Negli ultimi 10 anni ha accelerato una trasformazione infrastrutturale senza precedenti nel settore delle telecomunicazioni anche tramite il lancio del Piano Strategico Banda Ultra Larga (Piano BUL), che ha segnato l’avvio di un impegno senza precedenti per dotare l’Italia di un’infrastruttura digitale all’avanguardia in modo omogeneo in tutte le aree del Paese, anche quelle più remote ossia le cosiddette Aree Bianche. Tale iniziativa è stata poi rafforzata nel 2021 grazie agli ulteriori investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che affrontava la copertura FTTH delle cosiddette Aree Grigie.
Oggi, il Paese può vantare una copertura1 in fibra ottica FTTH tra le più estese d’Europa, che era al 72% delle unità immobiliari (UI) secondo il report “FTTH/B Market Panorama in Europe” a cura di FTTH Council di settembre 2025, grazie agli investimenti pubblici ora ricordati che hanno superato i 10 miliardi di euro, tra Piano BUL dedicato alle Aree Bianche e risorse del PNRR2 dedicate alle Aree Grigie.
Eppure, nonostante questi risultati straordinari nelle infrastrutture di accesso delle reti, l’adozione da parte di cittadini e imprese stenta a decollare. Considerando circa 32 milioni di unità immobiliari in Italia, e assumendo la copertura, a fine 2025, intorno al 75%, ossia 24 milioni di UI, l’adozione FTTH, ossia il rapporto tra gli abbonamenti FTTH, che a fine 2025 erano circa 7 milioni, e le unità immobiliari, è pari solo al 22%. Anche considerando le linee attive di rete fissa, che sono 20,5 milioni a dicembre 2025, il rapporto tra linee FTTH e totale linee di rete fissa è pari al 34%, sempre molto distante dalla copertura.
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Copertura FTTH in Italia: il divario con l’adozione
Questo dato ci colloca ai margini delle classifiche europee per utilizzo effettivo, nonostante la enorme accelerazione che abbiamo fatto sulla copertura. In Europa, infatti su 295 milioni di UI coperte (passed) gli abbonamenti sono 160 milioni, con una percentuale di penetrazione del 42%. I paesi più avanzati nell’adozione FTTH sono la Spagna con oltre il 90%, la Francia al 83% e i paesi nordici che sono al 67%.
Il paradosso è evidente: l’Italia ha costruito una rete di eccellenza, ma non è riuscita a farne un uso proporzionato. Tra l’altro la costruzione della rete FTTH nelle aree a minore densità, aree bianche e grigie, è stato fatto con largo uso dei finanziamenti pubblici che, in questa situazione, rischiano di risultare inefficaci.
Le cause di questo divario tra copertura infrastrutturale e adozione effettiva sono molteplici e vanno ben oltre la mera disponibilità tecnologica. Innanzitutto, persiste ancora una mancanza di consapevolezza diffusa sui benefici concreti che la fibra ottica può offrire rispetto alle soluzioni tradizionali, come FTTC (ossia l’accesso ibrido rame in secondaria fino all’armadio stradale e fibra ottica in rete primaria), soprattutto in termini di velocità, stabilità della connessione e capacità di supportare servizi avanzati come lo smart working, lo streaming video 4K e 8K, la videosorveglianza / teleallarmi evoluti e il cloud gaming. Analoga riflessione deve essere fatta sulle tecnologie FWA sempre più basate sulle frequenze 4G e 5G e quindi performanti e capillari.
A questo si aggiungono alcune barriere economiche per l’attivazione, e infine persistenti difficoltà tecniche nella realizzazione delle connessioni verticali negli edifici e nella terminazione all’interno delle abitazioni, che spesso richiedono interventi invasivi e costosi, soprattutto in immobili datati.
In sintesi, in un contesto in cui il traffico dati è in costante crescita, con un incremento del 128% in download e del 165% in upload dal 2021 al 2025, l’adozione della FTTH rimane ancora limitata, penalizzando la competitività del Paese e la sua capacità di cogliere appieno le opportunità della trasformazione digitale.
