leadership femminile

Donne e startup: il lungo cammino verso equità di finanziamento e supporto



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Nonostante l’aumento della partecipazione femminile nell’imprenditoria, le donne affrontano ancora ostacoli significativi, come la scarsa disponibilità di finanziamenti. Le startup guidate da donne mostrano però risultati positivi, evidenziando l’importanza della gender diversity

Pubblicato il 23 feb 2024

Paolo Anselmo

Presidente Associazione IBAN

Mariarosa Trolese

Comitato Direttivo IBAN



venture capital

Nell’ecosistema delle startup, la leadership femminile è un elemento ancora poco diffuso, ma che promette di portare cambiamento e innovazione. Le donne che si affermano in questo settore dimostrano un approccio alla gestione d’impresa diverso, capace di valorizzare le relazioni e l’inclusività, ma devono fare i conti con una serie di ostacoli strutturali.

L’Angel Investing al femminile rappresenta una delle chiavi per superare questi limiti, creando opportunità non solo per le donne stesse, ma per l’intero panorama imprenditoriale europeo.

Donne e startup: il contesto attuale

Diversità e inclusione sono principi che, se abbracciati in azienda, portano a una maggiore efficienza, produttività, creatività e innovazione, migliorano le opportunità e accrescono i vantaggi competitivi sul mercato e le performance.

Purtroppo, parlando di gender diversity, le donne risultano ancora ampiamente sottorappresentate nell’ecosistema dell’innovazione, tanto le imprenditrici quanto le investitrici, nonostante i dati dimostrino che la gender diversity porta a risultati positivi per l’impresa. Se da un lato la partecipazione femminile all’imprenditoria sta lentamente aumentando, dall’altro permangono significativi gap, come la scarsa disponibilità di finanziamenti e, in generale, il sostegno limitato alle donne che decidono di mettersi in gioco. Le donne, tuttavia, avendo compreso il contesto a loro sfavorevole, sembrano aver recentemente individuato nell’alleanza con gli uomini una strada per superare alcuni ostacoli.

I numeri delle startup guidate da donne

Nel 2022 a livello mondiale le founder donna di startup innovative sono state il 15%, secondo i dati del portale Venturebeat.com. L’Europa si trova al penultimo posto della classifica (12,6%), a pari merito con l’America Latina e davanti solo all’area MENA (10,1%). Guidano la classifica l’Oceania, con una startup su 5 a guida femminile (21,6%) e il Nord America (15,7%). Sempre con riferimento all’anno 2022, negli USA le startup guidate da donne hanno ricevuto solo l’1,9% dei finanziamenti (-0,5% rispetto al 2021), pari a circa 4,5 miliardi di dollari dei circa 238,3 miliardi di dollari di capitale di rischio stanziati dagli investitori nel mercato del venture capital; anche a livello europeo gli investimenti dei VC nelle startup a guida femminile sono diminuiti nel 2022 portandosi a quota 4,1 miliardi di euro.

In Italia, sulla base dei dati del V Rapporto nazionale sull’imprenditoria femminile realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Centro Studi Tagliacarne, nel 2022 le imprese a guida femminile sono il 22,2% e le startup innovative con una founder donna poco più di una su 10 (12,6%). Complessivamente, secondo i dati del portale Dealroom.co, le startup italiane scalabili fondate da donne hanno un valore pari a 2 miliardi di euro, con una percentuale media del 16% che pone l’Italia al secondo posto dietro la Finlandia (23%) e sopra il valore medio europeo (8%). Negli ultimi 5 anni le scale-up italiane hanno avuto complessivamente una crescita delle valutazioni pari al +34,5%.

La leadership femminile e i suoi vantaggi

Guardando poi alle exit dalle startup femminili europee, secondo le analisi di Klecha & Co. c’è stata una progressione costante: dalle 8 del 2019 alle 23 del 2021. Negli ultimi 15 anni, inoltre, almeno 87 donne co-founder hanno ottenuto exit di successo, incluse 19 IPO guidate da donne per un totale di 22,3 miliardi di euro. I settori con il maggior numero di exit guidate da donne sono stati quelli dell’healthtech e del fintech. Il Regno Unito, in questo contesto, vanta il maggior numero di exit di successo al femminile, pari a 31. Seguono la Germania con 19, la Francia con 9 e la Spagna con 6. L’Italia si posiziona al nono posto con 2 exit guidate da donne.

