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Dating online, non facciamoci ingannare dalle app: ecco cosa non va e come usarle al meglio

Le piattaforme di incontri online sono ora il luogo più popolare per incontrare un partner. Il dating online può offrire molti vantaggi, ma non è tutto rose e fiori. Ci sono alcuni aspetti da considerare prima di affidarci totalmente a queste piattaforme.

11 Ott 2022
Ivan Ferrero

Psicologo delle nuove tecnologie

dating

Il mondo degli appuntamenti è cambiato drasticamente con l’introduzione del dating online. Le persone possono ora connettersi con potenziali partner da tutto il mondo con il semplice clic di un pulsante. Questo ha reso più facile che mai per i single trovare un potenziale partner con cui si sentono compatibili.

La promessa è quella di una vita romantica piena di avventure e connessioni profonde, oppure incontrare l’anima gemella e, perché no, il partner perfetto per una relazione senza macchia, piena di significato e priva di stress. Tuttavia, potrebbe non essere oro tutto quello che luccica.

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I dati del dating online

Le piattaforme di incontri online sono ora il luogo più popolare per incontrare un partner, rappresentando un terzo di coloro che si sono sposati negli ultimi due anni. Niente male se pensiamo che eravamo all’1% negli anni ’90 e al 7% nel 2000.

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Mentre il dating online può offrire molti vantaggi, non è tutto rose e fiori. Ci sono alcuni aspetti da considerare prima di affidarci totalmente a queste piattaforme.

Non è tutto oro quello che luccica

Osservando i dati notiamo che la promessa di una storia d’amore imperitura non è poi così scontata. I matrimoni che derivano da relazioni nate sul web sono meno stabili e più propensi a finire in divorzio rispetto alle relazioni tradizionali.

Secondo uno studio della Marriage Foundation, infatti, i divorzi dei matrimoni nati per mezzo delle piattaforme online sarebbero nettamente superiori rispetto ai divorzi dei matrimoni nati per mezzo di metodi “old style”.

Secondo quando rilevato da loro su un campione di 2000 soggetti, “le coppie che si sono incontrate online hanno avuto il rischio più alto di divorzio durante i primi tre anni di matrimonio con il 12%, rispetto a solo 2% di coloro che si sono incontrati tramite la famiglia, gli amici o i vicini.”

Un dato che può stupirci, se consideriamo che nell’immaginario collettivo chi si conosce online è spesso considerato come un potenziale partner perfetto, senza difetti e pronto a tutto per l’altra persona.

Inoltre, nella nostra società pesantemente governata da algoritmi, ci si aspetterebbe un miglior successo delle relazioni nate grazie alle piattaforme di dating online che sfruttano, appunto, sofisticati algoritmi in grado di selezionare i partner più compatibili.

Cos’è che non va negli incontri online?

Per capire qual è una criticità nascosta e solitamente non considerata, osserviamo un altro dato sempre tratto dallo stesso studio: questa differenza nel tasso dei divorzi è risultata entro i primi tre anni di matrimonio.

Infatti, dopo questi primi tre anni di matrimonio la differenza tra i tassi di divorzio tra le coppie conosciute online e le coppie conosciute offline si assottiglia fino a diventare non influente dopo i primi dieci anni.

La questione del capitale sociale

Una risposta potrebbe essere data dal concetto di “capitale sociale”, ossia quella rete di relazioni interpersonali che ciascuno di noi ha e che può mettere a disposizione degli altri. Nelle relazioni nate offline è possibile contare su questo capitale sociale per supportarsi reciprocamente nei momenti difficili, condividere le gioie e i dolori, confrontarsi, crescere insieme.

Nelle relazioni nate online questo capitale sociale spesso non esiste o è molto debole, poiché la rete di relazioni che si è creata si limita alle due persone.

In altre parole, nelle relazioni tradizionali c’è un maggior supporto esterno che può aiutare la coppia a superare momenti difficili, mentre nelle relazioni nate sul web questo supporto manca e la coppia può trovarsi sola di fronte a problemi che non sa risolvere.

Questo perché, nel caso delle coppie nate dalla rete di conoscenti, un partner solitamente è in contatto anche con amici e parenti della controparte. Questi conoscono il partner probabilmente da lunga data, per cui sono in grado di fornire un contributo esterno importante per la coppia, fatto anche di conoscenze pregresse.

