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EDITORIALE

Tutto il digitale del nuovo Governo: la delusione, le speranze, le priorità

Nessuna delega esplicita per il digitale. Nessuna decisione sugli organi decisori della Pa digitale. Ma rinasce l’intergruppo innovazione al Parlamento e qualche segnale porta promesse che potrebbero giungere a compimento. Vediamo il quadro, che la nostra testata sta seguendo con il solito florilegio di grandi firme

18 Giu 2018

Alessandro Longo


Il digitale del nuovo Governo è forse una scintilla sotto le ceneri.

Questa è una speranza che ha qualche fondamento, laddove la fotografia dell’attuale quadro lascerebbe invece sconfortati. E farebbe pensare delle due l’una: o il Governo del cambiamento non vuole cambiare niente o crede che il cambiamento non passi dal digitale.

Nel primo caso sarebbe un paradosso, nel secondo un falso scientifico acclarato.

L’incertezza digitale nel nuovo Governo

Ormai è cosa nota. Non solo non c’è un ministro al digitale, ma non è stata espressa – finora – nessuna delega, a riguardo, a nessun livello del nuovo Governo. Soprattutto non c’è chiarezza sul chi deve fare la PA digitale, forse il tassello più critico (e uno dei più importanti) della trasformazione digitale italiana. Nessuna decisione è stata presa sull’Agenzia per l’Italia Digitale (alla scadenza della proroga del direttore generale Antonio Samaritani, fine luglio), né sul futuro del Team Digitale, la struttura commissariale alla presidenza del Consiglio che ha diretto l’Agenda digitale negli ultimi mesi.

Vediamo però cosa si agita sotto questa coltre opaca.

Le prospettive digitali nel nuovo Governo

Intanto abbiamo un parlamento giovane, dove ci sono molti nomi promettenti dell’innovazione digitale (perlopiù del M5S, per forza di cose). Federico D’Incà, ora nominato anche questore della Camera, è molto attento alle questioni della PA digitale e Industry 4.0. Mirella Liuzzi (sempre M5S), da quattro anni una degli autori di questo sito, nota tra l’altro per l’impegno per i temi della trasparenza e del Foia.

Angelo Tofalo, esperto di cyber security (già membro del Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), è stato nominato sotto segretario alla Difesa.

Altro sottosegretario notevole, per il curriculum digitale, è Salvatore Giuliano, al Miur: il preside che ha reso il suo Itis Majorana di Brindisi una delle scuole più innovative d’Italia (ho avuto la fortuna di visitarlo nel 2014).

Certo questo Parlamento dovrà fare a meno di figure che si sono distinte per la battaglia del digitale (come Stefano Quintarelli, Paolo Coppola, Mara Mucci), che stanno continuando la propria azione per il miglioramento dell’Italia con il digitale nella neonata associazione Copernicani.

Ma questa settimana, a quanto risulta, rinasce l’intergruppo parlamentare innovazione, a conferma che l’attenzione per questi temi non è morta con il passaggio di legislatura. E non era una cosa scontata. Non in Italia.

Certo, tutte premesse che dovranno passare al vaglio dei fatti. E la prova più grande si avrà su un fronte: l’arrivo di un’eventuale delega “importante” per il digitale. Ossia capace di incidere in modo trasversale su tutto l’apparato e i ministeri. Lo si è detto più volte: per le caratteristiche profonde e “trasversali” del digitale, solo una carica altrettanto pervasiva può davvero trasformare l’Italia. Serve a poco incardinarla in un ministero, che al limite cambierà il suo ambito di pertinenza, quando il cambiamento necessario deve essere esteso a tutto e integrato nelle diverse parti.

Positivo quindi che non sia finita la battaglia affinché arrivi una delega al digitale a livello di presidenza del Consiglio (si parla sotto lo stesso Luigi di Maio o un suo sotto segretario). Sarebbe una soluzione davvero promettente per il futuro del Paese.

Ma sarà un passaggio delicato – si è visto il braccio di ferro tra Lega, Forza Italia e M5S per la delega sulle telecomunicazioni, poi andata a Di Maio.

Spiace dover registrare che il destino dell’Italia debba passare da manovre di palazzo. Dove anche un tema fondamentale e di interesse comune, com’è il digitale, deve subordinarsi ai classici equilibrismi, per cui ciascuna delega è frutto di un delicato gioco di scambi.

Si vedrà. Intanto Di Maio sarà dietro, a quanto pare, a due dossier importanti dell’Agenda Digitale: la banda ultra larga (fibra e 5G) e Industry 4.0 (Italia 4.0).

Il nostro impegno

Non basta e bisogna accelerare. Siamo consapevoli che, dopo tre mesi di stallo politico, molte questioni siano diventate urgenti, per l’attenzione del Governo. La speranza è che, in contro tendenza, il digitale venga affrontato subito dopo le questioni di immediata necessità. Perché, almeno nel medio-lungo periodo, digitale e innovazione sono condizione necessaria perché tutto ciò che appare importante possa realizzarsi in Italia. La crescita economica, la lotta alla disoccupazione, il welfare.

Noi lo abbiamo scritto in molti modi, attraverso le voci dei principali esperti di questi temi, offrendo indicazioni al Governo: per Industria 4.0, Banda ultra larga, pubblica amministrazione digitale, cyber security, startup e pmi innovative.

Un capitale di 50 articoli (che continua a crescere). Così cercando di fare il nostro – con le solite e spuntate armi della conoscenza e della divulgazione –  per supportare l’Italia verso un futuro migliore.

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