Media education

Bambini catturati dai video su internet: consigli e normative per l’uso consapevole del digitale

I video in streaming diventano sempre più irresistibili e i display fagocitano i bambini per ore ed ore. Ecco i suggerimenti degli esperti, Giuseppe Riva ed Ernesto Caffo, mentre la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, ci illustra le imminenti novità normative a difesa dei minori

Pubblicato il 24 Dic 2021

Mirella Castigli

ScenariDigitali.info

filtro parental control agcom

Una volta c’erano i cartoni animati sui canali tv, oggi i video in streaming su YouTube e sulle piattaforme digitali, dove gli algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning per i sistemi di raccomandazione sono molto efficienti: suggeriscono video accattivanti, in linea con i gusti di ogni profilo, in modo da renderlo un cliente fedele, incline al binge watching.

Cosa cambia per i bambini e la famiglia in questa trasformazione?

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Ci metteremo forse tempo per capirlo bene. E per trovare le strategie migliori per gestire il cambiamento. Adesso ciò che è certo è che i bambini, lasciati spesso soli davanti agli schermi, soprattutto durante l’emergenza sanitaria, si sono abbuffati di questi video in streaming, sempre più veloci, semplici e iper-colorati. Fatti apposta per tenerli incollati per ore – con tecniche di design e algoritmiche analoghe a quelle che reggono le sorti dei social. Certo un mondo molto diverso rispetto a quello dei cartoni animati della generazione precedente.  

Durante le feste di Natale, è scontato, avremo possibilità di sperimentare tutti questi fenomeni nelle nostre case.

Cosa fare e come correre ai ripari, ce lo spiegano Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, e i professori universitari Giuseppe Riva (ordinario di Psicologia generale, Università Cattolica del Sacro Cuore) ed Ernesto Caffo (fondatore del Telefono Azzurro, ordinario di psichiatria infantile e dell’adolescenza dell’Università di Modena e Reggio-Emilia, dal 2018 membro della Commissione pontificia per la protezione dei minori).

Video streaming per bambini: i consigli utili per i genitori

I bambini sembrano non volersi più staccare dalla visione dei video in streaming. Sono contenuti digitali irresistibili, facili da consumare, ricchi di sorprese sempre nuove che escono dai pacchi scartati per invogliare l’acquisto oppure video di “slime kit” sempre diversi da comprare e preparare, per mettersi continuamente alla prova. E dentro questi accattivanti video imperversa la pubblicità, un ossessivo invito all’acquisto da parte di un advertising sempre più mirato sui profili dei minori.

“Il primo consiglio è pratico”, commenta Giuseppe Riva (ordinario di Psicologia generale, Università Cattolica del Sacro Cuore), “ma è un suggerimento che non è noto a tutti i genitori: il consiglio da dare ai genitori è di spegnere il meccanismo automatico di suggerimento dei video di YouTube, perché se lascio mio figlio da solo per qualche minuto, il meccanismo di suggerimento dei video continua a proporre video in maniera compulsiva.

E poiché l’algoritmo è estremamente efficace, si corre il rischio che il bambino non si stacchi più dal tablet o dallo smartphone”.

“Il secondo punto riguarda sempre il rapporto con gli schermi”, continua Riva: “Un bambino prova un’attrazione ‘innata’ per il movimento e i colori di questi video così coinvolgenti. Per evitare pianti strazianti, quando è l’ora di spengere il dispositivo, sarebbe utile imporre un tempo per la visione.

Sarebbe meglio scegliere un tempo in mezzo alla giornata, l’ideale sarebbe strutturarlo, per esempio dopo aver svolto i compiti, se il bambino va alle scuole elementari, o nel tardo pomeriggio, in modo tale che il bambino possa dedicarsi ad altre attività”.

Ma come interrompere il flusso dei video in streaming e convincere il bambino a dedicarsi ad altre attività? “Altro suggerimento è che a decidere lo scadere del tempo dedicato ai video sia uno strumento esterno, come una sveglia che suonando mette fine al tempo del digitale, in modo tale che il bambino non se la possa prendere coi genitori, ma con la sveglia che ha suonato”, consiglia il professore di Psicologia generale.

