traffico merci

Logistica nelle città: come rendere sostenibile le consegne nei centri urbani

Il traffico delle merci nel cosiddetto ultimo miglio ha un costo sociale non indifferente che si ripercuote sulla qualità di vita dei residenti; diverse sono le soluzioni, alcune già a regime, altre in fase di studio: Crowdshipping, Parcel Lockers, Intelligent Transport System. Vediamole

26 Nov 2021
Antonio Guadagno

Ingegnere, consulente informatico, docente, formatore

amazon sindacato

In virtù del cosiddetto “effetto Amazon”, i consumatori oggi sono sempre meno propensi rispetto al passato ad aspettare lunghi tempi di consegna: vogliono poter acquistare in qualsiasi momento, in qualsiasi giorno, da qualsiasi luogo, rendendo le operazioni di consegna più complicate dal punto di vista di corrieri e trasportatori, ma non solo.

I problemi, infatti, ricadono anche sulla collettività, dato che le modalità di distribuzione nelle aree urbane sono diventate concausa non secondaria nel consumo di energia, emissioni di gas nocivi e inquinamento acustico, influenzando negativamente la qualità della vita e dell’ambiente nelle città[2].
Soluzioni a questi problemi ci sono: alcune già in applicazione, altre allo studio. Esaminiamo la questione nelle sue varie sfaccettature.

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Cos’è la logistica urbana

L’Associazione Italiana di Logistica (AIL) definisce la logistica come “l’insieme di tutti quei processi di ordine organizzativo, gestionale e strategico, interni ad un’azienda, dalla fornitura alla distribuzione finale dei prodotti”.
In altre parole, può essere considerata come l’insieme delle attività svolte per consegnare un prodotto nella misura, nel luogo e al momento desiderati, con una somma di costi in linea al tipo di servizio richiesto.

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La logistica urbana, nota anche con i termini city logistics e urban logistics può essere definita come l’attività che tende alla razionalizzazione e all’ottimizzazione della distribuzione delle merci in ambito urbano con lo scopo di perseguire obiettivi di efficienza ed efficacia nel trasporto, nel rispetto dell’ambiente [3].

L’ultimo miglio (last mile), fulcro del processo di city logistics, può essere considerato il tratto terminale della catena distributiva in cui le merci, partendo da un centro di smistamento, raggiungono il destinatario finale.

Le problematiche

In generale il trasporto delle merci rappresenta un elemento determinante nello sviluppo economico e sociale di una comunità, a maggior ragione negli insediamenti urbani, poiché garantisce l’approvvigionamento e la distribuzione dei prodotti ai clienti finali.

Non a caso, quasi l’80% delle consegne si concentra in aree urbane e l’ultimo anello della catena logistica grava abbondantemente sul 20% dei costi globali.

I costi sociali

Visto che ogni giorno un cittadino su 10 riceve un pacco o lo consegna, il problema non è solo di tipo aziendale, ma c’è un costo sociale non indifferente a causa delle cosiddette esternalità negative o diseconomie a carico dell’intera collettività. Eccone alcune:

  • inquinamento atmosferico e acustico;
  • sperpero di energia e conseguente cambiamento climatico;
  • congestione del traffico e diminuzione della sicurezza stradale;
  • usura del patrimonio culturale e del paesaggio naturale.

Sempre più frequenti sono i viaggi con mezzi vuoti, impegnati nel delivery casa per casa, di prodotti completamente eterogenei tra loro: i consumatori ormai esigono consegne in tempi brevi, se possibile a poche ore dall’ordine.

Non bisogna dimenticare però che la logistica urbana prevede anche operazioni complesse e fondamentali, quali per esempio la consegna di generi di prima necessità: alimenti, farmaci o carburanti.

Verso una logistica sostenibile

È ormai assodato che la deframmentazione delle consegne in ambito urbano sta diventando un serio problema.

La Commissione Europea, da diversi anni, si sta muovendo per accrescere l’esigenza di ridurre le inefficienze del sistema logistico e, soprattutto, di quantificarne con maggiore precisione i costi economici e sociali.

Per ridurre, se non eliminare, le criticità a monte di queste diseconomie occorre intervenire decisamente sui seguenti ambiti:

  • organizzazione dei flussi di merci,
  • razionalizzazione del traffico,
  • ripartizione efficiente dei servizi,
  • ottimizzazione dei flussi informativi.

L’obiettivo finale della logistica urbana è proprio quello di trovare il giusto compromesso tra la massimizzazione dell’efficienza e la minimizzazione delle esternalità.
Non esiste, purtroppo, un unico provvedimento o accorgimento che possa garantire una gestione del cosiddetto ultimo miglio in maniera efficace ed efficiente (e quindi sostenibile); di seguito, quindi, sono proposte una serie di possibili soluzioni, qualcuna già a regime, altre in fase di studio o di rodaggio.

