Pubblicità personalizzata, così influenza i minori online: problemi e contromisure - Agenda Digitale

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Pubblicità personalizzata, così influenza i minori online: problemi e contromisure

I bambini non sono ancora in grado di valutare criticamente i messaggi pubblicitari che ricevono e di capire che vengono commercializzati attraverso tattiche persuasive. I genitori spesso non lo percepiscono come un problema e in molti social non vengono usate misure efficaci per la verifica dell’età. Quale soluzione?

14 Ott 2021
Marco Martorana

avvocato, studio legale Martorana, Presidente Assodata, DPO Certificato UNI 11697:2017

Lucas Pinelli

Studio legale Martorana – Vice President for Marketing, ELSA Belgium

I bambini sono esposti a una serie di pratiche di marketing problematiche nei giochi online, sulle applicazioni mobili e sui social media, che non sempre sono comprese dal consumatore minore ma a volte neanche dai genitori.

Sebbene in Europa il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) offra una protezione rafforzata alla privacy dei minori online, sono ancora tante le sfide per la tutela dei minori su Internet.

Per questo Facebook e Google hanno presentato delle iniziative sulla pubblicità personalizzata per i minori.

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Il problema della pubblicità personalizzata rivolta ai bambini

La pubblicità rivolta ai bambini è problematica, poiché i bambini di solito non sono in grado di valutare criticamente i messaggi che ricevono e quindi di capire che vengono commercializzati attraverso tattiche persuasive. Infatti, la propensione dei bambini ad apprendere dal loro ambiente sociale li rende vulnerabili, fino a quando non riescono a sviluppare un adeguato scetticismo nei confronti dei suggerimenti provenienti da terzi, il che accade di solito solo quando raggiungono l’adolescenza. È stato inoltre osservato che gli annunci online sono particolarmente efficaci nei confronti dei bambini quando i bambini sono attivamente coinvolti attraverso piattaforme di gioco e influencers. La ricerca ha anche dimostrato che gli inserzionisti nelle impostazioni online spesso agiscono in modo aggressivo e con poca supervisione.[1]

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Già nel 2016, la Commissione europea pubblicava uno studio, il quale evidenziava che le iniziative di autoregolamentazione del settore sul marketing online per i bambini sono prevalenti in quasi tutti gli Stati membri dell’UE. Queste iniziative sono talvolta criticate per non aver limitato adeguatamente l’uso di pratiche di marketing che non rivelano in modo trasparente il loro intento commerciale e per il fatto che la loro portata varia da paese a paese. È qui che l’approvazione a livello dell’UE delle iniziative di autoregolamentazione può essere una via efficace.

Inoltre, lo studio rilevava che la maggior parte dei genitori non considera il marketing online rivolto ai propri figli come un grande rischio e pensa che i loro figli non ne siano interessati. Pertanto, sebbene i genitori abbiano un ruolo importante nella protezione dei propri figli online, spesso non sono preparati a farlo. Anche il modo in cui i genitori regolano il comportamento online dei bambini differisce da paese a paese. Ad esempio, i genitori in Francia intervengono meno nelle attività online dei propri figli, mentre i genitori svedesi sono più attivamente coinvolti nelle attività online dei propri figli e applicano più restrizioni.

La tutela della privacy dei minori online nel contesto europeo

L’articolo 8 del GDPR prevede condizioni speciali per il consenso dei minori in relazione all’offerta di servizi della società dell’informazione. In particolare, il consenso valido può essere fornito solo da minori di età superiore ai 16 anni, a meno che le leggi nazionali non consentano un’età inferiore (che comunque non può essere sotto i 13 anni). Per impedire l’accesso non autorizzato da parte dei minori che non sono in grado di fornire un consenso valido alle piattaforme online, i fornitori devono così compiere sforzi ragionevoli per verificare che il consenso sia dato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore, tenendo conto della tecnologia disponibile. Secondo l’European Data Protection Board (ex WP29), ciò che può ritenersi uno sforzo ragionevole può dipendere dal rischio inerente al trattamento, nonché dalle tecnologie disponibili. In casi a basso rischio, la verifica della responsabilità genitoriale tramite posta elettronica potrebbe essere considerata sufficiente. Al contrario, in casi ad alto rischio, può essere opportuno chiedere ulteriori prove, in modo che i responsabili del trattamento siano in grado di verificare e conservare il consenso dei genitori. In molti casi, tuttavia, i fornitori di servizi non forniscono misure adeguate a garantire il consenso dei genitori. In molti social network non vengono utilizzate misure efficaci per la verifica dell’età, che spesso si limitano a una dichiarazione che specifica che i bambini non sono ammessi.[2]

A questo riguardo, uno studio condotto presso il centro di ricerca software della Science Foundation Ireland (SFI) ha rilevato che le possibili soluzioni al problema dell’accertamento dell’età online sono apparse limitate. Ad esempio, la verifica dell’età tramite riconoscimento vocale potrebbe essere facilmente aggirata tramite le registrazioni vocali.

