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Direttore responsabile Alessandro Longo

amministrazione digitale

Nuovo CAD: le (poche e confuse) novità all’orizzonte

di Andrea Lisi e Sarah Ungaro, Digital&Law Department

22 Gen 2016

22 gennaio 2016

Da una prima analisi delle bozze disponibili sulle modifiche al Codice dell’Amministrazione Digitale c’è la netta sensazione che si sia persa, ancora una volta, un’occasione valida per fare ordine in questa materia

Da tempo si discute delle modifiche da apportare al Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. n. 82/2005, più avanti CAD), divenute ormai urgenti, alla luce dell’entrata in vigore del Regolamento 2014/910/UE, il così detto eIDAS. Proprio lo scorso 20 gennaio, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo sulle norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifiche e integrazioni al CAD.

Molte sono le norme oggetto di riforma, vediamo in sintesi quali sono le principali novità, riservandoci in futuro una critica più approfondita e ragionata, perché siamo sicuri che i nodi che verranno al pettine saranno tanti e c’è la netta sensazione che si sia persa, ancora una volta, un’occasione valida per fare ordine in questa materia.

 

Documento informatico

Dalle bozze disponibili dei nuovi testi entrati al Consiglio dei ministri, appare innanzitutto fallito l’obiettivo di un perfetto coordinamento fra la definizione contenuta nel CAD all’art. 1, lett. p) – secondo la quale il documento informatico è “la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti” – e quella riportata nel Regolamento eIDAS all’art. 3, par. 35, che definisce il documento informatico come “qualsiasi contenuto conservato in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva”.

Rilevanti modifiche dovrebbero essere previste anche agli artt. 20 e 21, relativamente al documento informatico e al suo valore probatorio. In particolare, una nuova disposizione sembra prevedere espressamente il principio per cui ogni atto pubblico formato su documento informatico debba essere sottoscritto dal pubblico ufficiale, a pena di nullità, con firma qualificata o digitale.

Si sentiva così tanto l’esigenza di modificare la normativa sul valore formale e probatorio del documento informatico? La legge delega lo prevedeva davvero?

 

Firma digitale e accreditamento dei certificatori di firma

Relativamente alle firme, sembra che le definizioni di firma elettronica, firma elettronica avanzata e firma elettronica qualificata contenute nel CAD siano state tutte abrogate, per rinviare a quelle contenute nel Regolamento eIDAS; diversamente quella di firma digitale è stata oggetto di riforma al fine di ricomprenderla non più nel genus delle firme elettroniche avanzate, ma nell’alveo delle firme elettroniche qualificate.

Inoltre, i certificatori di firma dovranno possedere i requisiti previsti dal citato Regolamento eIDAS e dovranno essere accreditati in uno degli Stati membri. Sostanzialmente nulla di nuovo e quel poco di nuovo che c’è a volte non brilla per chiarezza e non sembra coordinarsi perfettamente con il Regolamento comunitario.

 

Identità digitale, domicilio digitale e SPID

La bozza di riforma del CAD dovrebbe riguardare anche le disposizioni relative all’identità digitale di cittadini e imprese, al domicilio digitale della persona fisica e alla sede legale delle imprese, nonché allo SPID, che dovrebbe essere lo strumento privilegiato di accesso in rete ai servizi delle PA e di presentazione di istanze e dichiarazioni, secondo le modifiche che si intendono introdurre agli artt. 64 e 65 del CAD. Qui c’è la parte più sostanziosa della riforma che si intende portare avanti, tutta da verificare nella sua attuazione, che è legata a dei Regolamenti e quindi si colloca fuori dal Codice.

 

Conservazione

Sembra che il legislatore delegato voglia intervenire anche in tema di conservazione dei documenti (forse oltrepassando i limiti della delega ricevuta con la Legge 124/2015), in particolare stabilendo che qualora i documenti informatici siano conservati per legge da una pubblica amministrazione, cessi l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese, che possono, in ogni momento, richiedere di avervi accesso. Questa norma desta perplessità e andrebbe verificata con attenzione, considerando che distorce (o forse dovremmo dire capovolge) l’equilibrio che dovrebbe esserci nei rapporti PA/cittadino, mettendo il cittadino in una evidente situazione di sudditanza informatica nei confronti della PA, spossessandolo di documenti che dovrebbero essere nella sua diretta disponibilità. Comprendiamo che si voglia favorire la conservazione dei documenti informatici, conservazione che per i comuni cittadini rischia di essere un “fardello” costoso o impraticabile se non si sviluppano delle politiche finalizzate alla creazione di poli archivistici che custodiscano anche per loro i documenti informatici, e garantiscano ovviamente la terzietà dei sistemi di conservazione. A questo si aggiunga che la maggior parte delle PA italiane non conserva i propri archivi informatici secondo le attuali regole tecniche e il quadro che ne viene fuori risulta di conseguenza pericolosissimo per gli anelli più deboli della catena informatica amministrativa: i cittadini e gli utenti dei servizi di eGov.

