Delocalizzazione dell'innovazione

Startup, perché la Silicon Valley non è più la patria degli unicorni

La Silicon Valley non guida più l’innovazione ma continua a far scuola in gran parte del mondo. Intanto, la nuova situazione geopolitica sta trasformando il mondo in un ambiente a comparti stagni. In questa nuova scacchiera dove tecnologia, innovazione e geopolitica si intrecciano il grande interrogativo riguarda l’Europa

05 Mag 2022
Pierluigi Casolari

founder di Unconventional Road, autore di Startup 3.0, blog su startup, innovazione e web 3.0

Se misurassimo l’innovazione in base al numero di unicorni, ovvero startup non quotate valutate più di un miliardo di dollari, allora dovremmo prendere atto che è in corso un grande decentramento geografico. Se fino al 2011, il 75% degli unicorni aveva sede negli Stati Uniti, oggi meno del 50% delle startup miliardarie sono a stelle e strisce.

Di pari passo con le startup vanno gli investimenti. Se fino al 2000 oltre l’80% degli investimenti in capitale di rischio avvenivano negli Stati Uniti, oggi sono poco meno del 50%. E nello specifico la Silicon Valley assorbe meno del 20% del venture capital mondiale.

https://www.agendadigitale.eu/startup/unicorni-davvero-sono-il-futuro-tutti-i-dubbi-sullattuale-modello-di-crescita

L’attuale distribuzione degli unicorni

Gli oltre mille unicorni attualmente attivi sono distribuiti su 300 città. E paesi come l’Inghilterra, la Cina e l’India stanno avanzando nella scacchiera dell’innovazione, rosicchiando posizioni agli Stati Uniti.

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Tuttavia, è da chiedersi se si tratti di un vero multipolarismo o di una globalizzazione che replica il modello dell’innovazione USA. E soprattutto cosa potrà succedere nei prossimi anni, ora che sempre di più è chiaro che il conflitto Russia-Ucraina non è destinato a finire rapidamente, ma piuttosto a trasformarsi in una nuova guerra fredda tra Occidente atlantista (Europa-Usa), Russia-Cina e grandi paesi neutrali come India e il blocco dell’America Latina.

Modelli di business e meccanismi finanziari

Come suggerisce Luca de Biase se ci si limita alla distribuzione geografica degli unicorni allora è indubbio che sia in corso un decentramento. Se tuttavia mettiamo sulla bilancia anche ulteriori elementi come il modello di business e i meccanismi finanziari, allora dovremmo prendere atto che il modello che sta colonizzando l’innovazione su scala planetaria è quello della Silicon Valley: grandi investitori di rischio che iniettano enormi quantità di denaro su aziende con una forte componente tecnologica orientate a creare modelli fortemente scalabili e a dare luogo a interi nuovi mercati.

Le differenze tra Usa e resto del mondo

Da questo punto di vista si potrebbe parlare di imperialismo dell’innovazione o di egemonia culturale nel campo delle nuove tecnologie. E tuttavia alcune differenze esistono. Gli Stati Uniti hanno una straordinaria capacità di produrre unicorni nel segmento del software e della tecnologia. L’Europa e l’Asia sono orientate al mondo Fintech (nell’ambito di sinergie tra aziende finanziarie tradizionali e nuove startup).

Se prendiamo in considerazione lo sviluppo dell’innovazione lungo due direttrici: “innovazione tecnologica” e “direzione di marcia” (fornita dai Governi e dagli enti regolatori). Allora qualche differenza, oltre ai contenuti, tra le varie geografiche esiste. Il modello Silicon Valley è un modello ultra-liberale.

Modello Silicon Valley vs modello europeo

L’innovazione “delle aziende” e “nelle aziende” guida sé stessa e poi attraverso azioni di lobbying evita che la politica metta il bastone tra le ruote. Il modello Silicon Valley è un modello con un massimo di innovazione e un minimo di “direzione”.

