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Direttore responsabile Alessandro Longo

SHARING ECONOMY

Scorza: “Why not Uberpop?”

di Guido Scorza

16 Giu 2015

16 giugno 2015

La notizia è ornai nota in tutte le sue sfaccettature: il Tribunale di Milano, su richiesta dei tassisti, nelle scorse settimane ha ordinato a Uber di sospendere l’erogazione del servizio “pop” ovvero quello attraverso il quale semplici cittadini possono dare passaggi ad altri cittadini, facendosi riconoscere, a fronte di tale attività, un compenso.

Ed è, probabilmente, egualmente noto che Uber ha impugnato la decisione e che Altroconsumo, una delle associazioni di consumatori più rappresentative tra quelle operanti nel nostro Paese con i suoi oltre 370 mila associati è scesa in campo, intervenendo nel procedimento di reclamo dalla parte di Uber.

Ma la vicenda giudiziaria – se mi si consente il gioco di parole – non rende giustizia della complessità della situazione.

I giudici – che vinca Uber o che vincano i tassisti – decidono applicando le regole vigenti e, in questo caso, le regole del gioco sono state scritte nel 1992, quando gli smartphone e le app, senza i quali Uber non avrebbe mai visto la luce, non esistevano.

Dovrebbe, quindi, essere scontato, pacifico, evidente per chiunque che a quelle regole non può essere affidato il governo di un fenomeno che il legislatore dell’epoca non ha tenuto presente, semplicemente perché non esisteva.

Questa conclusione, naturalmente, non trova d’accordo le società e cooperative di taxi che hanno trascinato Uber in Tribunale giacché, proprio le regole di allora, garantiscono loro una posizione di innegabile privilegio in un mercato nel quale – Uber o non Uber perché il punto, in questa vicenda, non è Uber – potrebbe, oggi, esserci assai più concorrenza di allora.

E che la concorrenza nel mercato dei trasporti pubblici locali non di linea, sin qui sia mancata lo ha scritto, senza troppi giri di parole, nei giorni scorsi addirittura l’Autorità di regolazione dei trasporti in una segnalazione a Governo e Parlamento, annotando come i prezzi dei taxi, negli ultimi anni, siano cresciuti sensibilmente di più di quanto è cresciuto il costo della vita.

E allora, forse, varrebbe la pena chiedersi e chiedere – allargando così un confronto tra favorevoli e contrari a Uber pop – per quale ragione, diversa dalla semplice applicazione di regole vecchie, lasciar crescere Uber Pop nelle nostre città sarebbe sbagliato.

Personalmente – salvo poi discutere nel merito di talune accortezze e cautele che sarebbe opportuno Uber ed i suoi utenti-conducenti adottassero – non vedo, in linea di principio, nessuna seria ragione per la quale sarebbe opportuno vietare, in senso assoluto, a Uber Pop diritto di cittadinanza nelle nostre città.

Non credo che a questa conclusione conduca la questione della sicurezza degli utenti di Uber Pop che chiedono ed ottengono passaggi da altri privati cittadini perché non c’è nessuna ragione per ritenere che prendere un taxi sia più sicuro che prendere un passaggio.

I conducenti di Uber Pop, hanno una patente, un’assicurazione che, peraltro, copre anche il passeggero in caso di incidente e sono registrati e facilmente reperibili quanto un tassista se non, addirittura, più di un tassista tenuto conto del fatto che per usare l’app devono essere costantemente geolocalizzati e geolocalizzabili.

Né credo che, ad una simile conclusione, possano condurre le “ragioni del mercato” giacché una community di hobbisti del passaggio, difficilmente può insidiare il sistema dei taxi che esiste da decenni ed è sopravvissuto da ben più rilevanti rivoluzioni del trasporto pubblico locale.

