Mentre per molte scuole la via verso l’Intelligenza artificiale inizia in questi giorni, grazie ai fondi del bando legato al DM 219 (MIM, 2025a), e le prime domande rimangono essenzialmente confinate alle dotazioni tecnologiche (quali chatbot adottare) e alla alfabetizzazione di base, l’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689), il framework DigComp 3.0 (Cosgrove & Cachia, 2025), le Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 2025 (MIM, 2025b), il rinnovamento dei percorsi di educazione civica (MIM, 2024) e, più recentemente, il pacchetto di disposizioni attuative approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2026 (Consiglio dei Ministri, 2026) segnano, invece, un cambiamento importante, vorrei dire sistemico, incardinando l’IA non più come opzione tecnologica, ma come infrastruttura di contesto.
La vera novità, perciò, non è tecnologica, ma istituzionale e culturale, e riguarda la ridefinizione stessa del perimetro educativo, con una cornice normativa che attribuisce alle scuole non solo un compito formativo, ma anche una funzione di presidio democratico della trasformazione tecnologica, e con una domanda non più procrastinabile su che tipo di cittadini e di società vogliamo costruire in un mondo in cui l’IA media decisioni, comunicazioni e produzione di senso.
Vediamo come.
Indice degli argomenti
Dall’AI Act alla scuola: una governance multilivello
Con l’approvazione del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (Regolamento UE 2024/1689) l’Unione europea ha scelto di non limitarsi a promuovere l’innovazione, ma di definirne i confini etici e le responsabilità rispetto alla trasparenza, alla proporzionalità e alla tutela dei diritti fondamentali, configurando un atto politico prima ancora che una semplice regolazione tecnica.
Per il mondo dell’educazione questo significa che i sistemi intelligenti devono restare strumenti al servizio della persona, non viceversa. Sul piano concreto, stiamo parlando della classificazione contenuta nell’Allegato III del Regolamento, dove sistemi che determinano l’accesso a percorsi formativi, valutano gli studenti o monitorano comportamenti rientrano esplicitamente tra quelli ad “alto rischio” con obblighi stringenti di trasparenza e documentazione per chi sviluppa o adotta strumenti di IA per la scuola. In pratica, un istituto che adotti un sistema di valutazione automatica delle competenze non può farlo senza verificare conformità, bias algoritmici e procedure di ricorso, che diventano parte integrante della qualità educativa del sistema. Vale la pena segnalare che la proposta del pacchetto Digital Omnibus del 7 maggio 2026, approvata in via definitiva dal Parlamento europeo il 16 giugno 2026 (Commissione europea, 2026), si muove nella direzione di un riordino del calendario dell’AI Act. Il provvedimento prevede il differimento al 2 dicembre 2027 degli obblighi per i sistemi di IA indipendenti ad alto rischio (ulteriormente posticipati al 2 agosto 2028 per quelli integrati come componenti di sicurezza). Per quanto riguarda, invece, gli obblighi di trasparenza, la maggior parte delle disposizioni generali entrerà in vigore il 2 agosto 2026, mentre i requisiti di marcatura dei contenuti generati dall’IA si applicheranno a partire dal 2 dicembre 2026. Contestualmente, il Parlamento ha introdotto un divieto stringente sulle applicazioni di “nudificazione” tramite IA, concedendo alle imprese tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguare i propri sistemi.
Il quadro internazionale si è, nel frattempo, consolidato su più livelli. Se la Raccomandazione UNESCO sull’Etica dell’Intelligenza Artificiale, adottata il 23 novembre 2021 (UNESCO, 2021), aveva già invitato gli Stati a sviluppare programmi di etica dell’IA a tutti i livelli di istruzione, le Linee guida (MIM, 2025b), riferendovisi esplicitamente, collocano l’Italia in continuità con quella cornice globale. Inoltre, a completare il quadro, il 5 settembre 2024 il Consiglio d’Europa ha aperto alla firma la Framework Convention on Artificial Intelligence and Human Rights, Democracy and the Rule of Law (Council of Europe, 2024), primo trattato internazionale giuridicamente vincolante sull’IA, che adotta un approccio basato sui rischi lungo l’intero ciclo di vita dei sistemi intelligenti. A questo punto è chiaro come UNESCO, Consiglio d’Europa e Unione Europea convergano sul medesimo principio, ossia che la tecnologia non possa essere sottratta alla responsabilità democratica.
