan è diventato fondamentale per molte aziende. Instagram non è diventato solo il luogo dove condividere la felicità e la gioia di essere mamma, si è trasformato nella piattaforma ideale per guadagnare attraverso le sponsorizzazioni di prodotti e campagne pubblicitarie. Perché una vera Instamom promuove e può promuovere di tutto, suggerendo alle neomamme la copertina ideale per il lettino del bebè o l’accappatoio per il bagnetto, il detergente perfetto per evitare qualsiasi tipo di allergia e così via. Non solo suggerimenti per gli acquisti, perché le Instamom danno preziosi consigli su come allattare al seno o su come gestire situazioni potenzialmente problematiche. Molti critici sostengono che queste mamme 2.0 stiano semplicemente sfruttando la situazione cercando di monetizzare il più possibile, esponendo i propri bambini alla luce della ribalta, curandone in modo ossessivo l’immagine e imponendo loro delle abitudini discutibili in nome al consumo più sfrenato. E non sorprende più di tanto scoprire – grazie a uno studio condotto dall’Università della California – che il sogno di ogni adolescente sia quello di diventare famoso, di essere una celebrità. Un desiderio che sembra attirare i bambini già in età preadolescenziale.

Una realtà distorta

Una vita all’insegna dei “Mi piace” e alla ricerca costante di visualizzazioni può rivelarsi dannosa, quando si hanno genitori disposti a tutto per guadagnare milioni di euro. Infatti, Instagram è popolato da piccole star create da amorevoli mamme che le hanno trasformate in fenomeni virali. Questa visione “idealistica” del rapporto tra genitori e figli è assolutamente distorta e lontana dalla realtà, e può avere delle pesanti ripercussioni in futuro sulla psiche e la crescita del bambino. I social media nella versione più estrema (lo sharenting) espongono i bambini a fenomeni legati al cyberbullismo e non solo: foto e post sono pubblici e possono essere facilmente ripubblicati e visualizzati da chiunque. Purtroppo, ogni Instamom pubblicando foto o una storia su Instagram mette in pericolo l’identità del proprio bambino e ne facilita l’utilizzo per scopi illeciti ed eventuali abusi: diversi siti di pornografia minorile sfruttano proprio i contenuti prodotti dai social media. Ci sono poi utenti che creano nuovi account “solo” per rubare foto di bambini e, purtroppo, Instagram non riesce a fermare questo pericoloso fenomeno. L’unico modo che i genitori hanno per difendere la privacy dei propri figli è quello di segnalare e bloccare questi utenti e di utilizzare qualche watermark (filigrana) sulle proprie immagini per dissuadere i malintenzionati da ogni possibile utilizzo senza permesso.

Consigli per evitare abusi

È importante ricordare che il modo più sicuro per evitare qualsiasi tipo di abuso è quello di non pubblicare foto dei propri figli! Se vogliamo diventare una mamma 2.0 possiamo comunque seguire una serie di consigli per rendere il nostro account pubblico un po’ più sicuro. Prima di postare una foto è importante ricordare che ciò che pubblichiamo resterà per sempre online, anche se lo rimuoviamo.

La prima regola è controllare e limitare chi ci segue (follower): è un’operazione che richiede tempo ma è fondamentale bloccare quegli account sospetti che non hanno un’immagine pubblica (o che non sembrano gestiti da persone reali) o quelli che sono privati e non permettono di vedere nulla.

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Marchiare con una filigrana (Instagram lo permette) le proprie foto può essere un’altra soluzione vincente per tenere alla larga i soliti furbetti o certe aziende che sfruttano le immagini dei nostri bambini per fare pubblicità.

Da evitare poi il geotagging o il tagging di qualsiasi tipo che forniscono troppi dati ai malintenzionati: è consigliato non pubblicare mai la propria posizione a meno che non ci si trova in un luogo pubblico, mentre è sconsigliabile postare foto nella propria abitazione.

Infine, mai usare il vero nome del proprio figlio/figlia: usate soprannomi o pseudonimi per proteggerne l’identità online.

*Gianluigi Bonanomi è autore, per Mondadori Informatica, di “Sharenting”, il primo libro in Italia a trattare il tema della sovresposizione dei figli online. Per informazioni e approfondimenti: www.sharenting.it.
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