EY

Qualità della vita e smart city, perché il primato di Milano deve far riflettere

Il livello di “intelligenza” delle città non sempre corrisponde a un alto livello di benessere. Milano è il primo esempio degli effetti positivi della smartness sulla vivibilità, ma sono molte anche le città del Sud che stanno usando tecnologie per rendere le città più fruibili e sostenibili. Il punto nello studio EY

21 Dic 2018
Andrea D’Acunto

Mediterranean Telco, Media & Technology Leader, EY

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Il primato di Milano, che da alcuni anni campeggia nelle prime posizioni delle classifiche delle smart city italiane, e ora si è piazzata in cima anche alla recente classifica della Qualità della Vita de IlSole24Ore deve far riflettere: “smartness” e qualità della vita non sempre coincidono, ma forse è arrivato il momento in cui la costruzione della smart city inizia a dare effetti anche sul fronte della vivibilità, e Milano ne rappresenterebbe il primo esempio. 

Le tecnologie stanno, insomma, generando il riscatto delle metropoli e sono molte – secondo lo Smart City Index EY – le città del Sud che usano la smart city per risalire la china e sono quelle in cui i fondi europei sono stati ben spesi, dando risultati concreti, soprattutto sulle infrastrutture a banda ultralarga, sulle reti energetiche, sulle infrastrutture scolastiche.

Smart city e qualità della vita, il primato di Milano

Per chi si occupa di smart city la prima posizione di Milano nella recente classifica della Qualità della Vita de IlSole24Ore è una notizia che può rappresentare un punto di svolta, facendo registrare un importante passo in avanti nel rapporto fra smart city e vivibilità delle città. Il capoluogo lombardo è infatti da alcuni anni nelle primissime posizioni delle classifiche delle smart city italiane (non solo lo Smart City Index di EY, ma anche altri ranking, come iCity di ForumPA) mentre fino ad oggi erano sempre state le piccole città alpine ad occupare la prima posizione (Belluno prima classificata nel 2017, Aosta nel 2016 e Bolzano nel 2015) dell’indice redatto dalla testata milanese, con le grandi metropoli sempre un po’ distaccate.

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Per quanto riguarda il rapporto tra smart city e qualità della vita, è da sempre opinione diffusa che la smart city si misuri in base agli effetti che questa ha sui cittadini e sulla loro qualità di vita. Secondo l’approccio di EY invece, occorre anche una misurazione del processo di costruzione della città intelligente, partendo dalle fondamenta per arrivare ai servizi all’utenza finale. Da qui deriva l’approccio “a strati” adottato da EY (4 strati: infrastrutture, sensoristica, piattaforme dati e servizi). Quindi smartness e qualità della vita non necessariamente coincidono, perché la prima misura l’implementazione progressiva delle tecnologie nelle città, e la seconda misura gli “effetti” di queste tecnologie, che però sono spesso differiti nel tempo.

L’accelerazione “smart” delle città metropolitane

Il fenomeno riguarda anche altre città metropolitane. Infatti negli ultimi due anni si è registrata un’accelerazione “smart” delle città metropolitane, che hanno tutte migliorato sensibilmente le loro posizioni nelle graduatorie delle smart city (grazie anche ai fondi europei del PON Metro, che ha messo 800 milioni di euro su progetti smart e di inclusione sociale in queste città, migliorandone molto la vision e la capacità progettuale).

E contestualmente anche altre città metropolitane migliorano nell’indice della Qualità della Vita: Bologna (7°, 14° l’anno scorso), Roma (che sale di tre posizioni avvicinandosi alla top20), Venezia (34°, +14 posizioni). Questo fenomeno vale anche per le ultime posizioni della classifica: ad esempio Napoli risale dal fondo del ranking, guadagnando 13 posizioni e attestandosi al 94° posto.

Sembra quindi esserci una sorta di riscatto delle metropoli, sempre viste come “invivibili” e forse adesso sulla strada di un significativo miglioramento, proprio grazie a tutti gli sforzi “smart” profusi negli ultimi anni. Un segnale che la strada percorsa è giusta e che anche le altre città dovrebbero perseguirla.

