Intelligenza artificiale

AI e diritto d’autore: vantaggi e limiti legali dei sistemi anti-web scraping



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L’avvento dell’IA generativa nella produzione di immagini impone la necessità di misure tecniche che tutelino i titolari dei diritti d’autore da possibili abusi. Sistemi come Nightshade e Glaze, in grado di alterare le immagini ingannando l’Ai ma non l’occhio umano, pongono problemi di legittimità. Vediamo perché

Pubblicato il 14 mar 2024

Simona Lavagnini

avvocato, partner LGV Avvocati



dati data big data data scraping

Un nuovo interessante tassello si è aggiunto al dibattito che vede i sistemi di AI generativa contrapposti ai titolari dei diritti: sistemi tecnici di protezione che sono in grado di alterare i contenuti protetti (come, ad esempio, le immagini) in modo che l’AI li percepisca in modo completamente diverso da quello che essi sono.

Ma quale ruolo può avere l’ordinamento nella salvaguardia del diritto d’autore? E come conseguire un equilibrio tra i diritti degli utenti e lo sviluppo dell’AI? Queste sono solo alcune delle questioni aperte che ci portano a riflettere sul futuro delle misure tecniche di protezione nell’era dell’intelligenza artificiale.

Nightshade: un nuovo strumento di protezione

L’ultimo esempio è l’AI open source Nightshade, che è un sistema in grado di identificare il contenuto di un’immagine e poi applicare un tag che altera sottilmente l’immagine stessa a livello di pixel, in modo che altri sistemi AI non siano in grado di decifrare correttamente l’opera.

Il precedente di Glaze

In precedenza, era stato diffuso Glaze, un sistema progettato per confondere gli algoritmi di addestramento dell’AI nel pensare che l’immagine abbia uno stile diverso da quello effettivamente presente (come colori e pennellate diverse da quelle reali). La novità di Nightshade è che si tratta di uno strumento “offensivo”, nel senso che non si limita a difendere la singola opera, rendendola non utilizzabile dall’AI generativa, ma interferisce nello stesso processo generativo, in modo da alterare ogni immagine prodotta con l’uso del modello manipolato, ingannando tuttavia solo l’AI e non gli esseri umani.

Per fare un esempio, dopo l’uso di Nightshade gli occhi umani potrebbero vedere un’immagine ombreggiata di una mucca in un campo verde in modo sostanzialmente invariato, ma un sistema AI potrebbe vedere una grande borsa di pelle che giace nell’erba e così su richiesta degli utenti generare borse invece di mucche.

Chiaramente, è pensabile che i sistemi di AI generativa possano essere adeguatamente modificati per superare le difficoltà introdotte da Nightshade (o strumenti equivalenti), ma questo non vanifica affatto l’utilità dello strumento, che interviene ad aumentare il costo della AI generativa. In altre parole, si realizzerebbe comunque l’utile obiettivo alternativo di rendere la licenza da parte dei titolari dei diritti economicamente competitiva rispetto ai costi di un web scraping indiscriminato.

Molti sospettano che i principali sistemi di AI siano stati creati proprio utilizzando questo modello, basato sull’utilizzo di “bot” che perlustrano Internet, estraendo e copiando dati da siti web pubblici, senza particolari selezioni e controlli, e senza che venga richiesta ed ottenuta alcuna preventiva licenza da parte di eventuali titolari di diritti.

Secondo alcuni, ed in particolare gli sviluppatori ed i proprietari di questi sistemi di AI, si tratterebbe di una pratica da una parte necessaria per l’addestramento dei sistemi e dall’altra parte lecita, in base al cd. “fair use” di matrice statunitense secondo cui un’opera precedente può essere utilizzata, senza necessità di una preventiva autorizzazione e senza pagamento di un compenso, quando il risultato sia trasformativo. Anche se il “fair use” venisse corretto dalla possibilità di esprimere un dissenso (il cd. “opt-out” previsto dalla Direttiva dell’Unione Europea n. 790/2019), in concreto il dissenso in questione potrebbe essere ignorato o eluso, senza che esista allo stato della tecnologia una modalità sicura per identificare i casi in cui ciò sia effettivamente avvenuto. Il ragionamento dei creatori di Nightshade è quello di rendere più difficile ed economicamente costoso lo scraping diffuso di dati da parte degli sviluppatori dei modelli di intelligenza artificiale generativa.

Il ruolo dell’ordinamento nella protezione del diritto d’autore

Va detto, tuttavia, che la regolamentazione attuale in materia di misure tecniche di protezione appare piuttosto risalente nel tempo e non del tutto idonea a disciplinare le nuove realtà come NightShade.

Il WIPO Copyright Treaty e il Wipo Performances and Phonograms Treaty

A livello internazionale si deve fare riferimento al WIPO Copyright Treaty e al Wipo Performances and Phonograms Treaty del 1996 in base ai quali le parti contraenti devono fornire una adeguata protezione legale e rimedi legali efficaci contro l’elusione di misure tecniche efficaci utilizzate dagli autori/titolari di diritti connessi e che siano finalizzate a limitare atti non autorizzati o non consentiti dalla legge.

