Mercalli: "Salvare il pianeta con le tecnologie che già ci sono, ecco come" | Agenda Digitale

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Mercalli: “Salvare il pianeta con le tecnologie che già ci sono, ecco come”

Per scongiurare il disastro, abbiamo così poco tempo davanti che non possiamo cullarci con visioni di innovazioni che chissà se funzioneranno. Ci sono tre ambiti dove possiamo agire subito. Facciamolo, con le politiche e la ricerca giuste

11 Mar 2021
Luca Mercalli

Climatologo, presidente Società Meteorologica Italiana, docente all'università di Torino, consulente sul clima per l'Unione europea

A field of corn growing in the summer day

Facciamo la rivoluzione verde con le tecnologie che già ci sono, partendo subito, o sarà troppo tardi.

Abbiamo così poco tempo davanti che non possiamo cullarci con visioni di innovazioni che chissà se funzioneranno, come l’idrogeno verde o la fusione nucleare (un mega reattore da 25 miliardi è costruito da 35 nazioni, per il 2035, nel sud della Francia), che credo portino a un vicolo cieco.

Tre grandi azioni da fare subito

E adesso i grandi ambiti che dobbiamo cavalcare sono tre:

  • usare le rinnovabili al posto delle fonti di energia fossili;
  • sistemi di risparmio energetico, dato che oggi si spreca molto energia. Pensiamo ad esempio alla domotica, a dispositivi che rendono efficiente il riscaldamento o il cappotto dell’abitazione che la isola permettendo tagli dei consumi fino all’80-90 per cento.
  • C’è poi il terzo ingrediente che è la sobrietà, di cui nessuno vuole parlare. Le scelte nostre. Non tutto si potrà farà con la tecnologia in poco tempo.

Sono scelte dettate dalla nostra etica personale. Io non uso più l’aereo, da tre anni, perché è molto inquinante. Ho ridotto di molto il consumo di carne, dato che gli allevamenti contribuiscono per il 15 per cento alle emissioni globali.

Scelte consigliate anche da Mike Berners-Lee, autore di There is No Planet B, non c’è un pianeta b, che è anche uno slogan del movimento fighters for future, i ragazzi che si battono sul campo per il clima.

Il collasso che abbiamo davanti

Sono cose che sappiamo già da 40 anni. La scienza da allora avvisa che il pianeta no ha risorse infinite, ma l’economia predatoria ci porta sempre più vicino al burrone del collasso ecologico.

Siamo già dentro un cambiamento climatico inedito negli ultimi tre milioni di anni. Un evento quindi che travalica anche la nostra specie sapiens. La quantità di CO2 introdotta dagli uomini nell’atmosfera ha portato a un livello di effetto serra tale da causare già l’aumento di un grado della temperatura rispetto al periodo pre-industriale.

Un fenomeno che comincia a emergere a fine anni 80. E la temperatura continua a salire. Il problema vero è quello che capiterà nei prossimi decenni, un aumento previsto di 2-5 gradi a fine secolo secondo le Nazioni Unite (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change).

L’accordo di Parigi sul clima dice che con la cura ci saranno solo 2 gradi di aumento e consiste nell’arrivare a zero emissioni nel 2050.

L’unica buona notizia di questi mesi è che gli Usa del nuovo presidente Biden torneranno nell’accordo.  Ma in questi giorni i dati dell’agenzia internazionale dell’energia dicono che siamo tornati a emissioni del periodo pre-covid, persino superandolo.

I prossimi dieci-venti anni saranno essenziali per evitare il disastro. Se non cominciamo la cura adesso non servirà più. Il pianeta sarà intossicato in modo irreversibile.

Zero fatti, solo annunci

L’Unione europea e il Regno unito hanno sottoscritto l’impegno di Parigi, al 2050, ma per ora ci sono solo parole. Fatti zero.

Ricordiamo che anche con due gradi di aumento ci saranno gravi danni: gli eventi meteo estremi saranno più frequenti e intensi. Non possiamo convivere con un’alluvione ogni anno, ma nemmeno con una ogni dieci anni. Idem per gli incendi, la siccità.

Altro problema è l’aumento del livello dei mari. Con un aumento di due gradi si prevede una salita di mezzo metro. Ma con cinque gradi l’aumento sarà di un metro e venti, vuol dire che da Venezia a Trieste sarà tutto sommerso. E se collassa la calotta della Groenlandia ci sarà un ulteriore aumento di 7 metri.

Quali politiche per la sostenibilità

Le politiche dei Paesi devono trasformare in fatti tutte le note parole della green economy. Ad esempio tassando di più le fossili e favorendo le rinnovabili.

Tassare tutto ciò che inquina, come i lunghi voli aerei. Se un viaggio alle Maldive, per le tasse, costa 5mila euro solo pochi lo faranno e preferiranno un agriturismo vicino. Idem per i Suv. Politiche fiscali per favorire l’uso le piccole auto elettriche.

Allo stesso modo servono incentivi più efficaci per l’efficientamento energetico delle case, rispetto all’attuale Super ecobonus 110%.

L’economia deve cambiare. Tutte cose che si sanno ma che che non si fanno per non toccare interessi economici consolidati.

La tecnologia e la ricerca svolgono un ruolo importante in tal senso. Di nuovo: non tanto per perseguire strade che daranno frutti, se li daranno, solo fra dieci anni o più. Ma per far funzionare meglio ciò che è già utilizzabile ora.

Consideriamo le rinnovabili. Non sarebbe un problema ottenere energia abbastanza da sole, vento. Il problema è lo stoccaggio di questa energia, che è troppo incostante. E non c’è al momento una soluzione. Su questo punto bisogna concentrare ricerca e sviluppo. Bisognerebbe fare lo stesso che abbiamo fatto per il covid, con grandi investimenti internazionali per trovare il vaccino in pochi mesi. Allora adesso dovremmo lavorare tutti a testa bassa, finanziati dai Governo, per trovare soluzioni efficienti allo stoccaggio, che è il solo anello mancante per le rinnovabili.

Se perdiamo altro tempo, entreremo nella fascia dell’aumento di cinque gradi di temperatura.

E i nostri figli e nipoti si ritroveranno un pianeta invivibile.

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