Questo articolo intende analizzare le ragioni di questo ritardo e proporre soluzioni concrete per colmare il divario tra infrastruttura e utilizzo, assicurando che gli investimenti fatti possano finalmente tradursi in un vantaggio tangibile per cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
Investimenti FTTH e Piano BUL: dieci anni di rete
Il percorso di trasformazione digitale delle infrastrutture di telecomunicazioni italiane ha avuto inizio nel 2015 con il lancio del Piano BUL, una delle più importanti iniziative industriali e infrastrutturali realizzate nel nostro Paese negli ultimi decenni. L’obiettivo era di ridurre il ritardo accumulato dall’Italia rispetto ai principali Paesi europei nella disponibilità di reti ad altissima capacità e superare il digital divide che penalizzava vaste aree del territorio nazionale. In quegli anni la copertura FTTH italiana era ancora estremamente limitata, inferiore al 20% delle UI, e concentrata prevalentemente nei grandi centri urbani, mentre gran parte del Paese era servita da reti in rame tradizionali o da architetture FTTC (Fiber To The Curb), basate ancora sull’ultimo tratto in rame tra armadio stradale e abitazione. Le velocità disponibili risultavano insufficienti rispetto alla crescita della domanda di servizi digitali, streaming video, cloud computing e applicazioni professionali evolute.
Dal Piano BUL al PNRR
Il Piano BUL si basò su una pianificazione organica nazionale distinguendo il territorio italiano in Aree Nere, Aree Grigie e Aree Bianche. Le aree nere erano considerate economicamente sostenibili dal mercato, con la presenza di almeno due operatori in grado di offrire servizi a Banda Ultra Larga. Le aree grigie erano caratterizzate dalla presenza di un solo operatore, mentre le aree bianche risultavano prive di investimenti infrastrutturali e dunque a fallimento di mercato. L’intervento pubblico si concentrò inizialmente soprattutto sulle aree bianche, ossia i territori rurali, montani e a bassa densità abitativa, nei quali nessun operatore privato avrebbe investito autonomamente per ragioni di sostenibilità economica. Attraverso Infratel e con il supporto di fondi europei, nazionali e regionali, venne avviato un gigantesco programma di realizzazione di reti FTTH destinato a coprire, nei piani iniziali, almeno 10 milioni di unità immobiliari.
Parallelamente si sviluppò anche una forte dinamica industriale privata. TIM accelerò i propri investimenti sulle reti FTTC e successivamente FTTH, Open Fiber, concessionaria sulle Aree Bianche e con forte presenza nelle Aree Nere per l’acquisizione di Metroweb, accelerò il piano nazionale di cablaggio integralmente basato sulla fibra ottica fino alle abitazioni, Fastweb proseguì nell’evoluzione della propria rete ultrabroadband e numerosi altri operatori contribuirono allo sviluppo dell’ecosistema infrastrutturale.
Negli anni successivi, a partire dal 2021, il percorso venne ulteriormente rafforzato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che dedicò risorse molto rilevanti alla digitalizzazione del Paese e in particolare allo sviluppo delle reti di telecomunicazioni di nuova generazione. Con il Piano Italia a 1 Giga vennero indirizzati ulteriori investimenti pubblici soprattutto verso le aree grigie e verso le unità immobiliari ancora prive di connettività ad almeno 1 Gbps.
I due piani mobilitarono investimenti pubblici intorno ai 10 miliardi di euro, cui se ne sono aggiunti nel tempo almeno un 50% in più investiti dagli Operatori e i risultati ottenuti sul fronte infrastrutturale sono stati, lo ripetiamo ancora, estremamente rilevanti. La copertura FTTH ha raggiunto ormai livelli prossimi al 75% delle unità immobiliari a fine 2025 e supererà 80% nel 2026, collocando il nostro Paese ben al di sopra della media Europea per disponibilità di infrastrutture in fibra ottica.
Nella figura 1 è rappresentata l’analisi di FTTH Council relativa a settembre 2025, dove vediamo la posizione dell’Italia a ridosso della media europea con il 72% di copertura delle unità immobiliari, percentuale che si porta al 75% a fine dell’anno 2025.
L’obiettivo europeo della Digital Decade, che prevede entro il 2030 la disponibilità universale di connessioni Gigabit e la copertura completa 5G, ha rappresentato un ulteriore elemento di accelerazione degli investimenti. L’Italia ha quindi vissuto negli ultimi dieci anni una delle più grandi stagioni di sviluppo infrastrutturale della sua storia recente.
Reti mobili, cloud e decommissioning
Anche sul fronte mobile vi è stata una forte accelerazione. Le reti 4G sono state progressivamente densificate e modernizzate mentre il 5G è stato introdotto su scala nazionale, inizialmente attraverso architetture Non Stand Alone e successivamente con evoluzioni verso configurazioni sempre più performanti. Le reti radiomobili hanno registrato un incremento molto significativo delle capacità trasmissive e della qualità del servizio, sostenendo l’esplosione del traffico dati mobile.
