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Se la fatturazione elettronica rischia di far estinguere le micro imprese: la denuncia

Tre milioni di microimprese e PMI sono interessate dall’obbligo di fatturazione elettronica, tuttavia l’introduzione di questa innovazione rischia di essere nociva per i piccoli contribuenti. Per non soccombere serve un cambio di cultura tra i micro imprenditori, che siano propensi ad abbracciare l’evoluzione tecnologica

Pubblicato il 22 Gen 2019

Claudio Pucci

Vicepresidente Unimpresa con delega a Fisco e Bilancio

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Se la fatturazione elettronica rischia di far estinguere le micro imprese: la denuncia

Possiamo dire che la fattura elettronica ha costituito un altro tassello del fenomeno che rischia di creare l’estinzione delle piccole imprese nel nostro paese?

E’ la sensazione, a tratti mista al panico, che serpeggia tra molte piccole realtà italiane una volta scattato l’obbligo alla fatturazione elettronica (primo gennaio 2019, com’è noto). Obbligo a cui molte di loro continuano drammaticamente a non essere preparate.

Certo, la nuova tecnica di emettere ed inviare fatture è senza dubbio epocale, non solo per la modalità ma per il grande numero di utenti che coinvolge.

Le fazioni che si scontrano nel dibattito sono essenzialmente tre: quella che ha ritenuto utile e necessario lo strumento, quella che invece lo ritiene essere uno strumento inutile e nocivo soprattutto per le piccole e micro imprese e quella alla ricerca di un compromesso con una proroga dell’entrata in vigore, che non ha trovato accoglimento da parte del Governo. Per entrare nel corretto ambito della discussione dobbiamo preliminarmente fare una analisi, seppur generale, del tessuto imprenditoriale in Italia.

Le difficoltà delle microimprese

Le piccole realtà alle prese con la trasformazione digitale, la concorrenza globalizzata, la diversa impostazione nella struttura delle aziende, la crisi economica e i sempre più numerosi adempimenti amministrativi e fiscali, sono state decimate. Ma le statistiche ci dicono che la stragrande maggioranza delle imprese italiane sono ancora da allocarsi nell’ambito delle piccole e delle microimprese.

Questa è l’eredità pervenuta dal tessuto imprenditoriale che si è creato negli anni Cinquanta-Sessanta, anni del boom economico, e che hanno rappresentato il motore di crescita dell’economia del paese e del Made in Italy. I distretti artigianali e della piccola industria, soprattutto nel nord Italia, le botteghe di quartiere, i mercati generali di frutta, verdura e del pesce, erano costituiti in quasi prevalenza da imprese familiari. La struttura giuridica si è poi modificata nel tempo, trasformandosi le imprese individuali in soggetti giuridici, ma sempre imprese familiari sono rimaste come impostazione imprenditoriale e struttura organizzativa.

Difficile una risposta a priori sull’influenza della fatturazione elettronica nell’estinzione di queste attività. Attendiamo i dati statistici dei primi 6 mesi del 2019 e vedremo. Anche i punti di vista delle associazioni di categoria divergono. Per CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato) addirittura l’entrata in vigore della norma mette a rischio l’intero sistema produttivo, in particolare alle imprese di minore dimensione, mentre per Confartigianato Treviso, punto di riferimento delle piccole imprese artigiane del Veneto, si tratta di essere ragionevoli, anche se è necessario rendere obbligatorio l’adempimento solo per alcune fasce di contribuenti e assimilare la riforma in tempi più dilatati. Queste sono dichiarazioni rilasciate prima dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica, che è stata avviata esentando solo i contribuenti forfettari ma lasciando un periodo di rodaggio nel quale non verranno applicate sanzioni dovute ad errori.

Un problema di cultura

Dal punto di osservazione di chi scrive, non si tratta di discutere sulla validità dello strumento che, essendo sinceri, non è legata alla riduzione dei costi di emissione delle fatture, ma un ulteriore strumento di lotta all’evasione fiscale. Quindi pur sempre un buon motivo. Il problema reale è legato alla cultura che il piccolo imprenditore del nostro paese deve ancora maturare totalmente, tanto è bravo nel suo lavoro artigianale, commerciale o quello che sia, quanto è carente di formazione manageriale e amministrativa. Il riferimento principale è alla classe imprenditoriale di cui parlavamo sopra, che ha iniziato negli anni del boom economico dopo la ricostruzione del paese in seguito al secondo conflitto mondiale.

La preoccupazione non ci sarebbe se tali imprese fossero sostituite in un processo naturale di ricambio. Ma così non è. Almeno leggendo le statistiche. Su questo sono d’accordo tutti. I segnali a cavallo di fine anno e che avvalorano queste tesi sono pervenuti dalle notizie apparse sulla stampa. Niente di catastrofico se il riferimento è al numero dei soggetti interessati dal provvedimento (si parla di circa 3 milioni tra microimprese e PMI), ma un impatto sociologico non indifferente se corrisponde al vero l’allarme lanciato da Uncem che sono duecento i Comuni (soprattutto montani) senza un esercizio commerciale perché le attività presenti in loco hanno cessato l’attività e molte, proprio in occasione dell’entrata in vigore della fatturazione fiscale. Il grave è che questi comuni hanno una popolazione per lo più anziana alla quale verrebbero a mancare dei servizi essenziali.

Ragionevole sarebbe stato estendere le esenzioni alla fatturazione elettronica, introducendola per i piccoli solo per le nuove attività. Questa è stata anche la posizione tenuta da Unimpresa.

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