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dati aperti

Open data, “così a Milano creiamo una cultura trasparente del dato”

Gli enti pubblici, sempre più digitalizzati, sono produttori e detentori di grandi quantità di dati che permettono di avere informazioni molto strutturate sui cittadini, utili a migliorare policy e servizi. Per generare benefici ed efficienza servono però sinergie e trasparenza. Ecco come si sta muovendo il comune di Milano

02 Lug 2018

Lorenzo Lipparini

Assessore a Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data, Comune di Milano


Tra gli operatori e gli addetti ai lavori c’è la percezione che il dibattito sugli open data si sia in qualche modo arenato e che la loro potenzialità non sia stata sfruttata a pieno anche dagli stessi imprenditori e startupper.

Sicuramente gli abusi relativi all’uso delle informazioni di milioni di utenti Facebook e l’avvio delle nuove norme europee sulla protezione dei dati personali con l’entrata in vigore del GDPR, hanno reso necessario un aggiornamento e un supplemento di dibattito, ma confermano la centralità di questo settore nell’economia e nella vita di ognuno di noi.

Istituzioni forti a presidio delle regole

Dal punto di vista dell’istituzione pubblica la tematica del governo del dato è legata a quella relativa all’indipendenza del processo democratico e alle necessarie garanzie. Servono istituzioni forti a presidio delle regole esistenti e dei controlli sulla loro applicazione, a tutela dei cittadini. La dimensione sovranazionale, e quella europea in particolare, è ideale per poter articolare questa cabina di regia del settore, confrontandosi con i potenti soggetti multinazionali che si muovono sul campo e fungendo al contempo da regolatore terzo, autorevole e più solido rispetto a livelli inferiori di governance.

Neutralità delle piattaforme di raccolta e gestione dati

Il dato, oggi più che mai, è conoscenza, e rappresenta una nuova forma di potere. Per questo dobbiamo procedere rapidamente all’aggiornamento delle norme per tutelare il momento elettorale e il mondo dell’informazione dall’uso malevolo dei dati e delle loro aggregazioni con finalità distorsive sulla formazione del consenso. Gli enti pubblici, sempre più digitalizzati, sono oggi produttori e detentori di grandi quantità di dati che permettono di avere informazioni molto strutturate sui cittadini, utili a migliorare policy e servizi, ma che richiedono particolari sensibilità nella gestione. Si fanno strada, ad esempio, nuove forme di consultazione e voto digitale che pongono il problema della neutralità delle piattaforme di raccolta e gestione dei dati, della segretezza delle scelte, del controllo sociale. Temi che dovrebbero essere particolarmente sentiti nelle liberal democrazie.

Trasparenza e cooperazione nella gestione dei dati

Sarebbe però sbagliato pensare che serva solo agire per contenere e controllare le potenzialità espresse dai dati. Lo sviluppo dei dati aperti è ancora al di sotto della sua reale portata e questo a causa dell’asimmetria di sviluppo del settore e dell’assenza di una consolidata regia pubblica. Il punto di equilibrio tra la tutela dei cittadini e i necessari stimoli al settore sta nella trasparenza, fattore che deve guidare le prossime politiche relative ai dati. La trasparenza è da un lato necessaria per creare fiducia e rassicurazioni intorno all’utilizzo, alla circolazione e alle finalità perseguite con i dati. Ma la trasparenza è al tempo stesso uno degli effetti positivi che una gestione sapiente delle informazioni può generare. I dati rappresentano infatti uno strumento per guidare le politiche dei decisori pubblici e privati, per misurarne l’impatto e l’efficacia, per rendicontare gli obiettivi raggiunti, per controllare il rispetto di standard e parametri, per favorire la discussione e prevenire fenomeni corruttivi attraverso il controllo pubblico. Questo in ultima istanza dà impulso all’economia e migliora la qualità della vita dei cittadini.

I benefici sono evidenti e impattano sull’efficienza di tutto un ecosistema. Per generarli serve però che i diversi attori interessati si muovano in sinergia. È necessaria una maggiore collaborazione tra i soggetti che custodiscono i dati, chi li elabora e analizza e chi li consuma. Bisogna creare una struttura di governance e cooperazione ampia, il cui coordinamento non può che essere svolto dall’istituzione pubblica.

L’Open Data Lab di Milano

A Milano questo prenderà la forma di un Open Data Lab, un soggetto dove il Comune conviva con il mondo dell’università e della ricerca e dove si creerà un hub di collaborazione con le aziende per promuovere specifici ambiti di sperimentazione con l’obiettivo sistemico della promozione della cultura del dato e quello operativo della raccolta, apertura e integrazione di banche dati.

Questa attività favorirà la sinergia tra l’attività di ricerca e le attività applicative. In questi anni abbiamo lavorato sulla base delle singole opportunità per sviluppare collaborazione con le comunità di “opendatari” e le aziende realizzando hackathon e soluzioni digitali che creassero valore intorno ai dati della pubblica amministrazione. Ora si tratta di rendere costanti questi rapporti, creando una struttura permanente di servizio dove il confronto possa avvenire in modo paritetico e dove ognuno collabori per il bene comune facendo quello che sa fare meglio. Questa struttura si inserirà in una rete europea per far sì che il confronto e la contaminazione tra ecosistemi virtuosi possano contribuire ad una cultura aperta e trasparente del dato.

E’ però necessario che anche gli operatori economici collaborino allo sforzo discutendo insieme le linee di sviluppo e partecipando allo sforzo applicando un approccio orientato all’apertura, al riuso e allo sviluppo con beneficio per tutti.

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