Parallelamente si è assistito a una evoluzione delle architetture di rete. Le tradizionali reti TDM sono state progressivamente dismesse, le dorsali ottiche DWDM hanno aumentato enormemente la capacità trasmissiva, le piattaforme IP sono diventate il fondamento unico delle telecomunicazioni moderne e il software ha assunto un ruolo sempre più centrale nella gestione delle infrastrutture. Proprio in questo momento è in corso in Italia il grande progetto di migrazione delle linee che ancora sono su piattaforme tradizionali, come la voce a commutazione di circuito e la banda larga ADSL, su piattaforme innovative basate sulla VOIP e banda ultra larga FTTC, e in misura minore FTTH. Il progetto si chiama Decommissioning, condotto da Fibercop, che nel giro di tre anni porterà alla dismissione totale delle piattaforme tradizionali contribuendo a un’ulteriore importante evoluzione delle strutture di rete e delle architetture tecnologiche.

Figura 1: Copertura della rete FTTH in Europa e in Italia al 2025 (Fonte FTTH Council ed elaborazioni su dati Connect Italia 2025)
L’introduzione delle tecnologie cloud native e delle architetture Telco Cloud, fondate su Edge Computing, della virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV), del Software Defined Networking (SDN) e dell’automazione basata su Intelligenza Artificiale ha ulteriormente trasformato, e sta tutt’ora trasformando profondamente, il modello delle reti di telecomunicazioni.
La crescita del traffico dati registrata in questi anni testimonia in modo evidente quanto le reti digitali siano diventate infrastrutture essenziali per il funzionamento della società e dell’economia. Tra il 2021 e il 2025 il traffico Internet ha registrato incrementi superiori al 128% in download e al 165% in upload, sostenuti dallo streaming video, dal cloud computing, dallo smart working, dalla collaborazione remota e dalla crescente diffusione di servizi digitali avanzati. Anche le performance percepite dagli utenti sono migliorate sensibilmente. Le velocità medie di accesso sono cresciute di un ordine di grandezza rispetto a dieci anni fa, mentre latenza, affidabilità e continuità del servizio hanno raggiunto livelli compatibili con applicazioni sempre più sofisticate e mission critical.
Tuttavia, proprio mentre il livello infrastrutturale raggiunge standard molto elevati, emerge con forza il problema della limitata adozione dei servizi FTTH da parte di famiglie e imprese. È questo il grande paradosso italiano: una delle infrastrutture più avanzate d’Europa che però non viene ancora utilizzata in misura proporzionata agli investimenti realizzati.
Adozione FTTH in Italia: perché resta bassa
Nonostante gli ingenti investimenti pubblici e privati realizzati negli ultimi dieci anni e una copertura FTTH quest’anno ormai prossima all’80% delle unità immobiliari, l’adozione effettiva dei collegamenti in fibra ottica fino alle abitazioni continua a crescere molto più lentamente rispetto alle attese. Questo fenomeno rappresenta oggi uno dei principali problemi strutturali del settore delle telecomunicazioni italiano. Nei primi anni del nuovo millennio la diffusione del Web e dei Social portava nel nostro paese a incrementi delle linee a banda larga, ADSL, dell’ordine dei due milioni l’anno. In questi anni, invece, l’incremento FTTH si è mantenuto a poco più della metà degli incrementi di allora. Sempre in allora, all’alba di Internet, il nostro Governo creò dei piccoli, semplici, incentivi, i Voucher, che contribuirono al successo della banda larga.
Nella figura 2 tratta dagli Osservatori delle Comunicazioni di AGCOM tocchiamo con mano il ritardo delle linee attive FTTH, oggi 7 milioni, e la lentezza degli incrementi annuali, intorno al milione. Tutto questo quando una nuova rivoluzione tecnologica sta accelerando, quella dell’Intelligenza Artificiale.
Figura 2: Linee attive FTTH in Italia al 2025 (Fonte AGCOM, Osservatorio delle Comunicazioni 2026)
Il tema è particolarmente rilevante perché la sostenibilità economica degli investimenti infrastrutturali dipende inevitabilmente dal numero di clienti che utilizzano effettivamente le nuove reti. Una rete FTTH, infatti, genera valore economico, produttività e benefici sociali solo quando famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni migrano realmente verso i nuovi servizi ad altissima capacità e resilienza.
Premium percepito, incentivi e verticale di edificio
Le ragioni della bassa adozione italiana sono molteplici e coinvolgono aspetti culturali, economici, tecnologici e regolatori.
