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Equità tecnologica, l’ultima barriera da abbattere: le opportunità dell’open source

La maggiore accessibilità alla tecnologia non per forza si traduce in una trasformazione digitale di successo. A fare la differenza sono le persone e la volontà di far funzionare la tecnologia meglio per tutti. in una parola: equità

03 Mar 2022
Hans Roth

SVP e General Manager EMEA di Red Hat

Fino a non troppo tempo fa, la trasformazione tecnologica era un lusso che pochi potevano permettersi, mentre chi aveva disponibilità economica poteva puntare verso un reale vantaggio competitivo e il conseguente successo.

Le cose, oggi, sono davvero cambiate e l’open source è una parte importante del cambiamento. Oggi è possibile accedere al meglio della tecnologia con un click e scalare a costi che sono una frazione dei costi originari. La tecnologia è stata “democratizzata” e tutti possono avvalersene per crescere.

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Ma, in realtà, non tutti riescono nell’impresa. Uno studio del 2020 di Boston Consulting Group ha rivelato come addirittura il 70% dei progetti di trasformazione digitale non raggiunga i propri obiettivi.

Il paradosso della scelta

Paradossalmente, una causa è individuabile proprio nella maggiore accessibilità alla tecnologia. Per i potenziali acquirenti assume grande importanza la capacità di saper scegliere bene, ampliando il proprio grado di conoscenze tecnologiche. Questo aspetto può essere travolgente: ogni sotto-settore del mercato tecnologico – dall’infrastruttura cloud alla cybersecurity, dal software di produttività alle applicazioni Big Data – è caratterizzato da vendor che sempre meno si differenziano per le loro capacità.

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Guardare oltre la tecnologia, entrando nella cultura stessa di un fornitore, può rivelare ciò che potrà fare davvero la differenza. Parole accomodanti come “partnership” sono sostenute dai fatti? Queste aziende vivono i loro valori ogni giorno? Sono interessati a essere i primi o i migliori? Questa ricerca di una relazione realmente simbiotica – in cui un fornitore vince solo quando il suo cliente vince – rappresenta l’ultima barriera per far funzionare la tecnologia meglio per tutti.

La tecnologia è diventata un business fatto di persone, ed è quindi il modo in cui ci prendiamo cura delle nostre persone che mi interessa più di ogni altra cosa. E con “persone” non intendo solo i nostri dipendenti. Intendo tutti coloro che sono coinvolti nella comunità open source: clienti, partner e sviluppatori. Come più grande azienda open source del mondo, il primo obbligo di Red Hat sarà sempre quello di salvaguardare questa comunità, e facilitare conoscenza, strumenti e protezioni per assicurare che continui a prosperare.

Ottieni ciò che dai

Per credere nell’open source, bisogna credere nel vecchio detto “Si ottiene solo ciò che si dà”. Per ottenere le idee migliori, diamo ai talenti la possibilità di crescere. Questo significa che lo stipendio è basato sul valore che porti, non sul genere, il colore della pelle o l’orientamento sessuale. Le idee vincenti non hanno nulla a che fare con l’anzianità. Comprendiamo che il fallimento fa parte del processo, così come l’abbandono di piani in cui abbiamo speso enormi energie quando i tempi lo richiedono. È solo affrontando la realtà che si sistemano le cose più velocemente.

È impossibile aspirare a questi tratti senza che i principi e le pratiche open source scorrano nel DNA aziendale. L’alternativa sarebbe quella di creare valore proteggendo ciò che si possiede. Alcuni vendor hanno costruito imprese di successo facendo proprio questo, e durante il processo limitano i loro clienti nelle scelte potenziali. Si tratta di un modello di business sempre più fuori sincrono rispetto a un mondo in cui la trasformazione non è più un progetto una tantum con una fine ben definita, ma l’adattamento continuo a nuovi comportamenti, innovazioni e opportunità che emergono con repentina regolarità.

Il mio nuovo ruolo non consiste nel prevedere cosa ci aspetta. Non ne ho bisogno, perché l’open source porta con sé una dose rilevante di agilità e adattabilità. Si tratta invece di garantire che le aziende non siano mai vincolate alla loro tecnologia e ai loro fornitori, ma che siano l libere di decidere.

Il cambiamento non è una scommessa

Sarebbe impossibile fare il lavoro che mi aspetta – mettere in grado le organizzazioni di trasformarsi – se io stesso non amassi il cambiamento.

Vivere in 20 città diverse in quasi altrettanti anni (mi sono appena trasferito a New York da Monaco per il mio ruolo più recente) mette alla prova il desiderio di esperienze nuove, ma io sono “affamato” come sempre.

Vivere all’estero è emozionante. Penso spesso a come stabilirsi in una nuova città sia simile a lavorare con un nuovo cliente o partner. Certo, puoi trovare presto la tua strada con l’aiuto di una mappa, ma è solo ascoltando la gente del posto che capisci davvero cosa sta succedendo. È così che si passa da visitatore a cittadino; ed è così che si passa da vendor a partner strategico. Il primo finisce spesso con la tecnologia sbagliata impiegata per il compito sbagliato. Il secondo lascia molto, molto meno al caso.

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di far parte del team di Red Hat che lavorava con l’Organizzazione Mondiale della Sanità per realizzare una nuova piattaforma di apprendimento. Anche se il prodotto finale ha fatto notizia, la storia veramente interessante è stato il lavoro dietro le quinte. Attraverso i Red Hat Open Innovation Labs siamo stati in grado di portare l’OMS al centro delle nostre operazioni, e definire cosa volevamo ottenere insieme, perché e come lo avremmo fatto. La tecnologia è venuta dopo.

Nessuna trasformazione è mai garantita; ma partire dalla tecnologia è un buon modo per fallire velocemente. Ahimè, il ritmo dell’innovazione e la paura di rimanere indietro tenta molte organizzazioni a fare proprio questo.

Le opportunità dell’open source

Ho iniziato a lavorare nella tecnologia nello stesso periodo in cui è nata Red Hat. Allora questa azienda rappresentava la ribellione, rompeva i modelli di business stabiliti e democratizzava la tecnologia. Ma le ribellioni possono essere facilmente contrastate. Ciò che ci ha spinto dove siamo oggi è la prova che l’open source funziona. E la nostra comunità non deve mai stancarsi di raccontarlo.

Le opportunità di oggi – cloud ibrido, containerizzazione, microservizi – sembrano essere davvero uno spartiacque. L’open source, nella definizione più completa di questo termine, sta rendendo queste tecnologie disponibili per tutti. Ha infranto l’ultima barriera dell’equità tecnologica. Il potenziale per fare cose incredibili non è mai stato così grande e l’emozione è palpabile.

Red Hat è al centro di tutto questo. È un enorme privilegio affacciarci in questa nuova era per radunare i ribelli e rafforzare gli standard professionali che i nostri clienti si aspettano da noi. E sono altrettanto entusiasta di vedere le nostre persone realizzare il proprio potenziale. Perché è questo che significa far parte di una comunità.

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