Criptoeconomy

Stablecoin, perché hanno successo e la normativa di riferimento

Il mercato delle stablecoin, le criptovalute stabili, è cresciuto nel 2021 del 300%: i motivi della diffusione, i rischi principali, cosa contiene il primo documento legislativo che le regola, la proposta avanzata al Congresso Usa, lo stato della legislazione UE

01 Mar 2022
Niccolò Lasorsa Borgomaneri

Avvocato presso studio legale Marsaglia

Marco Signorelli

Director of Strategy & Operations di DCP

Le stablecoin sono criptovalute, beni digitali progettati per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta fiat come il dollaro americano (USD) o una merce come l’oro. Caratteristiche che le rendono sempre più interessanti per il panorama finanziario globale.

Sono presentate come l’asset digitale in grado di facilitare il commercio, i trasferimenti e lo sviluppo di un’economia digitalizzata, offrendo la stabilità dei prezzi attraverso il supporto di uno o più asset. Attualmente, il dollaro statunitense rimane la valuta di riserva predominante, seguita, in misura minore, da euro e oro.

Il senso delle stablecoin

L’emergere delle criptovalute offre infatti un miglioramento rispetto ai prodotti intermediari tradizionali di investimento speculativo. Tuttavia, a causa della loro alta volatilità, le criptovalute non sono sufficientemente agili nel permettere un trasferimento efficiente e rapido in moneta sonante.

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Le stablecoin hanno guadagnato appeal garantendo le caratteristiche migliori di entrambi i sistemi: l’elaborazione istantanea e la sicurezza dei pagamenti e/o la privacy delle criptovalute e la valutazione stabile senza volatilità delle valute fiduciarie.

Numerose istituzioni private e pubbliche, come le banche centrali dei principali paesi, stanno sviluppando e analizzando l’applicabilità delle cosiddette “stablecoin”. Tra le più note ci sono Tether, USDcoin, TrueUSD, Gemini e Libra (Facebook).

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Stablecoin: perché hanno successo e quali sono i problemi alla diffusione

Alcune delle ragioni della recente proliferazione delle stablecoin sono:

  1. La capacità di “commerciare” in una valuta fissa stabile in regimi monetari instabili: i cittadini possono effettivamente fuggire dalle loro valute fluttuanti a causa dell’inflazione.
  2. La generazione di opportunità per il settore non bancario e l’interazione con l’economia tradizionale: le stablecoin integrano servizi che non vengono forniti dalla Banche nel sistema finanziario attraverso un facile accesso ai pagamenti per i servizi digitalizzati.
  3. I processi di innovazione digitale e l’emergere di applicazioni decentralizzate con costi di transazione inferiori, che forniscono un quadro eccellente per l’uso di questo nuovo tipo di asset digitale.

Vi sono tuttavia una serie di problematiche che ostano alla diffusione di questo tipo di sistema: gli standard normativi, i rischi di impatto sistemico, il finanziamento delle attività criminali, la sicurezza e la privacy degli utenti, di cui in parte abbiamo già trattato[1].

È importante sottolineare l’attrattiva delle stablecoin per i mercati emergenti, dove l’inflazione annuale può superare il 20%, fornendo l’opportunità di proteggere il denaro e il commercio attraverso uno strumento finanziario che non presenti questa volatilità.

Il mercato degli stablecoin è cresciuto in modo esponenziale (circa il 300% nel 2021[2]): negli Stati Uniti, dove la criptovaluta sta avendo una diffusione senza paragoni rispetto a quasi tutti gli altri paesi mondiali, è intervenuto il Governo.

Stablecoin: la proposta al Congresso USA

Lo scorso novembre, il Dipartimento del Tesoro ha presentato al Congresso il rapporto del President’s Working Group on Financial Markets (PWG) sulle Stablecoin[3], con cui ha consigliato alcune linee guida per la qualificazione e legislazione degli stablecoin.

Il rapporto ha raccomandato al Congresso di agire prontamente per emanare una legislazione che assicuri la regolamentazione degli emittenti di stablecoin di pagamento sulla falsariga delle banche: cioè, gli stablecoin dovrebbero essere emessi solo attraverso “entità che sono istituzioni di deposito assicurate”.

Certo il problema che emerge è sempre il solito: è possibile utilizzare la “vecchia” normativa per regolamentare degli strumenti finanziari (in questo caso gli stablecoin) che nulla hanno a che vedere con i precedenti? Ossia: è necessario adeguare la vecchia normativa o emetterne ogni volta una ad hoc?

Infatti, le domande che emergono spontanee, leggendo il rapporto, riguardano l’impatto di una eventuale nuova legislazione sul tema, promulgata sulla base dei suggerimenti contenuti nel rapporto stesso.