Una prima causa riguarda il limitato “premium percepito” da parte degli utenti finali. Molti cittadini e piccole imprese ritengono che le connessioni oggi disponibili tramite FTTC e FWA, o reti mobili 5G siano già sufficienti rispetto ai propri bisogni quotidiani. La domanda ricorrente che gli operatori si trovano davanti è spesso molto semplice: “Perché dovrei passare alla FTTH se la mia connessione funziona già bene?”. Effettivamente, negli ultimi anni le reti FTTC hanno raggiunto prestazioni spesso superiori ai 100-200 Mbps, mentre le soluzioni FWA e 5G offrono velocità elevate e tempi di attivazione molto rapidi. Per una parte significativa della popolazione, soprattutto nei piccoli nuclei familiari o nelle aree meno densamente popolate, queste prestazioni vengono considerate adeguate per streaming video, smart working, navigazione Internet e utilizzo delle piattaforme digitali più diffuse. Di conseguenza, la differenza qualitativa tra FTTH e altre tecnologie non viene ancora percepita come sufficientemente rilevante da giustificare una migrazione immediata. Questo fenomeno è amplificato dal fatto che molte applicazioni oggi largamente utilizzate non richiedono ancora capacità trasmissive realmente “Gigabit”. In altre parole, le reti FTTH sono già pronte per i servizi del prossimo decennio, mentre una parte importante della domanda utilizza ancora servizi tipici della generazione tecnologica precedente.
Una seconda criticità riguarda l’assenza di politiche strutturali di incentivo alla migrazione verso la fibra ottica FTTH. Negli anni passati, come già detto, sono stati introdotti voucher pubblici per stimolare l’adozione della Banda Ultra Larga, ma tali iniziative sono state discontinue, limitate nel tempo e spesso caratterizzate da procedure complesse. Oggi manca una politica stabile e di lungo periodo finalizzata ad accelerare il passaggio delle famiglie e delle imprese verso la FTTH. Il paradosso è evidente: lo Stato ha investito miliardi di euro per realizzare le reti, ma non ha sviluppato con la stessa intensità strumenti economici per incentivarne l’utilizzo. In molti casi sarebbe sufficiente un incentivo limitato per coprire i costi di attivazione, installazione interna e migrazione tecnologica, accelerando significativamente il tasso di adozione.
Un ulteriore elemento che rallenta la diffusione della FTTH è rappresentato da alcune difficoltà impiantistiche e operative nella realizzazione delle connessioni finali agli edifici e alle abitazioni. Il tema della cosiddetta “verticale di edificio” continua a essere uno dei principali punti critici del modello italiano. Molti edifici, soprattutto quelli costruiti decenni fa, non sono stati progettati per ospitare infrastrutture moderne di telecomunicazioni. L’ingresso della fibra ottica negli immobili richiede frequentemente lavori complessi, attraversamenti di parti comuni, installazione di canalizzazioni aggiuntive e interventi invasivi negli appartamenti. In numerosi casi si verificano KO tecnici dovuti all’impossibilità di utilizzare canalizzazioni esistenti, alla saturazione dei percorsi disponibili o alla mancanza di accessibilità agli impianti condominiali. Anche quando la rete FTTH arriva nelle immediate vicinanze dell’edificio, il completamento dell’ultimo tratto fino all’interno dell’abitazione può risultare costoso, lento e tecnicamente problematico. Questa situazione genera ritardi, rinunce da parte dei clienti e un significativo numero di ordini non completati. In molti condomini si aggiungono ulteriori difficoltà burocratiche e autorizzative legate alle assemblee condominiali, alla gestione degli spazi comuni e alla mancanza di competenze tecniche da parte degli amministratori. Tutto questo contribuisce a rallentare la migrazione verso la nuova infrastruttura.
Infine, c’è ancora il tema aperto delle performance della copertura WiFi interna, la quale decade molto velocemente per presenza di mura e quindi nei vari ambienti della casa e per la presenza di segnali interferenti che derivano dagli apparati degli appartamenti limitrofi nel palazzo. Una non corretta gestione della copertura interna WiFi, con opportuno posizionamento del modem e la istallazioni di opportuni repeater atti a costruire e mantenere nel tempo reti “mesh” performanti, rischia spesso di appiattire le prestazioni FTTH a quelle dei collegamenti FTTC e FWA.
Il confronto europeo tra Spagna, Francia e Paesi nordici
Il confronto con alcuni Paesi europei evidenzia chiaramente come il problema non sia soltanto infrastrutturale ma soprattutto legato alle politiche di adozione e alla struttura del mercato.
