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Direttore responsabile Alessandro Longo

SMART CITY

Brescia e l’Agenda digitale urbana: ecco i progetti che la attuano

di Nadia Busato, Brescia Smart City Project Manager

05 Ott 2017

5 ottobre 2017

Brescia 2030 è un laboratorio territoriale di progettazione che vede importanti innovazioni sia la delineazione della strategia che il suo processo di costruzione. Una iniziativa che fa di Brescia una delle esperienze più mature e organiche nel campo delle smart city italiane

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“Il tema della città intelligente come obiettivo strategico a lungo termine, Brescia 2030, richiede uno sforzo di creatività, innovazione e partecipazione dei soggetti locali, dalle imprese, a partire da quelle del sistema Comune di Brescia, ai soggetti organizzati sul territorio, ai quartieri”.

È questa la premessa che apre l’Agenda Digitale Urbana del Comune di Brescia (il testo e le slide di sintesi sono pubblicate sul sito dati.comune.brescia.it) ovvero «lo strumento che definisce le strategie e declina gli obiettivi e le azioni per lo sviluppo di modelli in cui l’innovazione tecnologica (smart city) si accompagni all’innovazione sociale (smart communities)».

Un piano che articola le sue azioni e definisce i suoi obiettivi (misurabili, concreti, con ricadute migliorative sulla città e sui cittadini) in cinque macro linee di interventi, che partono dalla rete e arrivano dritte al futuro.

Perché l’essenza della smart city sta proprio qui: il processo, che cambia gli obiettivi, che a loro volta rimodulano il processo, e così via, in un continuo ridefinire e rimodulare sempre più ampio, continuo, fluido. In una parola: connesso.

Brescia è una città dalle molte anime e dai molti talenti. Ma è soprattutto, da sempre, un laboratorio urbano di strategie in grado di fronteggiare le sfide del presente attraverso sinergie spesso imprevedibili. E cos’è l’innovazione se non l’unione di creatività, esperienza e capacità di produrre risultati efficaci che generano, a loro volta, valore per tutti i soggetti che hanno contribuito a generarli?

Anche per questo, il piano di innovazione urbana del Comune di Brescia, che negli anni si fa sempre più ampio e partecipato, ha avuto fin dal suo esordio due pilastri fondanti: l’innovazione è un ecosistema; la rete e le tecnologie devono unire le persone.

Va detto che l’innovazione urbana -secondo le linee che dalla prima Agenda Digitale Europea del 2010 sono state assimilate e rielaborate anche da Brescia- si è innestata in una città che già possedeva infrastrutture uniche e importanti, come l’ampia rete di teleriscaldamento e la metropolitana, dove il mondo dell’impresa vedeva già un impegno sul fronte della rimodulazione degli impatti ambientali, dove la PA stessa vantava primati significativi: Brescia è stata tra le prime città ad avere un portale del Comune e, grazie a un’intuizione lungimirante, aveva iniziato con ASM (oggi A2A) a posare una rete di fibra ottica urbana fin dal 1985.

Un DNA territoriale a innovare, a crescere, a competere che il progetto del Comune mantiene ancora oggi come valore.

BRESCIA 2030: il futuro di un territorio a sistema

L’ultima versione dell’Agenda Digitale Urbana datata 25 ottobre 2016 attiva per Brescia un laboratorio territoriale di progettazione che vede importanti innovazioni per quello che attiene sia la delineazione della strategia che il suo processo di costruzione.

Si chiama “Brescia 2030” ed è un percorso di co-progettazione per una visione condivisa di sviluppo del territorio di Brescia. È promosso dal Comune di Brescia insieme alle Università del territorio, ovvero l’Università degli Studi di Brescia e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e vede coinvolti una pluralità di portatori di interesse (stakeholders) che sono persone giuridiche private e pubbliche ovvero enti privati o pubblici, con l’obiettivo di elaborare il piano operativo di sviluppo e innovazione urbana e metropolitana in co-progettazione.

Brescia 2030 nasce in attuazione dell’“Agenda Digitale Urbana – Brescia 2030”, approvata lo scorso 25 ottobre dalla Giunta Comunale. Concretamente, il gruppo dei soggetti si focalizza su quattro diverse aree di lavoro: Salute e Benessere, Formazione e Istruzione, Cultura e Turismo, Industria e Impresa. Tutte le aree includono lo sviluppo e l’approfondimento di temi considerati trasversali: sostenibilità, internazionalizzazione, mobilità, impiegabilità, fragilità sociale e immigrazione, dati. Sono i partecipanti ai laboratori che decidono, ad ogni incontro, di allargare la partecipazione a soggetti portatori di interessi chiave. Ogni laboratorio è coordinato da un pool di docenti delle Università che armonizzano il metodo di lavoro, dando un metodo scientifico al processo di co-design e operando per la necessaria sintesi del percorso che è prevista per la fine del 2017 e dovrebbe arrivare a definire poche ma concrete azioni, progetti comuni, obiettivi condivisi che siano aggregatori utili per lo sviluppo del territorio, sia in ambito infrastrutturale e digitale che in ambito socio-culturale.

