Cashback: successo o flop? Un primo bilancio e possibili alternative - Agenda Digitale

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Cashback: successo o flop? Un primo bilancio e possibili alternative

Serviranno ancora altri mesi per capire se l’Italia è pronta a diventare cashless o se il cashback si sarà rivelato un buco nell’acqua da un punto di vista tecnico. Gli italiani saranno costretti a tornare all’amato contante? Tra iniziative locali e contrapposizioni politiche, ecco gli scenari possibili

08 Giu 2021
Maurizio Stochino

Consulente ICT - Esperto di Sicurezza Informatica

È possibile fare un primo bilancio del cashback? Sebbene sia ancora presto per emettere un giudizio definitivo sulla riuscita del progetto, è possibile fare un bilancio provvisorio di quello che è stato il cashback fino ad oggi.

Cashback del Governo, come funziona e cos’è: tutte le istruzioni

Non si hanno ancora risultati completi dell’iniziativa e solo il tempo dirà se ha sortito gli effetti sperati. Nel primo periodo di test dello scorso Natale, sono state oltre 60 milioni le transazioni effettuate con le carte di pagamento elettronico, delle quali più della metà ha riguardato transazioni di piccolo importo, inferiore ai 25 euro, per un totale di 223 milioni di euro rimborsati. Circa 70 euro a testa. Sono stati registrati ben 10 milioni di strumenti di pagamento elettronico, con ben oltre 3 milioni di cittadini che hanno toccato o superato il limite minimo di 10 operazioni utile ad ottenere il rimborso del 10% sugli acquisti effettuati negli esercizi commerciali.
Ad oggi si contano circa 8 milioni di cittadini che hanno aderito, quasi 300 milioni di transazioni elaborate e oltre 6 milioni di utenti che hanno effettuato transazioni valide da inizio anno.
Ma al di là dei numeri nudi e crudi, ci sono degli aspetti importanti che non vanno trascurati.

I risultati del cashback di Stato: successo o sconfitta?

Nel corso di questi primi mesi, si sono delineate diverse figure di partecipanti: i furbetti, che cercano a tutti costi di vincere il bonus di 1.500€ e i leali, che non hanno interesse a vincere a tutti i costi e acquistano nel rispetto di etica e trasparenza.
Quello che emerge dai dati è che la prima categoria è in forte crescita. Inizialmente alcune categorie di esercenti si era lamentata di queste piccolissime transazioni “inutili”, in particolare i benzinai. Ma poco o nulla è cambiato, poiché ad oggi non si è fatto abbastanza per tutelare alcune categorie dall’avidità dei furbetti.
Alcuni partiti politici (specialmente il centro destra, con Forza Italia e Lega in primis) chiedono lo stop del supercashback, contro i furbetti. Il Ministero dell’economia e delle finanze sta pensando di apportare delle modifiche al regolamento o di bloccare momentaneamente il superbonus, nell’attesa di studiare un metodo efficace per scovare ed eliminare dalla classifica chi gioca sporco.
È presto per dire che sia stato un successo su tutta la linea. A Natale il cashback ha dato ottimi risultati, anche grazie alle feste che impennano i consumi.
Ad oggi non sono disponibili valutazioni ufficiali su effettivi benefici apportati dal cashback, o perlomeno non risultano note pubbliche da parte del governo. A fine marzo sono state pubblicate delle prime stime che tengono conto di come il cashback riuscirà ad apportare un aumento dei consumi di oltre 20 miliardi nel solo biennio 2021-2022.
Sebbene la sottosegretaria Castelli confermi come vere e plausibili tali stime, occorre procedere con molta cautela.
Il margine di errore è ampio, in quanto si basano su dati preliminari e del tutto provvisori, che dipenderanno da come l’Italia riuscirà a debellare le 3 crisi attualmente in atto: sociale, economica e sanitaria.
Serviranno ancora altri mesi per capire se l’Italia è pronta a diventare Cashless o se questa misura si sarà rivelata un buco nell’acqua da un punto di vista tecnico. Gli italiani saranno costretti a tornare al caro amato contante? Resta un’incognita.

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Le origini del cashback: il Millionaire Market

