L'approfondimento

Blockchain e mercato dell’arte: ecco i vantaggi di tokenizzare le opere

La blockchain può rivoluzionare il mercato dell’arte, ampliando il mercato anche a piccoli investitori e permettendo l’aumento del valore di un’opera attraverso passaggi di proprietà semplici. Vediamo come funziona questo sistema

03 Dic 2019
Giacomo De Simio

Docente, Randstad Italia

Monica Gobbato

Data Protection Officer

Alessia Roberto

Data Protection Officer

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La tecnologia blockhain può rivoluzionare il mercato delle opere d’arte attraverso l’impiego dei token. Perché le opere d’arte si possono tokenizzare, con vantaggi per i collezionisti e i quadri stessi, che aumenteranno di valore: attraverso la tecnologia blockchain è possibile ampliare il mercato dell’arte, tradizionalmente molto chiuso, aprendolo anche a piccoli galleristi che così potranno possedere quote di un famoso dipinto. Il primo esperimento in questo senso è del 2018, con un’opera di Andy Warhol. Vediamo nel dettaglio come la tecnologia interviene nel mercato dell’arte.

L’impatto dell’arte sulla società

L’arte impatta notevolmente sulla società e sull’evoluzione della sua cultura; l’abilità artistica veicola emozioni e auita le persone a porsi domande, a pensare in modo critico alla propria e altrui esperienza di vita. L’atto creativo è espressione di consapevolezza e, attraverso la condivisione di creatività, si trasmettono valori di comprensività e d’inclusione sociale. Non sarà stato molto tempo dopo che le persone hanno iniziato a pagare per l’arte che sarà nata un’attività redditizia. Non molto tempo dopo saranno emersi i primi falsi e, conseguentemente, si saranno iniziate a sviluppare tecniche per poter distinguere il falso da un’opera autentica.

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Per l’autenticazione, ci si affida in via preminente agli occhi esigenti di esperti e alla loro conoscenza, in quanto verticalizzati nella vita e nella storia di uno o pochi più autori, oggetto della loro specializzazione. Sono occhi esperti quelli che valutano il prezzo di un’opera d’arte. Prezzo e valore di un’opera d’arte non sono la stessa cosa. L’arte è un investimento e quando un’opera entra nel mercato, deve seguire logiche di mercato. Un mercato in cui vi sono numerosissimi attori: non solo artisti, ma anche galleristi, musei, archivi, case d’asta e case editrici. Ma soprattutto collezionisti.

Il valore dell’opera è determinabile tramite tre criteri: qualità del lavoro, reputazione dell’artista e prezzo. Il prezzo dell’opera è il calcolato, con una formula matematica, sommando, prima di tutto, la base e l’altezza dell’opera. La somma viene poi moltiplicata per il coefficiente attribuito all’artista. E il prodotto così ottenuto viene ancora moltiplicato per dieci. Il coefficiente attribuito all’artista è stabilito sulla base del suo C.V., per la partecipazione a mostre personali o collettive, premi vinti, acquisizioni da parte dei musei, pubblicazioni. Il coefficiente cambia nel tempo: sale quando i prezzi cominciano a essere confermati sul mercato e quindi le persone sono disposte a pagare quella cifra per comprare l’opera.

Il certificato di autenticità

Per creare una propria collezione di opere d’arte è necessario disporre dell’idoneo corredo documentale a supporto, su cui viene registrata ogni fase di vita dell’opera. Il certificato di autenticità costituisce il passaporto dell’opera. Deve indicare un’immagine dell’opera, il titolo, l’autore e l’anno di realizzazione; i materiali usati, le misure dell’opera, la tipologia (se unica o appartenente a una serie limitata); la firma autografa dell’artista o quella della fondazione, archivio o galleria. Più informazione si posseggono, più l’opera aumenta di valore ed è facile posizionarla sul mercato.

Qualora non si possegga il certificato di autenticazione, tre sono i rischi a danno del detentore: nessuna richiesta di prestito, perché nessun museo, curatore o istituzione vorrà avere a che fare con un’opera che non abbia un corredo documentale cristallino; il rischio di svalutazione – se non si può dimostrare l’autenticità, il valore dell’opera scade enormemente; quindi, il rischio di non riuscire a rivendere l’opera successivamente. La sintesi tra investigazione artistica e scientifica continua quindi a essere decisiva per finalizzare i risultati delle ricerche a sostegno delle autenticazioni.

Tecniche di autenticazione

Gli occhi esigenti di esperti e la loro conoscenza di specialisti, che hanno studiato la vita e nella storia di uno o pochi più artisti, sono senz’altro il primo strumento, “rudimentale” ma efficace, utilizzato per visionare e autenticare opere d’arte. Ci sono tuttavia limiti fisici, dati proprio dall’essere solo uomini: per dirne uno, disporre di uno spettro di lunghezze d’onda visibili, appunto, limitato. Lo sviluppo della tecnica e della tecnologia soccorrono, rivelando l’invisibile. Tramite la riflettografia infrarossa, tipicamente utilizzata sui dipinti del ‘400 e del ‘500, per via del particolare modo con cui veniva steso sottilmente il colore, è possibile guardare l’opera nella sua intimità, fino a far riemergere il disegno preparatorio. E analogamente fanno i raggi x, che mettono a nudo l’opera, scovandola dai suoi strati di colore.

