Formazione digitale

Fondo sociale europeo, sottovalutarlo è sbagliato

Lo scopo del Fse nella nuova programmazione 2014-2020 è quello di aumentare le opportunità occupazionali, promuovere l’istruzione e l’apprendimento permanente, potenziare l’inclusione sociale. Qui compresa la diffusione della cultura digitale e nelle nuove competenze

Pubblicato il 15 Lug 2013

Roberto Moriondo

Direttore Generale Comune di Novara - Direttivo ANDIGEL

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Fondo sociale europeo, sottovalutarlo è sbagliato

L’Unione europea si è impegnata a creare nuovi e migliori posti di lavoro e a realizzare una società inclusiva.

Questi gli obiettivi al centro della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell’UE.

L’attuale crisi economica potrebbe ingenerare la tentazione e la tendenza a operare e a spendere (quindi non investire) per mantenere l’esistente, per limitare gli effetti di questo periodo di stallo, evitando la perdita ulteriore di posti di lavoro.

L’opportunità maggiore invece sta proprio nel saper cogliere la sfida che questa crisi ci offre: non preservare ma creare, non spendere ma investire.

Uno degli strumenti che l’Europa ha a disposizione è il Fondo Sociale Europeo.

Lo scopo del FSE nella nuova programmazione 2014-2020 è quello di aumentare le opportunità occupazionali, promuovere l’istruzione e l’apprendimento permanente, potenziare l’inclusione sociale, contribuire alla lotta alla povertà e migliorare la capacità delle pubbliche amministrazioni di rispondere ai bisogni dei cittadini e dei disoccupati.

Il FSE è uno dei più importanti strumenti finanziari dell’Unione Europea, e sta diventando sempre più strategico se utilizzato per creare le eccellenze del futuro.

Fino ad oggi bisogna ammettere che il FSE è stato sottovalutato nelle sue reali potenzialità, mentre sarà una delle principali risorse per aumentare gli investimenti in formazione come leva di crescita e di creazione di nuove competenze.

Per questo occorre però una netta cesura col passato.

Fare ricerca e fare impresa con l’obiettivo dell’eccellenza richiedono un adeguato livello di competenze. E tali competenze non possono essere trovate nella formazione “tradizionale”: occorre alzare l’asticella investendo su nuove professionalità di alto profilo.

E ancora: nuove competenze generano nuove opportunità di specializzazione e, di conseguenza, la possibilità di costruirsi una reputazione in un settore specifico.

Competenza, specializzazione, reputazione rappresenteranno la carta di identità, il biglietto da visita, la miglior referenza per poter competere a livello globale.

Competenze di altissimo livello per creare indotto e innovazione di processo: si pensi ai campi della bioingegneria o delle competenze digitali.

Una caratteristica peculiare della bioingegneria è di rappresentare molto bene una punta della tecnologia avanzata e rivelarsi interessante per le aziende biomedicali, ma anche per una vasta schiera di aziende che operano nel settore ad esempio delle tecnologie avanzate per la sensoristica, e, in generale, di tutto il comparto dell’ICT.

Bioingegneria e ingegneria biomedica, termini ormai intercambiabili, coprono sia gli aspetti relativi ai dispositivi medici sia il lato più vicino alla biologia, intrecciandosi con altri settori, quali la strumentazione biomedica, i biomateriali, l’analisi di immagini medicali e dei segnali biomedici, la modellistica, ma anche gli organi artificiali, l’ingegneria dei tessuti, l’ingegneria della riabilitazione, l’ingegneria clinica, l’informatica medica. Questa diversità di applicazioni si riflette nella varietà dei possibili sbocchi occupazionali.

Grazie a questi settori ad alta specializzazione, il modello tendenziale dell’ospedale del futuro potrà essere quello tecnologico. Un ingegnere biomedico collabora con il personale sanitario per fornire ai pazienti trattamenti sempre più efficaci e sicuri, ma contribuisce anche al miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo.

In un futuro sempre meno prossimo sarà l’ospedale ad andare dal paziente, grazie ad attività ad elevato contenuto tecnologico, non solo chirurgica, ma anche relativa alla medicina per acuti, non solo all’interno della struttura, ma anche a distanza.

Più in generale, occorrerà abbandonare il concetto di prossimità. In un mondo sempre più globalizzato e connesso, fare business per competere significherà superare la dimensione locale.

Un esempio viene dai dati.

I dati prodotti e liberati da una PA potranno essere riutilizzati da chiunque, ovunque, senza vincoli legati alla territorialità.

Non potremo nasconderci dietro un senso di appartenenza, quello che sarà immesso nella rete diventerà globale, dobbiamo preparaci a giocare “fuori casa”, a investire per costruire eccellenze di valore universale, a ragionare in termini di opportunità, non di vincoli.

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Giorgio Valle
Giorgio Valle
13 anni fa

Segnalo che nel Gennaio scorso è iniziata l’ attività del progetto Europeo NETT coordinato dalla Statale di Milano, http://http://nett-project.eu/, dove in sostanza è reso disponibile un ambiente di aula digitale per la formazione custom sulle competenze richieste da chi abbia bisogno di collaboratori.

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