Per chi ha qualche anno in più, il cashback non suonerà come un progetto del tutto nuovo. La volontà di ricompensare i cittadini per i loro acquisti ha radici più antiche. Un recente esempio di rimborso per gli acquisti effettuati è quello che è nato alla fine degli anni ‘Novanta.
Nel 1996, Virgilio Degiovanni, imprenditore milanese, diede il via ad un progetto molto ambizioso chiamato Millionaire Market (il “mercato milionario”). Era l’8 gennaio e nessuno avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo di lì a pochi mesi.
Alla fine di maggio, ben 38.000 esercizi commerciali di tutta Italia (e anche qualcuno all’estero) risposero entusiasti alla chiamata del cashback , e aderirono all’iniziativa.
La mission che intendeva perseguire il Millionaire Market era decentralizzare il potere esercitato dalla grande distribuzione organizzata e dai centri commerciali. Grazie a questa iniziativa, si consentiva ai piccoli esercenti di coalizzarsi per creare un mercato unico. All’inizio apparì come la classica sfida di Davide contro Golia.
La campagna promozionale fu imponente, tanto che l’iniziativa poté vantare tra i suoi testimonial figure celebri come Mike Bongiorno e Marco Predolin; ma non solo, furono numerosi i team calcistici che lo adottarono come sponsor principale (Udinese e Padova su tutte), mentre altre firmarono per averlo come sponsor tecnico (Bologna e Milan).
La Millionaire Card, che era la carta elettronica dotata di chip, fu distribuita in tutta Italia e permise agli esercenti che avevano aderito di poter caricare dei punti elettronici per ogni spesa effettuata.
Grazie a questa idea, che fu a tutti gli effetti un’evoluzione delle abitudini di spesa, si sarebbero abbandonati i punti cartacei a vantaggio di quelli elettronici.
Tuttavia, sebbene inizialmente ci si trovò dinnanzi ad una fase di cashbackmania, l’entusiasmo tese ad esaurirsi nel giro di un paio di anni, in seguito alle promesse di investimenti e programmi che nel concreto non videro mai la luce.
Secondo alcuni dati, il totale di esercizi commerciali che aderirono fu infine di 100.000, una cifra spaventosa che all’epoca copriva il 5% del totale dei negozi al dettaglio presenti nella penisola.
L’iniziativa di Degiovanni si rivelò coinvolgente, ma si arenò per la vasta portata: un difetto del Millionaire Market fu infatti quello di essere poco settoriale e “vago”. Si può dire che l’escalation della portata di adesioni su scala nazionale stupì anche i più ferventi promotori della stessa iniziativa.

L’iniziativa del Comune di Bagno di Romagna: come funziona LaVantaggiosa?

Ben diversa è invece l’iniziativa promossa dal Comune di Bagno di Romagna e dal Credito Cooperativo Romagnolo, che hanno voluto coniugare l’appartenenza ad una comunità locale con la certezza del ricircolo del risparmio. Per rispondere a queste esigenze è nata LaVantaggiosa, un’App gratuita che consente di fare shopping risparmiando in tanti negozi del comune di Bagno di Romagna.
Grazie a questa card, a ogni acquisto viene caricato l’importo dello sconto riservato al cliente, che potrà così utilizzarlo per fare altri acquisti nei negozi del circuito commerciale.
Sarà dunque possibile usare il credito accumulato per fare acquisti nei negozi senza dover sborsare soldi di tasca propria, con la possibilità, per i cittadini di conoscere in ogni momento il saldo sulla carta tramite l’uso dell’app stessa.
Per avere la Vantaggiosa Fidelity Card è sufficiente scaricare l’app e inserire il login che viene inviato per e-mail all’utenza. Una volta inseriti i dati che ci vengono richiesti, la card sarà immediatamente attiva sullo smartphone e potremo iniziare a risparmiare.
Utilizzando la carta o scaricando l’App e acquistando nei negozi locali, si può risparmiare con il cashback e dare ai negozi un po’ di ossigeno per continuare a svolgere il loro lavoro anche in un periodo storico così complesso.

Perché funziona LaVantaggiosa e a cosa deve il suo successo

Il successo dell’iniziativa LaVantaggiosa dipende di certo dalla collettività e da quanto i cittadini saranno in grado di partecipare attivamente all’iniziativa promossa dal Comune.
LaVantaggiosa rappresenta una ghiotta occasione per salvaguardare il tessuto commerciale e culturale del piccolo comune.
La storia della comunità viene custodita nelle strade dei borghi, luoghi colmi di significato che sono parte integrante della quotidianità.
In seguito allo scoppio della pandemia è cambiata persino la percezione del consumo. Per anni gli italiani associavano l’idea del consumo a una spesa, a una diminuzione del saldo del nostro conto corrente. Oggi, proprio grazie ad una maggiore propensione ai consumi dovuta agli effetti delle restrizioni prolungate, la gente non percepisce più il consumo come la mera soddisfazione di un bisogno primario. Poter consumare ci riappropria del concetto di socialità e di vita che a lungo abbiamo desiderato nei periodi lockdown. Ci sono alcune persone che hanno paradossalmente scoperto nuovi consumi. Per questo iniziative come quella promossa dal Comune di Bagno di Romagna sono in grado di fare la differenza e sono utili ad incentivare la spesa nei negozi della propria comunità, comportando anche un sentimento maggiore di appartenenza alla comunità stessa.

Il progetto La Vantaggiosa consiste in un grande processo di fidelizzazione tra i cittadini del Comune di Bagno Romagna e gli operatori economici. L’obiettivo è quello di innescare un collegamento commerciale nel territorio, di rendere circolare gli acquisti quanto è più possibile.
Il punto forte è il promotore, che non è un’azienda, bensì la pubblica amministrazione, in questo caso il Comune romagnolo di Bagno di Romagna, e la Banca. Sono loro direttamente i creatori del progetto, che si propongono di promuoverlo sul territorio, con la speranza di esportarlo negli altri territori.
Il Credito Cooperativo Romagnolo ha messo a disposizione la piattaforma per le compensazioni periodiche fra i cashback caricati e scaricati presso gli esercenti: come il borsellino di una delle tante fintech internazionali, ma in questo caso al 100% made in Italy. Un ulteriore aspetto che denota la qualità del progetto è il fatto che entrambi si occupano di finanziare il progetto per intero, in modo tale da risultare gratuito per tutti i negozi che decideranno di aderire entro fine 2021.
Il progetto richiede la massima partecipazione dei cittadini, in un’ottica di collettività, per far sì che si realizzi una rete commerciale dei negozi locali quanto più vasta e rivolta ad un ampio numero di clienti.
Un vantaggio di questa iniziativa, rispetto al cashback di Stato, è che richiede che il credito guadagnato debba essere speso entro breve tempo, garantendo un flusso di denaro più rapido.