Interessate è anche l’analisi di geometria frattale compiuta sulle opere di Jackson Pollock dal Dipartimento di Fisica dell’Università dell’Oregon, nel 2006. Confrontando opere appartenenti alla collezione dell’artista, con altre composizioni di studenti e artisti sconosciuti, è stato facile distinguere gli originali da tutti gli altri.

Nuove tecnologie e nuovi strumenti di autenticazione

Lo sviluppo tecnologico è inesorabile e offre costantemente strumenti sofisticati, sempre più precisi nell’escludere l’errore. L’intelligenza artificiale apre nuove strade e prospettive e può essere messa a frutto per sviluppare nuovi strumenti per l’autenticazione nell’arte. Infatti l’AI può ad esempio individuare falsi d‘opere d’arte confrontando i tratti di pennello. È lo studio della Rutgers University, in New Jersey, del 2017 che dimostra l’utilizzo efficace di una metodologia, basata su sistemi AI, con cui si individuano e analizzano i tratti di pennello: un algoritmo ha riconosciuto, tra trecento dipinti digitalizzati e ottantamila tratti, le opere di Picasso, Matisse e Schiele, dimostrando di saper distinguere un falso con l’accuratezza statistica del 100%.

Il 10 novembre 2018 è stato invece presentato alla fiera di Parma di arti e Novecento, l’XART Fingerprint Authentication System, nato dalla collaborazione fra Ce.S.Ar – Centro Studi Archeometrici, Sapienza Università di Roma e la società Ars Mensurae. È un innovativo sistema a prova di contraffazione che consente di realizzare l’impronta digitale di un’opera d’arte. L’autenticità passa attraverso una “impronta digitale” verificabile da una chiave pubblica e privata, particolarmente complesse da falsificare. Utilizza raggi x e infrarossi per scovare ciò che dell’opera non è visibile e rendere la sua unicità il suo più efficace anti-falsificante.

Il mercato dell’arte nell’era della tokenizzazione

Il mercato dell’arte è un mercato chiuso, selettivo, in cui fino a ieri operavano solo grandi investitori del settore, galleristi e pochi privilegiati collezionisti dotati di ingenti liquidità. Oggi invece ci troviamo a vivere in una realtà dove ogni informazione, bene o valore, di qualunque natura esso sia, può essere convertito in un token e scambiato sui sistemi digitali globali con estrema facilità e sicurezza. Tokenizzare un’opera d’arte consente di accelerare i processi, assicurare la liquidità e di aprire il mercato ad investitori, anche piccoli, cui l’accesso era fino a poco tempo fa negato. La tokenizzazione è la cartolarizzazione di un bene, in questo caso un’opera d’arte, ossia la suddivisione di un bene unico in più parti, ognuna rappresentata da un token, appunto. Mediante la tecnologia blockchain quindi anche i piccoli collezionisti possono far parte di un grande progetto. L’acquirente ottiene non il bene fisico ma un certificato di proprietà digitale dell’opera cui corrispondono più o meno ampi diritti.

I vantaggi del sistema di transazioni blockchain sono la suddivisione del bene in quote, parti, azioni; la possibilità di vendere un’unica opera in piccole quote di proprietà – micro titoli; e la possibilità di creare un mercato secondario dell’arte più liquido e più grande in cui è possibile vendere questi titoli e fare dei passaggi di proprietà, incrementandone il valore e creando delle oscillazioni nel mercato. La prima esperienza di tokenizzazione applicata all’arte risale a giugno 2018. Il dipinto di Andy Warhol “14 Small Electric Chairs” è stato tokenizzato e venduto sulla piattaforma blockchain Maecenas Fine Arts.

La vendita su Maecenas

Le opere tokenizzate sono vendute attraverso aste al ribasso (cd. Aste olandesi) per un periodo di tempo predeterminato dai gestori della piattaforma, al termine del quale l’algoritmo su cui è imperniata l’intera architettura della piattaforma suddivide l’opera in azioni che vengono assegnate agli utenti vincitori.

Il 51% di tali azioni rimane in possesso del proprietario originario, assicurando al contempo agli altri azionisti di godere del relativo diritto di sfruttamento economico (affitto ai galleristi, ecc.). Al termine dell’asta, quindi, vengono emessi automaticamente dei certificati azionari che possono essere oggetto di trading tra gli stessi azionisti. – La vendita risulterà gratuita mentre l’acquisto comporterà una commissione da parte degli acquirenti.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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