PNRR

Transizione ecologica e digitale, Assistal: “Le misure che servono per cambiare il paese”

Il PNRR è un’occasione epocale per diventare leader nel processo di sviluppo e crescita economica e sociale, basato su rivoluzione verde, transizione ecologica e digitalizzazione. Le imprese sono chiamate a svolgere un ruolo attivo e decisivo ma servono anche riforme importanti di Giustizia, Lavoro, Fisco e PA

Pubblicato il 16 Apr 2021

Angelo Carlini

Presidente Assistal

Photo by Riccardo Annandale on Unsplash

Nelle scorse settimane, in più occasioni, abbiamo avuto modo di rappresentare ai Ministri competenti le nostre proposte relative al PNRR. Siamo convinti, infatti, che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sia un’occasione epocale per diventare leader e non restare follower di un processo di sviluppo e di crescita economica e sociale, ove la rivoluzione verde e la transizione ecologica, insieme alla digitalizzazione, rappresentano uno dei capitoli fondamentali sui quali le imprese sono chiamate a svolgere un ruolo attivo e decisivo. Tuttavia, è evidente che l’efficacia di questo strumento richiede una strategia organica e sistemica che passa attraverso l’attuazione di riforme importanti che riguardano la Giustizia, il Lavoro, il Fisco e la Pubblica Amministrazione.

Per anni, abbiamo atteso e ci siamo illusi di essere vicini a una svolta epocale, di cambiamento univoco da parte di tutti, senza che succedesse realmente. E questo possiamo considerarlo vero fino al febbraio dello scorso anno quando la crisi pandemica ha stravolto la nostra vita personale e sociale, la nostra economia e il mondo del lavoro imponendoci di cambiare davvero.

PNRR debole sul piano ambientale: progetti concreti per una transizione verde

Sostenibilità ambientale, l’occasione unica del Recovery Fund

Nella drammaticità di quanto abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, possiamo individuare degli aspetti positivi, quantomeno in un ritrovato spirito europeo di cooperazione e di unità. Le risposte che l’Europa e i governi nazionali stanno mettendo in campo certificano però il fallimento dei paradigmi energetici e ambientali finora perseguiti, non solo per le ripercussioni in termini di sostenibilità ambientale. Il fallimento è certificato anche da un fallimento economico e sociale, causa di tensioni e disuguaglianze crescenti in tutto il mondo.

Ciò che noi chiamiamo Recovery Fund e che il resto dell’Europa chiama, non a caso, “Next Generation EU” è un prestito chiesto ai nostri giovani che dobbiamo usare con senso di responsabilità non solo per affrontare i problemi contingenti, ma anche e soprattutto per investire in un futuro migliore perché il dividendo economico, sociale e ambientale ritorni alle generazioni future.

Nel 2030, le rinnovabili dovrebbero arrivare al 40% del mix energetico europeo e l’obiettivo di efficienza energetica, oggi del 32,5%, dovrebbe crescere fino al 39-40%. Tutto questo è certamente possibile aumentando gli investimenti pubblici e privati, ma adoperandoci anche per contrastare il fenomeno della povertà energetica che, non dimentichiamolo, tocca oltre il 16% della popolazione italiana.

Le misure che servono

Per poter raggiungere i livelli richiesti di sostenibilità energetica e ambientale non possiamo lasciare che le diverse misure di incentivazione presenti già da qualche anno, nonché le ultime misure approvate con esplicito riferimento al Superbonus, restino suscettibili di proroghe e di una condizione di limitabilità. Al contrario, dovrebbero essere misure stabili e strutturali per dare certezza e garanzia ai finanziamenti privati considerato che le stesse hanno un effetto moltiplicatore imponente in termini di occupazione e sviluppo.

Stabilizzare ecobonus e superbonus

Pertanto, è necessario procedere alla stabilizzazione dell’Ecobonus e del Superbonus perché tali misure, associate alla modalità della cessione del credito e dello sconto in fattura, ci permettono di far ripartire i cantieri rilanciando in modo concreto e significativo l’economia italiana, provata dall’emergenza Covid.

