Fondazione Italia Digitale

Poco digitale nelle elezioni 2022: perché è grave dimenticanza della politica

Nei programmi elettorali dei principali schieramenti si parla poco o nulla di digitale e comunicazione pubblica. È arrivato il momento di essere concreti: la prossima legislatura sarà decisiva per non perdere terreno e occasioni. Le proposte

07 Set 2022
Francesco Di Costanzo

presidente Fondazione Italia Digitale e Associazione PA Social

digitalizzazione - webfare

Occorre davvero un grande sforzo per trovare i riferimenti al digitale e alle politiche di settore nei programmi elettorali dei principali schieramenti che si presentano alle prossime elezioni. Abbiamo passato gli ultimi due anni a parlare di smart working e didattica a distanza come elementi destinati a cambiare per sempre l’approccio al lavoro e alla formazione, il digitale è entrato con forza nella nostra vita quotidiana, per questo appare davvero stridente una simile dimenticanza.

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Ancora più arduo  trovare qualcosa che riguardi il futuro della comunicazione pubblica, così centrale nel rapporto con i cittadini, nella semplificazione della nostra vita quotidiana grazie all’utilizzo di qualità delle piattaforme digitali e così poco considerata nei programmi, nonostante anche la campagna elettorale in corso suggerirebbe uno forte scatto in avanti, anche e soprattutto della politica, nella cultura e qualità della comunicazione pubblica digitale. Un tema, anche questo, che avuto enorme fortuna negli ultimi difficilissimi mesi per l’intero pianeta, e oggi quasi messo da parte.

Mettere il digitale al centro dell’agenda politica

Non ci avventuriamo – in questa sede- nell’interpretare i motivi di tale distrazione sui temi del digitale, ma cerchiamo almeno di capire quali sono i dati positivi da cui poter ripartire. C’è ancora tempo, dunque, per fare una cosa: mettere il digitale, puntando su infrastrutture, cultura, competenze, servizi, policy, e la riforma della comunicazione pubblica con forte svolta digitale, al centro dell’agenda elettorale e soprattutto dell’agenda politica di oggi e dei prossimi anni.

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Se vogliamo essere ancora più precisi, è vero che tutti i principali partiti e schieramenti hanno inserito nei programmi alcuni passaggi dedicati al digitale e all’innovazione, ma si tratta in gran parte di riferimenti generici e solo in pochi casi con proposte concrete.

Lo fa il Pd, ad esempio, nella sezione dedicata alla Pa con l’intento di “avviare il percorso di riforma della legge 150/2000 sulla comunicazione e l’informazione pubblica, alla luce dei processi di trasformazione digitale e della funzione dei social media, che richiedono nuove professionalità e modalità organizzative innovative” e il Terzo Polo (Azione – Italia Viva) per la gestione delle emergenze con la previsione di “predisporre strumenti di comunicazione immediata volti alla trasmissione di informazioni corrette e al rilancio dell’immagine turistica delle destinazioni colpite”.

Si può e si deve fare di più. Lascia stupiti come il digitale non sia considerato tra i temi principali, pur avendo una centralità evidente in tutti i settori e a maggior ragione dopo aver vissuto anni di pandemia e ancora oggi, purtroppo, una guerra molto digitale e molto influenzata anche da temi come quello della cybersecurity. Stupisce anche perché questi sono gli anni in cui a livello globale si stanno sviluppando e aggiornando le normative e le regole del settore, le policy che guideranno l’economia e le politiche digitali; stupisce perché come sappiamo il digitale è uno degli asset principali delle misure e delle risorse del Pnrr e quindi dello sviluppo del nostro Paese per i prossimi anni.

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Chiunque vincerà non potrà permettersi di tornare indietro o rallentare, non possiamo vanificare gli sforzi fatti negli ultimi anni, dobbiamo anzi accelerare sfruttando anche le occasioni messe a disposizione dal Pnrr. I passi in avanti fatti recentemente dall’Italia nella classifica Desi (Digital Economy and Society Index) dimostrano l’attenzione e l’impegno crescente rivolto al tema del digitale da parte del nostro Paese. Nel rapporto sono ben evidenziate luci e ombre dell’Italia digitale, e tanto basterebbe per costruirvi un intero (o quasi) programma elettorale.

Ecco alcuni dei  punti chiave emersi analizzando i risultati italiani: oltre la metà dei  nostri cittadini non possiede competenze digitali di base; si fanno progressi in termini di diffusione dei servizi a banda larga e di realizzazione della rete, per quanto riguarda la connettività; solo il 40% degli utenti di internet in Italia fa ricorso ai servizi pubblici digitali (rispetto a una media UE del 65%), ma tale indicatore ha registrato una crescita importante nel corso del precedente biennio. Inoltre, evidenziano i dati, il 60% delle Pmi ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale e l’utilizzo di servizi cloud, in particolare, è aumentato. In estrema sintesi, lo scatto in avanti c’è nella società e nell’economia, ma va irrobustito da un adeguato intervento di carattere pubblico. Inoltre, si deve cogliere l’occasione per rimarcare come il digitale mostri oggi il suo volto sostenibile: dobbiamo far comprendere che maggiore è l’utilizzo delle nuove tecnologie, più alto sarà il beneficio ambientale: risposte veloci per gli utenti, minori spostamenti con conseguente risparmio di preziosa risorsa energetica, oggi arrivata a costi insostenibili. Il risparmio della PA, riversato su cittadini e smart workers, è un aspetto di cui nessuno tiene conto.