Così, lo studio raccomanda l’implementazione di diverse azioni ai fornitori e agli sviluppatori di servizi digitali. In primo luogo, le applicazioni dovrebbero fornire un riepilogo chiaro e adeguato all’età delle sezioni pertinenti dei termini di servizio che si applicano agli utenti di età inferiore ai 18 anni che desiderano registrarsi. In secondo luogo, le impostazioni sulla privacy più restrittive dovrebbero essere applicate per impostazione predefinita agli utenti che dichiarano di avere meno di 18 anni. Terzo, gli utenti dovrebbero essere incoraggiati a non mentire sulla loro età. Come notato nell’articolo, mettere in atto meccanismi che dissuadano un utente dall’installazione di un’app su un dispositivo il cui utilizzatore ha precedentemente dichiarato di essere minorenne è attualmente la soluzione più sensata e più difficile da aggirare. I requisiti di età minima dovrebbero dunque essere accompagnati da solidi meccanismi di verifica.

In questo contesto, di particolare rilevanza sono le possibili soluzioni emerse in Italia dopo il caso del Garante Privacy contro TikTok ad inizio 2021 che comprendevano l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la verifica dell’età e l’implementazione di sistemi che si avvalgono del Sistema per l’Identità Digitale Pubblica (SPID), l’eID nazionale.

Le iniziative di Facebook e Google sulla pubblicità personalizzata per i minori

Lo scorso 27 luglio, Facebook Inc. annunciava che intendeva smettere di consentire agli inserzionisti di indirizzare le persone sotto i 18 anni sulle sue piattaforme in base ai loro interessi o alla loro attività su altri siti. Il cambiamento avviene poiché l’azienda americana ha preso coscienza che i giovani potrebbero non essere abbastanza attrezzati per prendere decisioni sul targeting.

I cambiamenti riguardano anche la creazione degli account su quelle piattaforme. Così, gli utenti di Instagram di età inferiore ai 16 anni inizieranno con un account privato by default quando si uniranno alla piattaforma, contrariamente a quanto succede di solito, con l’obiettivo di fermare i contatti indesiderati da parte degli adulti.

Nuove modalità di uso simile stanno per essere introdotte da Google che attiverà SafeSearch per impostazione predefinita per gli utenti di età inferiore ai 18 anni, dopo essere stato precedentemente attivato per impostazione predefinita per gli utenti di età inferiore ai 13 anni. Tale funzione impedisce ai risultati espliciti di apparire nella ricerca ed è in corso di implementazione anche nel browser web di Google sugli smart display. Inoltre, gli utenti di età inferiore ai 18 anni non potranno più attivare la Cronologia delle posizioni nelle impostazioni dell’account Google. I dispositivi intelligenti abilitati per l’assistente dovrebbero anche essere in grado di bloccare notizie, podcast e accesso al web nei prossimi mesi.

I cambiamenti apportati da Google non si limitano al motore di ricerca. Anche su YouTube, infatti, la riproduzione automatica sarà disattivata per impostazione predefinita per i minori di 18 anni. YouTube Kids sta ottenendo una nuova opzione di riproduzione automatica, ma sarà anch’essa disattivata per impostazione predefinita. E ci saranno nuove risorse disponibili per i giovani e i loro genitori per aiutarli a comprendere meglio le pratiche sui dati di Google.

Così facendo, i due giganti del web riscontrano parzialmente le raccomandazioni del centro di ricerca software della Science Foundation Ireland, un passo importante verso una migliore tutela dei bambini online.

Note

  1. Giovanni Sartor, Francesca Lagioia and Dr. Federico Galli, “Regulating targeted and behavioural advertising in digital services: how to ensure users’ informed consent”, study for the JURI Committee, pp. 69-70.
  2. Ibid., p. 69.
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