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italia digitale

Cara Bongiorno, cara Alvaro: ascoltate le tre paure della PA

Serve un grande piano governativo che aiuti il cambiamento su tutto il territorio facendo leva su un gioco di squadra fra i vari livelli istituzionali. Potrebbe essere questa la via per la trasformazione digitale. Al ministro della PA Giulia Bongiorno e al DG Agid Teresa Alvaro l’arduo compito di riavviare il processo

12 Set 2018

Andrea Nicolini

coordinatore segreteria tecnica informatica Project Manager, CISIS


La dottoressa Teresa Alvaro sarà a brevissimo il nuovo Direttore Generale di AgID incaricata dal nuovo governo ed in particolare dal nuovo Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno e a loro, in primis, spetterà il compito di attuare il cambiamento nel digitale del paese a cominciare dalla PA.

Diversi articoli hanno già indicato quali devono essere le priorità per attuare il cambiamento o hanno fornito consigli e sicuramente quello che non ci manca sono proprio gli articoli o le norme o le regole tecniche o ultimamente le linee guida che nascono come funghi nel bosco in questo periodo.

Queste poche righe quindi non vogliono essere l’ennesimo elenco di consigli, ma solo esplicitare lo stato d’animo di chi lavora quotidianamente sul territorio nella PA per attuare con fatica quel cambiamento quando al vertice nazionale avvengono questi cambiamenti o quanto meno lo stato d’animo di chi da anni cerca a fatica di coordinare il livello regionale.

Le tre preoccupazioni di chi lavora nella PA

  • La prima preoccupazione è sempre quella che chi arriva decida di rifare tutto e ripartire da zero e quindi si vive con il timore di vedere arrivare un nuovo astruso e di difficile applicazione codice dell’amministrazione pubblica digitale oppure l’ennesima modifica al codice degli appalti o alla legge finanziaria con l’apparente intento di semplificare o razionalizzare la spesa nel digitale, ma con l’inevitabile conseguenza di bloccare tutte o quasi le azioni in atto e spesso fare il gioco di chi il cambiamento non lo vuole. A questi timori si è aggiunto negli ultimi anni quello che si voglia riscrivere il piano triennale ICT, opera per certi versi monumentale, che richiederà diversi cicli triennali per essere portata a compimento, che è nella sostanza ampiamente condivisa da tutta la PA.
  • La seconda preoccupazione è che al livello centrale si impieghino alcuni mesi – dai 6 ai 9 di solito – per strutturare l’azione e quindi di fatto si rimanga tutti fermi in attesa del via con tutti i timori citati in precedenza e nel frattempo la compilazione dei bilanci e della programmazione per il nuovo anno non possa tener conto di quelli che saranno i nuovi orientamenti e così si rischia che poi il nuovo anno sia denso di atti correttivi, variazioni di bilancio per poter attuare quelle decisioni che magari matureranno a marzo o aprile.
  • La terza ed ultima vera preoccupazione è che il livello centrale decida di essere in prima persona attuativo e operativo anche sul territorio e quindi rilanci frettolosi progetti neo centralisti che inesorabilmente nei casi migliori portano a tempi lunghissimi e scarsi risultati o peggio imponga l’acquisizione di servizi digitali del mercato pensati solo per le grandi amministrazioni centrali.

Un  “Piano Marshall” per l’Italia digitale

Il desiderio invece è uno solo che i nuovi vertici nazionali mettano al centro del loro operare il saper fare con ordine e costanza, il saper fare squadra, il saper mettere in rete fra loro quelle PA e quei privati che già hanno realizzato il loro vero e profondo cambiamento digitale affinché lo possano trasferire a tutti quelli che ancora non lo hanno fatto e per farlo sfornino piani di accompagnamento che utilizzino tutte le risorse finanziarie, umane e professionali disponibili. Una sorta di “Piano Marshall” per l’Italia digitale che proprio come il piano originale voglia aiutare il cambiamento su tutto il territorio.

Concretamente un’azione di squadra sul digitale almeno per le Regioni e Province Autonome significa tradurre operativamente il concetto di soggetto aggregatore definito nel piano triennale, magari sfruttando l’accordo quadro già sottoscritto fra AgID e le Regioni e Province Autonome, coinvolgendo anche altri soggetti centrali come l’Agenzia per la coesione territoriale ed attivando tutte le leve professionali ed economiche disponibili per creare una task force che faciliti l’attuazione dei piani nazionali attraverso la diffusione delle tante buone pratiche già realizzate.

L’importanza di fare squadra

La semplificazione ed il rafforzamento amministrativo possono realizzarsi solo investendo sul digitale, superando la centralità del procedimento amministrativo a favore del servizio al cittadino ed all’impresa come previsto da tutte le riforme della PA degli ultimi vent’anni. Si tratta di una impresa molto complessa ed articolata e proprio per questo sono necessarie nuove azioni e nuove modalità operative.

Fare veramente squadra fra i diversi livelli istituzionali a livello nazionale non è mai stato fatto, è il caso di provarci.

Il Ministro Bongiorno e il DG Alvaro hanno mostrato nelle loro carriere di saper fare cambiamenti e di saper imporre le proprie idee innovative, quindi riponiamo in loro la massima fiducia e facciamo loro i migliori auguri, sapendo che se sapranno toccare le giuste corde dell’innovazione digitale troveranno in tutta la PA e soprattutto sul territorio un esercito di innovatori desiderosi di arruolarsi per la battaglia del cambiamento digitale, i primissimi segnali e le prime indicazioni sembrano andare per fortuna in questa direzione.

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