i numeri

Pagamenti digitali, l’Italia si è svegliata: che ci dicono gli ultimi dati

I numeri molto positivi registrati nella prima parte del 2021 sono la conferma che la pandemia è stata spartiacque importante per i pagamenti digitali e che ci ha proiettati verso un paese più moderno e che possa recuperare terreno verso gli altri Stati europei. Ma serve accelerare

18 Nov 2021
Ivano Asaro

direttore dell'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano

Giulia Spinelli

Analista dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano

IDPay

In tema di pagamenti digitali, l’Italia sembra si sia messa in testa di recuperare il divario con gli altri Paesi europei. Lo dicono i numeri del primo semestre 2021, quando il valore del transato con carta ha raggiunto 145,6 miliardi di euro, registrando una crescita pari a +23,1% rispetto agli stessi sei mesi dell’anno precedente.

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I comportamenti di acquisto dei consumatori italiani dopo la pandemia

Se guardiamo al numero di transazioni, la crescita è ancora più sostenuta: nel primo semestre 2021 sono state effettuate 3,2 miliardi di transazioni con carta, segnando una crescita pari a +41% rispetto ai primi sei mesi del 2020, sulla spinta soprattutto del Cashback e del Super Cashback. Di conseguenza, lo scontrino medio si è ridotto notevolmente, passando da 51,7 euro a 45,7 euro (-11% rispetto al primo semestre 2020).

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A crescere sono soprattutto le carte prepagate (+31,6%) e di debito (+29,2%), spinte dall’online e dal reddito di cittadinanza, nel primo caso, e dalla ripresa dei consumi e dal Cashback nel secondo. Le carte di credito, invece, procedono con tassi di crescita inferiori (+5,7%), penalizzate soprattutto dalla ripresa lenta dei viaggi turistici e, soprattutto, aziendali. Questi numeri fotografano bene il cambiamento dei comportamenti di acquisto dei consumatori italiani in seguito alla crisi sanitaria. I prossimi mesi diranno se e quanto i cambiamenti saranno persistenti e saranno diventati abitudini per gli italiani.

Gli strumenti di pagamento

L’effetto della pandemia è evidente anche sulla tipologia di strumenti di pagamento digitali. Le modalità “senza contatto”, infatti, sono quelle che hanno registrato i tassi di crescita maggiori. Da un lato i pagamenti con carta in modalità contactless crescono del +66% nel primo semestre 2021 rispetto al primo semestre del 2020, raggiungendo quota 52 miliardi di euro e confermandosi la modalità preferita per i pagamenti in negozio. Nel primo semestre 2021 sono state effettuate 1,36 miliardi di transazioni con carte contactless (+78,7% rispetto al primo semestre 2020), con uno scontrino medio che si assesta a 41€ (-1,4%). Sotto i 25 euro (e in diversi casi ormai anche sotto i 50 euro[1]), infatti, non è necessario inserire il codice PIN ed è quindi possibile evitare del tutto i contatti al momento del pagamento in cassa.

Dall’altro lato, il Mobile e Wearable Payment in negozio ha registrato una crescita del +108%, per un valore del transato pari a 2,7 miliardi di euro nei primi 6 mesi dell’anno, nonostante il Cashback abbia penalizzato questi strumenti: l’incentivo, infatti, non conteggiava i pagamenti fatti tramite Mobile Payment NFC, con solo qualche eccezione. In questo caso la necessità di qualsiasi contatto fisico in cassa si azzera per qualsiasi importo.

Le prospettive per il secondo semestre

Secondo le stime dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano entro fine anno i pagamenti digitali raggiungeranno un valore di transato tra 301 e 311 miliardi di euro, con una crescita stimata tra +12,5% e +16% rispetto al 2020, nonostante la ripresa dei consumi sia più lenta (secondo le stime di Confcommercio i consumi registreranno una crescita del +3,8% alla fine dell’anno). Sta aumentando dunque la penetrazione delle carte rispetto al contante. Un minor uso del contante è evidenziato anche dai numeri sui prelievi, che nel primo semestre dell’anno hanno registrato un calo del -3% in termini di operazioni e del -6% in termini di euro prelevati. I pagamenti digitali nel 2021 hanno più che compensato la frenata subita nel 2020: se guardiamo infatti al paragone con il 2019, questi strumenti potrebbero segnare una crescita tra +11,5% e +15,3% nel 2021 rispetto al 2019, crescita maggiore di quella registrata negli anni precedenti la crisi sanitaria (+10,8% CAGR 2016-2019).

Il gap col resto d’Europa

Questi numeri sono sicuramente incoraggianti, anche se serve accelerare di più per stare al passo con gli altri paesi. Il divario da colmare con il resto dell’Unione Europea rimane infatti molto ampio. Secondo i dati pubblicati dalla BCE, nel 2020 in Italia sono state effettuate in media in Italia 80,7 transazioni con carta pro capite, a fronte di una media europea quasi doppia (145,8 transazioni). Numeri che, nonostante la crescita (+3,7%) ci hanno fatto perdere un’ulteriore posizione in favore della Germania, portandoci al 25° posto (su 27).

Perché i pagamenti digitali sono importanti

Al di là delle classifiche, è necessario crescere in questo campo in quanto i pagamenti digitali rappresentano un fattore di modernità per il sistema paese, perché abilitano servizi che il contante preclude. Si pensi per esempio all’importanza dei pagamenti digitali per il commercio online e per le nuove smart city, alla semplificazione e all’efficienza che potrebbero portare nella Pubblica Amministrazione o, in tempi più recenti di pandemia, al ruolo cruciale che hanno avuto nel permettere ad alcuni esercenti di resistere alla crisi e ai consumatori di avere la tranquillità di poter evitare i contatti al momento del pagamento. Il tutto senza dimenticare quello che spesso viene indicato come uno degli obiettivi primari dell’incentivazione dei pagamenti digitali: la lotta all’evasione fiscale. I pagamenti digitali sono considerati uno strumento utile a questo scopo, perché, essendo tracciabili, rendono più difficile nascondere le transazioni effettuate. E l’evasione fiscale è obiettivamente un problema significativo per l’Italia: come evidenziato nel Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2018 le mancate entrate tributarie ammontavano a 90,6 miliardi di euro, di cui 32 miliardi di euro imputabili all’evasione dell’IVA.

Conclusioni

La speranza è quindi che i numeri molto positivi registrati nella prima parte dell’anno siano la conferma della sensazione che il 2020 sia stato un anno importante per i pagamenti digitali, quasi spartiacque, che ci ha proiettati verso un paese più moderno e che possa recuperare terreno verso gli altri Stati europei. Per fare ciò, probabilmente, sarà necessario un rinnovato piano di incentivi lato esercenti e consumatori che si affianchi a una, speriamo, importante ripresa economica.

Note

  1. Nuova soglia che si sta adottando a livello europeo.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

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