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Direttore responsabile Alessandro Longo

Il progetto

Analizzare una città attraverso il battito del digitale: Milano, Urbanscope

di Michela Arnaboldi, Giovanni Azzone, Marco Brambilla, Paolo Ciuccarelli, Piercesare Secchi, Politecnico di Milano

27 Lug 2015

27 luglio 2015

Il laboratorio digitale Urbascope sono nuove lenti puntate sulla città, per comprenderla attraverso i segni digitali: le telefonate cellulari, Twitter, Foursquare. Una nuova visione di come usiamo e viviamo la città, potenziando la nostra conoscenza, lo spettro di domande che ci poniamo e quindi di sondare vie nuove per decisioni ed azioni

Urbanscope è un nuovo laboratorio digitale per auscultare il battito della città, un macro-scopio per l’esplorazione della città del XXI secolo. Le sue lenti sono rivolte allo strato digitale, dinamico e complesso, che ogni giorno, ogni istante, cresce e si modifica sovrapposto al più visibile strato fisico che definisce la città: il suo territorio, i suoi edifici, le sue infrastrutture.

Urbanscope osserva le tracce digitali che intessono la membrana informativa urbana, i segnali deboli catturati nella rete degli open data, quelli generati dalle interazioni sulle reti telefoniche, dai legami sui social network. Il macroscopio identifica e visualizza questi segni, li analizza per mezzo di metodi statistici che colgono la variabilità di dati complessi e li interpreta alla luce di nuovi modelli concettuali per l’esplorazione dei processi che riguardano e producono la città e l’urbano. L’obiettivo è di preservare la complessità del fenomeno osservato, trasferendo rapidamente informazioni significative, motivando e guidando l’utente nelle esplorazioni dei dati. La tensione verso una visualizzazione efficace è costante, poiché lo scopo della nuova piattaforma è di trasmettere i risultati delle osservazioni e delle analisi ad un pubblico che in base ad essi si formerà una rappresentazione del mondo in cui vive e deciderà se e come cambiarlo. Urbanscope fornisce una nuova visione di come usiamo e viviamo la città, potenziando la nostra conoscenza, lo spettro di domande che ci poniamo e quindi di sondare vie nuove per decisioni ed azioni.

Quando Galileo costruisce i suoi primi cannocchiali, li offre al Doge di Venezia per scopi militari. Ma ne tiene uno per sé; con curiosità informata lo punta su un segnale debole del cielo notturno. E così scopre i satelliti di Giove, le valli e le montagne della superficie lunare, gli ammassi di stelle della Via Lattea. Le nuove visioni generano nuove domande prima impensabili per l’astronomia; la conoscenza che l’uomo ha dell’universo e del posto che il suo pianeta occupa nel sistema solare non sarà più la stessa dopo che l’occhio di Galileo si accostò alla lente del suo cannocchiale puntato verso le stelle. Urbanscope ci offre nuove viste su ciò che chiamiamo città; a tutti noi il compito di trasformare queste viste in scienza.  

Quattro sono oggi le viste proposte per la città di Milano. City and the world è la lente che osserva con chi parla Milano. Gli open data relativi alle chiamate telefoniche cellulari tra Milano e il resto del mondo, Italia esclusa, sono analizzati per un bimestre. Domande e congetture per future analisi nascono quasi immediate. Asia e Africa parlano con Milano più che il Nord-America; dopo i maggiori paesi UE e la Svizzera, i paesi che più parlano con Milano sono la Russia, la Cina e l’Egitto. Anche la diversa direzionalità dei flussi di chiamate è interessante; se tipicamente il numero di chiamate verso Milano è maggiore del numero di chiamate da Milano, fenomeno vistoso con la Russia dove il numero di chiamate entranti è il doppio di quelle uscenti, il verso si inverte con Cina, Egitto e Senegal. Per questi paesi il numero di chiamate da Milano è notevolmente superiore a quelle entranti; il fenomeno non è irrilevante, se si considera che nel bimestre considerato il Senegal ha generato un traffico telefonico verso Milano della stessa dimensione di quello prodotto dall’intero Benelux. I paesi delle più grandi comunità di stranieri che vivono a Milano sono ovviamente rappresentati, ma con quote diverse da quelle che ci aspetteremmo in base al numero di residenti; per esempio, il numero di chiamate con l’Ecuador (5,5% dei residenti stranieri in Milano) è ben maggiore di quello con le Filippine, prima comunità di residenti stranieri in Milano (16,3%), e il doppio di quelle con il Perù (8,4%).