Favorire forme contrattuali come gli Energy Performance Contract

Analogamente occorre tenere in debito conto che il maggiore grado di complessità degli interventi realizzati per accedere al Superbonus richiede una maggiore expertise non solo di progettazione ma anche di conduzione, manutenzione e gestione dei sistemi installati. Pertanto, sarebbe opportuno favorire e agevolare fiscalmente forme contrattuali come gli EPC (Energy Performance Contract) di cui al DLgs 102/14 che potrebbero meglio garantire la performance attesa. Risultato questo non affatto scontato soprattutto con i meccanismi in essere che incentivano solo la realizzazione delle opere di efficientamento energetico e non il mantenimento nel tempo dei risultati conseguiti.

Dare stabilità e certezza al meccanismo dei certificati bianchi

Altrettanto prioritario è dare stabilità e certezza al meccanismo dei certificati bianchi che si conferma essere un’esperienza di successo con un rapporto costo-efficacia inferiore rispetto alle altre misure di sostegno all’efficienza energetica che incidono sulle utenze energetiche o sulla fiscalità generale. Le continue rivisitazioni del meccanismo e i ritardi nella pubblicazione del nuovo decreto di riforma dello stesso, che era atteso per lo scorso mese di gennaio, non fanno che ostacolare gli investimenti e depauperare il meccanismo della necessaria utilità ed efficacia.

Semplificare e potenziare il Conto Termico

Infine, è necessario semplificare e potenziare il Conto Termico per accelerare il programma di efficientamento energetico degli edifici pubblici, delle scuole e degli ospedali. In particolare, è necessario rivedere i costi unitari massimi e i massimi valori erogabili per gli edifici pubblici adibiti a uso scolastico e gli edifici di strutture ospedaliere del Servizio sanitario nazionale, anche limitatamente ad alcune tipologie di intervento, onde evitare che la maggiorazione al 100% delle spese ammissibili, introdotta dallo scorso Decreto Agosto per incoraggiare gli interventi di efficienza energetica, finisca con l’essere inutile per questi edifici che generalmente hanno grandi dimensioni.

Una roadmap per la PA

Negli ultimi anni abbiamo osservato che a guidare la classifica degli investimenti in efficienza energetica è stato il settore del “building” con ben il 65% del totale, seguito dal comparto industriale che cuba circa 2,3 miliardi di euro (circa il 33%) e infine la Pubblica Amministrazione che non supera il 2% del totale degli investimenti. Andrebbe quindi ricercata una maggiore incisività per la riqualificazione energetica degli immobili della Pubblica Amministrazione attraverso la definizione di una roadmap che coinvolga tutte le categorie di edifici in quanto l’obbligo finora previsto riguarda esclusivamente la Pubblica Amministrazione centrale che rappresenta una quota ridotta e poco rilevante dello stock edilizio. Sarebbe quindi auspicabile il raggiungimento dell’obiettivo del 3% annuo di ristrutturazione degli edifici per tutti i livelli della PA, come peraltro suggerito anche dallo stesso Parlamento Europeo in una Risoluzione del 2013.

Conclusioni

L’autoconsumo rappresenta il futuro a cui tendere, ma sussistono ancora degli ostacoli che ne impediscono il consolidamento. In tal senso possibili misure correttive sarebbero, in particolare, l’armonizzazione delle norme, incluse quelle di natura fiscale, e la semplificazione degli adempimenti a carico del gestore di una rete privata in quanto l’attuale quadro regolatorio lo equipara a un distributore della rete pubblica malgrado il numero ridotto di punti di prelievo gestiti.

La promozione dell’efficienza energetica può costituire un’importante soluzione di contrasto al fenomeno della povertà energetica. Tuttavia elementi quali ad esempio possibili lunghi tempi di ritorno degli investimenti, scarsa solidità creditizia, necessità di capitali nella fase pre-intervento costituiscono barriere che scoraggiano se non impediscono interventi di miglioramento. È quindi importante prevedere azioni di mitigazione di tali barriere.

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