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PagoPA

Pagamenti PA, lo switch off di dicembre è impossibile: che succede ora

In teoria da gennaio 2019 le banche non dovrebbero più eseguire i pagamenti alla PA che non passino da PagoPA. Ma sono troppi gli enti che non riusciranno a soddisfare la scadenza di legge. Ecco le prospettive

20 Nov 2018

Irene De Piccoli

responsabile della ricerca sui pagamenti dell’Osservatorio eGovernment, Politecnico di Milano


Si riduce il tempo a disposizione per le PA che ancora non hanno adempiuto agli obblighi normativi e che ora devono seriamente adoperarsi per accelerare la completa attuazione dei servizi di pagamento attraverso PagoPA.

A partire dal primo gennaio 2019, infatti, in considerazione dell’art. 65, comma 2 del correttivo al Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), i Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) autorizzati ad operare in Italia dalla Banca d’Italia avranno l’obbligo di utilizzare esclusivamente la piattaforma di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 82 del 2005 (Nodo dei pagamenti – SPC) per i pagamenti verso le pubbliche amministrazioni.

In altre parole, i Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) abilitati, leggi le banche, non potranno in alcun modo eseguire servizi di pagamento che non transitino per PagoPA, ove abbiano come beneficiario un soggetto pubblico che risulti obbligato all’adesione.

I servizi esclusi dall’obbligo

Fanno eccezione i soli servizi indicati al paragrafo 5 delle Linee Guida (nuova versione delle «Linee guida per l’effettuazione dei pagamenti a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi», pubblicate in GU del 3 luglio 2018, n. 152) e segnatamente:

  • la Delega unica F24 (c.d. modello F24) e il Sepa Direct Debit (SDD), sino alla loro integrazione con il Sistema pagoPA;
  • eventuali altri servizi di pagamento non ancora integrati con il sistema PagoPA e che non risultino sostituibili con quelli erogati tramite pagoPA poiché una specifica previsione di legge ne impone la messa a disposizione dell’utenza per l’esecuzione del pagamento;
  • i pagamenti eseguiti per cassa, presso il soggetto che per tale ente svolge il servizio di tesoreria o di cassa.

Pertanto, i soggetti pubblici obbligati, dal primo gennaio 2019, ove non aderenti ancora a pagoPA, non potranno più incassare in proprio attraverso l’attività di un PSP, salvo l’affidamento di tutte le loro entrate ad un riscuotitore speciale che sia già aderente a PagoPA.

Difficile rispettare i tempi per le PA inadempienti

Per le Pubbliche Amministrazioni che ad oggi risultano ancora non attive sul Nodo (secondo i dati di monitoraggio AgID, pari a 4.326) e che non stanno già eseguendo le procedure di connessione in questi giorni, risulta altamente improbabile rispettare la scadenza, considerati i tempi tecnici necessari per connettersi al Nodo. Nondimeno, al di là delle PA ancora inadempienti, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano, il problema sussiste per tutte le Pubbliche Amministrazioni in quanto sono ancora pochissimi gli Enti che hanno già attivato tutti i servizi di pagamento tramite pagoPA.

Con ogni probabilità, la norma non verrà applicata nel breve periodo perché rischierebbe di bloccare l’intero sistema pubblico, rendendolo incapace di incassare buona parte delle proprie entrate.

Ma la minaccia ora diventa concreta: questa legge costituisce un importante strumento per gli organi di controllo (come ad esempio Banca d’Italia), che nei prossimi mesi lo potranno utilizzare (persino brandire, a mo’ di deterrente) per accelerare il passaggio a PagoPA: paventando il blocco dei pagamenti che non transitino dal Nodo nazionale.

Senza un’accelerazione verso la completa attuazione dei servizi di pagamento attraverso PagoPA, ci si troverà di fronte a uno scenario di difficile gestione nel prossimo futuro.

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