“Terzo suggerimento è capire cosa piace ai nostri figli: in realtà ciò che sta succedendo è che le generazioni precedenti sono cresciute vedendo i cartoni animati, con una struttura narrativa e che cercavano di trasmettere una morale, quello che oggi accade è che i video da cui i bambini sono attratti sono molto più semplici, ma velocissimi e coloratissimi. Il cartone animato richiede una valutazione cognitiva: i bambini guardano lo stesso cartone decine di volte perché, per capirlo bene, devono rivederlo.

Invece i video che ora vanno di moda – fare gli slime, aprire i pacchi e vedere cosa c’è dentro, recensire i videogiochi – hanno il vantaggio di presentare sempre un elemento di sorpresa (spacchettamenti, la riuscita o meno dello slime eccetera), ma sono molto più semplici proprio sotto il profilo della valutazione cognitiva, della comprensione. Sono video che non vanno visti e rivisti per capirli, ma sono un consumo facile”, spiega il nostro esperto.

“Un bambino che guarda un cartone della Disney Pixar, complesso, con una trama, lo deve rivedere dieci volte, invece il bambino viene attratto da questa tipologia di video così facile. Il consiglio è dunque proporre ai bambini una dieta che accanto ai video degli YouTuber suggerisca cartoni e film con una narrativa più strutturata, abituandoli a una narrazione complessa, anche da condividere socialmente.

La visione dei video non dovrebbe essere solitaria, ma diventare un’attività sociale: visione con altri bambini, con un genitore, con i nonni, in modo tale da costruire insieme un senso“.

Infine, “un altro punto importante è che il video non deve diventare un ‘tappabuchi’. Bisogna che i nostri figli imparino il senso dell’assenza”, conclude Riva: “Sono bambini sempre coinvolti, sempre attivati, sempre impegnatissimi, che non conoscono più la noia, ma invece dovrebbero avere il tempo anche per annoiarsi e riscoprire il gioco libero, non solo tecnologico. Al ristorante, per tenere a bada figli scatenati, non ci sono solo i tablet e lo smartphone: riscopriamo anche il disegno, un foglio di carta e i pennarelli”.

Carla Garlatti (Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza): la normativa è imminente

“Quello di lasciare soli i bambini davanti alla tv è stato un malcostume ricorrente. Oggi la stessa funzione di baby sitter elettronica è affidata, da alcuni genitori, a tablet e telefonini”, dichiara Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: “La visione di video rappresenta per i bambini una significativa opportunità di intrattenimento, compiuta di frequente in assenza di vigilanza dei genitori: in Italia sono soltanto due milioni gli under 14 dotati di un account Google, quindi anche di YouTube, nel quale siano state attivate funzioni di controllo parentale”.

“Da una parte, la visione di contenuti online realizza il diritto di bambini e ragazzi di cercare e ricevere idee e informazioni a prescindere dalle frontiere, sancito dall’articolo 13 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, continua la Garante italiana. “Dall’altra, però, si pone il problema dei rischi a cui si espongono i minorenni nell’esercitare questo diritto. La Convenzione, a tal proposito, all’articolo 17 richiede che lo Stato incoraggi la divulgazione da parte dei media di materiali che abbiano utilità sociale e culturale e, nel contempo, favorisca l’elaborazione di principi direttivi per proteggere i fanciulli da informazioni e materiali che possano nuocere al loro benessere”.

Ma dall’era del palinsesto televisivo anni ’80 allo streaming video sulle piattaforme digitali, è cambiato tutto: “È difficile oggi dare seguito a queste prescrizioni, se non altro perché formulate in un’epoca, il 1989, nella quale c’era sì la tv ma non esistevano le piattaforme di streaming, i media non erano potenti multinazionali e i video non venivano realizzati – come invece accade adesso – da utenti, influencer o produzioni che ricavano guadagni dalla pubblicità e dal posizionamento di prodotti nei filmati. Va detto, a tal proposito, che advertising e marketing digitale sono divenuti talmente importanti nella dieta mediale dei minori che lo scorso 2 marzo il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia è intervenuto con una serie di raccomandazioni agli stati per prevenire il rischio di violazioni o abusi nei confronti dei loro diritti”.