Figura 3: Penetrazione dei collegamenti FTTH in Europa (Fonte FTTH Council in collaborazione con IDATE)
La Spagna rappresenta probabilmente il caso europeo di maggiore successo. Negli ultimi dieci anni il Paese ha sviluppato una fortissima penetrazione FTTH, oggi al 90%, grazie a una combinazione di investimenti privati massicci, forte competizione infrastrutturale iniziale e switch-off della rete in rame completato nel 2024. Gli operatori spagnoli hanno spinto con decisione la migrazione dei clienti verso la fibra, dismettendo rapidamente i vecchi apparati ADSL e semplificando il modello tecnologico. C’è da dire che nel caso spagnolo, non essendoci armadi ripartilinea nella rete di accesso in rame, non è stato possibile considerare la tecnologia FTTC in alternativa rispetto alla FTTH.
La Francia rappresenta un altro caso molto interessante. Negli ultimi anni il mercato francese ha accelerato fortemente la migrazione verso FTTH grazie a politiche industriali coordinate, a una forte competizione tra operatori e soprattutto a un progressivo phase-out delle reti tradizionali in rame. L’adozione francese ha ormai raggiunto valori prossimi all’84%.
La Svezia e i Paesi nordici mostrano livelli di adozione elevati, intorno al 70%, favoriti da una cultura digitale molto avanzata, da una forte diffusione dello smart working, da un elevato utilizzo di servizi cloud e da politiche pubbliche storicamente orientate alla digitalizzazione delle famiglie e delle imprese.
L’Italia, come abbiamo visto, si trova invece in una situazione differente. Il modello competitivo molto aggressivo sul prezzo, la lunga permanenza delle reti FTTC, la diffusione delle tecnologie FWA e la mancanza di una chiara strategia di switch-off del rame hanno ridotto l’urgenza percepita della migrazione verso FTTH restando nelle ultime posizioni in Europa con un deludente 22%. In altre parole, l’Italia ha sviluppato rapidamente la disponibilità infrastrutturale ma non ha ancora creato le condizioni economiche, tecnologiche e regolatorie per rendere inevitabile e conveniente l’adozione di massa della fibra ottica fino alle abitazioni.
Servizi digitali e resilienza: cosa può spingere l’adozione FTTH
L’evoluzione dei servizi e delle tecnologie, ci porta verso una maggiore adozione di collegamenti veloci e affidabili per le nostre abitazioni e i nostri uffici. In questo paragrafo analizziamo cinque famiglie di servizi ossia 1) i servizi di intrattenimento, 2) i servizi della casa intelligente, 3) i servizi che aiutano e rendono migliore la nostra vita, spesso indicati come Smart Life che includono lavoro, istruzione e salute, 4) i servizi basati sulla straordinaria evoluzione dell’intelligenza artificiale ed infine 5) i servizi che in futuro costituiranno le nuove forme di comunicazione e interazione con persone e cose che attengono alla realtà virtuale e aumentata (
Intrattenimento, Smart Home e Smart Life
I servizi di intrattenimento come lo streaming e il gaming continuano ad evolvere, in particolare la televisione, e i video in generale, abbracciano lo standard 8K e promuovono l’uso schermi sempre più grandi, superiori a 80” o 100” e inoltre, nelle nostre abitazioni, ne avremo più di uno anche in uso contemporaneo. E dunque la combinazione di una qualità molto elevata del segnale video e la possibilità di visualizzare in schermi multipli e molto ampli richiede una capacità di banda pari a diverse centinaia di Mbit/s in prospettiva. Il gaming, inoltre, continua a essere interattivo continua a essere molto demanding di prestazioni evolute di rete sia a livello downstream che a livello upstream. In sintesi, quella dell’intrattenimento è un’evoluzione che richiede una adozione decisa di collegamenti affidabili e veloci.

Figura 4: Nuove famiglie di servizi basati sulle performance e la resilienza delle linee di accesso FTTH
In secondo luogo, ci sono i servizi di Smart Home, ossia l’evoluzione dei sistemi di sicurezza e di sorveglianza basata essenzialmente su segnali video che vanno a estendersi in molti degli ambienti domestici e dei nostri uffici rendendoli più sicuri e consentendo una possibilità di controllo remoto, utile anche per monitorare situazioni critiche per le persone anziane che vivono nelle nostre case. Sempre nei servizi di Smart Home è da evidenziare il forte contributo che daranno la robotica e l’automazione atte a liberarci da lavori ripetitivi a beneficio del tempo per le nostre attività professionali, familiari e creative.
