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Direttore responsabile Alessandro Longo

LA PROPOSTA

Coppola (PD): “Servono leve efficaci per la reale attuazione del CAD”

di Paolo Coppola, Partito Democratico

13 Ott 2015

13 ottobre 2015

La revisione del CAD che si sta elaborando in queste settimane, dovrà tenere in adeguata considerazione il fatto che per ottenere l’amministrazione “digital first” il problema da risolvere non è tanto normativo quanto attuativo. Il CAD pre-riforma prevede, infatti, già molti diritti digitali e molte prescrizioni di buona amministrazione, ma è per lo più inattuato.

Il tema da affrontare prioritariamente e rapidamente è, quindi, l’identificazione delle leve che possano favorire un efficace percorso attuativo.

Di seguito ne propongo 5 che ritengo indispensabili:

  1. Sanzioni. Purtroppo nella nostra Pubblica Amministrazione, anche a causa di una ipertrofia normativa, vige un malcostume che può essere sintetizzato in “Se non c’è sanzione non si rispetta la norma”. O, nel migliore dei casi, si rispetta se non è troppo difficile farlo. La nullità degli atti, l’impossibilità di corrispondere l’indennità di risultato o quella di posizione, le sanzioni pecuniarie alle persone o alle strutture, la possibilità di togliere i fondi, la possibilità di commissariare, sono tutte sanzioni che vanno introdotte e usate. A ogni obbligo deve corrispondere una sanzione vera, una figura specifica che debba controllare e una che commini l’eventuale sanzione. Al momento, purtroppo, non è così e, se la nuova formulazione del CAD non cambia, c’è il rischio concreto che anche i nuovi obblighi non saranno generalmente rispettati.

  2. Controllo diffuso. Come fa il cittadino a far valere i propri diritti? Il ricorso al Tar o la class action non possono essere l’unica strada, perché sono troppo costose e lunghe. Serve un meccanismo più snello, tipo “difensore civico digitale” o ricorso o segnalazione a una autorità. ANAC, a mio avviso, dovrebbe essere l’autorità giusta, anche perché la corruzione ha una stretta e impressionante correlazione con il ritardo digitale, come ha ben evidenziato Luca Attias della Corte di Conti, all’ultima edizione di ForumPA. ANAC potrebbe essere l’autorità che commina sanzioni, mentre Agid potrebbe svolgere il ruolo di difensore civico digitale, raccogliendo e filtrando le istanze dai cittadini.

  3. Organizzazione. Tempo fa feci leggere al presidente Renzi un documento del CNEL che già nel 1981 dichiarava che non esiste una buona informatizzazione della PA senza cambiamento organizzativo e che non esiste una buona riforma della PA senza informatizzazione. 1981!!! Continuiamo a fare gli stessi errori?! Digitalizzare la PA non può essere una semplice iniezione di tecnologia, ma è necessario un cambio organizzativo. Se non cambia l’organizzazione, se le persone continuano a voler lavorare come hanno sempre fatto, non esiste digitalizzazione della PA ma solo spreco di denaro. Come fare? Ad esempio attribuire al responsabile ICT, quello dell’art. 17 del CAD, la facoltà di esprimere un parere obbligatorio e vincolante su tutti i cambiamenti organizzativi della sua Amministrazione, relativamente alla coerenza tra l’organizzazione dell’amministrazione e l’utilizzo delle tecnologie (una sorta di valutazione di impatto).

  4. Controllo di gestione. Il piano e la relazione delle performance sono i due strumenti che devono essere usati per controllare che i progetti di digitalizzazione vadano avanti e che gli obiettivi vengano raggiunti. Attualmente i piani e le relazioni delle performance sono documenti non strutturati che è molto difficile controllare. Occorre un unico sistema informatico che registri obiettivi, indicatori e risultati in modo da poter controllare veramente lo stato di avanzamento della macchina amministrativa (questo vale per la politica di digitalizzazione, ma anche per tutto il resto). Facendo seguito a quanto previsto dalla legge delega di riforma della PA (“definire i criteri di digitalizzazione del processo di misurazione e valutazione della performance per permettere un coordinamento a livello nazionale”), potrebbe essere AgID a definire la struttura dati che tutte le amministrazioni devono seguire per la definizione dei piani di performance, pena la loro nullità;

  5. Follow the money. Nella riforma della governance sarebbe importante mettere la leva sulla spesa ICT. Se nell’art. 16 si parla di programmazione digitale, allora la spesa ICT deve essere coerente con questa programmazione. AgID potrebbe valutarne la coerenza con un parere vincolante.

E’ vero, la trasformazione digitale della PA è principalmente culturale e sarà realizzata dalle migliaia di dipendenti pubblici che quotidianamente lavorano per migliorare i servizi forniti ai cittadini. Bisogna aiutarli e valorizzare i loro sforzi. Credo però che sia giusto anche smettere di lasciare che chi si mette di traverso abbia la vita facile. La corruzione nella PA si nutre di mancata digitalizzazione. E’ ora di combatterla con ogni mezzo.

  • mc5826

    Gentilissimo Coppola, condivido pienamente tutte le sue osservazioni …. ma ne manca una, che riterrei fondamentale: ma dov’é la scuola di formazione dei futuri “Informatici” nella PA ? Dov’é il “RUOLO” di Informatico nella PA ?
    Sono un vecchio funzionario in pensione e mi sono dannato la vita, capendone per mio hobby di informatica (ho creato il primo sito – oltre 20 anni fa – del Ministero del Commercio Estero), ma io ho fatto un concorso disquisendo di Diritto ed Economia …… ma come si può pretendere che un Amministrativo entri nello specifico tecnologico informatico ? Questa mancanza di base ha costellato tutta la mia vita di litigi con Direttori (abituati ad usare la penna d’oca) ed anche con i più recenti Dirigenti di provenienza dalla Scuola Superiore PA. I cosiddetto Managers ….. boriosi e trofi, raccomandati. Certo ora nella PA verranno i managers tuttologi ….. ma chi sarà e farà il lavoro duro, serio e sporco informatico ? Ecco perché si fanno appalti informatici che NON risolvono mai nulla. Perché chi della PA deve valutare, non ci capisce nulla. neanche alla Digit. Ma come possono conoscere a fondo le specifica di una Amministrazione specialistica, essendo i managers dei tuttologi ? Ci vuole l’esperto (e che esperto) finanziario; quello informatico; quello per la gestione delle risorse e via dicendo: non si può uscire da un concorso pubblico, fare un anno alla SSPA e poi dirigere ….. ma quale dirigere. Si é al più pronti per essere ammessi sulla tolda della Nave ed imparare pian piano. E dopo anni di esperienza finalmente si può comuinciare a dirigere dalle cose più semplici. Ma che forse nella nostra Benemerita o Guardia di Finanza, che tantissimo lustro hanno dato e danno, al nostro Paese, si prende un tenentino e lo si mette a comandare una Caserma con i gradi di Colonnello ? …. Non se lo sogna nessuno ! Ma per la PA si !!!!!

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