strategie di governance

Spid per le imprese, la Bella addormentata. Ecco come risvegliarla

Modello di business poco flessibile, servizi non enterprise-tailored, assenza di comunicazione mirata. Sono gli ostacoli primari alla diffusione dello strumento fra le aziende. Serve una strategia di rilancio che riveda anche la convenzione con i service provider privati

13 Set 2019
Ornella Fouillouze

Vice Presidente Club TI Milano e coordinatore gruppo sanità

Gianluca Marcellino

Club TI Milano

spid2

Oggi Spid è completamente assente dai programmi di trasformazione digitale delle imprese, come una principessa addormentata in un castello del quale si è persa anche la memoria. L’esperienza di questi anni con AgID, Team Digitale e gli Identity Provider SPID (IdP), in particolare quella da febbraio in #ClubTI4SPID, ci ha indotto a lanciare la campagna di comunicazione su Spid per le aziende, che abbiamo descritto nel nostro articolo di fine luglio.

Da questa esperienza abbiamo ricavato un quadro più generale di cosa oggi tiene le imprese lontane dall’idea di Spid. In attesa di analisi quantitative che ci saranno preziose e avvieremo nei prossimi mesi, crediamo che siano in gioco tre fattori fondamentali:

  1. La conoscenza: Spid oggi è assente dal discorso sulla trasformazione digitale delle imprese
  2. Le caratteristiche enterprise del servizio: oggi Spid viene erogata in una forma che per le imprese permette al più esperimenti e prototipi, priva delle caratteristiche e delle garanzie che le imprese da decenni si aspettano dai loro fornitori informatici e digitali
  3. Il modello di business che isola Spid dal mercato: oggi tra gli IdP che forniscono Spid e le aziende che potrebbero acquistarla si frappone un isolatore che impedisce loro di comunicare tramite i prezzi

Vediamoli uno per uno e come, uno per uno, li si potrebbe risolvere.

Conoscenza di Spid tra le imprese: assente

Oggi molte imprese hanno avviato una prima trasformazione digitale. Moltissime altre, anche medie o piccole, si preparano a farlo. In questo ragionamento e in questa trasformazione Spid è del tutto assente, come dimostra il fatto stesso che dopo un anno e mezzo di apertura ai privati, solo un’azienda la ha adottata.

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La causa immediata di questa situazione è che gli operatori dell’ecosistema Spid non hanno la responsabilità o gli incentivi commerciali per comunicare il valore di Spid.

Quella profonda, secondo noi, è che nella loro trasformazione digitale le imprese considerano poco il ruolo della gestione delle identità dei cittadini, e quando lo fanno si accontentano di soluzioni poco garantite e legalmente irrilevanti, come una coppia userid-password gestita in casa, o il profilo Google o Facebook, o quelle, ben garantite ma poco interoperabili, di tutti i fornitori di servizi fiduciari, compresi alcuni IdP.

Contiamo sul prototipo di campagna di comunicazione appena avviato per capire chi potrà migliorare la conoscenza di Spid da parte delle aziende, e come trasmettere l’importanza di una gestione avanzata e trasversale ai servizi delle identità digitali.

Caratteristiche enterprise del servizio: assenti

Oggi Spid è disponibile alle imprese, ma priva di caratteristiche essenziali per qualsiasi servizio informatico professionale, come il supporto ai clienti, la gestione dei livelli di servizio o una fatturazione capace di gestire i “consumi” indipendentemente da ciascun operatore.

Anche in questo caso la causa immediata è la mancanza di incentivi commerciali per i fornitori a realizzare e offrire queste caratteristiche per Spid. In un paradosso che abbiamo già descritto, ogni IdP è perfettamente in grado di erogare servizi con queste caratteristiche, e lo fa già per i propri servizi proprietari.

Come uscire dal paradosso? Al momento immaginiamo che sarà molto utile risolvere il nodo successivo, abilitando clienti e fornitori ad interagire direttamente gli uni con gli altri, facendosi offerte reciproche, negoziando e raggiungendo accordi commerciali.

Il modello di business che isola Spid dal mercato

In ogni mercato, fornitori e clienti si trasmettono le proprie esigenze in tanti modi, ma alla fine soprattutto tramite i prezzi: scambiandosi privatamente o in pubblico proposte o richieste corredate da un prezzo, e alla fine concludendo contratti a quei prezzi.

Nel caso di Spid questo non accade perché il modello di business attuale prevede che i clienti potenziali utilizzino un unico contratto e un unico prezzario, concordato faticosamente (più di un anno per la prima modifica) tra tutti i fornitori, e gestito in prima persona dal regolatore stesso, AgID. In un mercato con un solo prodotto e un solo prezzo, domanda e offerta sono destinate a incontrarsi poco o punto, e sicuramente male (un po’ come per i tergicristalli in Unione Sovietica).

Per superare questa situazione riteniamo importante prendere esempio da mercati regolati molto più flessibili, come quelli dell’energia e delle telecomunicazioni, e sostituire l’attuale convenzione per i service provider privati con un quadro di riferimento definito dal regolatore con i contributi dei fornitori e degli altri attori del mercato, che permetta a ciascun IdP di offrire ai propri clienti combinazioni di propri servizi digitali e del servizio Spid alle condizioni commerciali più opportune, indipendentemente dagli altri.

Nei prossimi mesi approfondiremo questi temi con le aziende che lo vorranno, gli IdP, AgID, Team Digitale ed altre associazioni. Per saperne di più e per partecipare, iscriviti al nostro gruppo di discussione.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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