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Come diffondere la fatturazione elettronica B2B e vivere felici

Nel dibattito sull’introduzione della fatturazione elettronica manca un elemento fondamentale: la creazione di valore vero per le imprese. Ancora una volta si rischia di mettere in piedi un sistema destinato a fallire o a diventare “antipatico” agli utenti, se non ci si ferma un minuto a ragionare su quello che potrebbe essere un modello win-win

Pubblicato il 15 Feb 2017

Paolo Colli Franzone

Fondatore di NetSquare srl e IMIS

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Come diffondere la fatturazione elettronica B2B e vivere felici

Torna d’attualità il tema della fatturazione elettronica B2B: dopo la PA, verso la quale le fatture devono essere inviate obbligatoriamente in modalità elettronica, tocca al ben più gigantesco universo delle transazioni commerciali fra aziende (“B2B”) avviare una trasformazione epocale. Milioni di fatture emesse ogni anno da centinaia di migliaia di aziende anche piccolissime.
Si prevedono modesti benefici a favore di chi si adeguerà rinunciando definitivamente alla carta o al traffico di PDF inviati via mail; qualcuno ipotizza più o meno drastici switch-off, sull’onda di quella corrente di pensiero che risolve ogni problema digitale del Paese attraverso la cogenza e l’imposizione.
Può essere una soluzione, per carità.
Ma forse ce ne può essere un’altra.

Il problema, come purtroppo sovente accade nell’olimpo digitale di Palazzo, è rappresentato dalla mancanza di conoscenza approfondita dei reali problemi e degli effettivi bisogni di tutti gli attori coinvolti in un determinato processo o ciclo: manca, diciamo, la visione d’insieme.
Si pensa alla fatturazione elettronica e si traduce il tutto in regole e flussi di bit, lasciandosi poi magari andare a qualche concessione burocratico-amministrativa (benefici in termini di semplificazione del meccanismo dei controlli tributari), dando per scontato che tutto ciò sia sufficiente a risolvere il problema.
Purtroppo, non è così semplice: soprattutto in ambito B2B, dove gli attori principali sono piccole e medie imprese già piuttosto sfiancate dalla crisi ma soprattutto dall’enorme fardello di adempimenti burocratici, ogni nuova “pensata” in arrivo da Roma viene vista con leggerissimo fastidio, per usare un eufemismo.

E dire che basterebbe avere un minimo di visione d’insieme, magari l’umiltà di confrontarsi col mondo reale e la voglia di studiare ogni fenomeno e ogni processo nella sua complessa globalità.
Capire, ad esempio, chi sono tutti gli attori coinvolti nei processi di fatturazione B2B e quali sono i loro attuali problemi, le difficoltà.

La stragrande maggioranza delle fatture attive emesse ogni giorno in Italia viene stampata in tre copie: una viene spedita al cliente, la seconda rimane al soggetto che la emette, la terza finisce in una banca per essere convertita in disponibilità liquida. “Smobilizzo del portafoglio commerciale”, in gergo tecnico bancario.
Voi direte: e che c’azzecca, questa cosa, con la fatturazione elettronica?
C’azzecca, e anche molto.

Andando a parlare con qualunque direttore di banca vi sentirete raccontare un mondo meraviglioso di fatture portate all’anticipo con una certa creatività: dalla fattura “inventata tout court” a quella appoggiata su più banche contemporaneamente per far fronte a momenti di bonaccia finanziaria, diciamo.
Ovviamente le banche hanno compreso al volo il problema e attuato qualche contromisura: la fattura ricevuta dall’istituto di credito viene notificata al debitore in modo che eventuali “eccessi di creatività” possano essere intercettati prima di accreditare al fornitore l’anticipo di cassa. Tutto questo costa tempo e denaro per la banca, e tempo anche all’emittente della fattura che vede dilatarsi il lasso di tempo fra la presentazione all’anticipo e l’accredito del denaro.

Cosa succederebbe, quindi, se le banche dicessero ai loro clienti che le fatture elettroniche vengono accettate e trasformate in liquidità entro mezza giornata dalla presentazione?
Abilitando le banche a verificare sullo SDI (sistema di interscambio) il non ripudio della fattura e quindi la sua veridicità.
Una volta certificata dallo SDI, la fattura viene “marcata” e si impediscono le doppie o triple presentazioni all’anticipo.
Semplice, non credete?
Semplice, veloce, affidabile, vantaggioso per la banca che diminuisce drasticamente il rischio e per l’emittente della fattura che smobilizza più in fretta il suo portafoglio commerciale.
Penalizzante per i “creativi dell’emissione di fatture”, ma questo ci piace parecchio.
Magari, provando a citofonare all’ABI ed esercitando un minimo di moral suasion, si potrebbe persino spuntare uno sconto anche solo poco più che simbolico sul tasso di interesse praticato su operazioni di smobilizzo del portafoglio commerciale, chissà.
“Provare per credere”, diceva il Poeta.

Ecco quindi che un’operazione di digitalizzazione assume, una volta tanto, una valenza fortemente positiva a livello di intero sistema: vincono tutti, diciamo.
E non c’è niente di così difficile, se non la capacità di vedere ogni fenomeno nella sua globalità e di intuire i possibili “win-win” innescabili.
Non vale solo per la fatturazione elettronica: si può fare con SPID, si può fare con tutto.
Astenersi miopi e pasdaran digitali.

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ecofly2001
ecofly2001
9 anni fa

A franzò, hai inventato un nuovo metodo di controllo come se si sentisse la mancanza.Già veniamo considerati criminali per il solo fatto di avere un’attività commerciale. Spiegami invece cosa rispondere all’azienda che per vendermi un gestionale capace di fare la fatturazione anche elettronica, vuole 5000 euri oltre ad un canone di circa 2000 annui. Te la do io un’idea, che lo stato venga ad adeguare il mio gestionale ormai ammortizzato oppure regali un buon gestionale a tutti gratis. Vedrai se non fatturiamo anche elettronico B2B.

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