Cosa fare, dunque? “Da un lato va rinnovato l’invito ai genitori a non lasciar da soli i piccoli davanti agli schermi e in ogni caso ad attivare sistemi di parental control”, sottolinea la Garante Carla Garlatti, “dall’altro i gestori delle piattaforme non possono ritenersi esenti da responsabilità magari perché ‘si limitano a diffondere’ contenuti prodotti da altri. A tal proposito c’è una novità recentissima: è stato approvato il 4 novembre scorso un decreto legislativo sul quale l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha espresso il proprio parere. Con la normativa si dà attuazione alla direttiva (UE) 2018/1808 per mezzo della quale l’Unione europea intende tutelare i minori da programmi, video generati dagli utenti e comunicazioni commerciali audiovisive che possano nuocere al loro sviluppo fisico, mentale o morale”.

Ecco come funziona la normativa per tutelare in minori in questo campo. Ce lo spiega ancora la Garante Carla Garlatti: “Il decreto attuativo italiano detta una disciplina generale e prevede che l’Agcom, sentita l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, definisca una disciplina di dettaglio servendosi di procedure di co-regolamentazione insieme ai provider.

L’Autorità garante per l’infanzia sarà poi sentita in occasione della definizione da parte di Agcom di linee guida che disciplineranno i codici di condotta dei fornitori. Codici che, tra l’altro, dovranno contenere misure per ridurre l’esposizione dei minori di 12 anni a pubblicità video relative a prodotti alimentari, la cui assunzione eccessiva non è raccomandata. Infine, sono previsti dal decreto – che entrerà in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale – programmi per i genitori e campagne scolastiche sull’uso corretto e consapevole del mezzo televisivo, che saranno realizzati dal Ministero dello viluppo economico d’intesa con il Ministero dell’istruzione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza”.

Ernesto Caffo (Telefono Azzurro): Dobbiamo costruire ponti coi ragazzi, partendo dalla scuola

Per approfondire lo scenario digitale in cui vivono i bambini, abbiamo intervistato Ernesto Caffo, fondatore e presidente di SOS Telefono Azzurro, professore universitario di psichiatria infantile e dell’adolescenza dell’Università di Modena e Reggio-Emilia, dove è anche presidente del Consiglio scientifico della scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile, inoltre, dal 2018 membro della Commissione pontificia per la protezione dei minori.

“Negli anni abbiamo osservato che per i bambini e gli adolescenti il digitale rappresenta una grande opportunità, ma abbiamo notato, di fronte al digitale, genitori e insegnanti in enorme difficoltà (usano il digitale in maniera non matura e non competente), mentre bambini ed adolescenti, paradossalmente, usano il digitale con maggiore capacità e competenza degli adulti, anche perché il digitale nasce con la loro cultura e la cultura dei ragazzi nasce con il digitale, i due mondi si sono ritrovati”, ci spiega Ernesto Caffo: “Analogamente, per il bambino il digitale è uno strumento di facile accesso: il bambino usa il touch dello smartphone dei genitori e toccando lo schermo scopre che di colpo si apre un mondo, un universo di voci, immagini, colori e suoni, tutto questo innesca la sua curiosità e da qui nascono nuove competenze: basta premere un tasto per accedere a nuove immagini, video ed altre opportunità, tutto ciò che il mondo delle aziende ha sviluppato per aprire nuovi mercati”.

“L’obiettivo dei colossi globali delle piattaforme digitali”, continua il professor Caffo “è conquistare ogni giorno più utenti, da cui estrarre i preziosi dati per profilare gli utenti e trarre profitto: uno scenario di fronte al quale il mondo delle istituzioni è arrivato molto tardi. Il mondo degli adulti e delle famiglie è rimasto passivo Gli adulti sanno solo chiedere divieti, ma non è vietando l’uso degli smartphone ai bambini che si risolvono i problemi. Anzi, dobbiamo metterci in gioco, per rispondere alle nuove sfide”.