Ci si chiede: quale impatto potrebbe avere questa legislazione sul mercato globale delle stablecoin? Potrebbe soffocare l’innovazione, come hanno avvertito alcuni membri della comunità delle criptovalute?

O, piuttosto, potrebbe portare certezza normativa a un settore la cui mancanza di supervisione potrebbe aver scoraggiato gli investitori istituzionali, le aziende e persino gli investitori al dettaglio dall’esplorare le alternative?

Cosa prevede la regolamentazione di Hong Kong

Analizziamo quindi il primo documento legislativo emanato in tema di stablecoin, il “Discussion Paper on Cryptoassets and Stablecoins” pubblicato il primo gennaio dalla Hong Kong Monetary Authority (HKMA).

L’autorità monetaria di Hong Kong è molto concentrata sulle stablecoin legate ai pagamenti quando regola le criptovalute: mentre il suo scopo è in gran parte quello di sollecitare i punti di vista delle criptovalute, delle banche e di altre parti interessate del settore finanziario su una vasta gamma di questioni normative legate alle criptovalute, la HKMA ha rivelato che le stablecoin focalizzate sui pagamenti sono una delle voci in cima alla sua lista.

La HKMA ha detto che “vede la necessità di garantire che le stablecoin legate ai pagamenti siano adeguatamente regolamentate prima di essere operate a Hong Kong o commercializzate al pubblico di Hong Kong”. Ha quindi relegato le criptovalute non legate ai pagamenti in secondo piano, assicurando un focus futuro sulla protezione dei consumatori e sulle questioni di antiriciclaggio (AML).

L’autorità ha chiarito che richiederà a qualsiasi persona o società che vuole impegnarsi nell’uso di stablecoin come mezzo di pagamento di essere “incorporato in Hong Kong e [tenere] una licenza pertinente concessa dalla HKMA”.

Pertanto, qualsiasi “società/gruppo straniero che intenda svolgere, come business, le relative attività regolamentate a Hong Kong o commercializzare attivamente al pubblico di Hong Kong tali attività, dovrà incorporare una società secondo la legge di Hong Kong”.

L’elenco delle attività include:

  • Emettere, creare (coniare) o distruggere (bruciare) gli stablecoin
  • Gestione delle attività di riserva a sostegno di una valuta stabile
  • Convalida delle transazioni e delle registrazioni
  • Memorizzare le chiavi private necessarie per effettuare un pagamento o una transazione con una stablecoin
  • Facilitare lo scambio di stablecoin
  • Trasmettere fondi usando gli stablecoin
  • Esecuzione di transazioni in stablecoins

Un’altra questione sollevata dalla HKMA ha riguardato l’opportunità di richiedere agli emittenti di stablecoin di diventare banche autorizzate: l’autorità si è astenuta dal procedere alla richiesta, anche se ha notato che il rapporto della task force del presidente degli Stati Uniti, come abbiamo visto, lo ha posto come requisito.

A questo proposito, la più grande preoccupazione della HKMA è la possibilità che gli stablecoin diventino un’alternativa ai tradizionali depositi bancari: molti organismi finanziari internazionali e banche centrali hanno sostenuto che la natura delle stablecoin potrebbe portare a corse più veloci di quelle delle banche tradizionali.

La questione, secondo la HKMA, è se gli stablecoin debbano avere requisiti di capitale e di liquidità più alti dei tradizionali depositi bancari.

I rischi delle stablecoin secondo la HKMA

La HKMA ha diviso i rischi posti dalle stablecoin in sette categorie:

1) Stabilità finanziaria: il potenziale per i sistemi operativi stablecoin di essere interrotti o fallire, il loro impatto sulla salute finanziaria e il modello di business delle banche tradizionali.

2) Stabilità monetaria in due diversi aspetti: la legalizzazione delle criptovalute seguendo l’esempio di El Salvador[4] (un rischio improbabile per la HKMA); l’utilizzo del dollaro di Hong Kong come valuta da parte di una stablecoin con la possibile influenza sull’offerta.

3) Rischi di liquidazione: la possibilità che i fork della blockchain influenzino (cioè invertano) la finalità del regolamento. Questo potrebbe avvenire attraverso un fork pre-pianificato o un attacco al 51%[5].

4) Protezione dell’utente: le transazioni di criptovaluta non possono essere annullate e gli utenti potrebbero non capire i rischi connessi.

5) Attività illecite: esiste il rischio di utilizzo di stablecoin per il riciclaggio di denaro (AML) e il finanziamento al terrorismo (CFT). Le stablecoin possono essere facilmente utilizzate come mezzo di pagamento richiesto da attacchi informatici di tipo ransomware, soprattutto perché possono essere mantenute e passate di mano in modo anonimo e semplice (anche oltre confine).

6) Conformità internazionale: questo significa mantenere la posizione di Honk Kong come centro finanziario internazionale mantenendo e proiettando la stabilità finanziaria.