La terza grande famiglia di servizi è quella che chiamiamo Smart Life ossia: Working, Learning e Health. Il lavoro a distanza, lo Smart Working, è diventata una prassi da quando la recente pandemia del 2020 ci costrinse a utilizzare queste tecnologie comprendendo molto velocemente che esse potevano essere la base di un buon processo produttivo, sia dal punto di vista dei lavoratori, che ne guadagnano in flessibilità mantenendo e magari incrementando la produttività, e sia dal punto di vista delle aziende che possono ottimizzare spazi e ottimizzare anche i relativi costi. Analogamente per il learning, sempre dalla drammatica esperienza della pandemia, abbiamo imparato che il la formazione a distanza, con le opportune piattaforme, è possibile ed è utile e se mettiamo questo in correlazione con la necessità di estendere la stagione dell’apprendimento a tutta la nostra vita lavorativa e familiare, si capisce come il learning a distanza rafforzato da tecnologie video e interattive è importante va mantenuto vivo, anzi migliorato. Infine, l’evoluzione della sanità con la Telemedicina, la Televisita e il Teleconsulto. Non c’è dubbio che nuovi sensori video soprattutto, ma non solo, possono consentire il monitoraggio delle persone e dei pazienti cronici consentendo, tra l’altro, il decongestionamento dei pronto soccorso negli ospedali. Lo abbiamo detto da tanti anni e lo abbiamo sperimentato da tanti anni e molto presto prenderemo atto che questo tipo di processo deve entrare nella prassi e nei protocolli sanitari.
Intelligenza artificiale, cloud e nuovi dati personali
La quarta grande famiglia dei servizi che sta emergendo in maniera irruente e quasi istantanea è l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Da oltre due anni essa è diventata dominio di una parte importante delle persone e sta avendo successo prima nel mondo consumer, come avvenne anche per il fenomeno Internet e World Wide Web. Progressivamente andrà a prendere una posizione importante sta prendendo una posizione importante nell’evoluzione delle dei processi delle aziende. L’intelligenza artificiale richiede una capacità di immagazzinare di elaborare delle grandi moli di dati, spesso dati personali che consentono di far apprendere ai modelli rispetto ai nostri contesti e processi.
Nei prossimi anni ogni famiglia e ogni impresa disporrà di propri assistenti intelligenti addestrati sui propri dati personali e professionali. Questi sistemi richiederanno capacità crescente di memorizzazione, sincronizzazione ed elaborazione distribuita, rendendo sempre più importante la disponibilità di collegamenti ad altissima capacità e affidabilità. A parere di chi scrive, questa evoluzione richiederà una crescente protezione e controllo dei dati di addestramento, dei propri dati, che saranno custoditi localmente o in ambienti di computing molto prossimi e controllabili.
Infine, un poco più in là nel tempo, vi sarà l’evoluzione dell’interazione video con della analisi della realtà con quelle che sono le tecnologie di realtà virtuale realtà aumentata che richiedono un’interazione molto molto veloce a bassa latenza per poter essere utilizzata.
In sintesi, la domanda FTTH crescerà non perché le persone desiderano più banda, ma perché stanno emergendo servizi che renderanno indispensabile quella banda. Un ulteriore elemento spesso sottovalutato riguarda il tessuto delle piccole e medie imprese italiane. Molte PMI continuano a utilizzare applicazioni tradizionali installate localmente e non hanno ancora completato il percorso di adozione di servizi cloud, collaborazione avanzata, cybersecurity gestita e intelligenza artificiale. Di conseguenza non percepiscono ancora il valore economico di una connettività FTTH simmetrica e altamente affidabile.
Nella figura 5 viene sintetizzato il portafoglio completo dei servizi orientati alle persone e alle famiglie abilitati dalla rete di accesso in fibra ottica FTTH, mentre nella figura 6 analogo portafoglio questa volta focalizzato sulle imprese.
Emerge dall’analisi di questi insiemi di servizi, quanto essi abbiano necessità di una forte affidabilità e resilienza dei collegamenti, cosa spesso oscura o non evidenziata nelle offerte degli Operatori e che invece ha una straordinaria importanza crescente nel tempo.
Figura 5: Il portafoglio di servizi per le famiglie si amplia e richiede collegamenti FTTH veloci e resilienti
Rame, FWA e resilienza della connessione
Quanto detto fino adesso riguarda l’evoluzione dei servizi e quindi la capacità di comunicazione, in termini di velocità e latenza, richiesta proprio dalle innovazioni tecnologiche descritte. Adesso invece è utile approfondire l’aspetto dell’affidabilità e della rete che oggi sta diventando uno dei punti più importanti per comprendere la superiorità, e quindi la necessità, delle connessioni in fibra fino a casa rispetto alle soluzioni ibride che utilizzano ancora il rame (FTTC) e alle soluzioni esclusivamente wireless (FWA).
La rete in rame in Italia ha raggiunto un grado di obsolescenza significativo, l’età media dei cavi è intorno ai quarant’anni in quanto una parte significativa di questi furono rinnovati alla fine degli anni 80 nel cosiddetto Piano Europa sviluppato dall’operatore incumbent di telecomunicazioni italiano, ossia la SIP, poi diventata Telecom Italia.
