right to repair

Riparare invece di buttare: cosa cambia con le nuove regole Ue



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Meno prodotti buttati, più riparazioni e informazioni più accessibili. Le nuove regole europee sul diritto alla riparazione intervengono sui servizi post-vendita, imponendo maggiore trasparenza alle imprese e introducendo strumenti digitali per aiutare i consumatori a orientarsi

Pubblicato il 24 lug 2026

Federica Bottini

A&A – Albè & Associati Studio Legale



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La Direttiva (UE) 2024/1799, comunemente nota come “Direttiva sul diritto alla riparazione” o “right to repair”, introduce una serie di misure volte a promuovere la riparazione dei beni di consumo ed è attualmente in fase di recepimento nel diritto nazionale da parte degli Stati membri.

Attualmente è in fase di recepimento nel diritto nazionale da parte degli Stati membri, con un iter che dovrebbe concludersi entro il 31 luglio 2026.

In Italia è stato approvato lo schema di decreto legislativo di attuazione, ma non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Dal momento della pubblicazione scatta quindi il diritto alla riparazione anche in Italia.

Rendere i servizi di riparazione più accessibili consente infatti di prolungare la vita utile dei prodotti, evitarne lo smaltimento prematuro, ridurre la produzione di rifiuti e favorire modelli di consumo più sostenibili.

Il nuovo quadro normativo incide anche sulla dimensione digitale dei servizi post-vendita, armonizzando le modalità di accesso alle informazioni e ai servizi di riparazione. Le imprese saranno infatti chiamate a rendere più facilmente accessibili, anche attraverso siti web e strumenti di comunicazione elettronica, le informazioni relative alla riparabilità dei prodotti, ai servizi disponibili, ai costi indicativi degli interventi e alle modalità di contatto con i riparatori.

Informazioni online e strumenti digitali per la riparazione

Negli ultimi anni, numerosi interventi dell’Unione Europea hanno perseguito l’obiettivo di accrescere la durabilità e la riparabilità dei prodotti. La Direttiva si inserisce in questo percorso, prevedendo un obbligo di riparazione per i beni rispetto ai quali i provvedimenti europei stabiliscono specifici requisiti di riparabilità. Si tratta principalmente di elettrodomestici, ma anche di dispositivi elettronici, come telefoni cellulari e tablet. L’obbligo trova applicazione nei limiti previsti dalla disciplina europea e purché la riparazione non risulti impossibile.

Per aumentare la consapevolezza dei consumatori circa la disponibilità dei servizi di riparazione, i soggetti coinvolti nella catena di fornitura – fabbricanti, importatori e distributori – devono fornire informazioni chiare e facilmente accessibili sull’obbligo di riparazione e sui servizi offerti. Tali informazioni devono rimanere disponibili almeno per il periodo durante il quale trovano applicazione i requisiti europei di riparabilità. Il fabbricante può scegliere le modalità più appropriate per comunicarle, ad esempio mediante una sezione chiaramente visibile del proprio sito web o, quando disponibile, attraverso il passaporto digitale del prodotto. Qualora il fabbricante operi anche come venditore, le informazioni possono essere fornite direttamente presso il punto vendita.

Il provvedimento interviene inoltre sugli strumenti digitali necessari per effettuare concretamente la riparazione. Ove previsto in base alla natura del bene, i fabbricanti devono garantire l’accesso non soltanto ai pezzi di ricambio e alle informazioni tecniche, ma anche a software, firmware e strumenti ausiliari indispensabili per eseguire l’intervento. Non possono inoltre ricorrere a tecnologie hardware o software che ostacolino ingiustificatamente la riparazione o impediscano l’utilizzo di ricambi originali, compatibili, usati o realizzati mediante stampa 3D, salvo che tali limitazioni siano adeguatamente giustificate.

La piattaforma online europea per la riparazione

Per incentivare il ricorso alla riparazione, entro il 31 luglio 2027 sarà resa operativa una piattaforma online europea attraverso la quale i consumatori potranno cercare gratuitamente i servizi di riparazione disponibili. Gli Stati membri potranno inoltre estenderne le funzionalità ai venditori di beni ricondizionati, agli operatori che acquistano prodotti difettosi per ricondizionarli e alle iniziative di riparazione partecipativa, come i cosiddetti “repair café”.

La piattaforma sarà articolata in sezioni nazionali integrate nell’interfaccia europea comune oppure collegate, mediante appositi link, a piattaforme nazionali conformi ai requisiti della Direttiva. I consumatori potranno effettuare ricerche per categoria di prodotto, ubicazione del riparatore, tempi e condizioni dell’intervento, disponibilità di beni sostitutivi, i servizi accessori offerti e la possibilità di usufruire di prestazioni transfrontaliere. Attraverso la piattaforma sarà inoltre possibile richiedere il modulo europeo di informazioni sulla riparazione ai riparatori che lo mettono a disposizione. Gli operatori potranno aggiornare i propri dati, descrivere i servizi offerti e indicare l’eventuale conformità a standard di qualità nazionali o europei.

Le sezioni nazionali dovranno essere accessibili anche alle persone con disabilità, collegate allo sportello digitale unico e dotate di strumenti per segnalare problemi tecnici o informazioni inesatte.

Il modulo europeo di informazioni sulla riparazione

La Direttiva introduce un modulo europeo standardizzato, volto a rendere più trasparenti e facilmente confrontabili le condizioni offerte dai riparatori. La sua elaborazione è facoltativa, ma, qualora il riparatore scelga di utilizzarlo, il documento deve essere fornito al consumatore prima della conclusione del contratto.

Il modulo contiene le principali informazioni sull’intervento proposto, tra cui la natura del difetto, il tipo di riparazione, il prezzo o i criteri utilizzati per determinarlo, i tempi necessari, l’eventuale disponibilità di un bene sostitutivo temporaneo e il periodo di validità. Deve essere trasmesso su un supporto durevole, anche in formato digitale.

La piattaforma europea consentirà inoltre ai consumatori di richiedere online il modulo ai riparatori che lo mettono a disposizione, facilitando il confronto tra le diverse offerte e una scelta più consapevole del servizio.

La digitalizzazione al servizio del diritto alla riparazione

Nel nuovo quadro europeo, la digitalizzazione diventa uno strumento essenziale per rendere il diritto alla riparazione effettivamente accessibile. Non si limita infatti a migliorare la trasparenza sui servizi di informazioni e l’aggiornamento costante delle informazioni, ma interviene direttamente sulle modalità con cui i consumatori individuano i servizi, confrontano le offerte e richiedono assistenza. La piattaforma europea richiederà infatti agli operatori di mantenere aggiornati i dati relativi ai propri servizi e consentirà agli utenti di segnalare eventuali inesattezze o problemi tecnici. L’accessibilità delle interfacce alle persone con disabilità e la possibilità di ricercare anche servizi transfrontalieri contribuiranno inoltre ad ampliare la platea degli utenti e il mercato dei riparatori. Per le imprese, ciò potrà tradursi nella necessità di rivedere e aggiornare i canali di assistenza e le procedure, così da garantire informazioni coerenti lungo l’intero ciclo di vita del bene.

L’ambito di applicazione della Direttiva è peraltro destinato a evolversi nel tempo, rendendo necessario per le imprese un costante monitoraggio degli aggiornamenti normativi e delle nuove categorie di prodotti eventualmente interessate. Allo stesso tempo, l’accesso a software, firmware e tecnologie necessarie agli interventi contribuisce a rimuovere gli ostacoli tecnici che possono limitare la riparabilità dei prodotti.

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