politiche monetarie

Criptovalute, gli Stati vogliono regole più rigide: ecco perché

L’Italia insieme a Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi chiede alla Ue regole più rigide che impediscano la la creazione di criptovalute indipendenti dall’euro e in generale staccate da una moneta nazionale. Temono infatti rischi connessi, come quello di una crisi finanziaria globale

23 Set 2020
Paolino Madotto

manager esperto di innovazione, blogger e autore del podcast Radio Innovazione


Anche l’Italia è tra i paesi europei che chiedono più regole sulle criptovalute insieme ai ministri del tesoro di Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi. L’invito verso la Commissione Europea è ad elaborare regole più rigide che impediscano la creazione di criptovalute indipendenti dall’euro e in generale staccate da una moneta nazionale, evitando che si possano creare delle monete di natura extra-governativa a livello internazionale.

Il problema era già stato posto dal presidente della Consob Paolo Savona che più volte ha richiamato la necessità che le criptovalute siano pubbliche e non private, portando in particolare l’attenzione su come una criptovaluta che sia basata su asset stabili, come il progetto Libra, possa essere una fonte di destabilizzazione del sistema finanziario.

Criptovalute: i nodi vengono al pettine

Quando è stata annunciata Libra sono già emersi diversi punti critici: ora i nodi stanno arrivando al pettine. Le istituzioni monetarie stanno ponendo ostacoli alle criptomonete perché esse potrebbero essere fonte di rischi di vario genere.

La tipologia di criptovalute che pone più problemi ai governi sono le cosiddette stablecoin, le quali investono in asset finanziari o di altro genere per garantire la stabilità della criptovaluta.

Perché è così importante che la moneta sia controllata dagli Stati? Anzitutto i ministri dei cinque paesi europei segnalano come una valuta “extraterritoriale” possa diventare presto il metodo preferito per gli scambi di flussi finanziari illeciti, riciclaggio e finanziamento terroristico in primis grazie alla mancanza di controllo di autorità centrali governative. Ciò che si dice meno è che il Covid-19 ha posto le banche centrali di fronte alla necessità di assumere una politica monetaria molto diversa dal passato.

La FED ha annunciato che continuerà a “stimolare” il mercato fino a quando non si arriverà a situazione di massima occupazione e il target di inflazione al 2% sarà considerato in modo diverso dal passato in modo che se il valore in alcuni anni dovesse superare tale soglia non sarebbe un problema.

Gli stimoli monetari che stanno mettendo in atto sia la FED che la BCE stanno immettendo nelle economie enormi masse di denaro, che non hanno prodotto inflazione negli anni scorsi dunque significa che non stanno circolando più di tanto ma si stanno riversando in Borsa. L’anomalia è una Borsa che è sempre più crescente mentre l’economia è sempre più asfittica.

Alcuni commentatori fanno notare come negli ultimi anni a fronte di un aumento della massa di denaro riversata sui mercati ci sia una considerevole diminuzione della velocità, ovvero il denaro prodotto non viene speso. I tassi di interesse negativi non hanno spinto abbastanza a spendere quel denaro e dunque a produrre crescita e investimenti, non è chiaro se ci possa riuscire l’inflazione (che di fatto riduce il valore del risparmio e ne rende più vantaggioso il suo impiego come sanno i nostri genitori o i nostri nonni che preferivano investire in case o attività imprenditoriali piuttosto che tenere i soldi in banca.). L’iniziativa della FED ha spinto da una parte la crescita degli investimenti in metalli preziosi e dall’altra punta ad un deprezzamento del valore del dollaro spingendo le grandi masse monetarie risparmiate in dollari a cercarsi un altro “rifugio”.

I rischi di una moneta fuori dal controllo degli Stati

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In questa situazione se esistesse una moneta al di fuori di questo giogo determinato dalle banche centrali alla quale affidarsi per riporre le enormi ricchezze accumulate in attesa di tempi migliori le nostre nazioni rischierebbero il default. Le principali economie si troverebbero a non avere più il monopolio della moneta e della politica monetaria, i capitali eviterebbero le tasse e i rischi di dover sottostare alle regole dei governi e sarebbero anzi loro a dettare le regole immettendo capitali nei paesi dove poter imporre condizioni (in parte già avviene così e noi lo conosciamo bene dalla pressione dello spread).

Dal 2008 il G20 ha cercato di rafforzare il sistema di regole del sistema finanziario internazionale ma questo non è stato sufficiente dopo decenni di assoluta libertà fiscale e di movimento. Esistono nel mondo trilioni di dollari di titoli spazzatura che “garantiscono” per le banche e le grandi società, il debito dei paesi è sostenibile solo perché questi possono liberamente stampare moneta e dettare condizioni e regole.

Nei secoli passati quando il sistema finanziario raggiungeva un livello insostenibile (o ciclicamente) venivano messi in atto dei “giubilei” del debito che “scaricavano” il sistema dei crediti inesigibili e rimettevano in moto il paese ma oggi ciò sarebbe alquanto difficile con una economia globale così integrata. Eppure, qualche sistema per riprendere in mano la situazione sarebbe necessario per non scongiurare che la bolla finanziaria internazionale esploda.

Warren Buffet, uno dei maggiori investitori internazionali, ha recentemente ridotto significativamente l’investimento nel settore bancario e finanziario spostandolo in parte anche sull’oro che fino a qualche anno fa ha deriso. Un segno che si sente “scricchiolare” più di qualcosa nella finanza.

Conclusioni

Ecco dunque che la preoccupazione dei cinque governi europei non è solo quella di trovarsi di fronte ad una moneta “franca” ma di perdere il controllo della politica monetaria e di esporre la propria economia all’azione della speculazione.

Il tema delle criptovalute è sicuramente rilevante nel futuro ma appare alquanto aperta la discussione sulle regole da dare, sul permettere o meno che possano nascere al di fuori delle banche centrali, sul fatto che possano operare come moneta di scambio o di accumulazione di valore. La tecnologia ha cominciato a corrodere la finanza come ha già fatto su molti altri settori dell’economia: ovunque è arrivata ha ridisegnato intorno a poche aziende tecnologiche il mercato e i profitti, contando spesso sul fatto che la politica non ha compreso i fenomeni e non ha saputo regolarli anticipatamente. Vedremo se la politica monetaria saprà intervenire per tempo o se nei prossimi decenni avremo economie dipendenti da poche monete in mano a oligarchie aziendali di derivazione tecnologica che saranno in grado di determinare i bilanci degli Stati, le politiche industriali, l’allocazione delle risorse nella società e nel welfare. Una prospettiva che non possiamo più considerare solo fantapolitica ma con la quale dobbiamo fare i conti, bene hanno fatto i cinque ministri ad intervenire e bene farà la Commissione Europea e soprattutto il G20 a valutare le azioni da intraprendere.

Per ora Libra di Facebook si è dimostrata incapace di fare ciò che ha annunciato ma le azioni per aprire un varco dal quale dilagare proseguono incessanti.

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