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L’AI ha fame di energia: il nucleare torna una questione industriale



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La crescita dell’intelligenza artificiale e dei data center aumenta la domanda di elettricità stabile. Le analisi della JRP Nucleare del Politecnico di Milano indicano il possibile ruolo del nuovo nucleare e degli SMR nella sicurezza energetica, nella competitività industriale e nella transizione italiana

Pubblicato il 2 lug 2026

Marco Ricotti

professore ordinario di Impianti Nucleari al Politecnico di Milano e direttore scientifico della JRP Nucleare



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La crescita dell’intelligenza artificiale sta cambiando non soltanto il mercato tecnologico, ma anche quello energetico. Dietro l’espansione dei modelli generativi, del cloud e delle infrastrutture digitali si nasconde infatti una domanda crescente di elettricità continua, stabile e prevedibile. È un cambiamento che sta già ridefinendo il rapporto tra energia, industria e competitività.

Proprio questa convergenza tra transizione energetica, crescita dei consumi digitali e competitività industriale è uno dei temi centrali emersi dal primo anno di attività della Joint Research Partnership (JRP) Nucleare del Politecnico di Milano e della Fondazione Politecnico di Milano, che ha sviluppato analisi e scenari sul possibile ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica italiana.

Il tema è stato anche al centro dell’incontro dedicato al futuro industriale dell’Italia e al ruolo dell’energia nucleare, durante il quale il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato come la questione energetica non possa più essere affrontata soltanto come tema ambientale o di produzione elettrica, ma debba essere collegata alla competitività industriale, alla sicurezza strategica e alla trasformazione digitale del Paese.

Nucleare e intelligenza artificiale nella transizione energetica italiana

Gli studi sviluppati nell’ambito della JRP Nucleare partono da un approccio integrato che prova a misurare concretamente i trade-off tra sostenibilità ambientale, affidabilità del sistema e competitività economica. L’obiettivo non è costruire una contrapposizione ideologica tra tecnologie, ma valutare quali configurazioni energetiche siano realmente compatibili con la crescita industriale e con gli obiettivi climatici europei.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il tema dell’affidabilità del sistema elettrico. Secondo le simulazioni sviluppate dal Politecnico di Milano e guidate dalla prof. Emanuela Colombo, uno scenario italiano 100% rinnovabile richiederebbe capacità di accumulo estremamente elevate per garantire continuità del servizio nei momenti di bassa produzione da sole e vento. Per essere certi di evitare blackout al Paese, servirebbero circa 17.000 GWh di batterie negli anni meteorologicamente più critici: circa mille volte i livelli attuali.

Gli scenari che includono quote di nucleare tra il 10% e il 20% (8 – 16 GW) riducono invece drasticamente il fabbisogno di accumulo e l’esposizione del sistema alla variabilità meteorologica, abbassando al tempo stesso i costi complessivi del sistema energetico. In questo contesto il nucleare emerge non come alternativa alle rinnovabili, ma come tecnologia complementare capace di rafforzare resilienza, sicurezza energetica e competitività industriale.

Il lavoro della JRP affronta anche il tema della filiera industriale e del valore aggiunto nazionale. Secondo le analisi sviluppate dal Politecnico di Milano, il nucleare potrebbe generare un valore aggiunto domestico superiore di circa il 30% rispetto al mix energetico italiano di riferimento, grazie all’attivazione di filiere industriali ad alta specializzazione e a una minore dipendenza dalle importazioni rispetto ad altre tecnologie energetiche.

Data center e AI aumentano la pressione sulla rete elettrica

Dentro questa riflessione più ampia emerge anche il ruolo dei data center e dell’intelligenza artificiale.

L’Italia sta vivendo una crescita molto rapida delle infrastrutture digitali. Secondo i dati analizzati dalla JRP Nucleare, le richieste di connessione alla rete elettrica presentate a Terna da operatori di data center sono passate dai circa 30 GW di fine 2024 ai quasi 79 GW di gennaio 2026, valori che supererebbero l’attuale picco della domanda elettrica italiana, che si attesta intorno ai 57 GW. Parallelamente, la pipeline italiana dei data center prevista tra il 2026 e il 2028 supera i 25 miliardi di euro di investimenti potenziali.

Si tratta di numeri che non rappresentano una previsione di capacità effettivamente realizzabile, ma che indicano chiaramente la pressione crescente sulle infrastrutture energetiche nazionali. Il tema centrale è che i grandi operatori digitali non chiedono semplicemente più energia: richiedono continuità del servizio, affidabilità e prezzi prevedibili su orizzonti di lungo periodo.

Gli Small Modular Reactor nel dibattito industriale

Per questo il tema degli Small Modular Reactor sta entrando progressivamente nel dibattito industriale internazionale. Gli SMR vengono considerati una possibile fonte complementare alle rinnovabili, capace di garantire energia continua e low-carbon ai grandi carichi industriali e digitali.

Non è un caso che negli Stati Uniti operatori come Microsoft, Google, Amazon, Meta ed Equinix abbiano già avviato accordi con il settore nucleare per alimentare data center e infrastrutture cloud. Il team della JRP Nucleare, guidato dal prof. Giorgio Locatelli, ha analizzato 20 accordi internazionali tra operatori digitali e nucleari, evidenziando come la crescita dell’economia dei dati stia modificando anche il modo in cui vengono finanziate le infrastrutture energetiche.

Il nodo della bancabilità del nuovo nucleare

Ed è proprio la bancabilità il vero nodo del nuovo nucleare.

Gli investimenti iniziali elevati e i lunghi tempi di sviluppo fanno sì che il costo del capitale pesi più dei costi operativi nella determinazione del costo finale dell’energia. In questo contesto, la presenza di grandi operatori digitali come acquirenti stabili di energia può ridurre il rischio percepito dai finanziatori e abbassare significativamente il costo del capitale.

Per questo la JRP Nucleare ha analizzato anche diversi modelli di governance e finanziamento per gli SMR in Italia: configurazioni basate su Power Purchase Agreement di lungo periodo, sistemi con Contratti per Differenza e modelli RAB capaci di ridurre il costo finanziario già durante la fase di costruzione.

Naturalmente il tema non è soltanto tecnologico. Oggi in Italia manca ancora un quadro regolatorio, finanziario e autorizzativo definito per eventuali progetti SMR. Ed è proprio questo uno degli aspetti su cui il lavoro della JRP Nucleare invita ad aprire una riflessione industriale e strategica.

Energia, infrastrutture digitali e competitività industriale

Perché nella nuova economia guidata dall’intelligenza artificiale, energia, infrastrutture digitali e competitività industriale stanno tornando ad essere la stessa cosa.

Nei prossimi mesi la JRP Nucleare proseguirà le attività di ricerca e analisi con nuovi approfondimenti dedicati agli scenari energetici, alla filiera industriale italiana e all’evoluzione delle tecnologie nucleari avanzate, con l’obiettivo di supportare in modo sempre più concreto il dibattito nazionale sulle future scelte energetiche del Paese. Al centro del lavoro resteranno i temi della sicurezza energetica, della competitività industriale e della sostenibilità del sistema elettrico, anche alla luce della crescita dei consumi legati all’intelligenza artificiale, ai data center e ai nuovi processi di elettrificazione dell’economia.

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vincenzo falzarano
vincenzo falzarano
3 mesi fa

Ottimo articolo che affronta il problema delle SMR anche ai fini dinabbassarnw i costi di investimento.

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