Anche l’art. 44 risulterebbe essere oggetto degli intenti riformatori, che sembrerebbero però snaturare lo spirito iniziale della norma – dedicata ai requisiti per la conservazione dei documenti sia di soggetti pubblici, sia di soggetti privati – per disciplinare in generale la gestione dei documenti informatici esclusivamente all’interno delle pubbliche amministrazioni, ponendosi dunque in netta antitesi con la ratio delle disposizioni originarie.

Da ultimo, occorre sottolineare che purtroppo non sembrano siano state accolte le indicazioni rivolte all’introduzione nel CAD di una disposizione relativa a un maggiore coordinamento tra le regole tecniche del documento informatico (DPCM 13 novembre 2014), della conservazione (DPCM 3 dicembre 2013) e del protocollo (DPCM 3 dicembre 2013), magari con l’adozione di un testo unico. Infine, desta forti dubbi la scelta di non attendere, per operare queste modifiche al CAD, la ormai prossima pubblicazione del Regolamento europeo privacy: tutti i riferimenti alla 196/2003 diventeranno inutili con l’entrata in vigore del Regolamento, imponendo di mettere nuovamente mano al CAD tra non più di qualche mese.

 

Insomma, da una prima lettura sembrerebbe tanto fumo e poco arrosto, purtroppo. Confidiamo che ci sia ancora spazio per cercare di migliorare in modo netto quanto si sta leggendo in questi giorni.

  • virgulto38

    Da anni la cosa che più mi meraviglia è la sistematica delusione delle aspettative ogni volta che esce un provvedimento di legge che riguarda l’ICT (magari la delusione fosse limitata solo a questo settore!).
    Purtroppo abbiamo seminato male per decenni illudendoci di aver adottato soluzioni avanzate a livello mondiale (pensiamo all’informatizzazione dell’INPS o all’idiozia del codice fiscale parlante dei primi anni 70) e ci ritroviamo con un pesantissimo fardello di sistemi informatici duplicati, scombinati e incompatibili da tenere in piedi con costi enormi.
    Soluzioni? E’ facile dire ricominciamo da capo. Arrancando e sbuffando questa miriade di computer e software dispersi negli angoli più polverosi degli uffici pubblici svolgono comunque funzioni importanti.
    Ieri (sì ieri 21 gennaio 2016) un tecnico ha impiegato mezza giornata per mettere a punto i parametri di una stampantina per carte di identità in uno sperduto paesino raggiungibile con una vomitosa strada di montagna.
    Per avere una visione concreta della dimensione del problema basta leggere quotidianamente i bandi del MEPA dove gli stessi problemi si presentano con migliaia di facce diverse.

  • Giuseppe

    La lettura dell’articolo , rende bene che tanti in Italia remano contro, fanno tanto fumo e poco arrosto e così tutto si ferma. Dicono tante stupidità che non hanno valenza pratica. AD esempio E’ chiaro che il cittadino è suddito del malgoverno allorché è tenuto a conservare i documenti. Tutto si scarica su di lui. In questo modo chi amministra non ha colpa. Se è vero che i documenti non possono essere modificati e contraffatti, se è vero che lo Stato è serio, il cittadino non deve preoccuparsi di niente. Se è vero il contrario, allora fatemi il piacere, torniamo ai tempi di scio-scio che è meglio !

  • fedela

    Lo Stato moloch è sempre impegnato ad incatenare gli individui, e la trovata della conservazione di documenti privati del cittadino da parte del potere statale ne è l’ennesima conferma.
    @Giuseppe, ma lei è un burocrate di Stato? I documenti che mi riguardano li voglio gestire IO!!

  • Mario Tronco

    è incredibile e desolante come si continuino ancora a ripetere gli stessi errori. I “Codici” vanno meditati con cura e non scritti in fretta e furia senza neppure comprendere davvero cosa si stia facendo.
    E poi capovolgere il diritto costituzionale e amministrativo affermando candidamente: “caro cittadino, non conservare più, tanto la PA conserva per te” è da stato dittatoriale!
    Ma ci rendiamo conto?
    Altro che “soliti rematori contro”, qui un qualsiasi giurista che abbia un minimo di sensibilità giuridica balzerebbe sulla sedia!
    Ci vogliamo rendere conto che è un diritto per il cittadino avere il pieno controllo dei propri documenti? E che stiamo spossessando i cittadini di questo diritto, approfittando della totale e diffusa inconsapevolezza che c’è in materia?
    In un contenzioso il cittadino si ritroverà a dover chiedere alla propria controparte l’esibizione dei propri documenti!
    questa è un’assurdità giuridica!

  • frasette

    @Giuseppe ha ragione: cade l’obbligo di conservazione per il cittadino… Cioè non sono sempre io a dover tirare fuori evidenze che le PA hanno già… nessuno mi impedisce di conservare copia. E’ questione di italiano.

  • Tronco

    Ma che stiamo dicendo? Qui c’è un problema di consapevolezza e di possibilità. Qualecittadino oggi è in grado di conservare per sé i propri documenti informatici e di comprendere i rischi di tutto ciò? …ma di cosa stiamo parlando?

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