7) Arbitraggio normativo: essere flessibili e non restare indietro.

La HKMA ha concluso il rapporto facendo un’osservazione molto comune tra i regolatori: le criptovalute attualmente non pongono “rischi significativi per la stabilità finanziaria”, ma non sarà così per molto tempo. Soprattutto perché il legame tra le criptovalute e il sistema finanziario tradizionale (spesso stabilito con le stablecoin) sta crescendo.

Dopo aver sinteticamente analizzato le ultime tendenze legislative nei due Paesi che al momento sono più avanguardisti nell’utilizzo e nel tentativo di regolamentazione delle criptovalute, e segnatamente degli stablecoin, vediamo anche come i colossi privati stiano reagendo a questa nuova tendenza finanziaria.

Stablecoin: l’esempio di PayPal

PayPal sta esplorando l’idea di lanciare la propria stablecoin come parte della sua spinta verso le criptovalute: la società ne ha confermato lo sviluppo dopo che la prova è stata scoperta all’interno della sua app per iPhone e condivisa con Bloomberg News dallo sviluppatore Steve Moser.

Il codice nascosto e le immagini mostrano il lavoro su quello che viene chiamato “PayPal Coin”: il codice indica che una tale moneta sarebbe sostenuta dal dollaro USA.

“Stiamo esplorando una stablecoin; se decidiamo di andare avanti, ovviamente lavoreremo a stretto contatto con le autorità di regolamentazione pertinenti”, ha dichiarato a Bloomberg News Jose Fernandez da Ponte, vicepresidente di PayPal per le criptovalute e le valute digitali.

Una portavoce di PayPal ha detto che le immagini e il codice all’interno dell’app PayPal provengono da un recente hackathon interno, un evento in cui gli ingegneri si riuniscono per esplorare e costruire nuovi prodotti che potrebbero non vedere mai un rilascio pubblico, all’interno della divisione criptovalute e valuta digitale dell’azienda. Ciò significa che il logo finale, il nome e le caratteristiche potrebbero cambiare una volta che il prodotto sarà reso pubblico.

Negli ultimi mesi, PayPal è stato coinvolto in un grande sforzo legato alle criptovalute, lanciando nuove funzionalità per comprare e tenere le valute digitali, così come la possibilità di pagare gli acquisti con il denaro.

PayPal non è il primo gigante tecnologico ad esplorare il lancio della propria valuta. Meta Platform, ex Facebook, ha aiutato a sviluppare una moneta stabile chiamata Diem, mentre Visa negli ultimi mesi ha permesso a una moneta stabile sostenuta dal dollaro USA di regolare una transazione con la rete.

Stablecoin: si attende la legislazione europea

La legislazione che il mercato sta aspettando con impazienza per consentire la fornitura di servizi di cripto-asset legalmente approvati è ancora in fase di elaborazione nell’UE.

Dopo essere passata attraverso il Consiglio, l’entrata in vigore effettiva del testo è stata ritardata fino al 2024.

L’ultima bozza del regolamento MiCA[6] – Markets in crypto-assets ritarda l’applicazione per la maggior parte delle criptovalute, compreso il bitcoin e il resto delle valute digitali, una delle questioni più urgenti.

Il bitcoin è passato da essere pagato a 800 dollari alla fine del 2016 a un massimo storico di quasi 68.000 dollari lo scorso novembre: è salito dell’8.500% in cinque anni.

I nuovi termini anticipano che, per questi attivi altamente volatili con una forte componente speculativa, il regolamento sarà applicato nella prima metà del 2024, prevedibilmente a maggio o giugno.

Fonti industriali avvertono che l’Italia rimarrà indietro se non si prenderanno immediatamente delle misure.

Tra gli altri paesi, Germania, Francia e Lussemburgo stanno già agendo per fornire un quadro normativo per il loro sviluppo. Il Portogallo ha anche scelto di fornire una tassazione attraente per diventare una calamita per l’industria delle criptovalute.

Guardando invece oltre Europa ci sono paesi che stanno proliferando iniziative di regolamentazione volte a creare un ambiente ordinato per lo sviluppo dei mercati cripto come Cuba, Ucraina e Brasile con il rischio che si proceda con disordine e senza una reale visione di insieme che potrebbe essere data dal coordinamento delle varie authority intorno a principi e procedure condivise.

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  1. https://www.agendadigitale.eu/documenti/nft-quando-la-frode-e-dietro-langolo-il-caso-evolved-apes/
  2. https://cryptonomist.ch/2021/12/19/mercato-crypto-2021/
  3. https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy0454
  4. https://it.cointelegraph.com/news/el-salvador-prepares-20-bills-to-provide-legal-framework-for-bitcoin-bonds
  5. Si verifica quando i/il miner prende il controllo della maggioranza di una blockchain basata sulla Proof of Work
  6. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A52020PC0593

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