Parallelamente, il DigComp 3.0 (Cosgrove & Cachia, 2025) ha compiuto la rilevante operazione culturale di non aggiungere l’IA come nuova area di competenza digitale, ma di distribuirla trasversalmente in tutte le dimensioni esistenti (informazione, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti, sicurezza e problem solving), lanciando in questo modo un chiaro messaggio. Non si tratta, infatti, di imparare a usare uno strumento in più, ma di rivedere l’intera idea di cittadinanza digitale, perché una competenza digitale che non includa la capacità di interrogare un algoritmo, riconoscere un contenuto sintetico o comprendere i meccanismi di raccomandazione risulta inadeguata al presente sia sul piano epistemologico sia su quello civico.
La scelta italiana sull’intelligenza artificiale nella scuola
All’interno di questo quadro, l’Italia ha costruito una propria traiettoria. Le Linee guida ministeriali (MIM, 2025b), superando la logica dello strumento e interrogandosi sul senso formativo dell’innovazione, rappresentano il primo tentativo sistematico di collocare l’IA dentro una prospettiva pedagogica esplicita; al contempo, i documenti e le linee di indirizzo pubblicati da AgID tra il 2025 e il 2026 (AgID 2026) introducono criteri operativi rilevanti anche per le istituzioni educative, come la necessità di auditing dei dati, la centralità della spiegabilità delle decisioni automatizzate e l’obbligo di mantenere supervisione umana nei processi ad alto impatto. Per la scuola, questo si traduce concretamente nel fatto che un sistema che segnali automaticamente studenti “a rischio dispersione” debba poter essere interrogato, contestato e corretto da un docente o da un referente educativo.
Arriviamo all’oggi con la novità più sostanziale rappresentata dalle disposizioni attuative del 10 giugno 2026 (Consiglio dei Ministri, 2026), in cui la formazione non viene declinata come addestramento agli strumenti, ma come alfabetizzazione critica in senso pieno, capace di interpretare gli output dei sistemi intelligenti, di riconoscerne i limiti e di assumere responsabilità nelle decisioni che li coinvolgono. Si tratta di una distinzione fondamentale in quanto ci ricorda che l’utilizzo superficiale di un LLM, come, ad esempio, ChatGPT, viene erroneamente definito alfabetizzazione all’IA, mentre quella vera risiede nella comprensione del suo funzionamento, di chi abbia interessi economici nel suo funzionamento e di quali effetti sociali produca.
Un altro aspetto centrale delle disposizioni riguarda la formazione sistematica dei docenti, il rinnovamento strutturale dei curricoli di Educazione Civica e delle discipline STEM e la creazione di comitati tecnico-etici territoriali. Quest’ultimo punto suggerisce che la governance dell’innovazione non debba essere lasciata né alle logiche del mercato né all’isolamento delle singole scuole, ma distribuita in strutture intermedie capaci di contestualizzare le scelte tecnologiche ed etiche alla luce delle specificità dei diversi contesti educativi.
A tal riguardo, i dati ufficiali dell’UNESCO (UNESCO, 2022) evidenziano come, all’inizio del 2022, solo 15 Paesi nel mondo avessero implementato o stessero sviluppando programmi scolastici sull’IA approvati dal governo, ma, oggi, con le disposizioni introdotte nel 2025-2026, l’Italia si colloca a pieno titolo tra i Paesi europei che stanno costruendo in modo più sistematico un quadro educativo dedicato all’intelligenza artificiale.
La scuola come infrastruttura democratica
Dal nuovo quadro normativo emerge il concetto innovativo di scuola come infrastruttura democratica, non più soltanto luogo di trasmissione del sapere, ma presidio istituzionale capace di mediare il rapporto tra cittadini e sistemi intelligenti.
Questo si concretizza in modo evidente nell’inserimento dell’IA nei percorsi di educazione civica, perché la cittadinanza contemporanea richiede un’alfabetizzazione critica profonda per riconoscere e disinnescare i rischi di manipolazione e di disinformazione algoritmica.
È proprio nel principio di supervisione umana effettiva che rintracciamo il punto di convergenza tra AI Act (Regolamento UE 2024/1689), le linee guida AgID (AgID, 2026) e le disposizioni ministeriali (MIM, 2025b). Non basta, infatti, la mera presenza di un essere umano nella catena decisionale, ma occorre che quella persona abbia le competenze per comprendere, valutare e, se necessario, correggere l’output del sistema. Competenze, queste, che trovano nella scuola il loro luogo privilegiato di costruzione.
