Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

la roadmap

Accessibilità web e mobile, le regole in Europa e in Italia

Da anni il parlamento e il consiglio europeo lavorano per migliorare l’accessibilità del web e dei servizi digitali. Ci sono due direttive, che l’Italia dovrà recepire. L’ultimo tassello è l’aggiornamento delle regole tecniche compiuto da W3C

19 Giu 2018

Roberto Scano

presidente Iwa, presidente commissione UNI e-accessibility


Oggi a Sophia Antipolis, presso l’Ente di normazione europeo ETSI, con presenza anche del W3C, abbiamo segnato un ulteriore passo per supportare l’industria e le amministrazioni pubbliche allo sviluppo ed acquisto di soluzioni informatiche fruibili da tutti, indipendentemente dalla disabilità. Per non escludere nessun cittadino dal diritto di utilizzo delle tecnologie informatiche per interagire con la pubblica amministrazione.

W3C (World wide web consortium, organizzazione non governativa internazionale) oggi ha infatti aggiornato le regole tecniche sull’accessibilità, in vista dell’adeguamento – entro il 23 settembre 2018 – a una direttiva europea sull’accessibilità Web e Mobile (Web Accessibility Act).

Cos’è l’accessibilità e il suo valore

Accessibilità, un termine con più significati che hanno il medesimo obiettivo: consentire a qualcuno di accedere. Nel nostro caso, stiamo parlando di accessibilità informatica, in particolare del mondo Web e mobile. Il padre del Web, Tim Berners-Lee, ha da sempre detto: “la forza del Web sta nella sua universalità. L’accesso di tutti indipendentemente dalla disabilità è un aspetto essenziale.”. Già questo dovrebbe far capire che un Web (chiamalo pagina Web, chiamalo sito Web, chiamalo applicazione Web….) non accessibile significa che chi l’ha prodotto non ha avuto l’accortezza (o le capacità) di garantire che ciò che andava a creare fosse fruibile da tutti, indipendentemente dalla disabilità.

Quando parliamo di barriere alla disabilità, pensiamo sempre a quelle architettoniche e da Veneziano mi viene in mente il ponte di Calatrava: una bella (per alcuni) opera di design ma una pessima soluzione in termini di accessibilità e usabilità. Vi sono invece anche barriere in ambito digitale e nell’ambiente intorno a noi. Pensiamo ai bancomat, ai totem informativi, ai trasporti (dove è necessario, ad esempio, garantire che le informazioni sulle fermate siano fornite sia in forma scritta che in forma parlata), sino al Web… il canale universale di comunicazione.

Le persone con disabilità (per favore, non chiamatele “diversamente abili”, ve lo chiedo anche da parte loro!) hanno a disposizione una serie di strumenti (ausili) che gli consentono di interagire sia col mondo fisico che con il mondo digitale. Nell’ambito digitale da anni esistono degli organismi internazionali (ISO, CEN, ETSI) che lavorano per stabilire delle regole di supporto allo sviluppo accessibile di soluzioni ICT: dal personal computer, ai software, al Web. Non avete mai fatto caso che i tasti F e J delle vostre tastiere hanno un piccolo rilievo di plastica? Oppure il tasto 5 delle tastiere numeriche fisiche (bancomat, ecc.)? Quei rilievi sono nati da norme tecniche, e consentono nel caso specifico alle persone non vedenti di potersi “posizionare” e “capire” la tastiera che hanno davanti. Questo è solo un esempio di cosa sia possibile fare per evitare l’esclusione delle persone.

Le direttive europee sull’accessibilità ICT

Su questo tema da anni il parlamento e il consiglio europeo lavorano per innalzare gli obiettivi di miglioramento dell’accessibilità del mondo ICT e dei servizi di tutti i giorni. Per tale motivo hanno emanato due direttive: una direttiva sull’accessibilità Web e Mobile (Web Accessibility Act) e una direttiva sull’accessibilità di tutto il resto (Accessibility Act), ovvero dal bancomat accessibile sino ai sistemi di allarme accessibili.

In questo articolo mi soffermerò solo sul primo documento, ovvero la Direttiva (UE) 2016/2102 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici.

Gli Stati Membri dovranno recepire i dettami entro il 23 settembre 2018, e dovranno applicare le misure nel seguente modo:

  • Siti web pubblicati dal 23 settembre 2018: applicazione della Direttiva a decorrere dal 23 Settembre 2019
  • Siti web esistenti prima del 23 settembre 2018: applicazione della Direttiva dal 23 Settembre 2020 (quindi i “vecchi” siti avranno un anno in più rispetto ai nuovi per aggiornarsi)
  • Mobile app: dal 23 Giugno 2021.

Cosa prevede la direttiva? Tra le varie tematiche, oltre al monitoraggio da parte di un organismo centrale (presumibilmente AgID), porterà le singole amministrazioni a dover pubblicare una dichiarazione di accessibilità, ovvero di conformità o meno ai requisiti Web e mobile.

La norma italiana

Attualmente in Italia possiamo dirlo forte abbiamo una legge nata nel 2004 che – sulla carta – è perfettamente in linea con i principi europei. Ciò che avrà bisogno di aggiornamento sono i requisiti tecnici, che si basano sulle regole internazionali del W3C (WCAG 2.0) emanate nel 2008. Essendo passati 10 anni, il W3C ha emanato un aggiornamento di tali regole, che è referenziato all’interno della cosiddetta “norma armonizzata” prevista dalla direttiva europea.

L’aggiornamento delle regole tecniche

La norma EN 301549 è un pilastro fondamentale per l’acquisto di prodotti e servizi ICT (compresi siti Web e app mobile) e con l’aggiornamento odierno sarà un pilastro fondamentale per il recepimento normativo da parte dell’Italia (attività ora oggetto di parere parlamentare) in quanto la nuova versione a cui abbiamo lavorato con colleghi di tutta Europa recepisce le nuove specifiche internazionali WCAG 2.1 consentendo di applicare le “regole” di accessibilità anche alle applicazioni mobile.

Questo è il valore dell’attuale aggiornamento, a vantaggio di PA e cittadini. Resta da dire che, a mio avviso, anche il settore privato dovrebbe comprendere l’importanza di erogare servizi Web accessibili, a partire da banche, servizi di spedizione e dai sistemi di commercio elettronico.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 2