Ipotesi per una revisione del cashback di Stato

Sono numerose e sempre più insistenti le voci che parlano di una futura sospensione del cashback. Cosa significa? Il progetto è già fallito?
Va detto che siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma appare molto probabile che i 3 miliardi inizialmente previsti per il 2022 non saranno confermati. Tutto rimarrebbe confermato invece per il 2021. Uno dei motivi plausibili per questa (potenziale) decisione è il fatto che tale iniziativa si discosta non poco dai parametri del Recovery Plan.
Difficilmente, tuttavia, la norma potrà essere cambiata prima di dicembre. Una ipotesi chiacchierata è quella di eliminare gli ultimi 6 mesi di cashback, vale a dire il primo semestre del 2022.
Sul fronte politico, sono molti i partiti che si auspicano un diverso dirottamento dei fondi attualmente stanziati per il cashback. Il PD ha proposto di destinare i fondi su piani di lotta alla povertà, che coinvolgono anche i Comuni. La stessa Italia Viva ha proposto un piano per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei NEET, giovani senza lavoro e senza istruzione. Fratelli d’Italia chiede invece di usare quelle risorse per indennizzare le aziende colpite dalla pandemia. Il partito guidato da Giorgia Meloni ha mosso una mozione di sfiducia a fine gennaio, poco prima dell’insediamento del Governo Draghi. In un testo elaborato, il partito di centro destra ha elencato una serie di motivi per i quali la scelta di incentivare l’utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento non si sposa con il concetto di libertà di scelta. Il contante, secondo la leader di Fratelli d’Italia, è ancora oggi un valido metodo di pagamento per una vasta fetta di cittadini, sottolineando che non c’è alcuna evidenza che il cashback di Stato riduca o elimini del tutto l’evasione fiscale.
Non deve sorprendere che a favore di una prosecuzione del progetto ci sia invece l’ex premier, Giuseppe Conte, considerato che è stato uno degli interventi del suo ultimo governo.

Conclusioni: ha funzionato?

La questione principale è: il cashback di Stato ha davvero funzionato? L’occasione rappresentata dal cashback di Stato è forse unica: se non saremo capaci di abbracciare questa trasformazione (tanto in termini di aderenza, quanto in termini di semplificazioni della normativa da parte del governo), difficilmente potremo riuscirci nel futuro.
La possibilità di utilizzare i pagamenti digitali deve essere colta come un’opportunità, come un treno che ci dirotta ad un futuro cashless.

Secondo uno studio condotto nel 2019 dal Cashless Society Index Ambrosetti 2019, l’Italia occupa gli ultimi posti nella classifica di utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici, davanti solo a Paesi come Ungheria, Grecia, e Bulgaria; Paesi splendidi, ma che non possono certamente rappresentare il nostro benchmark di riferimento se ragioniamo in un’ottica di profonda trasformazione digitale. La cultura cartacea degli italiani è un forte ostacolo, ma come abbiamo descritto poc’anzi, uno dei principali problemi dell’iniziativa è quello legato alla mancata regolamentazione di alcune pratiche, che è sfociata (e sfocerà ancora) nell’aggiramento dell’iniziativa a scapito dei piccoli esercenti.
Sarebbe anche un chiaro messaggio da parte della politica di presenza e di aiuto ad un Paese in ginocchio sotto molti profili in un periodo delicato come quello che tutti stiamo vivendo.
Una delle ragioni che ha portato alla nascita del cashback è quella di incentivare l’utilizzo della moneta elettronica a scapito del contante, per favorire la lotta all’evasione fiscale che da anni pesa come un macigno sui conti italiani. Non si tratta solamente di un cambio del “mezzo di pagamento”, quanto di un cambio di approccio culturale.
Sebbene non siano ancora chiari gli sviluppi, appare evidente che il cashback non potrà cessare dall’oggi al domani: il sistema è operativo e gli italiani che intendono rivendicare il loro diritto di acquisto sono in molti. Non sappiamo se quando il cashback cesserà di esistere avremo l’effetto rimbalzo, ovvero un ritorno al contante maggiore al periodo precedente all’avvento del cashback, e forse è troppo presto per fare delle supposizioni.
Ma una cosa è certa, molti vivono nella speranza che si riesca a studiare il modo di rendere il cashback non solo un progetto interessante sulla carta, ma anche nella pratica, e che questa nuova realtà possa superare lo storico amore degli italiani per il fruscio della banconota.

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