Queste ultime fornirebbero a un partner anche gli elementi per conoscere meglio l’altra metà, sapendo già “come funziona”.

Inoltre, nelle relazioni tradizionali è molto più facile avere un confronto diretto con le persone dell’entourage dell’altra parte, sia perché sono maggiormente disponibili, che perché si ha già un rapporto di fiducia.

Nelle relazioni nate sul web, invece, il confronto avviene principalmente all’interno della coppia, che potrebbe trovarsi a dover affrontare le criticità interne praticamente partendo da zero.

Col tempo questa disparità scompare, ma il concetto di capitale sociale, unito ai dati rilevati dagli ultimi studi del settore, testimoniano che nel caso degli incontri online si finisce praticamente per sposarsi tra estranei, non importa quanta conoscenza si sia fatta prima di compiere il grande passo.

Infatti, il rischio diminuisce man mano che la coppia resiste, a testimonianza di quanto stiamo dicendo. Oltre alla carenza di capitale sociale ci sono una serie di altri fattori che possono contribuire al fallimento di una relazione nata all’interno delle piattaforme di dating online.

Alcuni di questi fattori possono essere insiti nel concetto stesso di “piattaforma per il dating online”.

Le App di dating online hanno pregiudizi nel DNA?

Le app di incontri online sono gestite da società a scopo di lucro, e questo influisce notevolmente sulle loro politiche ed il modo in cui operano.

I siti di dating, infatti, sono orientati verso il business e la soddisfazione del cliente. Questo significa che per le società che li gestiscono è più importante aumentare il numero degli iscritti e le attività all’interno della piattaforma, che non la qualità delle relazioni nate all’interno di essa.

Inoltre, hanno interesse a fare in modo che gli iscritti prima o poi ritornino: un cliente che contrae una relazione felice e duratura difficilmente tornerà sulla piattaforma, per cui cesserà di essere una fonte di guadagno per la società che gestisce la piattaforma.

Questo approccio è tanto più vero quanto maggiore è la concorrenza nello spazio del dating online. È un mercato estremamente competitivo.

Questione di “FOMO”

Esiste anche un altro dato molto interessante: secondo un sondaggio ISI di Evercore gli utenti di app di appuntamenti già paganti in media pagano più di un’app alla volta.

Questo lo possiamo fare risalire al concetto (ormai onnipresente quando parliamo di comportamenti nel Digitale) di FOMO (Fear Of Missing Out). Quando sei alla disperata ricerca dell’anima gemella non vuoi perderti nessuna possibilità di incontrarla, giusto?

Ebbene che cosa succede se la tua anima gemella è in un’altra app per cui non stai pagando? Vuoi forse perderti questa possibilità?

Queste piattaforme sfruttano anche il fattore FOMO: “Non vuoi pagare per questa app? E se nel frattempo la tua anima gemella si trovasse proprio sulla piattaforma che hai scelto di non pagare?”.

Inoltre, i servizi di abbonamento sono stati concepiti per essere dei “prodotti infiniti”, nel senso che è praticamente impossibile soddisfare completamente un cliente, il quale sarà sempre alla ricerca di nuove occasioni di incontro.

Le persone usano le app di appuntamenti, in altre parole, perché tutti gli altri sembrano usarle. Ma questo non significa che siano migliori nel garantire il “per sempre felici e contenti”.

Sua divinità l’algoritmo

In questa società che sta scoprendo un nuovo Positivismo, siamo ormai così abituati a pensare agli algoritmi come a qualcosa di più intelligente di noi che non ci poniamo più il dubbio di quanto questi possano essere ancora fallibili.

Anche i migliori algoritmi di appuntamenti sono buoni come te nel determinare chi è il migliore per te o addirittura vale la pena incontrarlo.

Come ogni piattaforma che si rispetti, anche per i servizi di dating online si basano su algoritmi per suggerire corrispondenze. Tuttavia, questi algoritmi sono buoni solo quanto i dati che ricevono. E spesso, le informazioni fornite dagli utenti possono essere fuorvianti o semplicemente imprecise.

Tu non sai che cosa vuoi realmente, o meglio pensi di saperlo, ma quante volte nella tua vita ti è capitato poi di scoprire che in realtà avevi bisogno di altro?

Ebbene anche all’interno di queste App tendi a ricercare un tuo ideale di partner, che non necessariamente è aderente a ciò di cui hai bisogno realmente, perché all’interno di questo enorme catalogo sei guidato dalle tue fantasie, che spesso non sono aderenti alla realtà.