Il tasso di guastabilità oggi della rete in rame è alcuni ordini di grandezza superiore a quello dei collegamenti in fibra ottica, cosa oggi è resa ancora più problematica dall’evoluzione che stanno avendo gli eventi meteorologici basarti su precipitazioni temporalesche molto intense, che mettono a rischio l’infrastruttura di accesso alla rete e quindi la possibilità fruire dei servizi innovativi descritti che si basano appunto sulla connettività veloce e affidabile della rete.

Figura 6: Il portafoglio di servizi per le imprese si amplia e richiede collegamenti FTTH veloci e resilienti
La superiorità della FTTH, quindi, non risiede più soltanto nella velocità ma soprattutto nella continuità operativa e nella resilienza della connessione.
Come accelerare l’adozione FTTH in Italia
Abbiamo visto che a dieci anni dall’avvio del Piano Banda Ultra Larga, il nostro Paese si trova di fronte a una situazione apparentemente paradossale. Da un lato dispone di una delle infrastrutture FTTH più estese d’Europa, realizzata grazie a investimenti pubblici e privati dell’ordine di decine di miliardi di euro; dall’altro registra livelli di adozione ancora insufficienti rispetto agli obiettivi europei del Decennio Digitale. La priorità strategica dei prossimi anni è l’adozione di tali tipi di collegamenti.
Per raggiungere tale obiettivo occorre anzitutto modificare profondamente l’approccio commerciale con cui vengono proposti i servizi di connettività. Per oltre vent’anni il mercato delle telecomunicazioni ha basato gran parte della propria comunicazione sulla velocità nominale delle connessioni e sulla competizione di prezzo. Oggi questo approccio mostra tutti i suoi limiti. La maggior parte delle famiglie utilizza applicazioni che richiedono velocità relativamente modeste e percepisce differenze limitate tra una connessione FTTC e una FTTH.
La comunicazione commerciale deve quindi spostarsi dalla velocità al valore. Le reti FTTH devono essere presentate come infrastrutture che garantiscono affidabilità, resilienza, continuità operativa, qualità delle videocomunicazioni, supporto allo smart working, alla telemedicina, alla didattica digitale, ai servizi cloud e ai futuri servizi basati sull’intelligenza artificiale. La vera differenza competitiva della fibra ottica non è solo la velocità di picco, ma la capacità di garantire prestazioni stabili nel tempo e di supportare le esigenze digitali dei prossimi decenni.
Voucher, switch-off del rame e valore dei servizi
Una seconda misura riguarda l’introduzione di un grande piano nazionale di incentivi all’adozione. Dopo aver sostenuto la costruzione delle reti, è ragionevole sostenere anche il loro utilizzo. Un incentivo una tantum dell’ordine di 200 euro per ogni nuova attivazione FTTH consentirebbe di eliminare quasi completamente il costo di installazione e migrazione oggi percepito come barriera da molte famiglie.
Se tale misura fosse indirizzata a circa 15 milioni di nuove attivazioni nel periodo 2027-2030, l’investimento pubblico sarebbe inferiore a un miliardo di euro all’anno, una cifra modesta rispetto ai benefici economici, sociali e ambientali generati dall’accelerazione della trasformazione digitale del Paese. Tra l’altro considerando il differenziale di costo che i bundle FTTH avrebbero rispetto a quelli FTTC e FWA parte dei finanziamenti per Voucher tornerebbero in termini di maggiore gettito IVA. Con un programma di questo tipo sarebbe realistico raggiungere una penetrazione della FTTH prossima al 70% delle famiglie italiane entro il 2030.
Una terza scelta strategica consiste nella definizione di una data certa per lo switch-off delle reti in rame. Nessuna infrastruttura riesce a completare la propria transizione se il sistema precedente continua a rimanere disponibile senza limiti temporali. La definizione di una roadmap nazionale, con completamento dello spegnimento progressivo della rete in rame tra il 2033 e il 2035, consentirebbe agli operatori di pianificare investimenti e migrazioni, ai clienti di prepararsi al cambiamento e al sistema Paese di eliminare costi duplicati di manutenzione e gestione. Questo concetto era già stato indicato tra le strategie per il completamento della BUL.