In Europa invece il tema della regolamentazione è molto forte. È di qualche settimana fa la promulgazione del Digital Market Act che sostanzialmente introduce una serie di regolamentazione sui social network e sui motori di ricerca. L’Europa insegue un modello, dunque, dove “innovazione” e “direzione dall’alto” si muovono insieme. Il problema però è che l’Europa non è un soggetto politico unitario e la regolamentazione è passiva, difensiva, formale.

Frenare i “monopoli” americani serve a poco se non si è in grado di promuovere propri servizi negli stessi ambiti dell’informazione (motori di ricerca, social network). Anche la componente Fintech rischia di andare poco lontano se sin dalla nascita è coerente con il business tradizionale delle Banche e dei soggetti finanziari convenzionali. Insomma, quello europeo rischia di essere un modello a bassa innovazione e ad alta “direzione”. Non sarà invece quello che succederà in Russia e probabilmente in Cina.

Il mondo diviso in due poli

Il mondo si sta spaccando in due poli. I social network, i sistemi di pagamento e altri servizi Fintech hanno sospeso i servizi in Russia. Mosca probabilmente risponderà con investimenti coordinati per costruire una rete propria, social network e strumenti di digitalizzazione autoctoni.

La prima guerra fredda aveva favorito un’esplosione di ricerche, innovazione e tecnologie in ambito bellico e strategico. Basti pensare alla corsa agli armamenti nucleari, alla tecnologia satellitare e ovviamente ai viaggi lunari. Oggi, dobbiamo chiederci quali conseguenze ci saranno per l’innovazione e internet a causa di questa nuova guerra fredda.

In un certo senso l’era della globalizzazione digitale senza frontiere made in USA è finita per sempre.

La Cina ha ormai una consolidata tradizione di strumenti digitali, mobile e social rivolti al mercato interno (wechat, alibaba, etc). La Russia, se non dovesse crollare a causa delle sanzioni (e in molti pensano che non crollerà), cercherà di sviluppare soluzioni proprie, forse integrabili con quelle dei partner cinesi.

Un mondo a sé stante è quello indiano dove si contano centinaia di Unicorni tra Mumbai e Bangalore. I settori con maggiore concentrazione di startup miliardarie sono quelli del fintech, dell’ecommerce, dell’advertising e del SaaS (software per il settore business). Il mondo indiano, in questo momento, è in un certo senso equidistante rispetto ai nuovi equilibri che stanno emergendo a livello geopolitico. Da un punto di vista finanziario ha rapporti consolidati con gli Stati Uniti, uno dei principali venture capital degli unicorni indiani è  Sequoia Capital India, la succursale indiana del più importante VC americano. Allo stesso tempo però la vicinanza – non tanto geografica ma commerciale – con la Russia è fortissima. Gli scambi tra i due stati sono rilevanti per l’economia di entrambi i paesi. Non ha sorpreso gli analisti dunque che l’India non abbia votato la risoluzione dell’ONU che condannava l’attacco russo all’Ucraina.

Conclusioni

Stiamo andando insomma verso un decentramento progressivo. La Silicon Valley non guida più l’innovazione. Da un lato il modello tipico della west coast americana basato su grandi investimenti finanziari, venture capital aggressivo, progetti ad alta scalabilità e unicorni ha fatto scuola in gran parte del mondo. Dall’altro la nuova situazione geopolitica trasformerà – molto probabilmente – il mondo in un ambiente a comparti stagni ciascuno dei quali con il proprio progetto di innovazione.

Insomma, il modello della Silicon Valley sta diventando un bellissimo “caso di studio” più che una forma di imperialismo tecnologico.

In questa nuova scacchiera dove tecnologia, innovazione e geopolitica si intrecciano il grande interrogativo riguarda l’Europa. Da un lato è evidente l’ambizione dell’Unione Europea di ridurre la sudditanza nel campo dell’innovazione rispetto agli Stati Uniti. Dall’altro, tuttavia, la mancanza di un’idea forte e valoriale di Europa non permette di costruire un mix di innovazione e di direzione tecnologica autorevole in grado di rappresentare un ulteriore polo, rispetto a quello USA e a quello asiatico.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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