Non è provato che chi usa Uber Pop, in sua assenza prenderebbe il taxi e, soprattutto, non è provato che – ammesso anche che dei privati cittadini possano far concorrenza ai professionisti del trasporto pubblico – un po’ di concorrenza in più, minacci di “strozzare” i profitti dei tassisti.

Ma, soprattutto, non credo sia auspicabile, nel 2015, che per garantire gli attuali livelli di profittevolezza di un’attività svolta da qualche migliaio di persone in tutto il Paese, si possano privare milioni di cittadini di quella che, evidentemente, vivono come un’opportunità per abbattere i costi fissi connessi al possesso della propria macchina o per spostarsi spendendo il giusto o, forse, meno del giusto.

Se il beneficio dei più, richiede il sacrificio dei meno, in una democrazia, qual è il compito di chi Governa?

Il problema in questa vicenda – come nella più ampia partita della sharing economy – è che si sente troppo spesso dire che una determinata attività è vietata in nome di leggi del passato e troppo raramente interrogarsi sull’opportunità o meno di continuare a considerarla tale.

Io non trovo ragioni per dire di no a Uber Pop ma il confronto – su temi come questo – è straordinariamente prezioso.

 

Nota di trasparenza: assisto Altroconsumo nel procedimento dinanzi al Tribunale di Milano

  • max

    Hai completamente ragione…dobbiamo sperare che il 2 luglio un pò di fosforo entri nella mente del giudici….

  • pippoemi

    Rivolgiamo uber

  • Unica Filt Cgil

    È noioso dover spiegare a chiunque perché UberPop non può lavorare, basta la sentenza è chiuso il discorso.
    Il taxi è un servizio che non può (non ho scritto non deve) essere liberalizzato. Studiate e poi nel caso scrivete.
    Unica Filt Cgil
    Lazio

  • Aquila 77

    La 21/92 è stata modificata anche dal governo Monti, che sia vecchia lo dite voi. Anche il codice della strada è vecchio, ma va rispettato.
    La Bolkestein poi parla chiaro, ma sappiamo che Goldman Sachs può comprare tutti, avvocati, politici e soprattutto giornalisti.

  • Aquila 77

    In Cina il Ceo di Uber ha minacciato i driver, dicendo che se osavano manifestare li avrebbe oscurati dalla app. È questo il futuro che volete? Lavoratori senza tutele o diritti, che non possono nemmeno contestare il proprio disagio? Schiavi 2.0.

  • ncc

    Taxi e ncc sono il trasporto pubblico non di linea in Italia e non necessita di essere integrato da improvvisati autisti che per arrotondare mettono in crisi chi il lavoro in questione lo fa di professione con tutti gli oneri e doveri di chi gestisce una regolare attività. Oppure diciamo a quelli favorevoli ad Uber cosa penseranno quando qualcuno gli ruberà il lavoro pur non avendone le qualifiche. Povera Italia.

  • ncc

    Scorza: Why not giornalistpop o medicopop o avvocatopop o farmacistapop o autistatrenopop o pilotaaereopop o metta lei una PROFESSIONEPOP.

  • Ispio

    Non è vero che il livello di sicurezza è lo stesso. Gli attuali tassisti sono soggetti a registrazione forte e a una vigilanza costante, con tanto di disciplinare e sanzioni. UberPop no. L’autore dell’articolo parla di geolocalizzaione, ma questo non garantisce proprio nulla. Inoltre, credo che il problema reale siano le licenze e i mutui che molti tassisti stanno ancora pagando. Ripagate loro le licenze, allineate le regole e vedrete come i tassisti saranno ben felici di cooperare. Non ultimo, i TAXI sono già una sharing economy. Il carico di lavoro sui tassisti è calato negli ultimi anni. Aumentare l’offerta, quando è già abbondante, non farà che abbassare i prezzi e quindi rendere ancora più difficile la situazione. E’ vero che potrebbe aprire nuovi mercati, ma è tutto da dimostrare. Cautela non guasta mai.

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