Gli italiani si aspettano un grande Piano di cultura digitale, servizi digitali semplici, concreti e sicuri, lo sviluppo e il rafforzamento del lavoro sulle competenze, attenzione a policy di settore eque ma senza freni esagerati all’innovazione, politiche adeguate sui dati e la cybersecurity, sviluppo e prosecuzione del lavoro sulle infrastrutture, dialogo, informazione e comunicazione di qualità al servizio dei cittadini. Lo abbiamo sottolineato recentemente come Fondazione Italia Digitale nell’audizione al Senato sul Pnrr, occasione decisiva e fondamentale per raggiungere l’obiettivo di un digitale per tutti, da tutti i punti di vista: infrastrutturale, culturale, organizzativo e professionale.

Accelerare sulla PA digitale

Dobbiamo accelerare sulla Pubblica amministrazione digitale incrementando il lavoro su formazione e competenze; sulla cybersecurity con maggiore sicurezza di reti ed infrastrutture critiche (con una previsione dedicata e essenziale all’interno di tutti i bandi pubblici sul digitale); sullo sviluppo e la regolamentazione di tecnologie e settori in grande crescita e di prospettiva come intelligenza artificiale, blockchain, digital health, GovTech, metaverso; sulla comunicazione pubblica digitale con una riforma di settore attesa ormai da troppi anni e con al centro la svolta digitale, il riconoscimento delle professionalità, la nuova organizzazione del lavoro.

Parliamo di Pubblica amministrazione ma, in realtà, potremmo declinare questa sete di innovazione in molti ambiti che rappresentano un nervo scoperto e che l’atteso Pnrr potrà in parte migliorare: mi riferisco ad esempio alla Scuola o alla Sanità che dal digitale negli ultimi anni ha ottenuto benefici enormi anche se a macchia di leopardo nel territorio nazionale. Il digitale, dunque, può e deve essere messo al primo posto proprio per ricucire un Paese attraversato da tante, troppe differenze. E dove l’innovazione può sconfiggere le disuguaglianze, creando pari opportunità per ogni cittadino, lavoratore o studente che, per scelta o per la propria condizione di fragilità, può sfruttare il digitale come chiave di accesso alla formazione, alle nuove professioni, ai servizi di ogni genere.

Il ruolo della comunicazione pubblica digitale

In questo quadro, emerge con forza il ruolo della comunicazione pubblica digitale: le piattaforme digitali di comunicazione (dai social alle chat fino all’intelligenza artificiale applicata alla comunicazione) hanno avuto un ruolo fondamentale durante la pandemia per offrire servizi, supporto, comunicazione, informazione, dialogo e interazione ai cittadini. Un ruolo decisivo lo hanno avuto anche i professionisti della comunicazione e informazione pubblica, purtroppo poco considerati all’interno del complessivo lavoro sul Pnrr e in molti casi ancora non riconosciuti con il giusto ruolo nelle norme del nostro Paese. Da anni sottolineiamo con l’Associazione PA Social, come sia necessario arrivare in tempi rapidi a un riconoscimento delle professionalità (gli esperti in comunicazione e informazione digitale ad oggi non esistono nel nostro ordinamento) e a un modello organizzativo del lavoro di comunicazione e informazione diverso e al passo con gli strumenti, i linguaggi, i temi, le modalità di lavoro attuali. È una necessità recentemente sottolineata anche nel primo rapporto mondiale Ocse sulla comunicazione pubblica.

Siamo indietro di anni, la politica non può più rimandare la riforma della comunicazione pubblica (il superamento della legge 150), ferma al 2000, preistoria rispetto agli attuali strumenti, al modo di lavorare quotidiano, alle necessità attuali. Anche in questo settore servirebbe una previsione dedicata alla comunicazione al cittadino in tutti i bandi pubblici e nei progetti legati al Pnrr dal punto di vista delle risorse e delle professionalità, è fondamentale per la trasparenza, per la conoscenza, per i servizi. Per la pubblica amministrazione negli ultimi tempi si è pensato molto ad aggiornare i codici di comportamento e a prevedere che tutte le pubbliche amministrazioni si dotino di social media policy interne ed esterne (giusto), serve però andare oltre un approccio solo di “controllo o punizione” per il dipendente prevedendo, appunto, il giusto riconoscimento nei ruoli e nelle responsabilità alle professionalità dedicate che hanno le competenze per tutelare al meglio l’immagine della PA e rendere un servizio di qualità al cittadino.

Conclusioni

Nei programmi elettorali dei principali schieramenti se ne parla poco o nulla. È arrivato il momento di essere concreti, la prossima legislatura sarà decisiva su digitale e comunicazione pubblica per non perdere terreno e occasioni.

Con Fondazione Italia Digitale lavoriamo perché il digitale sia popolare e perché il nostro Paese prosegua, accelerando e con grande determinazione, il percorso di trasformazione e sviluppo digitale. Lo faremo anche nel corso del primo Festival italiano del digitale popolare che si terrà a Torino i prossimi 7-8-9 ottobre.

Per questo con l’Associazione PA Social lavoriamo da anni per il riconoscimento delle professionalità della comunicazione e informazione digitale, per una nuova organizzazione del lavoro, per una comunicazione pubblica corretta, di qualità, al servizio dei cittadini. Lo faremo anche nel corso dell’ottava edizione degli Stati Generali della nuova comunicazione pubblica che si terranno a Bergamo i prossimi 16 e 17 settembre.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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