La Direttiva 2001/29

Successivamente è intervenuta la Direttiva 2001/29 sul Diritto d’autore nella società dell’informazione, implementata in Italia con il d.lgs. 68/2003, che ha introdotto gli artt. 102quater e 102quinquies dell’attuale legge sul diritto d’autore (l. 633/1941, come successivamente modificata).

In particolare l’art. 102quater l.a. si occupa delle misure tecniche di protezione (da tenere distinte rispetto alle informazioni sui diritti disciplinate dal successivo art. 102quinquies l.a.), stabilendo che i titolari di diritti d’autore e di diritti connessi possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti. La rimozione o l’elusione di misure tecniche di protezione, così come la fabbricazione, la distribuzione di dispositivi o la prestazione di servizi diretti a realizzare tale rimozione o elusione sono puniti, anche penalmente, dagli artt. 171bis e 171ter l.a. Tuttavia, è necessario che le misure siano efficaci, ossia idonee a limitare gli atti non autorizzati (per lo meno con un certo grado di funzionalità), il che si considera avvenire nel caso in cui l’uso dell’opera o del materiale protetto sia controllato dai titolari tramite l’applicazione di un dispositivo di accesso o di un procedimento di protezione, quale la cifratura, la distorsione o qualsiasi altra trasformazione dell’opera o del materiale protetto, ovvero sia limitato mediante un meccanismo di controllo delle copie che realizzi l’obiettivo di protezione.

Dunque, in linea di principio le misure tecniche di protezione sono consentite dal nostro ordinamento (ed a livello europeo/internazionale), nonché protette in caso di arbitraria rimozione e/o di elusione, anche in modo severo con l’applicazione di sanzioni penali (la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da euro 2.582 a euro 15.493). Tuttavia, il loro perimetro di utilizzo è limitato, dal momento che debbono essere bilanciate con le eccezioni. Per conseguenza, è generalmente previsto l’obbligo, per i titolari di diritti, di rimuovere le misure tecniche di protezione, o comunque consentire l’esercizio dell’eccezione, quando ricorrano i casi previsti dalla legge, e quindi per esempio l’art. 71sexies l.a. (secondo il quale “i titolari dei diritti sono tenuti a consentire che, nonostante l’applicazione delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater, la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo, possa effettuare una copia privata, anche solo analogica, per uso personale”).

La Direttiva Ue sul diritto d’autore nel Digital Single Market

Con riferimento alle attività di text&data mining l’attuale art. 70sexies l.a., introdotto dal d.lgs. 171/21 di implementazione della Direttiva dell’Unione Europea 790/2019 sul Diritto d’autore nel Digital Single Market, prevede che quando siano applicate misure tecnologiche alle opere e ai contenuti protetti i titolari dei diritti siano comunque tenuti a consentire l’estrazione di una copia, ma solo agli istituti di tutela del patrimonio culturale ed agli organismi di ricerca, a condizione che questi abbiano acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, oppure vi abbiano avuto accesso legittimo, purché tale estrazione di copia non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali, e a condizione che non arrechi un ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.

I nodi di legittimità delle misure tecniche come Nightshade

Ci si deve tuttavia chiedere se l’applicazione di misure tecniche come Nightshade sia effettivamente legittima sulla base delle norme ora ricordate: in altre parole, si potrebbe sostenere che strumenti di questo tipo possano non essere compatibili con la possibilità di estrarre una copia da parte dei terzi che legittimamente hanno acquisito un esemplare dell’opera stessa o vi hanno avuto accesso legittimo, dal momento che la distorsione di Nightshade non è eliminabile comprimendo, copiando o alterando l’esemplare cui essa è applicata. È ben vero che l’occhio umano continuerebbe a percepire l’opera nella sua versione originale, e che quindi la distorsione pregiudicherebbe solo il processo di addestramento dell’AI, e tuttavia l’esistenza di una simile alterazione potrebbe essere considerata inidonea a realizzare una vera copia (ossia una copia integra) dell’originale. Una soluzione potrebbe essere quella di avere un accesso controllato all’opera originale (in formato non alterato), ed una diffusione non controllata su internet in formato alterato.

Tuttavia, questo presupporrebbe un controllo diretto ed invasivo del titolare dei diritti non solo sui propri licenziatari, ma anche su qualsiasi altro soggetto che intenda esercitare, legittimamente, un’eccezione. I problemi posti dalle misure tecniche di protezione sono quindi molti, non solo di carattere tecnico ma anche di carattere legale, e non è del resto un caso che esse non si siano effettivamente affermate e non siano state generalmente adottate, benché l’ordinamento abbia cominciato a prevederle e a disciplinarle già vent’anni fa.

L’equilibrio tra diritti degli utenti e sviluppo dell’AI

Per i titolari dei diritti queste misure, infatti, potevano avere un impatto negativo sull’esperienza dei propri utenti. Si tratta ora di vedere fino a che punto le minacce poste dall’AI generativa siano tali da giustificare un nuovo e più ampio ricorso a misure tecniche di protezione, e quali siano i bilanciamenti che si potranno realizzare, calibrando la protezione del diritto d’autore e delle opere con i diritti degli utenti, senza dimenticare che l’AI è una tecnologia importante che deve continuare a svilupparsi, per quanto nel rispetto dell’ordinamento e di tutti i diritti in campo (fra cui anche quelli degli autori e degli artisti).

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