Come ha dichiarato la vicesindaco Laura Castelletti, che è anche l’Assessore alla Cultura Creatività e Innovazione «il punto non è il risultato, ma il metodo»: la leadership delle Università (indiscussi e sempre più necessari protagonisti dell’innovazione) permette di costruire per tutto il territorio un metodo di progettazione che già sta ricadendo sul territorio positivamente, sollecitando una riflessione doverosa e programmatica su un futuro a medio termine, attirando nel dibattito attori chiave e cittadini, ricostruendo in una forma operativa e lungimirante un dialogo a più voci necessario per ricostruire la fiducia tra cittadini e loro delegati.

Brescia Smart Living. Il primo dimostratore

Il termine smart city è entrato in modo dirompente nel linguaggio della politica, dell’informazione e dell’impresa fin dai suoi esordi; ma la prima volta che a Brescia è stato possibile capire a quale realtà corrispondesse è stato il progetto Brescia Smart Living. Vincitore del bando nazionale “Smart Cities and Communities and Social Innovation” DD591 del 5.07.2012 per la competitiva categoria delle smart grid valeva nella sua formulazione originaria oltre 17 mln di euro ed è caratterizzato da un partenariato fortemente locale: coordinati dal capofila A2A spa, grandi imprese come Cavagna Group spa, Fabbrica d’armi Pietro Beretta spa e ST Microelectronics hanno cooperato insieme a ENEA e Università degli Studi di Brescia nonché con PMI già attive sul territorio quali Cauto Cantiere Autolimitazione scrl, FGE Elettronica srl, Iperelle srl, Tw_Teamware srl.

Aziende che hanno avuto anche l’onere di aprire una falla in una delle barriere che ancora impedisce una piena e felice attuazione di gran parte delle innovazioni urbane italiane: l’eccesso di burocrazia, come ci ricorda ogni anno Doing Business, il report annuale della Banca Mondiale che fotografa le imprese nel contesto nazionale e globale. Avviato e sostenuto fino ad oggi dalle imprese e dagli Enti di Ricerca, il progetto -che si concluderà nel 2018- non ha ancora visto la firma del contratto da parte del MIUR né l’erogazione dei finanziamenti dovuti ai partner.

Una mancanza nazionale su cui più volte Comuni, istituzioni territoriali e media hanno ribattuto. E che mina alle fondamenta la fiducia dei cittadini verso processi di cambiamento trasparenti, efficienti, in grado di mantenere il sistema Italia ai livelli di competitività richiesti dagli scenari internazionali.

Nel merito dei contenuti di progetto, l’equilibrio fondamentale si gioca sulla capacità di rendere sostenibile un modello energetico dei diversi vettori di cui una città ha necessità, nei diversi ambiti di intervento possibile, nell’efficienza della produzione (se possibile da fonti rinnovabili), nella gestione dei sistemi di trasporto, distribuzione, trasformazione, e di utilizzo finale. In quest’ottica i concetti devono estendersi a tutti i servizi in senso allargato, nel quale non rientrano solo elettricità, illuminazione pubblica, acqua, calore, gas, gestione del ciclo dei rifiuti, ma anche servizi alla persona o alla comunità quali la sicurezza al cittadino e l’inclusione sociale. Integrazione è la parola chiave del progetto, che conferisce al concetto di Smart Grid un significato più ampio, ossia di rete che distribuisce risorse e servizi sulla base dei bisogni con una logica di approccio modulare, innovativa e trasversale, che abbraccia più discipline quali l’ICT, i processi, l’economia, la giurisprudenza e le scienze umane, e che permette di esportare quelle parti che possono essere utilizzate per altre realtà italiane. Obiettivo primario del progetto è il miglioramento della vita dei cittadini e il rilancio dell’occupazione, soprattutto nelle fasce più deboli, mediante generazione di servizi supplementari legati all’associazionismo e alla disponibilità di nuove infrastrutture informatiche e di comunicazione.

La grande sorpresa è stata la risposta dei cittadini: il progetto prevede infatti l’attivazione di due dimostratori in due quartieri urbani (smart district), in cui alcune tecnologie sono installate in case private. Quando i partner sono andati nei due quartieri a incontrare le persone, l’interesse è stato altissimo e le adesioni oltre il doppio di quanto sperato.

Un sintomo che l’innovazione e la smart city sono temi in grado di interessare tutti, se spiegati adeguatamente e declinati in valori come la partecipazione e la cittadinanza.