Il rapporto tra “smartness” e qualità della vita

A seguito della pubblicazione dello Smart City Index 2018, lo studio di EY che si propone di misurare il livello di smartness dei 117 comuni capoluogo di provincia, sono stati messi in correlazione il livello di “intelligenza” delle città (misurato appunto con lo Smart City Index) con il nuovo indicatore di Qualità della vita 2018 recentemente pubblicato da IlSole24Ore.

L’indice della qualità della vita misura come è noto lo stato di benessere della città, dal livello di istruzione e di occupazione della cittadinanza al reddito disponibile, dall’offerta di servizi culturali e ricreativi al tasso di reati e al livello di inquinamento atmosferico.

Lo Smart City Index misura il grado di innovazione digitale partendo dalle infrastrutture (non solo banda ultra larga e Wi-Fi, ma anche reti di car sharing e bike sharing, smart grid ed energie rinnovabili, raccolta differenziata dei rifiuti, ecc.) per arrivare ai servizi (dalla mobilità alla scuola, dai servizi amministrativi alla sanità, fino al turismo e alla cultura), nel tentativo di rendere la città facilmente fruibile e allo stesso tempo sostenibile.

Lo Smart City Index di EY quindi analizza e mette in evidenza lo sforzo di sindaci, giunte comunali, e più in generale delle città, di inserire innovazione e miglioramenti tecnologici rispetto alle situazioni socio-economiche e culturali di partenza. Nella cartina seguente sono rappresentati gli “estremi” nella differenza tra i due punteggi (omogeneizzati e standardizzati su una scala da 0 a 100): le città in verde sono quelle molto più “smart” che vivibili, quelle rosse, all’opposto, quelle molto più vivibili che “smart”.

Differenza fra i punteggi dello Smart City Index EY 2018 e l’indice di Qualità della Vita Sole24Ore 2018

Le Città del “Riscatto smart”

Le città in cui il punteggio dello Smart City Index EY risulta essere superiore a quello della Qualità della Vita, possono essere definite le città del “riscatto smart”, che usano cioè la smart city per provare a risalire la china. Come evidenzia la cartina, sono soprattutto le città del Sud, fra cui in particolare tutti i capoluoghi della Puglia.

Le città che si riscattano maggiormente in valore assoluto sono Bari, Lecce e Napoli. Importanti investimenti sul tema della smart city e della agenda digitale hanno fatto guadagnare a queste numerose posizioni, sia nello Smart City Index 2018 sia nell’indice di Qualità della Vita de IlSole24Ore: Bari è 77ma (+9) nell’indice della Qualità della Vita e 18ma (+22) nello Smart City Index, Lecce è 92ma (+12) nell’indice de IlSole24Ore e 26ma (+26) nello ranking dello Smart City Index EY, e Napoli, infine, è 94ma (+13) nella misurazione della qualità della vita e 28ma (+4) nello Smart City Index.

Presenti però anche alcune città del Nord, nello specifico le città metropolitane di Torino e Genova (che sono tradizionalmente attente ai progetti smart city) e La Spezia.

Le Città del “Benessere Analogico”

Sono le città con il peggior differenziale fra lo Smart City Index e l’indice della Qualità della Vita, e quindi dove si vive bene, ma dove si riscontra poca innovazione. A livello assoluto si tratta proprio delle città alpine (Belluno, Gorizia e Aosta), da sempre ai vertici delle classifiche della Qualità della Vita. In generale tutta la fascia alpina e la fascia del medio-alto Adriatico (Veneto, Marche e Abruzzo in particolare) sembrano essere le aree geografiche del benessere analogico. Forse è il caso che anche queste città comincino ad investire nella smart city, per evitare di essere superate in futuro dalle città che hanno già da anni messo in agenda la trasformazione smart e aspettano di coglierne i frutti.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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