Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

le iniziative

Come riconoscere le competenze digitali: verso migliori metodologie

Nell’economia della conoscenza, quel che sappiamo o che sappiamo fare rappresenta una delle nostre principali ricchezze. Servono però gli strumenti per riconoscere le competenze in maniera giusta e condivisa e poterle così valorizzare nel sistema economico. Molte le iniziative in corso, in cui l’Italia è protagonista

16 Gen 2019

Giacomo Scillia

Direttore Struttura Complessa Università, Cineca

David Vannozzi

Direttore generale, Cineca


Una metodologia condivisa, giusta e credibile per il riconoscimento di competenze digitali. E quindi poterle valorizzare al meglio. E’ questa una delle maggiori sfide per il futuro, sia per le istituzioni educative sia per le aziende. Una sfida culturale ed economica che si potrà vincere anche conciliando le prospettive di tutti gli attori coinvolti. E in cui la tecnologia gioca un ruolo fondamentale.

Strumenti per valorizzare l’apprendimento permanente

Il Decreto Legislativo n.13, 16 gennaio 2013[1], che garantisce ai cittadini il diritto a vedersi riconosciute le proprie competenze comunque acquisite, ha sancito per l’Italia l’attuazione di un sempre più forte filone di pensiero, condiviso a livello europeo: l’apprendimento permanente – lifelong & lifewide – è una necessità improrogabile per la nostra società, e richiede il supporto di adeguati strumenti che possano permettere a tutti di attuarlo e valorizzarlo.

Nell’economia della conoscenza, quel che sappiamo, o quel che sappiamo fare, rappresenta una delle nostre principali ricchezze. Ma – proprio come la moneta – anche conoscenza e competenze valgono solo nella misura in cui vengono riconosciute dagli altri membri della società: riconoscere competenze è riconoscere valore e permettere a questo valore di essere messo in gioco nel sistema economico.

La sfida per il futuro è l’individuazione di una metodologia condivisa per il riconoscimento di competenze che sia giusta e credibile, che riesca a dare valore a quel che si apprende on the job, alle attitudini che si maturano nel volontariato, alle competenze trasversali che si costruiscono studiando – mantenendo le specificità ed i diversi pesi di questi casi. Inevitabile, ovviamente, il ricorso alla tecnologia per costruire degli strumenti digitali per il riconoscimento di competenze che siano in grado di supportare un simile processo, e renderlo trasparente e semplice da condividere.

Le iniziative in corso

Che la soluzione siano Open Badge, Blockchain[2], o altro ancora, è evidente che la sfida è globale, culturale e tecnologica a un tempo, e deve poter contare sul supporto (e sull’indirizzo) delle istituzioni in ambito education e higher education, ma non può sottovalutare un aspetto cruciale, ovvero il fatto che i principali fruitori di questi sistemi sono da un lato i cittadini, e dall’altro le aziende.

Le iniziative volte a indirizzare il tema oggi sono tante, così come tante sono le possibilità e le implicazioni che un mutamento di approccio in questo contesto sarebbe in grado di aprire. Il progetto Erasmus+ MIRVA (Making Informal Recognition Visible and Actionable)[3], che coinvolge 8 partner europei tra cui Cineca, ha l’obiettivo di analizzare il processo di riconoscimento di competenze per come avviene e come dovrebbe avvenire, e produrre delle linee guida in merito – con particolare attenzione al riconoscimento informale, che dovrebbe poter permettere di emergere a molte delle competenze più difficili da verificare con i metodi tradizionali, o perché rientrano nelle cosiddette soft skills, o perché sono soggette a rapidissimi mutamenti rispetto a cui chi si occupa strettamente di formazione o assessment fatica a tenersi al passo mantenendo fede agli stessi standard.

Il convegno ePIC 2018 e le esperienze italiane

Il convegno ePIC 2018 – Building Open Recognition Ecosystems[4], la cui sedicesima edizione si è tenuta a Parigi dal 24 al 26 Ottobre, si è posto l’obiettivo di far incontrare tutti gli attori interessati per condividere una visione circa il processo di riconoscimento delle competenze ed individuare e far crescere quelle nuove tecnologie che possono rivelarsi strumenti utili a dimostrare l’apprendimento.

L’Italia ha ospitato le scorse due edizioni del convegno, durante le quali è stata pubblicata la Bologna Open Recognition Declaration[5], e anche quest’anno continua a rivestire un ruolo importante. Non solo infatti la conferenza è stata momento di divulgazione ed engagement per il progetto MIRVA, ma sono state presentate anche diverse esperienze italiane di rilievo: nel corso del panel dedicato all’educazione universitaria, l’Università di Milano Bicocca – forse la prima al mondo a rilasciare Open Badge per i titoli di laurea – ha raccontato come gli Open Badge sono stati un utile strumento a supporto di una più ampia strategia di rinforzo verso le competenze trasversali dei propri studenti; il Comune di Milano ha portato la propria esperienza, ancora in corso, nel contesto dei Learning territories, portando come esempio il progetto europeo OpenAgri[6], finanziato con la prima call del nuovo programma Urban Innovative Actions: il progetto sta trasformando Cascina Nosedo, una cascina ai margini della città e circondata da campi, in un hub di innovazione e di agricoltura periurbana, dove competenze innovative rappresentate con Open Badge possano crescere e contaminarsi.

Bestr, la soluzione italiana per le digital credentials

Queste esperienze sono state realizzate in collaborazione con il Cineca, che è attivo su queste tematiche dal 2015 con una piattaforma basata su Open Badge, che nasce in ambito universitario e si sta oggi allargando al mondo Blockchain. Bestr[7], la soluzione  italiana a cui il contesto internazionale guarda con interesse, espone oggi competenze di oltre 90 organizzazioni di cui 20 Università e si avvia a diventare un ecosistema di digital credentials dove diverse tipologie di riconoscimento possano trovare lo strumento digitale più adatto a rappresentarle, misurando il giusto bilanciamento di dinamicità, flessibilità, verificabilità, permanenza.

Un passo verso la condivisione internazionale in cui l’Italia ha molto da raccontare, e molto da costruire.

_____________________________________________________-

  1. Decreto Legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze), http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/02/15/13G00043/sg
  2. “Digital credentialing” nel contesto universitario: dagli Open Badge, a Blockchain
  3. MIRVA https://mirva.openrecognition.org
  4. EPIC https://epic.openrecognition.org/
  5. Nuove competenze, una piattaforma aperta per riconoscerle: open recognition https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/nuove-competenze-una-piattaforma-aperta-per-riconoscerle-open-recognition/
  6. OpenAgri https://www.uia-initiative.eu/en/uia-cities/milan
  7. Bestr: https://bestr.it

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3