Il crowdshipping

L’economia collaborativa (sharing economy) è un modello, ormai sufficientemente diffuso, in cui persone tra loro interconnesse tramite l’utilizzo di piattaforme digitali e fisiche si scambiano beni, servizi, esperienze e altre risorse fisiche. Nel settore logistico esempi di sharing economy sono il bike sharing, il car sharing o il car pooling.

Un nuovo paradigma di sharing economy che sta prendendo piede è il crowdshipping, letteralmente “consegna effettuata dalla folla”, che si basa sulla disponibilità di corrieri occasionali che si trovano a passare nei pressi del punto di consegna o che sono disposti a modificare il loro tragitto per raggiungerlo.

In maniera del tutto involontaria, ognuno di noi, almeno una volta, è stato attore in piccolo nel crowdshipping: “visto che ci passi davanti, vuoi consegnare questo pacco alle poste?”.

Il sistema è quindi molto ingegnoso in quanto la procedura di consegna viene affidata (esternalizzata) ai numerosi viaggiatori privati che si muovono nelle città per le loro attività quotidiane e con uno spazio di carico inutilizzato, il tutto grazie al coordinamento e alla gestione di una piattaforma online.

La grande potenzialità è quella di rimodulare il modo in cui le spedizioni sono organizzate e gestite, sia perché cambia la visione relativa al ruolo dei corrieri nel prossimo futuro e al modo in cui le persone si aspettano che vengano effettuate le consegne di pacchi[1].

Il commercio elettronico, l’effetto Amazon e i Parcel Lockers

La recente emergenza sanitaria, con l’impennata degli acquisti online, ha esercitato ulteriore pressione sulle reti logistiche, a causa del basso fattore di carico dei veicoli, della maggiore distanza percorsa.

Per superare tali negatività, in alcune nazioni si è deciso di rendere alcuni servizi a valore aggiunto, come la consegna nei punti di raccolta presso armadietti automatici (Parcel Lockers o Smart Lockers). Queste nuove opzioni offrono una valida alternativa alla consegna a domicilio, mediando tra le esigenze dei consumatori finali e quelle dei corrieri.

Tali armadietti automatici devono essere ubicati in luoghi sicuri e controllati, facilmente accessibili e raggiungibili, come piazze, aree di servizio, parcheggi e centri commerciali, dove i pacchi sono conservati per alcuni giorni e possono essere recuperati tramite un codice di riferimento ricevuto al momento dell’ordine.

Una persona all’atto dell’acquisto può scegliere il locker box più congeniale per il ritiro.
Il corriere, all’atto della consegna nel box, invia un messaggio contenente un PIN o un QRCode che consentirà di aprire l’armadietto contenente il pacco.

Intelligent Transport System

I Sistemi di Trasporto Intelligente (ITS) sono uno strumento fondamentale per il controllo della mobilità e la sicurezza stradale. Essi nascono dall’applicazione, ai sistemi di trasporto, delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni, per l’erogazione di servizi finalizzati all’impiego efficiente del trasporto stradale, delle infrastrutture, dei veicoli di trasporto e nella gestione del traffico e della mobilità.

Gli ITS sono in altre parole un insieme di procedure, sistemi e dispositivi per raccogliere, elaborare e distribuire informazioni riguardo la mobilità, al fine di ottimizzare le modalità di trasporto di persone e cose.

Un aspetto molto positivo nell’utilizzo di questo sistema è quello di voler risolvere i problemi legati al trasporto senza ricorrere alla costruzione di nuove infrastrutture che causerebbero costi e notevoli impatti ambientali.

Il settore degli ITS si è sviluppato già a partire dagli anni ’80 essenzialmente in questi settori:

  • gestione del traffico e della mobilità,
  • gestione del trasporto pubblico locale,
  • pagamento automatico del pedaggio.

Di tale sistema gli automobilisti conoscono essenzialmente la famiglia detta Vehicle-based, che riguarda il controllo della distanza veicolare, controllo della velocità e sistemi di emergenza.

La Commissione Europea, relativamente alle aree urbane, sta promuovendo l’adozione di tre tipologie di applicazioni: informazioni di viaggio, gestione del traffico (inclusa la logistica urbana) e smart ticketing.
In particolare, tali sistemi tecnologici devono essere in grado di fornire informazioni puntuali per:

  • determinare lo stato di consegna della merce e, quindi, la posizione dei veicoli,
  • pianificare in anticipo gli itinerari,
  • verificare la disponibilità delle aree di carico e scarico e delle zone di trasbordo (transhipment) da un mezzo a un altro.

Ad oggi, non poche imprese impegnate nella logistica dell’ultimo miglio sono dotate di ITS, ma questi risultano essere quasi sempre non standardizzati, con la conseguenza di non consentire il dialogo con gli altri operatori attivi nell’area e di creare quindi una frammentazione dell’informazione.

È quindi fondamentale progettare architetture tecnologiche e soluzioni ITS in un’ottica di maggiore compatibilità e interoperabilità.

Note

  1. Il crowdshipping, paradigma di innovazione logistica nelle consegne dell’ultimo miglio: caratteristiche e trend emergenti – Annarita De Maio, Carlo Giglio – 2020
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