Questi dati non dovrebbero sorprendere perché è ormai noto che la leadership femminile porti a brillanti risultati aziendali. Le donne ai vertici delle aziende sono spesso più propense a prendere decisioni rischiose e a gestire le imprese con un approccio determinato. Inoltre, sono inclini a reinvestire i profitti nell’azienda per favorirne la crescita. Altre caratteristiche femminili che le donne portano in azienda sono la capacità di essere multitasking e l’intelligenza emotiva che le aiuta a individuare i bisogni del mercato e a cogliere le opportunità.

Le alleanze come strategia per superare ostacoli

Nel tempo le imprenditrici hanno realizzato che in un contesto a loro poco favorevole e in cui faticano a trovare spazio, è necessario ricercare alleanze, in primis con gli uomini, per superare alcuni ostacoli apparentemente insormontabili.

Secondo uno studio di Boston Consulting Group (BCG) e SISTA che ha analizzato 1788 startup e 6157 operazioni di fundraising nel corso del 2022 nei mercati di Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Svezia, le startup fondate da sole donne in questi mercati sono state il 10% del totale (12% nel caso di team misti), pari al 7% del fundraising attivato e solamente al 2% dei fondi effettivamente raccolti. Piccoli numeri che hanno spinto le donne a stringere alleanze con gli uomini per ovviare alle difficoltà che incontrano nella raccolta di capitali sul mercato. Tuttavia, mentre è solo 1 uomo su 10 che tende a mettersi in società con una donna per avviare un business, il 50% delle donne ricerca la partnership con un uomo. In presenza di team misti, le donne raccolgono fondi 3 volte superiori (12 milioni di euro contro 4) a quelli che raccoglierebbero con un team di sole donne e anche gli uomini guadagnano dalla maggiore diversity perché in caso di un team totalmente maschile i fondi raccolti diminuiscono del 30%.

Donne nei fondi di Venture Capital: la situazione europea

Passando sull’altro fronte, ovvero quello degli investimenti e della presenza femminile nei fondi di Venture Capital, vediamo confermati alcuni limiti. Nonostante la positiva correlazione esistente tra presenza femminile e performance, l’indagine annuale condotta da European Woman in VC sul mercato del venture capital europeo ha evidenziato che solo il 9% degli asset è gestito da fund manager donna, che i team di gestione dei fondi di Venture Capital composti principalmente da donne registrano performance superiori del 9.3% rispetto a quelli costituiti esclusivamente da uomini e che in media un aumento del 10% della presenza femminile nei senior management team porta ad un incremento dell’1,3% del tasso di rendimento interno.

Tuttavia, le partner dei fondi di VC sono ancora molto poche: solo il 16% nel 2023 rispetto al 15% dell’anno precedente. I partecipanti alla survey hanno però espresso attese positive per il futuro: circa il 50% si aspetta che il numero delle partner nelle rispettive aziende aumenti nei prossimi 5 anni e un 14% si attende addirittura che la crescita sia significativa.

Le migliori performance ottenute dai team guidati da donne vengono ricondotte al fatto che queste donne sono straordinariamente qualificate per il ruolo che ricoprono, considerata anche la difficoltà di arrivare a quelle posizioni e alla loro volontà di investire in società guidate da altre donne che, essendo meno frequentemente oggetto di investimento, permette loro di scovare opportunità trascurate da altri.

Il futuro dell’Angel Investing al femminile

Sempre in ambito investimenti, nel mondo dell’Angel Investing, oltre al supporto finanziario, i Business Angel possono contribuire e favorire lo sviluppo di una governance e di un ambiente lavorativo in cui le diversità interne siano valorizzate. Per esempio, i percorsi di affiancamento e/o mentorship di un Business Angel con maggior esperienza (tendenzialmente uomo in base alle statistiche) nei confronti di una donna che si avvicina all’Angel Investing così come la creazione di comitati di investimento misti sono soluzioni messe in campo dalle associazioni come IBAN e dai club di investimento per valorizzare le differenze e combattere le unconscious bias. Soluzioni che, peraltro, sembrano dare i loro frutti: nel 2022 la percentuale delle Business Angel è balzato al 27% dal 14% dell’anno precedente. Affinché non si tratti di un fuoco di paglia IBAN continuerà nel suo impegno con iniziative specifiche e dedicate per favorire la partecipazione femminile al mondo dell’Angel Investing, nella speranza che anche le misure economiche messe in campo dal governo a sostegno dell’imprenditoria femminile diventino strutturali.

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