I quattro modelli della guerra italiana al digital divide

Banda larga

Alcune regioni sono in vantaggio, grazie soprattutto a progetti banda larga avviati con risorse proprie: è il caso della Lombardia, delle Marche, della Sardegna e della Provincia Autonoma di Trento che hanno in corso azioni che porteranno alla chiusura sostanziale del digital divide entro l’anno. Le altre regioni aspetteranno il 2014

di Cristoforo Morandini, Between

In assenza di un modello unitario definito a livello centrale, le Regioni e gli altri Enti locali (Province, Comunità Montane) si sono attivati definendo ognuno una propria modalità di azione. Solo negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza dell’importanza di un maggior coordinamento ed una maggiore omogeneità dei modelli, grazie anche al contributo delle Linee Guida per i Piani regionali per la banda larga, emanate nel 2007 dal Comitato per la diffusione della banda larga, ma anche grazie all’operato di Infratel Italia, che ha sperimentato azioni concertate tra governo centrale e territorio.

I modelli di intervento possono caratterizzarsi per la diversa profondità di coinvolgimento del pubblico: si va da modelli che richiedono un forte intervento degli operatori privati (accordi tra Regioni e operatori, incentivi finanziari in aree a fallimento di mercato), a modelli più prettamente pubblici, come è il caso di Infratel Italia e delle regioni che hanno creato società pubbliche per la realizzazione e la gestione della rete (Lepida, Insiel, Trentino Network).

Sulla base delle esperienze sviluppate nelle regioni italiane, si possono identificare quattro tipologie di modelli di intervento pubblici:

1.      Infrastruttura pubblica di backhaul, che prevede l’estensione della rete in fibra ottica per il collegamento delle centrali telefoniche o per la realizzazione di infrastrutture di backhaul a sostegno degli operatori. Il modello prevede che l’amministrazione locale, direttamente o indirettamente, tramite l’intervento di un soggetto intermediario, realizzi l’infrastruttura passiva per collegare siti di raccolta di accesso ai backbone degli operatori e conceda in affitto l’infrastruttura a uno o più operatori  che completano la rete con l’installazione degli apparati per l’attivazione del servizio di connettività. Tale modello è stato applicato da Emilia Romagna, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Infratel Italia;

2.      Infrastruttura pubblica di accesso, con la realizzazione di una rete pubblica di accesso alternativa (tipicamente wireless) data in gestione ad un operatore. Il modello prevede che l’amministrazione locale realizzi l’infrastruttura di rete di accesso, e ne affidi la gestione ad un operatore, tramite gara pubblica. Tale modello viene spesso adottato a livello locale, da Province e Comunità Montane, per le aree più marginali, dove gli operatori non reputano economicamente conveniente alcun tipo di investimento sulla propria rete oppure sono presenti dei vincoli tecnici che rendono pressoché impossibile o molto costoso erogare il servizio a banda larga sulla rete di accesso tradizionale;

3.      Incentivi finanziari per la copertura. Il modello prevede l’erogazione di un finanziamento pubblico agli operatori nelle aree di fallimento di mercato, per coprire il mancato ritorno degli investimenti (market failure). Si attua tramite una procedura di evidenza pubblica che seleziona uno o più operatori di telecomunicazioni che intendano co-investire sul territorio per dare servizi di connettività a cittadini ed imprese. Il finanziamento è subordinato all’effettivo verificarsi, ex-post, del fallimento del mercato durante l’arco di validità dell’incentivo (in genere 4 anni), attraverso meccanismi di rientro dei capitali a valle del periodo di monitoraggio nel caso l’investimento sia più redditizio del previsto, correlando così il finanziamento agli introiti derivanti dalla vendita di servizi. Il modello incentiva la proposta di soluzioni tecnologicamente neutrali e permette di intervenire in modo selettivo e trasparente, anche a livello di comuni o di singole frazioni. Tuttavia richiede una procedura complessa, sia in fase di predisposizione del progetto che di verifica contabile. In Italia è stato seguito da Sardegna, Toscana, Veneto, Marche, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento;

4.      Accordi con operatori, in forma di protocolli di Intesa tra Amministrazioni Pubbliche e operatori, in cui si prevede da un lato che l’operatore investa fondi propri nella realizzazione di infrastrutture a banda larga, dall’altro che l’Amministrazione Pubblica investa in servizi per stimolare la domanda e l’uso delle reti a banda larga. Il modello garantisce il massimo rispetto dei reciproci ruoli da parte degli operatori, che si occupano dello sviluppo delle reti, e delle amministrazioni pubbliche, che si occupano di erogare i servizi sulla rete e di promuovere la domanda e lo sviluppo dei contenuti multimediali; inoltre è il modello che comporta il massimo approccio negoziale tra Ente e operatori. Questo approccio è stato seguito da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Umbria.

L’analisi del percorso evolutivo delle strategie regionali evidenzia un generale spostamento dei modelli di intervento pubblici da un lato verso una maggiore collaborazione con il mercato e gli operatori privati, dall’altro verso le generazioni broadband successive. Tuttavia, non è ancora possibile definire una precisa modellizzazione relativa ai progetti territoriali pubblici o in Partnership Pubblico Privata per la banda ultralarga, ancora tutti in fase di avvio e non adeguatamente sviluppati per costituire casistica di riferimento. 

Nella corsa alla chiusura del digital divide entro i tempi definiti dall’Agenda Digitale Europea (2013), alcuni territori appaiono al momento in vantaggio, grazie soprattutto a progetti avviati con risorse proprie: è il caso della Lombardia, delle Marche, della Sardegna e della Provincia Autonoma di Trento che hanno in corso azioni che porteranno alla chiusura sostanziale del digital divide entro l’anno. Per gli altri territori si prospetta invece il raggiungimento dell’obiettivo europeo con un anno di ritardo, grazie al contributo e alle risorse apportate dal piano nazionale per la banda larga portato avanti da Infratel, che chiuderà definitivamente il digital divide in Italia entro il 2014.

04 Giugno 2013

TAG: banda larga, digital divide, morandini