Città di Milano

L’accesso a internet come diritto: il “manifesto” delle grandi città d’Europa

Il Comune di Milano ha redatto e firmato, assieme ad altre 14 città, un manifesto per ribadire che è possibile uscire dalla crisi in atto grazie al digitale ma che molto c’è ancora da fare. La tecnologia può fare la differenza ma solo se supportata da politiche che la percepiscano come un bene essenziale

16 Lug 2020
Roberta Cocco

assessore a Trasformazione digitale e Servizi civici, Comune di Milano

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Durante i difficilissimi mesi di lockdown appena passati, la collaborazione, il confronto e il dialogo tra pubbliche amministrazioni è stato determinante.

Come Assessore alla Trasformazione digitale del Comune di Milano lo scambio di modalità di lavoro e il reciproco supporto si è sviluppato principalmente attraverso due direttrici.

Da un lato nel dialogo quotidiano con i rappresentanti delle altre amministrazioni locali e dall’altro con l’altrettanto fitto confronto con le città internazionali. Tutti con lo stesso obiettivo: aiutare le nostre città a reagire tempestivamente alla crisi, riconvertendo il nostro modo di lavorare e di offrire servizi ai cittadini e accelerando sull’innovazione per consentire lo svolgimento di una nuova normalità. Da questo scambio costante di best practice siamo usciti sicuramente rafforzati e uniti nella convinzione che il digitale può davvero fare la differenza ma che, ovviamente, dev’essere supportato da politiche che integrino la tecnologia nella vita quotidiana di tutti, percependola finalmente come bene essenziale senza la quale molti dei nostri diritti e doveri di cittadini vengono meno.

I problemi comuni delle grandi città europee

Forse qualcuno si sorprenderà nello scoprire che Milano e altre grandi città d’Europa condividono molte problematiche e criticità e le condividono a tal punto da aver redatto tutte insieme un manifesto volto a sensibilizzare governi e opinione pubblica sulla necessità di un cambio di passo. L’accesso alla tecnologia, nel 2020, non è ancora universale, la gestione dei nostri dati personali è ancora attraversata da luci e ombre e i nostri diritti digitali non sono ancora del tutto garantiti.

Alla luce di tutte queste riflessioni condivise il Comune di Milano ha redatto e firmato, assieme ad altre 14 città, un manifesto per ribadire che è possibile uscire dalla crisi in atto grazie al digitale ma che molto c’è ancora da fare.

Una transizione digitale equa e veloce

La via d’uscita dalla crisi causata dal Covid-19 è digitale e locale – ma deve essere accessibile a tutti.

La crisi del COVID-19 che ha colpito le nostre città ci sta dimostrando che una transizione digitale equa e veloce non solo è possibile, ma oggi è più necessaria che mai. Le tecnologie digitali sono state fondamentali per garantire la continuità dei servizi civici e per fornire una risposta umana e sociale alla pandemia. La crisi, però, ha anche messo in luce le forti disuguaglianze che caratterizzano l’accesso alle tecnologie digitali, e la protezione dei nostri dati e dei nostri diritti digitali.

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Molti di noi hanno coordinato, in poche settimane dall’inizio dell’epidemia, l’approdo su larga scala dello smart working che ha garantito la continuità dei nostri servizi pubblici. Inoltre, le tecnologie digitali ci hanno anche permesso di fornire una risposta sempre più sociale e locale alla crisi: dalla stampa 3D dei dispositivi di protezione individuale nei laboratori municipali, alla fornitura di un’adeguata assistenza sanitaria per le persone in quarantena fino alla lotta contro la solitudine tra i nostri cittadini più anziani.

Città di tutta Europa hanno lavorato instancabilmente per evitare che la distanza fisica si trasformasse in distanza sociale, trovando nell’innovazione digitale uno strumento fondamentale. Un obbiettivo, però, che è difficile raggiungere quando l’accesso a internet da parte dei gruppi di popolazione più vulnerabile – a la loro abilità di ottenere il massimo dai servizi digitali – è determinato dal livello di reddito, dall’età, dal sesso o addirittura dal quartiere di residenza.

In queste ultime settimane abbiamo assistito a come le tecnologie digitali possono anche delineare disuguaglianze sociali ancora più marcate di prima. L’accesso ad una linea internet di qualità e all’alfabetizzazione digitale, o per contro la loro mancanza, stanno attenuando o agevolando le disuguaglianze esistenti. Il ruolo che la digitalizzazione gioca, nel nostro diritto all’istruzione, nell’accesso ai servizi sociali, alle opportunità di lavoro, alla formazione o perfino nella possibilità di stare con i nostri cari o di rimanere in contatto con loro quando sono isolati a casa, in ospedale o nel momento della loro morte, è più chiaro che mai.

Come affermato recentemente dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovremo costruire un’Europa resiliente, verde e digitale”. Ha ragione: la ripresa economica dopo la pandemia dovrà essere digitale per essere verde. Ma se la “nuova normalità” implica il non lasciare indietro nessuno, allora risulta essere urgente una trasformazione digitale equa – capace di funzionare per tutti, e di mettere l’innovazione digitale al servizio della coesione sociale e dei diritti umani. Un primo passo verso questo risultato potrebbe essere quello di considerare l’accesso a internet come un diritto, piuttosto che come una semplice infrastruttura.

Conclusioni

Noi, le Amministrazioni delle città, siamo certi che usciremo da questa crisi con una tabella di marcia più chiara per una trasformazione digitale a misura d’uomo, che contribuisca a superare la crisi socioeconomica. Ma sappiamo anche che dovremo sforzarci per soddisfare le esigenze sociali a fronte di una diminuzione delle entrate comunali. In questo contesto, avere accesso diretto sia ai fondi per la ripresa che ai flussi di finanziamento – come richiesto da oltre 140 delle più grandi città europee riunite all’interno di Eurocities – segnerà la differenza tra progetti di innovazione digitale nelle città e una transizione digitale a pieno titolo. È fondamentale poter contare sul sostegno dei nostri governi nazionali e della Commissione Europea per garantire che i benefici della digitalizzazione raggiungano tutti, offrendo opportunità economiche, riducendo le disuguaglianze e tutelando i diritti.

Firmatari

  1. Nikolaos Macropoulos, Deputy Mayor of Athens
  2. Claude Marinower, Deputy Mayor of Antwerp
  3. Laia Bonet, Deputy Mayor of Barcelona
  4. Craig Cheney, Deputy Mayor of Bristol
  5. Sofie Bracke, Deputy Mayor of Ghent
  6. Angus Millar, Councillor, Chair of the Digital Glasgow Board
  7. Miguel Gaspar, Deputy Mayor of Lisbon
  8. Theo Blackwell MBE, Chief Digital Officer of London
  9. Susana Carrillo, Deputy Mayor of Málaga
  10. Roberta Cocco, Deputy Mayor of Milan
  11. André Sobzack, Deputy Mayor of Nantes
  12. Filipe Araújo, Deputy Mayor of Porto
  13. Marko Filipović, Deputy Mayor of Rijeka
  14. Barbara Kathmann, Deputy Mayor of Rotterdam
  15. Clara Isabel Macías, Deputy Mayor of Seville

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