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Legge AI italiana, ecco le regole per i professionisti



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La norma appena approvata in via definitiva dal Parlamento introduce regole specifiche per i liberi professionisti come dottori commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e notai, con l’obiettivo di garantire trasparenza, tutela del pensiero critico umano e preservare il rapporto fiduciario con il cliente

Pubblicato il 19 set 2025

Silvia Testi

Responsabile marketing e comunicazione Alavie



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L’l’Italia è uno dei primi paesi europei con una normativa nazionale dedicata all’IA, che contiene anche regole per i professionisti. La logica è la stessa che vale per altre disposizioni della legge: principi “antropocentrici” che mettono al centro i diritti fondamentali dell’uomo, la trasparenza e la responsabilità.

Nuove regole per i professionisti nella legge sulla AI italiana

La norma introduce regole specifiche per i liberi professionisti come dottori commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e notai, con l’obiettivo di garantire trasparenza, tutela del pensiero critico umano e preservare il rapporto fiduciario con il cliente.

Obbligo di trasparenza verso il cliente

I professionisti che utilizzano sistemi di IA devono informare il cliente in modo chiaro, semplice ed esaustivo sui tool impiegati nell’esecuzione della prestazione. Non è sufficiente affidarsi agli strumenti tecnologici: la normativa richiede che il pensiero critico umano resti predominante nel processo decisionale. Questo principio mira a evitare che l’IA sostituisca il ruolo interpretativo e valutativo del professionista.

Limitazioni e finalità d’uso dell’IA

L’IA può essere utilizzata esclusivamente per attività strumentali e di supporto all’attività professionale, non per sostituire la prestazione intellettuale vera e propria. Il lavoro intellettuale deve restare prevalente rispetto all’apporto degli strumenti digitali, garantendo così che la valutazione critica rimanga responsabilità del professionista.

In ambito fiscale per i Dottori Commercialisti questo si traduce in obblighi di tutela e controllo dei dati elaborati e forniti per conto della clientela dello studio: l’impiego dell’IA deve essere limitato ad attività strumentali e di supporto all’attività fiscale; la valutazione, l’interpretazione e la decisione devono restare prerogative del professionista. La legge vieta di delegare all’intelligenza artificiale la responsabilità esclusiva degli atti e delle scelte effettuate per conto del cliente.

Contratti e rapporto fiduciario

Tali disposizioni si applicano ai contratti di prestazione d’opera intellettuale (come incarichi professionali classici), non a contratti di cessione d’opera (ad esempio, quando un’opera creata con IA viene ceduta senza incarico diretto). L’obiettivo è salvaguardare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente in tutte le fasi dell’incarico.

Obblighi informativi e privacy

Se vengono impiegati sistemi di IA nel monitoraggio, nella gestione del rapporto di lavoro, nelle analisi dei dati o nella valutazione di incarichi, il cliente deve essere informato per iscritto e in formato facilmente leggibile. L’utilizzo dell’IA deve comunque rispettare la privacy, la dignità umana e la riservatezza delle informazioni trattate. Nel trattamento di dati fiscali con sistemi di IA, il professionista è tenuto a rispettare la normativa sulla privacy e la tutela dei dati personali, informando il cliente sull’uso delle tecnologie e garantendo che i dati siano trattati solo per lo scopo previsto, nel rispetto del GDPR Europeo.

Formazione obbligatoria

Il decreto affida agli Ordini professionali il compito di organizzare percorsi di formazione e alfabetizzazione digitale specifica sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, aumentando la preparazione dei professionisti. Questo punto è pensato per aiutare gli iscritti ad adottare le tecnologie in modo consapevole, aggiornando le competenze.

Compenso e responsabilità

La legge riconosce anche la possibilità di equo compenso, calcolato tenendo conto dei rischi e delle responsabilità legati all’utilizzo di sistemi di IA nelle prestazioni professionali. Rimane la responsabilità diretta del professionista per le valutazioni, le scelte critiche e gli atti finali che coinvolgono i clienti. Resta fermo il principio di responsabilità diretta del commercialista sulle attività svolte, anche se supportate da IA. Il rischio e le complessità derivanti dall’utilizzo di queste tecnologie possono essere considerati nella determinazione del compenso per la prestazione.