“Un primo problema da risolvere riguarda la verifica dell’età. Il problema dell’accesso ai siti è diventato una voragine: oggi tutti i siti sono accessibili a qualunque età. Le normative ci sono, ma vengono aggirate. Abbiamo tutte le cifre della drammatica piaga dell’accesso dei minori a materiale improprio, ma nessuno reagisce: non è un fatto morale, ma un problema di accesso a processi cognitivi ed emotivi in età precoce rispetto alla loro capacità di comprensione.”

“Abbiamo sottovalutato il mondo digitale, siamo arrivati ‘lunghi’, dimenticando che è uno strumento pervasivo della vita cognitiva e affettiva dei ragazzi”, conclude il padre del Telefono Azzurro: “Ma ‘bloccare il cellulare’ non funziona. Di fronte a questo mondo, dobbiamo costruire nuovi paradigmi, culturali e sociali: in questa partita, la forza che ha avuto Telefono Azzurro è stata quella di ascoltare i bambini e capire dove vanno i ragazzi, nel digitale dobbiamo costruire con loro strategie funzionali allo sviluppo delle loro competenze, in un mondo complesso, cercando di interpretare le loro aspettative e costruendo ponti verso il futuro. In questa partita è fondamentale lavorare con il mondo della scuola più che con la famiglia, che resta il punto d’appoggio, ma sul digitale non ha alcuna competenza, tranne rare eccezioni, e in queste ore (alla vigilia del Natale, ndr) corre a comperare il telefonino di ultima generazione per i propri figli”.

“Con la scusa che scatta le foto più belle, il figlio pubblica subito sui social, la posta su Instagram, su Tik Tok, rappresentando così una figura che non è più la persona che si fa fotografare, non è ancora il proprio avatar, ma comunque è ciò che pensa di sé. E la battaglia quotidiana non è più il piccolo mondo della cameretta del mondo del bambino e dell’adolescente, ma quella che si proietta nella dimensione sociale, ed è in questa partita che i ragazzi – diventati un sogno, una rappresentazione di emozioni (molto appetibili per il mercato della moda quando i ragazzi postano le foto con le sneaker di tendenza) – corrono dei rischi: disturbi alimentari eccetera. Questo è lo scenario in cui ci troviamo. Al Telefono Azzurro oggi i ragazzi poi chiedono di eliminare scatti inopportuni, immagini postate inavvertitamente eccetera. Sono battaglie lunghe, complesse, ma la scuola è la nostra alleata”.

Conclusioni

Il mercato dei video in streaming è in grande crescita. Secondo Statista, YouTube ha superato i 2 miliardi di utenti già prima della pandemia, quando gli utenti guardavano ogni giorno un miliardo di ore di video sul servizio di video streaming di Google.

La forza dello streaming video sono gli algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning per i sistemi di raccomandazione. Algoritmi utili ed efficaci, ma che, nel caso della fruizione da parte dei bambini, possono essere disattivati. Insegnare ai bambini un utilizzo consapevole del digitale è compito dei genitori, che intanto devono imparare trucchi e strategie per proteggere i figli, anche nel consumo di video in streaming. Perché le mode di confezionare i video passano, ma le tendenze restano.

YouTube e le piattaforme digitali sono sempre più strumenti di marketing: l’advertising su YouTube catalizza più attenzione (62%) da parte degli spettatori rispetto agli annunci pubblicitari in Tv (45%).

E poiché gli spettatori sono anche minori, spetta al mondo delle istituzioni legiferare in modo tale da non esporre i minori a troppi annunci pubblicitari. L’intervento dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, insieme all’Agcom, va nella direzione giusta. Ora però puntiamo di più sulla Media education fra i banchi di scuola, per rendere i bambini futuri adulti consapevoli sia delle opportunità dell’uso del digitale che dei rischi associati.

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