La seconda lente è Cities into cities e visualizza la città esplorando i messaggi che vengono scambiati a Milano attraverso Twitter. Questa lente, che segue la lingua dei messaggi, rivela tre città digitali: la Milano che parla in italiano con se stessa e il resto d’Italia, la Milano internazionale che parla in inglese con il resto del mondo, la Milano multi-etnica, proiettata verso le nuove comunità cittadine e quelle di origine. In particolare sono evidenziati i Nuclei di Interesse Locale (NIL) più rilevanti rispetto ai tweet scritti in italiano, oppure in inglese, oppure in altre lingue, e quelli che da un punto di vista statistico risultano anomali per l’alta quota di messaggi comunicata in una delle tre “lingue”. Domande interessanti nascono dall’osservare come le tre città di Twitter evolvono e si modificano nel tempo, per esempio in occasione di eventi speciali che insistono sulla città, come Expo. La lente permette di approfondire il diverso profilo linguistico dei NIL rispetto alle lingue parlate su Twitter, che non siano l’italiano o l’inglese. Scopriamo così che esistono NIL ad alta entropia linguistica, come Duomo, Brera, Centrale e Buenos Aires, dove l’eterogeneità linguistica è elevata, ed altri NIL di media entropia linguistica, come i Navigli, dove nel mese di giugno i tweet in spagnolo sono stati il 27% e quelli in indonesiano il 35%. E infine i NIL a bassa entropia dove è predominante una lingua, tra quelle diverse da italiano e inglese: per esempio, Selinunte con l’89% di tweet in Arabo nel mese di giugno, oppure il Giambellino con il 73% di tweet nello stesso mese scritti in Tagalog, la lingua più parlata nelle Filippine.

City magnets identifica i luoghi attrattori della città, mostrando quelli più frequentati e condivisi dagli utenti di Foursquare. Le mappe diacroniche fornite da questa lente illuminano i luoghi della città con intensità crescente secondo il numero di loro visitatori che hanno scelto di rappresentarsi per mezzo di un check-in. La stratificazione dei check-in – categorizzati per Events, Arts & Entertainment, Food, Health & Fitness, Hotel, Monuments & Buildings, Nightlife Spots, Stores – illustra i modi diversi di vivere Milano come un palcoscenico sul quale segnalare la propria presenza. Facile notare dal mese di maggio la comparsa dell’attrattore Expo; ma più interessante notare come esso non oscuri gli attrattori tradizionali, Duomo, Navigli e Brera. Lo strumento è sensibile ad eventi locali nel tempo; i concerti di giugno allo stadio San Siro lo trasformano immediatamente in un grande attrattore della categoria Events, Arts & Entertainment.

La lente Top Venues, mese per mese e per le categorie sopra menzionate, permette di confrontare i 20 luoghi più visitati dagli utenti di Foursquare e confrontarli con la stessa classifica relativa al mese precedente e a quello successivo. Possiamo così monitorare dopo maggio la comparsa e ascesa dell’Albero della Vita e di alcuni padiglioni di Expo (Italia, USA, Germania, Giappone), nonché la persistenza in classifica dei luoghi di visita tradizionali in centro città. Ma, per citare Moretti, protagonisti di queste classifiche sono anche i grandi assenti, luoghi che la città digitale non ha ancora scoperto o che comunque non mostra con orgoglio.

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