Implicazioni per gli studi legali e notarili

La legge sull’intelligenza artificiale cambia le procedure per avvocati e notai introducendo nuovi obblighi di trasparenza, limitazioni nell’uso dell’IA nei processi decisionali e una ridefinizione delle responsabilità professionali e dei controlli. Per gli studi legali il decreto pone l’accento sulle attività, sui doveri e sugli impatti procedurali con regole precise su IA e giustizia:

  • L’AI non potrà scrivere sentenze o atti giudiziari. Le norme approvate vietano infatti che possa essere utilizzata per attività legate all’interpretazione e l’applicazione della legge, per valutare i fatti durante i processi e per decidere le pene. Potrà essere invece utilizzata nei procedimenti amministrativi, ma la responsabilità sulle decisioni dovrà essere umana e non delegabile.
  • Gli avvocati possono utilizzare sistemi di IA solo per attività di supporto (analisi documentale, ricerca giurisprudenziale, gestione dei dati processuali), mantenendo la centralità dell’intervento umano nelle valutazioni e decisioni;
  • L’articolo 13 della legge impone l’obbligo specifico di informare il cliente ogni volta che viene impiegata l’intelligenza artificiale nell’esecuzione del mandato, garantendo trasparenza e rafforzando il rapporto fiduciario.
  • Il Codice Deontologico dovrà essere aggiornato con procedure dettagliate sull’uso dell’IA e sulla gestione del consenso informato, sia per i clienti che per le parti coinvolte nei procedimenti giudiziari.
  • In ambito giudiziario, rimane il divieto di automazione delle decisioni: l’IA non può essere utilizzata per pronunciare sentenze, ma solo come strumento di supporto per l’organizzazione e la preparazione dei fascicoli processuali.

Per i notai, le tecnologie intelligenti possono essere usate per accelerare l’analisi documentale, la verifica delle conformità e la preparazione degli atti notarili, senza sostituire il controllo umano sulla legalità e sulla autenticità degli atti.

Le nuove norme ampliano la flessibilità delle procedure, in particolare per operazioni complesse e transfrontaliere, ma impongono uno schema di controlli più dettagliato: il notaio deve verificare che l’IA operi solo come strumento di supporto e non come sostituto nelle valutazioni di legittimità o di merito.

Il rapporto fiduciario col cliente resta centrale; anche per il notaio scatta l’obbligo di comunicare l’uso di strumenti di IA e di raccogliere il consenso informato quando si applicano soluzioni digitali avanzate.

La formazione sulla digitalizzazione e sull’IA diventa parte integrante del percorso di aggiornamento professionale.

Nuove responsabilità e aree operative nella gestione del rischio di studio

I professionisti devono mappare i sistemi di IA in uso, valutarne i rischi e predisporre policy interne di conformità, coordinandosi con le autorità di vigilanza e con i team tecnici. Le modifiche approvate introducono aggravanti penali per reati commessi con il supporto dell’IA, quali manipolazione documentale, deepfake, o elusione di controlli notarili. Tutti i documenti o atti prodotti con il contributo dell’IA devono essere certificati come frutto della supervisione umana, con particolare attenzione alla titolarità dei diritti e alla protezione dati.

Un vademecum in 5 punti per l’uso dell’IA negli studi professionali

  1. Informare il cliente sull’uso di IA
  2. Riservare all’attività umana il ruolo critico-decisionale
  3. Adottare misure di sicurezza sulla privacy e il trattamento dati
  4. Fare formazione continua obbligatoria sull’IA
  5. Prendersi incarico la responsabilità diretta sugli atti professionali, anche se svolti con il supporto di strumenti o applicazioni di intelligenza artificiale

Il decreto legislativo sull’intelligenza artificiale apre un nuovo capitolo sulle procedure per gli studi professionali introducendo nuovi obblighi di trasparenza, limitazioni nell’uso dell’IA nei processi decisionali e una ridefinizione delle responsabilità professionali e di controllo.

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