Oltre la strada. Innovare per ricucire

L’ultimo grande progetto urbano che porta in sé il germe dell’innovazione, ultimo in ordine di tempo ma non certamente di valore, riguarda una periferia che per Brescia ha un valore davvero speciale. Si tratta di Via Milano, la prima vera periferia di Brescia, collocata all’estremo margine del SIN – Sito di Interesse Nazionale Brescia Caffaro, interessato da contaminazione diffusa da PCB, con una storia di abbandono dei siti industriali e, parallelamente, concentrazione di etnie extracomunitarie e marginalità; ma anche direttamente connessa al centro storico e alle arterie dello shopping urbano. Segnata più di altre zone dalla storia locale del novecento industriale, è stata insieme l’epicentro e il metro delle trasformazioni sociali, economiche e urbanistiche della città. In meno di mezzo secolo, nella percezione così come nel lessico, i bresciani hanno smesso di considerare questa zona un “quartiere”: quella che un tempo non lontano fu Porta Milano è oggi per molti semplicemente “via Milano” ed è identificato nell’immaginario della città come l’agglomerato urbano affacciato sull’arteria di traffico di accesso al centro.

OLTRE LA STRADA è il progetto che il Comune di Brescia ha candidato, in qualità di capofila, al bando DCPM 25.05.2016, risultato di un percorso di co-progettazione tra il Comune di Brescia e una rete di partner individuati in persone giuridiche pubbliche o private ovvero enti pubblici o privati, selezionati con un bando a evidenza pubblica del luglio 2016.

Il progetto intende “restituire alla città il quartiere di Porta Milano” agendo su tre livelli di intervento: infrastrutturale e urbanistico (che include gli interventi sulla mobilità), socio-culturale (con un’attenzione a nuove formule di abitazione, che uniscano l’housing agli spazi di lavoro per imprese giovani, creative e laboratori di artigianato), e un coordinamento continuo che sia prima di tutto un ascolto attivo del Comune alle esigenze dei cittadini e delle realtà interessate a investire in quest’area.

Parola chiave del progetto è “ricucitura” intesa sia come l’atto e il modo in cui si ricuce, sia come metafora del risanamento di una situazione, il superamento del dissidio fra persone ma anche il riaccostamento e il riavvicinamento all’interno di un organismo unitario di gruppi contrapposti e in polemica tra loro. “Ricucire” Porta Milano è inteso dal partenariato di progetto come un processo a lungo termine e ampia visione, di cui con il progetto OLTRE LA STRADA si avviano azioni chiave e si innesta una modalità di collaborazione in rete tra soggetti pubblici e privati.

Brescia e il futuro: dialogo, condivisione, partecipazione

L’innovazione di Brescia è sempre più fatta dai bresciani. Con i primi risultati concreti e un generale miglioramento dell’ecosistema (a cui hanno contribuito gli Enti che operano sul territorio, a loro volta -va detto- impegnati nel rinnovamento dei propri processi e anche dei loro valori), la città si fa sempre più esigente: si moltiplicano i percorsi di co-progettazione, i progetti, le iniziative, i momenti di informazione e formazione. Grazie anche a momenti pubblici importanti, come gli Smart Meetings promossi dal Comune o il festival Supernova guidato da TAG (che per quest’anno conosce una pausa dovuta alla grande trasformazione imprenditoriale di TAG stesso), smart city è ormai un termine familiare. Di più: è parte di una cultura dell’innovazione che appartiene a Brescia e al suo territorio da sempre.

Verso il futuro la città scommette però su cittadini molto speciali: i bambini

Con l’avvio dell’anno scolastico 2017/2018, il Comune insieme ad A2A smart city ha avviato “Scuole in Rete”: un progetto di cultura dell’innovazione che integra l’infrastruttura di connettività in fibra che, dal luglio 2015, ha connesso tutte e 106 le scuole della città, dai nidi alle medie. “Scuole in Rete” si rivolge a tutta la community della scuola, che è un punto di incontro tra generazioni ed è il fulcro di una rete sociale fondamentale per la vita di ognuno nella comunità sociale, urbana e relazionale. I suoi valori sono l’inclusione, la competenza, la consapevolezza e la responsabilità con cui ognuno può e deve agire in rete.

Il digitale non è un mondo a sé: è uno dei nostri ambienti di vita. Per Brescia smart city, ogni cittadino è anche un cittadino digitale, con i diritti e con i doveri che questo comporta.

Le reti di relazioni sono indispensabili per coltivare al meglio le tue passioni, per conoscere più approfonditamente argomenti di tuo interesse, per lavorare meglio, per conoscere il mondo e per innamorarti. Tratta le reti di conoscenze virtuali con lo stesso rispetto di quelle reali.

[da Scuole in Rete, cartolina Fai molte reti, target: cittadini dai 5 anni in su]

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