I filtri e il supermercato del dating

I filtri utilizzati dalle persone rendono l’esperienza della ricerca di un partner alla stregua di un comunissimo shopping.

Abbiamo l’impressione di stare scegliendo, ma in realtà non ci rendiamo conto che nell’applicare filtri alla ricerca noi non stiamo scegliendo: stiamo escludendo. Eliminiamo in partenza tutte quelle persone che non rientrano nei nostri requisiti, senza renderci conto che spesso questi requisiti sono irrealistici o comunque frutto della nostra fantasia.

Inoltre, i filtri sono molto superficiali, e in base a questi non è possibile stabilire veramente se una persona può essere compatibile con noi o meno. L’apparenza è importantissima nella valutazione delle persone che incontriamo su queste App, ed è un errore.

Filtrando ci priviamo della possibilità di incontrare persone che magari non corrispondono esattamente al tuo ideale di partner, ma che sarebbero ugualmente interessanti.

L’algoritmo collaborativo

Le App di Dating online fanno un largo uso dell’algoritmo collaborativo per “indovinare” quali persone potrebbero esserti interessanti e suggerirtele. L’algoritmo collaborativo è un modo per raccomandare gli elementi alle persone utilizzando le preferenze di altre persone.

Utilizza il presupposto che se la persona A ha preferenze simili alla persona B sugli elementi che entrambi hanno recensito oppure visualizzato, allora è probabile che la persona A abbia preferenze simili alla persona B.

In soldoni l’algoritmo collaborativo funziona sul presupposto che ciò che piace alle persone simili a te piace anche a te.

Quindi molto spesso quando ti viene consigliata una persona ciò non avviene unicamente sulla base delle tue preferenze, ma il consiglio è pesantemente influenzato dalle preferenze di persone che tu non conosci nemmeno, ma che l’algoritmo ritiene avere i tuoi stessi gusti.

Certo in questo caso la piattaforma ti suggerisce, non ti impone, ma come abbiamo già detto filtrare è un’attività di esclusione: e se la persona giusta per te non corrisponde ai gusti dell’algoritmo? Te la perdi…

Influenzati dalla UX Design

Nel momento in cui utilizziamo una piattaforma qualsiasi ci relazioniamo inevitabilmente con la sua interfaccia, la quale influenza e guida i nostri comportamenti all’interno della piattaforma stessa.

Fin qui nulla di male: è semplicemente come la mente funziona, ossia il nostro comportamento è influenzato dall’ambiente che ci circonda.

Ma cosa succede quando entriamo in un ambiente appositamente studiato per tenerci risucchiati al suo interno e il cui fine ultimo non è farci incontrare l’anima gemella, ma farci spendere il più possibile nella ricerca di questa anima gemella?

Quale soluzione?

Le app di dating sono qui per restare, e va bene così. Diciamocelo: nella nostra società sempre più veloce sono un modo conveniente per conoscere nuove persone e forse anche trovare quella giusta.

Ci sono anche molti vantaggi nell’utilizzo di queste app, come ad esempio la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di potenziali partner, e di conoscere meglio una persona prima di incontrarla di persona.

Inoltre, queste app sono anche molto utili per le persone che hanno poco tempo o che vivono in luoghi isolati, in quanto permettono di fare nuovi incontri anche se si è lontani da casa.

Le app di dating sono anche molto sicure, in quanto è possibile bloccare qualsiasi utente che si mostra aggressivo o fastidioso, oppure nelle fasi iniziali di conoscenza mostrarsi in modo anonimo.

Tuttavia, dobbiamo iniziare ad usarle in modo che seguano i nostri scopi, non quelli di qualcun altro:

  • Dobbiamo rallentare, darci la possibilità di indagare su un profilo prima di escluderlo.
  • Non fermiamoci solo alla prima corrispondenza che l’algoritmo ci suggerisce. Invece, prendiamoci un po’ di tempo per leggere i profili e conoscere potenziali corrispondenze
  • Quando incontriamo qualcuno, non abbiamo paura di fare domande e conoscerlo prima di impegnarci in un appuntamento
  • In pratica dobbiamo diventare intenzionali, e fuggire la passività e gli automatismi a cui queste piattaforme ci abituano.

Ma dobbiamo essere noi a farlo.

Bibliografia

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