Hacking "civico" per il benessere della comunità: cos'è e chi lo pratica | Agenda Digitale

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Hacking “civico” per il benessere della comunità: cos’è e chi lo pratica

Fare civic hacking significa trovare soluzioni alternative e creative a problemi che interessano la collettività, solitamente modificando l’uso di alcuni strumenti ed elementi per far fronte a determinate criticità. Cosa fa chi lo pratica e come si sposa col concetto di open government

09 Feb 2021
Luca Sanna

Avvocato, Studium Cives

Il termine hacker viene utilizzato sempre più spesso con un’accezione negativa. Ma la comunità scientifica è solita distinguere due tipologie di hacking: il criminal hacking e il civic hacking.

In merito a quest’ultima definizione, con hacking civile o civico, ci si riferisce all’insieme di tutte le risoluzioni utilizzate per fare fronte alle problematiche della collettività, create proprio da coloro che riescono a maneggiare elevate conoscenze tecnologiche, digitali ed informatiche.

In altri termini, i civic hacker rappresentano il lato illuminato dell’hacking che si presta per riuscire a raggiungere il miglioramento del benessere collettivo, in un sistema basato sul volontariato digitale.

Ma cos’è, nel dettaglio, il civic hacking e come si coniuga questa attività con il concetto di open government?

Cos’è il civic hacking

Fare civic hacking significa appunto trovare soluzioni alternative e creative a problemi che interessano la collettività, solitamente modificando l’uso di alcuni strumenti ed elementi per far fronte a determinate criticità.

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L’analisi del movimento dal punto di vista storico non è il centro di questo articolo perché ritengo che l’esperimento di hacking civico non abbia in realtà una vera e propria genesi, uno statuto o un punto inziale. Ciò che muove il mondo è la curiosità e la volontà di provare a progettare un futuro migliore attraverso la creazione di strumenti concreti, prodotti materiali, pezzi di software migliorativi denominate “app civiche”, chiamate a sbrogliare nodi come la corruzione, le vessazioni del sistema esecutivo e giudiziario, frodi elettorali, e così via.

Pertanto, il miglioramento attraverso i volontari di hacking civico non poteva che trovare terreno fertile negli Stati Uniti d’America, non solo per i livelli centrali e periferici indipendenti di organizzazione statale che rendono necessaria una collaborazione fattiva dei cittadini per il buon andamento del sistema amministrativo, ma anche per la presenza del FOIA – Freedom Of Information Act, la “Legge sulla libertà di informazione”, emanata negli Stati Uniti d’America il 4 luglio 1966 durante il mandato del presidente Lyndon B. Johnson, il quale ha aperto di fatto i cardini dell’ordinamento amministrativo attraverso la divulgazione degli archivi della “National Archives and Records Administration“, per garantire la trasparenza della pubblica amministrazione nei confronti del cittadino e il diritto di cronaca e la libertà di stampa dei giornalisti.

Ciò ha permesso l’utilizzo di dati aperti da parte dei cittadini, connessi con la creazione di nuovi strumenti, anche digitali, che di fatto ne hanno implementato e sfruttato il potenziale.

La comunità di civic hacking negli Stati Uniti

Negli Stati uniti la giornata mondiale dell’Hacking Civico è giunta ormai all’ottava edizione con l’evento programmato nel mese di Settembre 2020.

Movimenti come HackforChange e Code For America mettono insieme migliaia di attivisti e programmatori che fanno lavorare il governo per le persone e dalle persone, nell’era digitale con servizi governativi semplici, efficaci e facili da usare, che vengono utilizzati su larga scala per aiutare gli americani, a cominciare dalle persone che ne hanno più bisogno.

Il movimento Code For America ha per esempio sviluppato un’applicazione per permettere una facile registrazione dei cittadini americani all’election day che ha visto contrapporsi il presidente americano in carica Donald Trump al candidato democratico Joe Biden lo scorso novembre 2020.

Secondo le statistiche americane, una registrazione degli elettori semplice e accessibile rimane uno dei principali ostacoli al voto. La registrazione e il mantenimento di una registrazione aggiornata possono essere particolarmente gravosi per le persone di colore, le persone a basso reddito e i giovani.

Per tale ragione l’applicativo sviluppato dagli hacker civili di Code For America denominato GetCalFresh ha permesso nella sola California una semplice registrazione per oltre 7.000,0 votanti: “Garantire che ogni cittadino abbia la capacità di votare, indipendentemente dalla razza, dalla lingua principale o dal reddito, rimane un obiettivo sfuggente nella nostra democrazia”, è il motto che si legge nella pagina web del movimento.