Non digitalizzazione, ma governance dell’IA
Per oltre vent’anni il dibattito sull’innovazione educativa è stato dominato dall’idea di digitalizzazione, una categoria ormai insufficiente in quanto prevedeva l’aggiunta di strumenti digitali a processi esistenti, non la trasformazione dei processi stessi.
L’intelligenza artificiale, invece, pone interrogativi diversi sulle forme della conoscenza, sui meccanismi della partecipazione democratica, sulla distribuzione del potere decisionale, tutte domande a cui prova a rispondere il quadro normativo consolidatosi tra il 2025 e il 2026, attribuendo alla scuola una funzione strategica che va ben oltre l’istruzione.
Il rischio da evitare è adesso quello di ridurre anche questa stagione, come già quella delle nuove tecnologie, a un aggiornamento di superficie fatto di nuovi software, nuovi moduli formativi o nuove certificazioni, senza che cambi la sostanza del rapporto tra insegnamento e tecnologia. La sfida risiede, invece, nel fare della scuola il luogo in cui l’intelligenza artificiale viene compresa e discussa come esercizio di quella responsabilità pedagogica che ha sempre distinto l’educazione dalla semplice trasmissione di informazioni (Landi, 2026). Garantire che l’innovazione resti al servizio dell’umano non è uno slogan, ma un compito istituzionale che oggi chiama direttamente in campo la scuola.
Bibliografia
• Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). (2026). Linee guida e standard tecnologici per l’adozione di sistemi di Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione. Documenti di attuazione in conformità al Regolamento (UE) 2024/1689. Consultabile sul sito ufficiale: https://www.agid.gov.it/it
• Commissione Europea. (2026). Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2024/1689 per quanto riguarda i rinvii e le semplificazioni (Digital Omnibus on AI). COM(2025) – Accordo politico del 7 maggio 2026, approvato definitivamente dal Parlamento europeo il 16 giugno 2026. Comunicato stampa: https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20260611IPR45207/ia-via-libera-alle-misure-di-semplificazione-e-al-divieto-delle-app-nudifier
• Consiglio dei Ministri. (2026). Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 su “Disposizioni attuative in materia di Intelligenza artificiale”: https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050
• Council of Europe. (2024). Framework Convention on Artificial Intelligence and Human Rights, Democracy and the Rule of Law. Vilnius, 5.IX.2024, CETS No. 225. Testo ufficiale: https://edoc.coe.int/en/artificial-intelligence/11926-council-of-europe-framework-convention-on-artificial-intelligence-and-human-rights-democracy-and-the-rule-of-law.html
• Cosgrove, J., & Cachia, R. (2025). DigComp 3.0: European Digital Competence Framework. Joint Research Centre (JRC), Publications Office of the European Union: https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC144121
• Landi, L. (2026). Snodi formativi sull’intelligenza artificiale: formazione dei docenti PNRR dal bando DM 219 al DigComp 3.0, Licia Landi’s Website: https://www.licialandi.com/wp_it/snodi-formativi-intelligenza-artificiale-dm-219
• Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). (2024). Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica. Integrazione della Cittadinanza Digitale: https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/Linee+guida+Educazione+civica.pdf/9ffd1e06-db57-1596-c742-216b3f42b995
• Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). (2025a). Decreto Ministeriale n. 219 del 2025. Riparto delle risorse per la formazione del personale scolastico sulla transizione digitale: https://pnrr.istruzione.it/news/avviso-pubblico-per-la-presentazione-di-proposte-progettuali-per-la-costituzione-di-snodi-formativi-per-la-transizione-digitale-sullutilizzo-dellintelligenza-artificiale-nella-scuola/
• Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). (2025b). Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle scuole. Testo ufficiale: https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928
• UNESCO. (2021). Raccomandazione sull’Etica dell’Intelligenza Artificiale. Adottata dalla Conferenza Generale il 23 novembre 2021: https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000381137
• UNESCO. (2022). K-12 AI curricula: a mapping of government-endorsed AI curricula. Testo del monitoraggio globale su UNESCO Digital Library – AI Curricula: https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000380602















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