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identità digitale

SPID, uscire dallo stallo: consigli di buon lavoro ad Agid

Solo 2,9 milioni di cittadini attivi, otto gestori dell’identità e oltre 4.000 amministrazioni attive: sono i numeri del flop di Spid. Una “patata bollente” per il direttore Agid Teresa Alvaro. Ma non per questo bisogna vanificare quanto fatto finora: ecco alcuni punti focali da cui ripartire

07 Nov 2018

Valeria Portale

direttore dell'osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano


Il nuovo direttore Agid, Teresa Alvaro, ha appena iniziato (meno di due mesi) la sua avventura e si trova a capo di un ente che ha fatto molto per accelerare il processo di digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni in Italia. Tra le tante attività ben avviate e ben portate avanti, la Alvaro si trova, però, a dover gestire anche qualche “patata bollente”. Tra cui Spid.

I numeri di Spid

Oggi Spid arriva a quasi 2,9 milioni di cittadini attivi, 8 gestori dell’identità e oltre 4.000 amministrazioni attive (fonte avanzamentodigitale.italia.it, 26/10/2018). Qualcosa è andato storto, a due anni e mezzo dal lancio, siamo ben lontani dal raggiungimento degli obiettivi e ci troviamo in ritardo nell’attuazione di questo disegno. SPID fin dal suo lancio ha suscitato un forte dibattito che vedeva contrapposti i “sostenitori” che ne sposavano l’approccio e ne esaltano le opportunità, e i “detrattori” che guardano a SPID con scetticismo.

Che abbiano vinto i detrattori? Direi di no, anzi. Ci sono alcuni elementi focali da cui bisogna ripartire e ci attendiamo che la Alvaro sappia cogliere questa opportunità per non vanificare il lavoro fatto fino a questo momento, ma imprimere un nuovo impulso e nuove sfide.

Gli Identity Provider

Sono 8 gli Identity Provider che stanno lavorando per SPID, tra di essi troviamo attori molto differenti: chi da sempre lavorava nell’ambito delle certificazioni e firme digitali, ma anche attori di altri mercati che hanno saputo vedere l’opportunità offerta da questo nuovo modello. Certamente questi attori si sono fatti carico di un investimento iniziale considerevole, tuttavia non hanno ancora attivato il processo di valorizzazione. Il loro contributo per il proseguimento dell’iniziativa sarà certamente fondamentale. Tali attori possono lavorare in due direzioni: coinvolgere gli utenti e coinvolgere i Service Provider privati. Saprà l’Agid spronare questi attori affinché siano in grado di coinvolgere non solo i Service Provider pubblici ma anche quelli privati?

I cittadini

Sono pochi, troppo pochi. Sono solo 2,9 milioni gli utenti attivi a Spid e, seppur vi sia stato molto lavoro in questa direzione, siamo molto lontani dall’obiettivo di avere l’intera popolazione italiana o semplicemente l’obiettivo di 9-17 milioni di utenti attivi a tre anni dal lancio (marzo 2019). Come in tutte le innovazioni digitali, l’utente deve vedere il valore per convincersi a cambiare abitudine, oggi l’utente Spid fatica a vedere i vantaggi di avere Spid rispetto ad altri sistemi di autenticazione che già utilizza. Tuttavia sono una risorsa preziosissima per questo sistema ed è necessario ripartire da loro per far in modo che utilizzino il sistema e non si disaffezionino. Saprà Agid far vedere loro i vantaggi e il valore di questo sistema? Saprà quindi far in modo di mantenere la fiducia dei early adopter e convincere ad iscriversi anche i più diffidenti?

I Service Provider pubblici

Le pubbliche amministrazioni offrono ancora pochi servizi. Sono solo 4.000 le pubbliche amministrazioni attive, anche se l’obiettivo è di arrivare a 10.000 nei prossimi due anni. Il vero problema è che il numero di servizi offerti è ancora troppo limitato. Le amministrazione attive non hanno ancora migrato tutti i servizi verso Spid. È necessario ricordare che per le Pubbliche Amministrazioni, Spid è totalmente gratuito, necessita solo una fase di investimento e integrazione iniziale. Saprà Agid accelerare questo processo, spingendo le amministrazioni già attive a fare di più e garantendo comunque la diffusioni tra le amministrazioni mancanti? Teniamo conto che lo Stato non ha destinato fondi, ex lege, per Spid (uno dei problemi che Diego Piacentini, nel lasciare il mandato da commissario, ha chiesto al Governo di correggere). Finora il suo sviluppo è stato sostenuto con fondi Agid.

I Service Provider privati

Sono l’attuale fallimento. Mancano all’appello i Service Provider privati che utilizzano Spid per autenticazione dei propri clienti. Attraverso i Service Provider privati è possibile generare un circolo virtuoso che crea valore per gli utenti. Forse si potrebbe partire dagli Identity Provider che potrebbero essere anche i primi Service Provider privati attivi. Saprà Agid attivare questo circolo virtuoso che fino a questo momento nessuno è riuscito ad attivare?

Le linee di lavoro sono molteplici ma ben delineate. Auspichiamo quindi che il nuovo direttore possa proseguire la strada intrapresa dando un’accelerazione al lavoro intrapreso e permettendo a Spid di decollare e di diventare una piattaforma di successo del sistema italiano. È necessario saper valorizzare il percorso ad ostacoli fino a questo momento fatto senza vanificarne gli sforzi.

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