Un quarto elemento riguarda la valorizzazione delle applicazioni digitali più avanzate. Le famiglie e le imprese adottano una nuova tecnologia quando percepiscono chiaramente il beneficio dei servizi che essa abilita. Smart Home con sicurezza domestica e Internet of Things e Smart Life con Telelavoro e Telemedicina, presentati nel capitolo precedente, Personal Cloud computing con le necessarie garanzie di sovranità sui propri dati, Intrattenimento con Streaming e Gaming ad altissima definizione, e soprattutto i nuovi servizi basati sull’Intelligenza Artificiale rappresentano i principali fattori di traino della domanda. Le reti FTTH devono essere considerate la piattaforma abilitante di questo ecosistema digitale. La crescita del cloud distribuito, dell’edge computing e delle applicazioni AI rende infatti sempre più importante disporre di collegamenti affidabili e a bassissima latenza.
Una quinta direttrice riguarda il superamento della logica esclusivamente orientata al prezzo. Negli ultimi vent’anni la competizione tariffaria ha certamente favorito i consumatori nel breve periodo, ma ha progressivamente ridotto la capacità del settore di generare margini adeguati a sostenere gli investimenti. Occorre evolvere verso un modello che premi maggiormente la qualità delle infrastrutture, la resilienza delle reti e la continuità del servizio, consentendo una remunerazione più equilibrata degli investimenti realizzati.
Infine, è necessario incrementare una vera cultura digitale del cittadino. La disponibilità di una connessione FTTH deve essere percepita come un fattore di competitività individuale e collettiva, al pari dell’accesso all’energia, alla mobilità o all’istruzione. Nei prossimi anni la qualità della connessione determinerà sempre più la capacità di accedere a servizi pubblici digitali, percorsi formativi avanzati, strumenti di lavoro basati sull’AI e nuovi modelli di collaborazione. La fibra ottica non rappresenta quindi semplicemente un miglioramento tecnologico delle telecomunicazioni, ma una delle infrastrutture fondamentali per la crescita economica e sociale del Paese.
Se sapientemente accompagnate da queste politiche, le reti FTTH realizzate nell’ultimo decennio potranno finalmente esprimere tutto il loro potenziale, consentendo all’Italia di trasformare un grande successo infrastrutturale in un altrettanto grande successo di adozione e utilizzo dei servizi digitali.
Dalla copertura alla vita quotidiana: la sfida della FTTH
A dieci anni dall’avvio del Piano Banda Ultra Larga possiamo affermare che l’Italia ha compiuto uno straordinario percorso di modernizzazione delle proprie infrastrutture di telecomunicazione. Grazie agli investimenti pubblici e privati realizzati dal 2015 ad oggi, il Paese dispone di una rete FTTH tra le più estese d’Europa e si avvicina agli obiettivi fissati dal Decennio Digitale europeo.
Il problema che abbiamo davanti non è più costruire la rete, ma utilizzarla. La distanza che ancora separa la copertura dall’adozione rappresenta oggi il principale fattore di debolezza della strategia nazionale sulla Banda Ultra Larga. Una infrastruttura che non viene utilizzata pienamente rischia infatti di non generare tutti i benefici economici, sociali e produttivi che ne hanno giustificato la realizzazione.
La buona notizia è che le condizioni per una accelerazione dell’adozione stanno progressivamente maturando. L’evoluzione dei servizi digitali, la crescita dello smart working, della telemedicina, della sicurezza domestica, del cloud computing e soprattutto dell’intelligenza artificiale stanno aumentando la domanda di connessioni affidabili, resilienti e ad altissima capacità. Nei prossimi anni le famiglie e le imprese non sceglieranno la fibra ottica semplicemente per avere più velocità, ma perché essa rappresenterà la piattaforma indispensabile per accedere ai nuovi servizi digitali.
Perché questa transizione possa compiersi rapidamente occorre tuttavia una politica nazionale che accompagni la fase finale del percorso. Incentivi alla migrazione, semplificazione delle installazioni, valorizzazione dei nuovi servizi digitali e una chiara roadmap di dismissione delle reti in rame possono contribuire a trasformare la copertura infrastrutturale in utilizzo effettivo.
La vera sfida del prossimo decennio non sarà quindi portare la fibra davanti alle case degli italiani, ma portarla nella vita quotidiana delle famiglie, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni. Solo allora gli oltre dieci miliardi di euro investiti nelle reti di nuova generazione potranno esprimere pienamente il proprio valore e contribuire alla crescita della produttività, della competitività e della sovranità digitale del Paese.
Note
I dati di copertura FTTH al 90% delle unità immobiliari sono pubblicati nel documento “FTTH council Europe market forecast (2025 – 2030)”. I due operatori Wholesale Italiani, indicano entrambi una copertura del 90% raggiunta a livello nazionale.↩︎
Si intende per copertura FTTH il rapporto, espresso in percentuale, tra home passed e Unità immobiliari (o anche Household).↩︎

















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