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Competenze digitali, alle aziende serve un boost: cosa aspettarci da Transizione 5.0



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I dati Unioncamere indicano che sebbene il 15% delle aziende si dica intenzionato a investire in AI nei prossimi tre anni, manca il personale competente per usare la tecnologia: uno spaccato che ben rappresenta la condizione attuale di molte PMI. Le misure di Transizione 5.0 su software e formazione possono aiutare

Pubblicato il 29 mar 2024

Pierfrancesco Angeleri

presidente di Assosoftware



formazione continua

Hanno fatto discutere i dati emersi da un recente report di Unioncamere sui risultati dei test sulla maturità digitale realizzati attraverso i Punti impresa digitale delle Camere di commercio secondo cui, nonostante negli ultimi anni si siano fatti passi da gigante, attualmente meno del 10% delle aziende italiane utilizza l’intelligenza artificiale. E anche se il 15% delle stesse si dice pronto a investire in questa direzione nei prossimi tre anni, dall’indagine emerge chiaramente che l’ostacolo principale è reperire lavoratori con le competenze necessarie per riuscire ad utilizzare questa tecnologia.

Si conferma così un dato che per il nostro Paese non è nuovo: basti pensare che l’Italia ha una percentuale di ICT specialist sul totale degli addetti che è più basso rispetto alla media europea.

Questa  mancanza di digital skills colpisce in particolare le Piccole e Medie Imprese, come è emerso dalla ricerca che AssoSoftware ha condotto insieme al Politecnico di Milano sullo stato di digitalizzazione del tessuto produttivo italiano: il 41% delle piccole e il 57% delle medie aziende intervistate soffre, infatti, per la mancanza di personale con una formazione e una competenza digitale. Un’evidenza rafforzata dal fatto che il 40% delle piccole e il 55% delle medie aziende segnala una resistenza al cambiamento e una  difficoltà nell’implementazione dell’uso del digitale.

Digital skill e PMI, il passaggio da Industria 5.0 a Transizione 5.0

Questi dati segnalano chiaramente come, ad oggi, gli incentivi del Piano Industria 4.0 (poi diventato Transizione 4.0) abbiano di fatto funzionato premiando soprattutto le imprese più grandi. Molte PMI non sono state infatti in grado di beneficiare degli strumenti disponibili per intraprendere un percorso di innovazione tecnologica, e questo soprattutto a causa della incapacità di elaborare una visione strategica relativa al digitale e della difficoltà di intercettare le agevolazioni di reale interesse.

In un Paese che ha un tessuto produttivo fatto per più del 90% da piccole e micro imprese, la vera sfida consiste nel riuscire a invertire questa tendenza. Al fine di sostenere un numero sempre maggiore di piccole e medie realtà aziendali nel loro processo di trasformazione digitale, superando così quelle barriere e difficoltà che sino ad ora ne hanno limitato l’efficienza e la competitività.

Cosa ci si aspetta dal nuovo Piano

Da questo punto di vista, il nuovo Piano Transizione 5.0 – recentemente approvato dal Governo con il decreto-legge PNRR (DL 19/2024) – rappresenta un primo importante passo in avanti come dimostra, per esempio, la possibilità per le PMI di poter usufruire di un aumento del credito d’imposta per le spese relative alla certificazione necessaria per la fruizione degli incentivi. 

Il ruolo degli ERP in azienda

Altro elemento molto importante del nuovo Piano è l’estensione degli incentivi anche ai software gestionali. Con questa misura per la prima volta viene riconosciuto da parte delle istituzioni il ruolo del software gestionale come fattore abilitante alla transizione digitale del Paese. Si tratta di uno strumento fondamentale per permettere a tutte le imprese, in particolare alle PMI, che compongono la reale spina dorsale del sistema produttivo e faticano oggi a muoversi in un mercato sempre più competitivo, di incrementare gli investimenti nel software, che rappresenta la leva per lo sviluppo dell’IA. Come è dimostrato dalla ricerca del Politecnico di Milano, nonostante siano ormai evidenti i benefici derivanti dall’uso dei software gestionali, sono ancora una minoranza le imprese che li utilizzano, con percentuali che non arrivano al 30% nelle microimprese.

Nella fase di attuazione del DL PNRR – che prevede l’emanazione di un decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale – sarà molto importante definire in modo specifico la metodologia con la quale il software dovrà contribuire alla riduzione dei consumi energetici, criterio che sta alla base del nuovo capitolo del PNRR sul REPowerEU, in cui è compreso anche il Piano Transizione 5.0.

La modalità di calcolo sarà infatti determinante per le imprese che decideranno di utilizzare gli incentivi del Piano, anche in vista della certificazione ex-ante che, come previsto dalla norma, dovrà essere inviata al GSE per indicare le caratteristiche principali del progetto, l’ammontare dell’investimento e il risparmio energetico previsto.

Formazione, perché servono procedure più semplici

Altrettanto importante è l’attenzione che il nuovo Piano dedica alla formazione, anche se si tratta solo di un primo passo in avanti: è necessario, infatti, non solo mantenere il credito d’imposta per la riqualificazione dei profili già operativi in azienda, ma anche semplificare la burocrazia per accedere alle agevolazioni e ampliare i soggetti erogatori. Così da includere i produttori di software e le piattaforme che si occupano della formazione. Dalla già citata ricerca realizzata dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano risulta infatti che più dell’80% delle imprese si rivolge al proprio fornitore di soluzioni software per l’attività di consulenza e formazione interna.

Conclusione

AssoSoftware è da tempo impegnata a sostenere le aziende nei processi di upskilling e reskilling del personale, come dimostrano i due accordi che l’associazione ha stretto nell’ultimo anno con ITS Academy e Luiss42. In entrambi i casi, l’obiettivo è attivare sinergie tra mondo pubblico e privato, attraverso un confronto costante tra aziende ed enti formativi finalizzato ad avvicinare giovani studenti e professionisti a percorsi professionalizzanti nel settore dello sviluppo digitale e del software.

Queste iniziative devono necessariamente essere affiancate da misure strutturali finalizzate a sostenere i lavoratori, soprattutto quelli più giovani, ad affrontare le nuove sfide legate alla trasformazione digitale. Solo procedendo in questa direzione sarà possibile contribuire concretamente alla diffusione delle competenze digitali, che costituiscono l’asset strategico per l’integrazione dell’IA nei processi produttivi e nei servizi perché, come ribadito nei giorni scorsi anche dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, senza persone non può esserci IA.

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