La comunità hacker in Italia

Ancora prima dell’avvento del FOIA in Italia, attraverso l’emanazione del D.Lgs. 96/2017, il concetto di utilizzo dei dati pubblici attraverso la condivisione dei dati (open data) ha preso piede sin dall’inizio del primo decennio degli anni 2000.

Un bell’esempio progettuale di hacking civile è stato sicuramente il programma denominato “Terremoto Centro Italia” che si definisce “Un progetto non profit, organizzato interamente da volontari. È nato per condividere informazioni utili e verificate sugli eventi sismici che hanno coinvolto il centro Italia durante il 2016 e il 2017. […] Il progetto si pone come scopo quello di aggregare e non disperdere contenuti utili a tutti provenienti da fonti di varia natura (ufficiali e non) al fine creare valore in un momento di crisi per il paese.”

Nella pratica il programma, nato nel 2016 a seguito dello sciame sismico che ha colpito l’Italia centrale (Amatrice, Accumoli e dintorni) si poneva quale obiettivo quello di aggregare segnalazioni di nuovi eventi sismici, di accelerare gli aiuti, di prevedere un canale dedicato per le donazioni, di scovare eventuali bufale ed infine di cercare di far incontrare la domanda lavorativa con l’offerta delle imprese locali.

L’hacking (non solo “civic”) nella pandemia

Ebbene, con l’evento pandemico, tali movimenti hanno acquisito sempre maggiore centralità richiedendo sempre di più la condivisione dei dati relativi all’epidemia COVID-19 attraverso un sistema libero e accessibile, per poter sviluppare applicativi senza incorrere in violazioni di legge.

Attraverso il progetto “#datibenecomune”, associazioni come On data, Action Aid, Trasparency International Italia, Associazione Luca Coscioni, ecc. hanno organizzato una petizione per rendere libero l’accesso e utilizzabili tutti i dati del Ministero della Salute.

In atri termini, senza gli open data non è possibile alcun coinvolgimento dei cittadini allo sviluppo del bene comune e ciò provoca una maggiore attenzione da parte del lato oscuro dell’hacking, che vede nella trasparenza del dato il primo ostacolo dell’attività criminale.

Sono infatti sempre più comuni gli attacchi ai siti ministeriali dei criminal hackers per avere accesso ad informazioni riservate. Secondo quanto riportato nel report dell’Healthcare Threat Landscape di Proofpoint, azienda attiva nel settore della sicurezza informatica e compliance, da marzo 2020 sono aumentati dal 15/40% gli attacchi informatici a siti, infrastrutture e case farmaceutiche. Sebbene non si possano conoscere le reali ragioni di tale attenzione, nell’anno del Coronavirus e dell’emergenza sanitaria, gli attacchi ai siti e alle infrastrutture informatiche di ospedali, case farmaceutiche e più in generale tutto ciò che ha a che fare con la sanità non sono affatto diminuiti.

Il concetto di Open Government

Con Open Government si intende un nuovo paradigma di istituzione governativa, fondata sull’apertura e sulla condivisione dei dati di governo.

Ciò si può concretizzare in virtù di un procedimento di sviluppo organizzativo e tecnico della pubblica amministrazione, che, con il supporto delle nuove conoscenze digitali, della comunicazione e dell’informatizzazione, può divenire funzionale al benessere della collettività.

In questo particolare scenario, la digitalizzazione del settore pubblico ha implementato il concetto di buona collaborazione tra cittadino e funzione pubblica, su una scenografia che non può non tenere in considerazione le criticità connesse ai “big data”.

La filosofia alla base dell’Open Government è quella di applicare le nuove tecnologie per velocizzare i processi e i flussi comunicativi, per produrre immediatamente delle esternalità positive che si riverberano nella vita quotidiana permettendo un’eliminazione delle barriere dello stato burocrate.

La digitalizzazione permette in pratica di usufruire di un nuovo percorso di comunicazione diretta e biunivoca fra cittadino e PA, in modo tale che il cittadino non solo possa utilizzare i nuovi strumenti messi a disposizione, come fruitore semplice, ma possa altresì partecipare alla vita pubblica, sfruttando i dati condivisi, per poter migliorare l’azione pubblica ed allo stesso modo, ridurre gli spazi della corruzione endemica, aumentando la trasparenza.

“Dove un superiore pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa dell’amministrazione dovrebbe essere di vetro”: è trascorso molto tempo da quando Filippo Turati nel 1908 ha coniato tale metafora, ma mai come ora, la casa di vetro può essere costruita attraverso la condivisione di tutto ciò che viene raccolto, permettendo ai cittadini un ingresso libero e accessibile degli spazi che compongono la casa.

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