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5G network slicing: perché il Berec vuole chiarire le regole sulla net neutrality



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Il Berec avvia una consultazione su 5G network slicing e Regolamento Open Internet: non per rimettere in discussione la neutralità della rete, ma per chiarire l’applicazione delle regole in reti capaci di differenziare QoS. Al centro: confini tra IAS, gestione del traffico e servizi specializzati

Pubblicato il 11 feb 2026

Sara Frizziero

Manager ICT Consulting

Filippo Lucarelli

Partner ICT Consulting



Telemedicina e servizi innovativi: Inwit porta il 5G in ospedale 5G network slicing

Con l’evoluzione delle reti 5G, l’Europa si trova davanti a una domanda sempre più rilevante: le regole sulla neutralità della rete, concepite in un contesto tecnologico profondamente diverso, sono ancora pienamente adeguate a governare le nuove capacità delle reti mobili di nuova generazione?

In questo scenario si inserisce la recente consultazione pubblica avviata dal BEREC sul tema del 5G network slicing e della sua interazione con il Regolamento europeo sull’Open Internet. L’iniziativa non mette in discussione i principi fondanti della net neutrality, ma evidenzia l’esigenza di chiarire come tali principi debbano essere applicati in un ecosistema tecnologico radicalmente trasformato.

Cos’è in gioco: dal best effort alla differenziazione tecnica

Il network slicing rappresenta una delle funzionalità chiave del 5G, soprattutto nella sua evoluzione Standalone. La tecnologia consente di creare “reti virtuali” logicamente separate sulla stessa infrastruttura fisica, ciascuna configurata con specifici livelli di qualità del servizio in termini di latenza, affidabilità, priorità e capacità.

Dal punto di vista tecnico, questa evoluzione introduce scenari significativamente diversi rispetto al tradizionale modello best effort che ha storicamente caratterizzato l’accesso a Internet. Sul piano regolamentare, tuttavia, la questione risulta più delicata.

Il Regolamento (UE) 2015/2120 sull’accesso a un’Internet aperta – adottato in un contesto pre-5G – stabilisce infatti che il traffico Internet debba essere trattato in modo equo e non discriminatorio, salvo specifiche eccezioni. La differenziazione della qualità del servizio è ammessa solo entro limiti ben definiti: gestione ragionevole del traffico oppure servizi specializzati che non sostituiscano l’accesso a Internet.

IAS, servizi specializzati e slicing: un confine sempre più sottile

La consultazione del BEREC parte da un dato di fatto: il network slicing non è, di per sé, né consentito né vietato dal regolamento. Ai fini della conformità regolatoria, ciò che rileva, non è lo strumento tecnico utilizzato, ma la natura del servizio offerto e le modalità con cui viene progettato, commercializzato e gestito.

In questo senso, il dibattito si concentra su due snodi principali:

  • Internet Access Services (IAS): classici servizi di accesso a Internet; sono previste forme di gestione del traffico, purché agnostiche rispetto all’applicazione, nonché trasparenti e basate su esigenze tecniche oggettive.
  • Servizi specializzati: servizi che necessitano di prestazioni di rete dedicate e che il quadro europeo ammette a condizione che restino distinti dall’accesso a Internet e non ne compromettano la disponibilità o la qualità complessiva per gli utenti finali.

La criticità emerge dal fatto che il 5G consente forme di differenziazione della qualità del servizio estremamente granulari, potenzialmente applicabili anche a servizi che, nella sostanza, rimangono servizi di accesso a Internet. Questo scenario rende progressivamente meno netta la distinzione tra IAS “tradizionali” e servizi caratterizzati da garanzie di qualità.

Le ragioni della consultazione BEREC

Con la consultazione, il BEREC non propone interventi normativi immediati, ma intende raccogliere evidenze e contributi dal mercato su tre profili chiave:

  1. Identificare aree di incertezza interpretativa nell’applicazione delle attuali linee guida al contesto del 5G slicing.
  2. Analizzare i casi d’uso emergenti, dalla sicurezza pubblica ai servizi industriali fino a possibili offerte retail evolute, valutandone il livello di compatibilità con i principi di neutralità della rete.
  3. Valutare se un maggiore livello di chiarezza regolatoria possa favorire innovazione e investimenti, preservando al contempo i diritti degli utenti finali.

Il tema è stato richiamato anche nell’ambito della Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio sull’attuazione delle disposizioni in materia di accesso a un’Internet aperta di cui al regolamento (UE) 2015/2120, dove si evidenzia come l’incertezza giuridica possa generare effetti disincentivanti sugli investimenti nelle reti avanzate.

Un equilibrio regolatorio ancora da costruire

La consultazione BEREC si colloca quindi in una fase di transizione: da un lato, la conferma della centralità dei principi dell’Open Internet; dall’altro, la consapevolezza che il 5G – e ancor più le future reti – introducono capacità che non si lasciano facilmente ricondurre alle categorie regolatorie del passato.

La questione non è se “superare” la net neutrality, ma come interpretarla in chiave tecnologicamente neutrale, evitando sia un’applicazione eccessivamente restrittiva che potrebbe limitare lo sviluppo di nuovi servizi, sia un allentamento tale da svuotarne la sostanza.

Le risposte alla consultazione offriranno al BEREC e alle autorità di regolamentazione europee indicazioni rilevanti sulle aspettative del mercato e sulle principali aree di incertezza nell’applicazione delle regole sull’Open Internet al 5G. Più che una rivoluzione, è probabile che l’esito sia un aggiustamento progressivo del quadro interpretativo: linee guida più chiare, criteri più operativi e una maggiore attenzione alla sostanza economica e tecnica dei servizi, piuttosto che alle etichette formali.

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